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Esecuzione In Forma Specifica

168 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Strumento legale che permette di ottenere una sentenza che produca gli stessi effetti di un contratto non concluso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione surrogatoria: immobile fiduciario al creditore
Un creditore vantava crediti ingenti verso un debitore. Quest'ultimo aveva fatto acquistare un immobile dal proprio figlio ventiquattrenne. Il figlio aveva firmato una controdichiarazione scritta dove riconosceva la proprietà del padre e si obbligava a ritrasferirgli il bene a semplice richiesta. Il debitore ometteva volontariamente di richiedere l'immobile per non esporlo ai creditori. Il creditore ha quindi promosso un'azione surrogatoria per ottenere il trasferimento coattivo del bene nel patrimonio del debitore. I giudici di merito avevano rigettato la domanda confondendo la fattispecie con una simulazione e ritenendo non provato il patto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del creditore. Il patto fiduciario è valido anche tramite impegno unilaterale scritto del fiduciario. Il creditore può legittimamente sostituirsi al debitore inerte per recuperare il proprio credito.
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Contratto preliminare senza prezzo: la Cassazione ne dichiara la nullità
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contratto preliminare di vendita immobiliare. Il Promittente Venditore si era impegnato a vendere un immobile, ma il contratto definitivo non era stato stipulato. Il Promissario Acquirente aveva agito per ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare. La Corte ha stabilito che un contratto preliminare è nullo se non indica chiaramente il prezzo di vendita, anche se le parti si sono accordate su un prezzo in un momento successivo. La mancanza di un elemento essenziale come il prezzo nel contratto preliminare ne determina la nullità, impedendo l'esecuzione in forma specifica.
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Opposizione di terzo all’esecuzione: l’acquisto non basta
L'Azienda Ricorrente ha contestato un pignoramento su un immobile che aveva acquistato tramite esecuzione in forma specifica, ma su cui gravava già un'ipoteca. Ha proposto un'opposizione di terzo all'esecuzione. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha confermato che la notifica degli atti processuali al difensore è valida per tutte le fasi del giudizio di opposizione agli atti esecutivi, a meno di esplicite limitazioni. Ha quindi rigettato il ricorso dell'Azienda Ricorrente, condannandola alle spese legali.
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Nullità del Contratto Preliminare: Quando l’accordo è nullo?
Un Acquirente aveva stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, ma l'accordo non specificava adeguatamente l'oggetto della vendita, mancando dettagli essenziali come la planimetria allegata. L'Acquirente chiedeva l'esecuzione del contratto e la restituzione di somme pagate in eccesso, dato che il prezzo superava i limiti imposti da una convenzione pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato la **nullità del contratto preliminare** per indeterminabilità dell'oggetto. Ha inoltre dichiarato l'estinzione del giudizio di Cassazione a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'erede del Venditore, confermando la liquidazione delle spese legali a favore dell'Acquirente.
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Contratto preliminare di vendita: accordo e lite estinta
Una promissaria acquirente ha stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile residenziale. A causa di gravi vizi dell'edificio e di inadempienze del venditore, l'acquirente ha chiesto in giudizio il trasferimento coattivo della proprietà con riduzione del prezzo pattuito e risarcimento del danno per la perdita di agevolazioni fiscali. Il venditore ha replicato chiedendo la risoluzione del contratto e la perdita della caparra. Dopo le sentenze di merito che hanno disposto il trasferimento con riduzione del prezzo, l'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere ogni controversia. La ricorrente ha quindi depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare ulteriori oneri o spese a carico delle parti.
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Negozio fiduciario e trasferimento immobiliare tra eredi
Una madre firma un impegno scritto per trasferire tre appartamenti e due garage a due dei suoi figli, in adempimento di un previo accordo stretto con il defunto marito. Alla morte della donna, un altro erede contesta l'atto sostenendo che si tratti di un preliminare di donazione, quindi nullo per legge. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono le pretese dell'erede. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo configura un valido negozio fiduciario e trasferimento immobiliare. Il vincolo non nasce da un intento caritatevole, ma dal dovere di dare esecuzione al patto stipulato con il fiduciante. Di conseguenza, i beneficiari possono ottenere l'intestazione dei beni tramite l'esecuzione in forma specifica prevista dall'articolo 2932 del codice civile.
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Giudicato esterno: vietato riaprire la causa sulla casa
L'Ex Moglie ha citato in giudizio L'Ex Marito per chiedere la comproprietà al cinquanta per cento di un immobile, oltre al trasferimento del bene dai venditori. L'Ex Moglie ha motivato la pretesa basandosi sugli accordi presi durante la separazione personale. Tuttavia, un precedente processo tra le stesse parti si era già concluso con una sentenza definitiva che rigettava la medesima richiesta, pur fondata allora sulla comunione legale dei beni. La Corte di Cassazione ha confermato che l'ostacolo del Giudicato esterno impedisce di riproporre la domanda sulla proprietà dello stesso immobile. Cambiare la motivazione o il titolo d'acquisto non permette di riaprire una causa già decisa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Ex Moglie, confermando la vittoria dell'Ex Marito e condannando la donna al pagamento delle spese legali.
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Trascrizione della domanda giudiziale: dati errati e terzi
Una promissaria acquirente stipula un preliminare per un immobile da costruire. A causa dell'inadempimento del venditore, promuove una causa ed effettua la trascrizione della domanda giudiziale. Successivamente, il venditore aliena lo stesso bene a terzi. Ottenuta la sentenza favorevole, l'acquirente chiede il rilascio del bene al terzo occupante. Tuttavia, i giudici rilevano che la nota di trascrizione riportava dati catastali errati e non pertinenti nel Quadro B, creando un'incertezza insanabile sull'identificazione del bene. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando che l'errore rende inefficace l'atto verso i terzi e che la compensazione delle spese è legittima per la complessità del caso.
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Esecuzione in forma specifica: Delibera Consortile Vincolante per Trasferimento Immobiliare
L'Azienda ha chiesto l'esecuzione in forma specifica di una delibera del Consorzio per l'assegnazione di un capannone. Il Consorzio aveva revocato l'assegnazione, contestando la validità del titolo e la determinabilità del prezzo. Dopo un primo ricorso, la Cassazione aveva già stabilito che la delibera era un titolo valido per il trasferimento e che il prezzo era determinabile, rimandando la causa per la sola quantificazione. Il giudice del rinvio ha determinato il prezzo e ordinato il trasferimento. Il Consorzio ha nuovamente ricorso, ma la Cassazione ha rigettato tutti i motivi, confermando che le questioni già decise o implicite nel precedente giudicato non potevano essere rimesse in discussione.
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Scioglimento Contratto Preliminare Fallimento: Trascrizione Inefficace se il Giudizio si Estingue
Un promissario acquirente aveva stipulato un contratto preliminare di vendita immobiliare e trascritto la domanda giudiziale per l'esecuzione in forma specifica. Il promittente venditore è poi fallito. Il curatore fallimentare ha esercitato il diritto di scioglimento del contratto preliminare fallimento. La domanda giudiziale del promissario acquirente si è estinta per mancata riassunzione contro il curatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'estinzione del giudizio fa perdere l'efficacia prenotativa della trascrizione. Questo rende lo scioglimento del contratto da parte del curatore opponibile all'acquirente, il quale deve rilasciare l'immobile e pagare l'indennità di occupazione.
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Rinuncia alla diffida ad adempiere e vendita dell’azienda
Un'azienda venditrice e una promittente acquirente stipulano un contratto preliminare per la cessione di un bar. L'acquirente versa tre cambiali a titolo di caparra confirmatoria, le quali restano insolute. L'azienda invia inizialmente un'intimazione ad adempiere, ma successivamente richiede in giudizio l'esecuzione in forma specifica del contratto e il pagamento dei titoli. L'acquirente sostiene che il contratto sia risolto e chiede la cancellazione dell'accordo. La Corte di Cassazione stabilisce che la rinuncia alla diffida ad adempiere è del tutto ammissibile anche per fatti concludenti, quando la parte adempiente agisce per ottenere il rispetto dell'accordo. L'acquirente perde la causa, viene condannata a saldare gli importi delle cambiali come acconto sul prezzo e deve rimborsare le spese legali.
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Patto fiduciario e cessione farmacia: vince il rogito
Gli eredi di una famiglia hanno ceduto la titolarità di un'azienda farmaceutica a una professionista mediante regolare rogito notarile. Successivamente, gli stessi hanno invocato una scrittura privata per pretendere la restituzione dell'attività, sostenendo l'esistenza di un patto fiduciario collegato alla vendita. La controparte si è opposta, rivendicando la piena ed esclusiva proprietà derivante dall'atto notarile definitivo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta degli eredi, rilevando l'incompatibilità tra i documenti e il valore assorbente del rogito notarile, oltre ai limiti pubblicistici sul trasferimento delle farmacie. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le decisioni precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso dei cedenti e condannandoli alle spese di giudizio. La titolarità definitiva della farmacia resta pienamente all'acquirente.
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Esecuzione in forma specifica negata per difetto di procura
Un venditore sottoscriveva una proposta irrevocabile per cedere il 50% di un immobile a una società o a suoi mandanti muniti di formale procura. La società accettava per sé o per terzi, ma l'atto notarile non veniva stipulato. La società e il presunto mandante citavano in giudizio gli eredi del venditore per ottenere l'esecuzione in forma specifica del trasferimento a favore del terzo. I giudici di merito rigettavano la domanda per totale assenza di una procura scritta idonea. Davanti alla Suprema Corte, la società pretendeva il trasferimento a proprio favore invocando il mandato senza rappresentanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di specificità, confermando il rigetto del trasferimento.
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Provvigione Mediatore Immobiliare: Spetta Anche con Preliminare Irregolare
L'Agenzia Immobiliare ha richiesto la Provvigione mediatore immobiliare a un Cliente per un contratto preliminare di vendita. Il Cliente si è opposto, sostenendo che l'immobile presentava irregolarità urbanistiche e che il mediatore non lo aveva informato adeguatamente. Il Tribunale aveva dato ragione al Cliente, negando la provvigione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il mediatore ha diritto alla provvigione anche se l'immobile oggetto del preliminare presenta irregolarità urbanistiche, purché il preliminare sia un contratto valido con effetti obbligatori. La nullità per abusi edilizi si applica solo agli atti definitivi di trasferimento. La Corte ha anche escluso la responsabilità del mediatore, poiché aveva informato il Cliente sulla necessità di verificare la regolarità dell'immobile. Il caso tornerà al Tribunale per una nuova decisione.
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Diritto alla provvigione: niente compenso per il preliminare
L'Acquirente firmava una proposta di acquisto, qualificata come preliminare di preliminare, per un immobile. L'accordo prevedeva di rinviare la firma del vero contratto preliminare a un momento successivo dinanzi al notaio. Durante le verifiche, il notaio riscontrava la presenza di un pignoramento sul bene con un'imminente vendita all'asta. Il contratto preliminare non veniva stipulato e l'affare sfumava. L'Agente Immobiliare chiedeva comunque il pagamento del compenso in giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Agente Immobiliare non ha diritto alla provvigione in presenza di un semplice preliminare di preliminare. Il diritto alla provvigione sorge soltanto quando si conclude l'affare vero e proprio, ossia quando nasce un vincolo giuridico che permette di agire in giudizio per l'esecuzione del contratto o per il risarcimento del danno.
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Trascrizione della domanda giudiziale: tutela contro il fallimento
Un acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un appartamento. Il venditore non trasferisce l'immobile e l'acquirente promuove una causa civile per ottenere il trasferimento forzato della proprietà. L'acquirente provvede regolarmente alla trascrizione della domanda giudiziale nei registri immobiliari prima che la società venditrice fallisca. Dopo la dichiarazione di fallimento, la curatela fallimentare tenta di sciogliersi dal preliminare per trattenere l'immobile nella massa dei creditori. La Suprema Corte di Cassazione respinge il ricorso della curatela e conferma il trasferimento dell'immobile in favore dell'acquirente. L'originaria trascrizione della domanda giudiziale prevale infatti sui poteri del curatore fallimentare e salva l'acquisto dell'immobile.
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Puntuazione contrattuale: l’accordo non vincola, niente terreno
La Corte di Cassazione ha esaminato una controversia riguardante un accordo del 1988 per il trasferimento di un'area edificabile. L'erede del presunto acquirente chiedeva l'esecuzione in forma specifica, sostenendo che l'accordo fosse un contratto vincolante. La Società venditrice, invece, lo considerava una mera puntuazione contrattuale. La Suprema Corte ha confermato che la scrittura del 1988 era una semplice puntuazione contrattuale, priva degli elementi essenziali per essere un contratto valido e quindi non suscettibile di esecuzione coattiva. Il ricorso è stato rigettato, con condanna alle spese per il ricorrente, ribadendo la non vincolatività dell'accordo iniziale.
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Esecuzione Specifica Contratto Preliminare: Quote e Irregolarità Edilizie
L'Impresa Acquirente ha chiesto l'esecuzione specifica di un contratto preliminare per l'acquisto di quote di un immobile indiviso, nonostante la presenza di abusi edilizi e il mancato coinvolgimento di tutti i comproprietari. I Promittenti Venditori si sono opposti, sollevando questioni procedurali e di merito. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di merito. Ha stabilito che l'esecuzione specifica contratto preliminare è ammissibile anche per singole quote se il preliminare le prevede esplicitamente. Ha inoltre chiarito che la condizione sospensiva (sanatoria) si era avverata e che il pagamento del prezzo, previsto al rogito, non richiedeva un'offerta formale preventiva. La Corte ha anche riconosciuto il diritto alla riduzione del prezzo per le irregolarità urbanistiche residue.
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Termine essenziale nel preliminare: terreno perso e risarcimento
Una società acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno, impegnandosi a realizzare un distributore di carburanti entro una data precisa. Il contratto qualificava tale scadenza come termine essenziale. A causa di un contenzioso amministrativo, la società ha interrotto i lavori senza ultimarli nei tempi previsti. Successivamente, la promissaria acquirente ha citato in giudizio i venditori per ottenere il trasferimento coattivo del terreno e il rimborso dei costi. I venditori hanno chiesto la risoluzione del contratto e i danni. I giudici hanno accertato la risoluzione del contratto per la scadenza del termine essenziale nel preliminare e per l'inadempimento della società acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il verdetto, respingendo il ricorso della società e condannandola alle spese legali.
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Permuta di cosa futura: nullo il preliminare senza dati precisi
Un costruttore e un proprietario terriero avevano stipulato un preliminare di permuta. L'accordo prevedeva la cessione di un terreno in cambio del venticinque per cento degli edifici futuri da realizzare sul fondo. A seguito del rifiuto del proprietario di stipulare l'atto definitivo, il costruttore ha avviato l'azione per l'esecuzione forzata del contratto. La Corte d'Appello ha invece dichiarato nullo l'accordo originario per assoluta indeterminatezza dell'oggetto contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente tale decisione. I giudici hanno chiarito che la permuta di cosa futura richiede criteri oggettivi prefissati per individuare con esattezza gli immobili futuri. La semplice indicazione di una quota percentuale rende l'accordo nullo e non azionabile in giudizio. Il costruttore ha quindi perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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