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Esecuzione In Forma Specifica

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168 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto preliminare: i terzi non possono bloccare la vendita
L'Erede dell'Acquirente ha chiesto il rilascio di un immobile occupato da due soggetti. La proprietà era stata trasferita al dante causa dell'erede con una sentenza che eseguiva un contratto preliminare, subordinata al pagamento del prezzo residuo. I Terzi Occupanti sostenevano che il trasferimento non fosse valido perché il prezzo non era stato interamente pagato. Il Promittente Venditore, tuttavia, ha dichiarato in giudizio di essere stato interamente pagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Terzi Occupanti. La Corte ha stabilito che solo il venditore può far valere il mancato pagamento del prezzo per annullare gli effetti della sentenza. I terzi estranei al contratto preliminare non hanno alcun diritto di sollevare questa contestazione per evitare il rilascio dell'immobile.
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Rinuncia all’azione nel concordato: il lodo resta valido
Un'azienda committente si opponeva all'esecuzione di un lodo arbitrale che disponeva il trasferimento coattivo di alcuni immobili a favore dell'appaltatore, sostenendo che quest'ultimo vi avesse rinunciato. L'appaltatore, in concordato preventivo, aveva infatti escluso temporaneamente tali beni dal piano concordatario perché gravati da ipoteche svantaggiose. La committente qualificava tale scelta come una definitiva rinuncia all'azione, chiedendo la cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la temporanea esclusione dei beni dall'attivo concordatario, dettata da ragioni di convenienza economica per i creditori, non costituisce una rinuncia all'azione. Di conseguenza, l'appaltatore conserva il diritto di eseguire il lodo e acquisire gli immobili una volta terminata la procedura di concordato.
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Momento impositivo della permuta: fisco contro costruttore
Una società edile si impegna a costruire e trasferire 54 immobili a dei privati in cambio di un terreno (permuta di bene presente con bene futuro). A causa dell'inadempimento della società, i privati ottengono dal Tribunale il trasferimento coattivo degli immobili tramite sentenza. L'Agenzia delle Entrate accerta l'omessa dichiarazione delle imposte per l'anno di pubblicazione della sentenza. La Cassazione stabilisce che il momento impositivo della permuta coincide con la pubblicazione della sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., anche se non ancora definitiva, poiché l'altra parte ha già interamente eseguito la propria prestazione. La base imponibile deve basarsi sul valore pattuito nel preliminare. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Certificato di destinazione urbanistica: valido anche in appello
Una cooperativa sociale (l'Acquirente) e una proprietaria terriera (la Venditrice) firmano un accordo per la compravendita di un terreno. Davanti al rifiuto di concludere l'affare, si giunge in tribunale per ottenere il trasferimento forzato del bene. L'Acquirente contesta la mancata presentazione iniziale del Certificato di destinazione urbanistica da parte della Venditrice, ritenendola una mancanza insanabile. La Corte d'Appello acquisisce il documento durante il secondo grado di giudizio e dispone il trasferimento del terreno condizionato al pagamento del saldo. La Cassazione rigetta il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il Certificato di destinazione urbanistica è una condizione dell'azione. Questo documento può quindi essere depositato in ogni stato e grado del processo, anche su richiesta del giudice, purché prima della decisione finale.
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Rescissione per lesione: la Cassazione tutela chi svende casa
I Venditori, in grave difficoltà economica, firmavano due contratti preliminari di vendita con L'Acquirente, immettendola subito nel possesso degli immobili e consentendole di incassare i canoni di locazione. Successivamente, I Venditori chiedevano la rescissione per lesione dei contratti per grave sproporzione economica. La Corte d'Appello escludeva la sproporzione per uno dei beni, ritenendo irrilevante il valore dei canoni percepiti dall'Acquirente prima del rogito. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Venditori, stabilendo che la consegna anticipata dell'immobile e il diritto di incassare gli affitti costituiscono un vantaggio economico concreto per l'acquirente e un depauperamento per il venditore. Tali elementi devono quindi essere calcolati per verificare la sussistenza della sproporzione oltre la metà. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Esecuzione in forma specifica: stop al trasferimento senza licenza
I Promissari Acquirenti firmano una proposta d'acquisto per un immobile, accettata dal Promittente Venditore. Successivamente, i compratori scoprono la presenza di un pignoramento e di un'ipoteca taciuti dal venditore, rifiutando così di firmare il contratto definitivo. I compratori chiedono quindi l'esecuzione in forma specifica per ottenere il trasferimento della proprietà tramite il giudice. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso del venditore. La Suprema Corte stabilisce che il giudice non può disporre il trasferimento coattivo dell'immobile in assenza della verifica della regolarità urbanistica e della concessione edilizia. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per effettuare questo accertamento fondamentale.
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Simulazione del contratto preliminare: scontro tra eredi
Due fratelli chiedono l'esecuzione di un compromesso per l'acquisto di un immobile dai genitori. Le sorelle coeredi si oppongono, sostenendo la simulazione del contratto preliminare, che a loro dire nascondeva una donazione. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono l'accusa di simulazione, ritenendo provato il pagamento della caparra tramite assegni circolari confermato anche dal notaio. Le sorelle ricorrono in Cassazione contestando l'uso delle copie degli assegni e l'attendibilità dei testimoni. La Suprema Corte rigetta il ricorso: l'onere di provare la simulazione spettava alle sorelle, che non hanno dimostrato la restituzione del denaro. Inoltre, la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito. Le ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Contratto preliminare di vendita: eredi condannati per casa altrui
Un promissario acquirente ha citato in giudizio il promittente venditore chiedendo il trasferimento di una villa oggetto di un contratto preliminare di vendita. Poiché l'immobile apparteneva a una società terza e non era stato diviso, l'acquirente ha modificato la domanda chiedendo la risoluzione del contratto e il pagamento della penale. Gli eredi del venditore si sono opposti, sostenendo che il cambio di domanda fosse inammissibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che la legge consente di mutare la richiesta di adempimento in quella di risoluzione. L'acquirente ha quindi ottenuto la risoluzione del contratto preliminare di vendita e la condanna degli eredi al pagamento della penale pattuita.
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Contratto preliminare di compravendita: il rogito spegne la lite
Un Venditore e un Acquirente firmano un contratto preliminare di compravendita per alcuni terreni. Sorge una lite: il Venditore chiede il trasferimento forzato dei beni in tribunale, mentre l'Acquirente solleva eccezioni sui diritti di prelazione dei vicini e dei Beni Culturali, chiedendo i danni. Durante la causa d'appello, le parti firmano spontaneamente il contratto definitivo. I giudici dichiarano quindi la cessazione della materia del contendere per il trasferimento dei terreni, ma rigettano le richieste di risarcimento dell'Acquirente. La Corte di Cassazione conferma questa decisione: la firma spontanea del rogito supera la necessità del trasferimento giudiziale e dimostra l'assenza di reali danni subiti dall'Acquirente. Entrambi i ricorsi vengono rigettati, confermando la compensazione delle spese tra le parti principali e la condanna dell'Acquirente a pagare le spese dei vicini.
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Estorsione contrattuale: la firma forzata sul preliminare
Un commerciante è stato costretto con minacce a firmare un contratto preliminare per vendere la sua tabaccheria e una falsa ricevuta di pagamento di 38.000 euro. L'autore del reato sosteneva si trattasse solo di un tentativo, poiché il contratto definitivo non era stato firmato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che si configura il reato consumato di estorsione contrattuale. Il danno economico per la vittima si realizza subito con la firma del preliminare, poiché questo accordo è vincolante e può essere fatto valere in tribunale. Inoltre, la falsa ricevuta riduce immediatamente il valore del patrimonio della vittima. Il ricorrente è stato condannato in via definitiva.
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Interpretazione del contratto: scontro tra donazione e divisione
Due fratelli dividono un immobile nel 1965. Con una scrittura privata contestuale, uno promette all'altro la proprietà di una futura mansarda per compensare la minore quota ricevuta nella divisione. Anni dopo, gli eredi del beneficiario chiedono il trasferimento del bene. L'erede del promittente si oppone, sostenendo che l'accordo fosse una promessa di donazione nulla per vizio di forma e ormai prescritta. La Cassazione rigetta il ricorso. La Suprema Corte chiarisce che l'interpretazione del contratto non si ferma al dato letterale (l'uso del termine gratuità), ma deve valutare il comportamento complessivo delle parti. L'accordo aveva natura compensativa della divisione e non di donazione. Inoltre, le successive scritture di conferma costituiscono una rinuncia tacita alla prescrizione. Gli eredi del beneficiario ottengono la proprietà dell'immobile.
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Sfratto o acquisto: simulazione del contratto di locazione
Un'azienda immobiliare intima lo sfratto per morosità a una società conduttrice per il mancato pagamento dei canoni. La conduttrice si oppone eccependo la simulazione del contratto di locazione: sostiene che l'accordo reale fosse un patto di trasferimento dell'immobile acquistato all'asta, e che i canoni fossero rate di un mutuo. Chiede quindi il trasferimento della proprietà. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono la tesi della conduttrice, convalidando lo sfratto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la simulazione del contratto di locazione non è provata. Inoltre, l'accordo per il trasferimento immobiliare richiede la forma scritta a pena di nullità, non surrogabile da semplici indizi o dalla mancata contestazione. Di conseguenza, la società conduttrice perde l'immobile e deve pagare i canoni arretrati.
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Contratto preliminare e pale eoliche: quando l’uso è lecito
Il Proprietario si era obbligato con un contratto preliminare a concedere un terreno a una Società Energetica per l'installazione di pale eoliche. Lamentando il ritardo nella stipula del definitivo, il Proprietario inviava una diffida ad adempiere e chiedeva la risoluzione del contratto e il risarcimento per l'occupazione del fondo. La Società chiedeva invece l'esecuzione in forma specifica del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario, confermando che il contratto preliminare non si era risolto, poiché non vi era un inadempimento grave della Società (la quale aveva offerto il pagamento del canone). Di conseguenza, l'occupazione del terreno non poteva considerarsi senza titolo, in quanto legittimata dal contratto preliminare stesso fino al passaggio in giudicato della sentenza costitutiva.
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Nullità urbanistica sanabile: come salvare l’acquisto di un immobile
Due acquirenti chiedevano l'esecuzione di una compravendita immobiliare del 1999. I giudici di merito dichiaravano nullo l'accordo per la mancata allegazione del certificato di destinazione urbanistica. Gli acquirenti ricorrevano in Cassazione, sostenendo di aver sanato il vizio con un successivo atto notarile del 2014. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata allegazione del certificato non comporta una nullità assoluta e insanabile, bensì una nullità urbanistica sanabile mediante conferma o integrazione successiva, anche da una sola delle parti. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per verificare l'efficacia sanante dell'atto del 2014.
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Caparra confirmatoria: l’assegno senza data non blocca la vendita
Un Acquirente e una Venditrice firmano un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile. L'Acquirente consegna un assegno senza data di 80.000 euro a titolo di caparra confirmatoria, con l'accordo che la data sarebbe stata inserita in seguito. La Venditrice riceve anche un acconto in contanti per estinguere le ipoteche sulla casa, ma poi si rifiuta di firmare il contratto definitivo. La Venditrice sostiene che l'assegno senza data sia nullo e che l'Acquirente sia inadempiente. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della Venditrice. I giudici chiariscono che l'assegno senza data vale come promessa di pagamento e che la mancata riscossione è imputabile solo alla Venditrice, che ha violato il dovere di correttezza. Il trasferimento della proprietà all'Acquirente è confermato, dietro pagamento del saldo.
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Riduzione del prezzo per ipoteca: la Cassazione riapre il caso
Un acquirente firma un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile, scoprendo successivamente la presenza di due ipoteche sul bene. L'acquirente chiede al giudice il trasferimento della proprietà e la contestuale riduzione del prezzo per ipoteca. I giudici di merito ordinano il trasferimento della proprietà subordinandolo al pagamento del prezzo pieno, limitandosi a ricordare l'obbligo del venditore di cancellare i gravami. L'acquirente ricorre in Cassazione, lamentando la mancata valutazione dell'impatto economico delle ipoteche sul valore del bene. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione, non respinge il ricorso ma decide di rimettere la causa alla pubblica udienza della seconda sezione civile per un esame approfondito.
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Diritto di opzione: scontro tra inquilini ed ente sugli alloggi
Un gruppo di inquilini di alloggi pubblici ha fatto causa all'ente previdenziale per ottenere il trasferimento di proprietà degli appartamenti in cui vivevano in affitto. Gli inquilini sostenevano che una lettera inviata dall'ente nel 1999 costituisse una proposta di vendita e che la loro risposta positiva avesse fatto scattare il loro Diritto di opzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli inquilini. I giudici hanno chiarito che quella lettera era solo un'indagine preliminare per pianificare le vendite e non conteneva un prezzo né un impegno a vendere. Pertanto, non è sorto alcun obbligo di vendita a carico dell'ente. Gli inquilini hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Annullamento del contratto per errore: il valore non conta
Due fratelli stipulano un accordo di permuta immobiliare per scambiarsi alcuni beni. Successivamente sorge una lite: il Primo Fratello chiede il trasferimento coattivo dei beni, mentre il Secondo Fratello chiede l'annullamento del contratto per errore, lamentando una forte differenza di valore tra gli immobili e la presenza di abusi edilizi. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Secondo Fratello. I giudici chiariscono che la presenza di difformità edilizie non rende nullo l'accordo se nell'atto sono indicati i titoli abilitativi reali. Inoltre, l'errore sulla valutazione economica non costituisce un errore di fatto idoneo a giustificare l'annullamento, rientrando nel normale rischio contrattuale. Vince il Primo Fratello, che ottiene il trasferimento definitivo degli immobili e il pagamento delle spese legali.
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Collegamento negoziale: l’acquisto del terreno è obbligatorio
Una società venditrice ha chiesto il trasferimento forzoso di un terreno di 11.000 mq, basandosi su una scrittura privata del 2010 con cui una società acquirente si era impegnata all'acquisto. La società acquirente si è difesa sostenendo l'esistenza di un collegamento negoziale tra la compravendita e un più ampio progetto energetico con un'azienda agricola terza, rimasta inadempiente. I giudici di merito hanno accolto la domanda della venditrice, ritenendo la scrittura del 2010 un contratto autonomo e completo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che stabilire se esista o meno un collegamento negoziale è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Vince la società venditrice.
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Esecuzione in forma specifica: negata la casa, salvati i rimborsi
I Promissari Acquirenti stipulavano un contratto preliminare con la Promittente Venditrice per l'acquisto di un immobile, riservando a quest'ultima il diritto di abitazione a vita. Dopo il decesso della donna, i Promissari Acquirenti citavano in giudizio L'Erede per ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto. L'Erede si opponeva eccependo la nullità dell'accordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il trasferimento dell'immobile, poiché la morte della venditrice ha alterato l'equilibrio contrattuale originario. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dei Promissari Acquirenti sulla domanda di restituzione delle somme anticipate. Tale richiesta, formulata nella prima memoria difensiva in risposta alle eccezioni dell'Erede, è stata dichiarata pienamente ammissibile e non tardiva. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per quantificare i rimborsi spettanti ai Promissari Acquirenti.
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