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Esenzione

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211 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione IMU in comodato: l’associazione perde contro il Comune
Un'associazione no-profit proprietaria di due appartamenti ha contestato la richiesta di pagamento dell'imposta da parte del Comune. L'ente sosteneva di avere diritto all'esenzione IMU poiché aveva concesso gli immobili in comodato gratuito a un'altra associazione per attività culturali e formative. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune. I giudici hanno chiarito che, per ottenere l'agevolazione in caso di comodato, non basta che i due enti abbiano scopi simili. È indispensabile dimostrare un collegamento strutturale o funzionale strettissimo tra chi possiede l'immobile e chi lo usa. L'associazione non ha fornito le prove di questo legame e dovrà quindi pagare l'imposta e le spese legali.
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Esenzione IMU enti religiosi: sì alle case dei sacerdoti
Un Ente Religioso ha impugnato gli avvisi di accertamento del Comune per il mancato pagamento di IMU e TASI su un immobile adibito a residenza dei propri sacerdoti. I giudici di merito avevano negato l'agevolazione, ritenendo non provato l'uso concreto per attività di culto o catechesi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'esenzione IMU enti religiosi spetta anche per gli immobili destinati a ospitare i membri della comunità religiosa. Tale destinazione rientra infatti tra le attività non commerciali di religione o di culto, specificamente dirette alla formazione del clero. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio, ribadendo che spetta al Comune dimostrare l'eventuale svolgimento di attività commerciali.
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Motivazione dell’avviso di accertamento: il Comune vince sull’IMU
Un Comune ha emesso un avviso di accertamento IMU nei confronti di una Casa di Riposo, ritenendo non spettante l'esenzione per gli enti non commerciali. I giudici di merito avevano annullato l'atto per difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che la motivazione dell'avviso di accertamento è valida se indica gli elementi essenziali della pretesa tributaria (an e quantum), consentendo la difesa del contribuente. Non spetta all'ente impositore dimostrare preventivamente l'insussistenza di ogni possibile esenzione, poiché l'onere della prova spetta al contribuente che la richiede. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la prova spetta alla clinica
Il Comune ha emesso avvisi di accertamento IMU nei confronti di una Casa di Riposo, avendo rilevato che gran parte dei posti letto era gestita con modalità commerciali e tariffe non simboliche. La Casa di Riposo ha contestato gli atti lamentando un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'avviso di accertamento è valido se indica gli elementi essenziali della pretesa tributaria. Non spetta all'ente impositore motivare preventivamente il mancato riconoscimento di ogni potenziale agevolazione. Grava invece sul contribuente l'onere di provare i requisiti per l'esenzione IMU enti non commerciali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Rinvio per relationem: il Comune perde contro l’esenzione IMU
Un Comune ha impugnato la decisione della Corte di Giustizia Tributaria che riconosceva a una Società l'esenzione dall'IMU per l'anno 2016. L'Ente Locale lamentava la nullità della sentenza per motivazione apparente, poiché il giudice d'appello si era limitato a un rinvio per relationem a un precedente verdetto relativo all'ICI per l'anno 2011. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità del rinvio per relationem quando i fatti e le questioni di diritto sono identici. La Corte ha chiarito che l'assimilazione tra ICI e IMU ai fini dell'esenzione rende legittimo il richiamo al precedente, condannando il Comune al pagamento delle spese processuali.
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Esenzione ICI edilizia popolare: Assegnazione batte Residenza
La Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per l'esenzione ICI edilizia popolare. Un Comune aveva negato il beneficio a un'Agenzia per la Casa, sostenendo che mancasse la prova dell'uso degli alloggi come abitazione principale da parte degli assegnatari. La Corte ha stabilito che l'unico presupposto per l'esenzione è la 'regolare assegnazione' dell'immobile. Non è necessario dimostrare l'effettiva residenza. Inoltre, esiste una presunzione di regolarità: spetta al Comune, e non all'Agenzia, provare un'eventuale decadenza del diritto. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'Agenzia, annullando la decisione precedente.
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Esenzione ICI Abitazione Principale: Sì Anche se la Famiglia Vive Altrove
Un contribuente si oppone a un avviso di accertamento ICI, sostenendo di avere diritto all'esenzione ICI abitazione principale. Il Comune gliela nega perché i suoi familiari risiedono in un'altra città. La Corte di Cassazione, applicando un principio della Corte Costituzionale, stabilisce che l'esenzione spetta se il contribuente dimora abitualmente nell'immobile, indipendentemente da dove vivano i suoi familiari. La residenza del nucleo familiare non è più un requisito. La Corte accoglie quindi il ricorso del contribuente e ordina un nuovo esame della vicenda.
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Esenzione Accise Energia Elettrica: Cooperativa Perde col Fisco
Una cooperativa che produceva energia da fonti rinnovabili e la cedeva ai propri soci si è vista negare dalla Corte di Cassazione l'esenzione accise energia elettrica. I giudici hanno chiarito che, prima del 2016, l'agevolazione spettava solo in caso di autoconsumo diretto, ovvero quando il produttore e il consumatore sono lo stesso soggetto giuridico. La cessione ai soci, sebbene legati da un vincolo mutualistico, è considerata una vendita a terzi e quindi soggetta a imposta. Una legge successiva che ha esteso il beneficio non può essere applicata retroattivamente. L'Agenzia delle Dogane vince la causa e la cooperativa deve pagare le accise per gli anni dal 2010 al 2013.
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Esenzione Accise Energia: Cooperativa Perde, ma non paga sanzioni
Una società cooperativa produceva energia da fonti rinnovabili e la cedeva ai propri soci, ritenendo di beneficiare dell'esenzione dalle accise. L'Agenzia delle Dogane ha invece richiesto il pagamento del tributo per gli anni dal 2010 al 2013. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione accise energia elettrica si applica solo in caso di autoconsumo, cioè quando il produttore e il consumatore sono lo stesso soggetto giuridico. La cessione ai soci, che sono soggetti distinti dalla cooperativa, costituisce un'operazione imponibile. Una successiva legge favorevole non è retroattiva. La cooperativa deve quindi pagare il tributo, ma non le sanzioni, a causa della precedente incertezza interpretativa.
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Pagamento COSAP cavalcavia: la concessionaria non è lo Stato
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del pagamento COSAP per i cavalcavia autostradali da parte della società concessionaria. Una società che gestisce autostrade aveva ricevuto un avviso di pagamento dal Comune per l'occupazione del soprassuolo comunale con i suoi cavalcavia. La società si opponeva, sostenendo di dover beneficiare dell'esenzione fiscale prevista per lo Stato, proprietario dell'infrastruttura. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che l'esenzione è personale e vale solo per lo Stato. La società concessionaria, agendo come un'impresa privata con scopo di lucro, è il soggetto che realizza l'occupazione di fatto e trae un'utilità economica dalla gestione. Pertanto, è tenuta al pagamento del canone, anche se l'occupazione è senza un formale atto di concessione comunale.
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Fabbricati Rurali: l’Esenzione ICI è Retroattiva, il Comune Perde
Una società agricola chiede il rimborso dell'ICI pagata nel 2007 per un immobile che, pur essendo già rurale, ha ottenuto la classificazione catastale corretta (D/10) solo nel 2009. Il Comune nega il rimborso. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale sull'esenzione ICI fabbricati rurali. Grazie a specifiche leggi, la richiesta di variazione catastale presentata nel 2011 ha efficacia retroattiva per i cinque anni precedenti. Pertanto, il diritto all'esenzione copre anche l'annualità 2007, rendendo legittima la richiesta di rimborso. Il ricorso del Comune viene respinto.
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Esenzione TARSU: l’onere della prova è dell’azienda, non del Comune
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Comune contro un'Azienda, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova per l'esenzione TARSU. Un'area scoperta, utilizzata per il ricovero di automezzi, era stata esclusa dalla tassazione da un giudice tributario. La Cassazione ha però chiarito che spetta al contribuente, e non al Comune, dimostrare che una superficie è oggettivamente inidonea a produrre rifiuti. L'Azienda non aveva fornito prove sufficienti per giustificare l'esenzione. Di conseguenza, la sentenza favorevole all'Azienda è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato, riaffermando che la semplice destinazione a parcheggio non basta per ottenere l'esclusione automatica dal tributo.
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Pagamenti in liquidazione: l’esenzione da revocatoria è valida
Una cooperativa, posta in liquidazione volontaria, aveva pagato regolarmente un suo fornitore. Successivamente, la procedura di liquidazione coatta amministrativa ha tentato di riavere indietro quelle somme tramite un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione ha però dato ragione al fornitore, stabilendo un principio importante: la liquidazione volontaria non blocca necessariamente ogni attività produttiva. Se i pagamenti sono funzionali a mantenere una continuità utile alla liquidazione stessa, essi rientrano nei 'termini d'uso' e beneficiano dell'esenzione da revocatoria fallimentare. Di conseguenza, il fornitore ha potuto legittimamente trattenere le somme ricevute.
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Esenzione ICI Enti Non Commerciali: No se la richiesta cambia in appello
Un ente religioso si è visto negare l'esenzione ICI per un immobile parzialmente locato. L'ente ha sostenuto in Cassazione che, essendo terminata la locazione a metà anno, aveva diritto all'esenzione totale per il secondo semestre. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, giudicandola inammissibile. Il motivo è che questa circostanza (la fine del contratto) non era stata presentata all'inizio della causa, ma solo in fase di appello. Il principio sancito è chiaro: non si possono introdurre nuovi fatti per giustificare la richiesta di esenzione ICI per enti non commerciali a processo già avviato. La richiesta del Comune è stata quindi confermata.
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Esenzione IMU Enti Pubblici: Negata se l’Immobile è Usato da Privati
Una Comunità Montana si opponeva al pagamento dell'IMU per due immobili di sua proprietà: un capannone industriale concesso a un privato e una struttura agrituristica affittata a una società. La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'esenzione IMU per enti pubblici. Il principio chiave è che l'esenzione richiede una doppia condizione: l'immobile deve essere destinato a compiti istituzionali e, soprattutto, deve essere utilizzato direttamente dall'ente proprietario. Poiché gli immobili erano concessi in uso a soggetti terzi, l'ente pubblico è stato condannato a pagare l'imposta. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Comunità Montana.
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Esenzione IMU Società Sportive: S.r.l. vince contro il Comune
Una società sportiva, costituita come società a responsabilità limitata (S.r.l.), ha contestato degli avvisi di accertamento IMU emessi da un Comune. Il Comune riteneva che la forma societaria escludesse il diritto all'agevolazione. La Corte di Cassazione ha invece confermato l'esenzione IMU per la società sportiva. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la forma giuridica è irrilevante se l'attività svolta è concretamente dilettantistica e senza scopo di lucro. La legge, infatti, equipara le società sportive dilettantistiche (SSD) alle associazioni (ASD) ai fini fiscali, a condizione che rispettino precisi requisiti statutari e operativi non profit. La sostanza dell'attività prevale sulla forma.
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Esenzione Ritenute Interessi: Causa Sospesa per Pace Fiscale
Una società si è vista contestare dal Fisco la mancata applicazione di ritenute su interessi pagati alla casa madre estera. L'Agenzia delle Entrate negava l'esenzione perché la documentazione necessaria era stata presentata in ritardo. Sebbene la società avesse vinto nei primi due gradi di giudizio, il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Corte Suprema non ha deciso sul merito della questione. Ha invece accolto la richiesta della società di sospendere il processo, in applicazione di una nuova legge che permette la definizione agevolata delle liti fiscali. La questione sulla validità dell'esenzione ritenute interessi resta quindi in sospeso, in attesa degli sviluppi della procedura di 'pace fiscale'.
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Esenzione IMU immobili militari: se inutilizzati, si paga la tassa
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sull'esenzione IMU immobili militari. Un Comune aveva richiesto il pagamento dell'IMU al Ministero della Difesa per alcuni alloggi militari rimasti inutilizzati. Il Ministero sosteneva di avere diritto all'esenzione in quanto proprietario. La Corte ha dato ragione al Comune, chiarendo che l'esenzione si applica solo se l'immobile è utilizzato in modo 'diretto e immediato' per i compiti istituzionali. La semplice proprietà o il fatto che un immobile sia sfitto non è sufficiente. Di conseguenza, anche gli immobili dello Stato, se non impiegati attivamente per fini pubblici, devono pagare l'IMU.
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Castello per matrimoni: niente esenzione IMU immobili storici
Una società proprietaria di un castello di pregio storico chiedeva l'esenzione IMU immobili storici totale. All'interno dell'edificio, però, venivano organizzate attività commerciali come banchetti e matrimoni. La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione totale, chiarendo che non è sufficiente il solo valore culturale del bene. Per ottenere il beneficio, l'immobile deve essere utilizzato esclusivamente per attività non commerciali da un ente che abbia la stessa natura. La Corte ha quindi confermato la decisione che riconosceva alla società solo la riduzione del 50% della base imponibile, prevista per tutti gli immobili di interesse storico, ma non l'esenzione completa. La società ha perso la causa.
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Esenzione IMU Sisma: Vince l’Azienda anche senza Certificato
Una società immobiliare si oppone a un avviso di accertamento IMU per un immobile danneggiato dal sisma del 2012. Il Comune pretendeva il pagamento perché la società non aveva richiesto un certificato formale di inagibilità. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a favore del contribuente: per ottenere l'esenzione IMU sisma, non è sempre necessaria un'ordinanza di sgombero o un certificato. È sufficiente che il contribuente abbia comunicato i danni al Comune, mettendolo in condizione di effettuare le verifiche. In base al principio di collaborazione e buona fede, l'inerzia del Comune nel certificare l'inagibilità non può danneggiare il cittadino. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, dando ragione alla società.
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