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Equità

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel diritto l'equità è un criterio di giudizio talvolta ammesso dalla legge. Essa consente al giudice o all'arbitratore, una decisione svincolata dall'applicazione di una norma astratta, ed elaborata invece nella sua coscienza, nel cosiddetto giudizio secondo equità, in latino giuridico, ex aequo et bono oppure ex bono et aequo. Il giudizio per equità può essere stabilito per legge o dalle parti anche nel cosiddetto giudizio arbitrale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sempre reperibili ma senza paga: sì all’indennità di reperibilità
Alcuni dipendenti di un'azienda di trasporti, con il ruolo di responsabili di esercizio, erano obbligati a essere reperibili sette giorni su sette durante l'orario di funzionamento degli impianti, senza ricevere alcun compenso. I lavoratori hanno chiesto il riconoscimento del loro diritto a un compenso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che l'obbligo di reperibilità deriva direttamente dalla legge per garantire la sicurezza degli impianti. Di conseguenza, anche se il lavoratore non viene effettivamente chiamato a lavorare, il sacrificio personale richiesto deve essere compensato. In mancanza di accordi collettivi o individuali, spetta al giudice determinare l'indennità di reperibilità secondo equità. I lavoratori hanno quindi vinto la causa, ottenendo il diritto al pagamento del compenso stabilito.
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Inadempimento contratto appalto: guida al risarcimento
La sentenza affronta il tema dell'inadempimento contratto appalto in ambito residenziale. Un committente ha citato una ditta per gravi ritardi nella consegna e per la mancata fornitura di arredi. Il Tribunale, accertato il superamento dei termini contrattuali e la mancata consegna di una cucina, ha disposto la restituzione dell'acconto e il pagamento di una penale ridotta equitativamente.
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Appellabilità sentenze Giudice di Pace e contratti
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'appellabilità delle sentenze emesse dal Giudice di Pace in merito a rimborsi per servizi idrici non goduti. Un utente aveva ottenuto la restituzione di somme versate per la depurazione, ma il Tribunale aveva dichiarato inammissibile l'appello della società fornitrice, ritenendo la causa decisa secondo equità dato il valore esiguo. La Suprema Corte ha invece stabilito che, trattandosi di contratti conclusi mediante moduli o formulari ex art. 1342 c.c., la decisione deve essere resa secondo diritto, garantendo così la piena appellabilità del provvedimento indipendentemente dal valore della lite.
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Brevetto industriale: guida al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che negava il risarcimento per la violazione di un brevetto industriale nonostante fosse accertato l'uso abusivo. La Suprema Corte ha stabilito che il danno deve essere liquidato considerando gli utili realizzati dal contraffattore. Il criterio della royalty virtuale rappresenta solo il limite minimo del risarcimento, non escludendo valutazioni equitative più ampie per garantire la piena riparazione del pregiudizio subito dal titolare del diritto.
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Giudizio di equità: limiti all’appello in Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'impugnabilità delle sentenze del Giudice di Pace emesse secondo il **giudizio di equità**. La controversia riguardava la richiesta di un condomino per il pagamento di una somma a titolo transattivo, approvata da una delibera assembleare ma contestata dal condominio. Poiché il valore della causa era inferiore a 1.100 euro, la decisione di primo grado era fondata sull'equità. La Suprema Corte ha stabilito che l'appello contro tali sentenze è inammissibile se basato sulla semplice violazione di norme sostanziali o sulla valutazione delle prove, confermando che i limiti all'impugnazione sono tassativi e rilevabili d'ufficio.
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Accesso abusivo a sistema informatico e risarcimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ex dipendente accusato di accesso abusivo a sistema informatico per aver sottratto dati aziendali riservati. Sebbene il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la responsabilità civile dell'imputato. La decisione chiarisce che la querela è valida anche se l'autenticazione del difensore avviene tramite nomina tacita e che il risarcimento del danno può essere liquidato in via equitativa per la lesione dell'immagine aziendale.
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Opposizione a precetto: limiti e validità del titolo
Un condomino ha proposto opposizione a precetto contestando il pagamento dell'IVA relativa a lavori di risarcimento danni, sostenendo che l'importo non fosse dovuto in mancanza di fattura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'opposizione a precetto non può essere utilizzata per contestare il merito di una decisione già passata in giudicato. Se il titolo esecutivo (la sentenza originale) prevedeva già l'IVA, ogni contestazione sulla sua debenza doveva essere sollevata nel giudizio di merito e non nella fase esecutiva.
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Clausola penale: la Cassazione ne vieta l’azzeramento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola penale inserita in un contratto di leasing traslativo non può essere azzerata dal giudice, anche se il bene viene rivenduto con profitto. Il caso riguardava una società finanziaria che, dopo la risoluzione del contratto per inadempimento e la vendita di un'imbarcazione, si era vista negare l'ammissione al passivo fallimentare della debitrice. Il tribunale aveva ridotto a zero la penale ritenendo che il ricavato della vendita coprisse ampiamente il guadagno atteso. La Suprema Corte ha cassato tale decisione, ricordando che la clausola penale prescinde dalla prova del danno e che il potere di riduzione equitativa non consente l'eliminazione totale della sanzione pattuita.
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Autosufficienza del ricorso: i rischi in Cassazione
Una società di noleggio, agendo come cessionaria del credito di un privato coinvolto in un incidente stradale, ha citato in giudizio una compagnia assicurativa per ottenere il rimborso delle spese di noleggio di un'auto sostitutiva. Sia il Giudice di Pace che il Tribunale hanno rigettato la domanda, rilevando difetti nella legittimazione attiva e questioni di rito. La Corte di Cassazione ha infine dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza del ricorso. La ricorrente non ha infatti riprodotto i documenti necessari né indicato con precisione i passaggi processuali fondamentali, rendendo impossibile il controllo di legittimità sulla decisione impugnata.
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Indennità di custodia: no al calcolo equitativo
Una società di servizi ha impugnato la decisione di un tribunale che aveva liquidato l'indennità di custodia per materiali ferrosi sequestrati utilizzando il criterio dell'equità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per determinare l'indennità di custodia non è ammesso il ricorso a valutazioni equitative soggettive. Il giudice deve invece applicare rigorosamente le tariffe ministeriali, gli usi locali o, in mancanza, procedere per analogia con categorie di beni simili.
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Cessione quote sociali: risarcimento e utili
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del risarcimento del danno parametrato agli utili societari in seguito all'annullamento di un contratto di cessione quote sociali. La controversia riguardava la restituzione della qualità di socio e il ristoro economico per il periodo di esclusione dalla compagine sociale. La Suprema Corte ha stabilito che il diritto agli utili è una proiezione automatica della quota posseduta e non dipende dall'apporto lavorativo del socio, rigettando le contestazioni sulla quantificazione equitativa del danno.
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Giudizio di equità: i limiti del Giudice di Pace
Un avvocato ha agito in giudizio per ottenere il pagamento di circa 4.600 euro per prestazioni stragiudiziali. Il Giudice di Pace, in sede di opposizione, ha ridotto il compenso a 1.100 euro applicando un giudizio di equità. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il ricorso al giudizio di equità è precluso quando il valore della causa supera la soglia di 1.100 euro prevista dall'art. 113 c.p.c., a meno che non vi sia una specifica richiesta delle parti o una previsione di legge.
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Giudizio di equità: limiti di valore e validità.
Un avvocato ha impugnato la sentenza del Giudice di Pace che, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, aveva ridotto il compenso professionale per attività stragiudiziale da circa 2.100 euro a 1.000 euro. La riduzione era stata operata tramite un **giudizio di equità**. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che il valore della causa superava il limite di 1.100 euro previsto dall'art. 113 c.p.c., oltre il quale il giudice non può decidere secondo equità senza specifica richiesta delle parti, dovendo invece applicare i parametri tariffari legali.
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Giudizio di equità: i limiti per il Giudice di Pace
Un avvocato ha agito contro un proprio cliente per ottenere il pagamento di circa 1.500 euro a titolo di compensi professionali. Il Giudice di Pace, in sede di opposizione, ha ridotto drasticamente la somma applicando un **giudizio di equità** sostitutivo dei parametri legali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può ricorrere all'equità se il valore della causa supera i 1.100 euro, a meno che non vi sia una richiesta esplicita delle parti, dovendo altrimenti applicare rigorosamente i parametri tariffari vigenti.
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Giudizio di equità e appello: le regole della Corte
Una società di servizi televisivi ha impugnato la decisione di un Tribunale che dichiarava inammissibile il suo appello contro una sentenza del Giudice di Pace. Il Tribunale riteneva che la causa fosse stata decisa secondo equità, limitando così i motivi di gravame. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso, stabilendo che se il giudice di primo grado dichiara espressamente di decidere secondo diritto, si applica il principio di apparenza, rendendo l'appello pienamente ammissibile. Inoltre, la quantificazione della domanda entro i limiti generali di competenza esclude automaticamente il giudizio di equità necessario.
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Giudizio di equità: limiti appello Giudice di Pace
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un professionista contro una sentenza riguardante il pagamento di servizi informatici. Il cuore della controversia riguarda il giudizio di equità del Giudice di Pace per cause di valore inferiore a 1.100 euro. La Suprema Corte ha confermato che, in tali casi, l'appello è limitato esclusivamente a violazioni di norme processuali o principi costituzionali. È stata inoltre esclusa l'applicazione del foro del consumatore poiché il contratto era legato all'attività professionale del ricorrente, e il valore della causa è stato correttamente calcolato includendo solo gli interessi maturati prima della domanda giudiziale.
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Leasing traslativo: guida alla restituzione canoni
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i contratti di leasing traslativo risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017, deve applicarsi l'art. 1526 c.c. e non la nuova normativa. Il caso riguardava un fallimento che chiedeva la restituzione dei canoni versati dopo la risoluzione di un contratto immobiliare avvenuta nel 2009. La Suprema Corte ha chiarito che la legge del 2017 non ha effetti retroattivi, confermando che l'utilizzatore ha diritto alla restituzione delle rate pagate, dedotto un equo compenso per l'uso del bene e il risarcimento del danno, evitando così un indebito arricchimento del concedente.
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Prezzo-valore: regole per l’opzione in sentenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che il beneficio del prezzo-valore non può essere applicato d'ufficio dal giudice per ragioni di equità se il contribuente non ha esercitato formalmente l'opzione. Nel caso di specie, relativo a un trasferimento immobiliare disposto tramite sentenza ex art. 2932 c.c., la Corte ha chiarito che l'opzione per il prezzo-valore deve essere manifestata prima che l'Agenzia delle Entrate notifichi l'avviso di liquidazione. In mancanza di una richiesta tempestiva, la tassazione deve seguire il criterio ordinario del valore venale dei beni, escludendo qualsiasi automatismo agevolativo basato sulla rendita catastale.
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Ingiusta detenzione: criteri per l’indennizzo equo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che liquidava l'indennizzo per ingiusta detenzione in modo forfettario e senza adeguata motivazione. Un professionista, dopo essere stato assolto con formula piena da accuse di reati fallimentari, aveva richiesto la riparazione per il periodo trascorso agli arresti domiciliari. Nonostante il riconoscimento di gravi danni professionali, d'immagine e perdite economiche documentate, la Corte d'Appello aveva quantificato la somma senza spiegare i criteri seguiti per lo scostamento dai parametri aritmetici standard. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso all'equità non esonera il giudice dall'obbligo di motivare rigorosamente la decisione, specialmente in presenza di prove puntuali sui danni subiti.
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Contratti di massa: appello sempre ammesso
Una società di trasporti ha contestato un decreto ingiuntivo relativo al pagamento di una franchigia assicurativa di 500 euro. Mentre il Tribunale aveva ritenuto la sentenza del Giudice di Pace inappellabile perché emessa secondo equità, la Cassazione ha ribaltato l'orientamento. Trattandosi di contratti di massa stipulati su moduli standard, la decisione deve essere sempre fondata sul diritto, garantendo così la possibilità di ricorrere in appello.
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