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Domanda Riconvenzionale — Anno 2022

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253 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Confine Conteso: Usucapione Abbreviata Richiede Titolo Valido
Un proprietario ha citato in giudizio un confinante per uno sconfinamento di 880 mq. Il confinante ha chiesto l'acquisto per usucapione ordinaria. Il Tribunale ha accolto l'usucapione ordinaria. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, escludendo l'usucapione per mancanza di prova rigorosa del possesso e ordinando il rilascio. La confinante ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'ammissibilità della domanda di usucapione abbreviata presentata tardivamente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la domanda di usucapione abbreviata non era ammissibile perché i fatti costitutivi non erano stati allegati tempestivamente e mancava un titolo idoneo "a non domino" che includesse la porzione contestata.
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Inadempimento Contrattuale: Acconto Perso, Danni Risarciti all’Azienda
Una Lavoratrice aveva versato un acconto per l'acquisto di un immobile. Dopo la separazione dal marito, non ha più potuto comprare l'immobile e ha chiesto la restituzione della metà dell'acconto. L'Azienda venditrice ha invece chiesto il risarcimento danno inadempimento contrattuale, sostenendo di aver venduto l'immobile a un prezzo inferiore. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Lavoratrice, confermando la condanna al risarcimento danni e alle spese legali in favore dell'Azienda. La Corte ha ribadito che la valutazione del danno e la prova dell'inadempimento sono questioni di fatto.
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Ammissibilità Domanda Riconvenzionale: Il Silenzio che Convalida
Un Proprietario ha citato in giudizio i Vicini per danni da infiltrazioni causate dal loro immobile abbandonato. I Vicini hanno risposto con una domanda riconvenzionale, accusando il Proprietario di aver violato le distanze legali nella ricostruzione. La Corte d'Appello ha confermato la validità della domanda riconvenzionale e l'inammissibilità dell'appello del Proprietario contro una sentenza parziale. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Proprietario. Ha ribadito che l'**ammissibilità della domanda riconvenzionale** non era compromessa, anche per l'accettazione implicita del contraddittorio. Ha inoltre chiarito che la riserva di impugnazione di una sentenza non definitiva richiede una specifica manifestazione di volontà.
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Divisione Ereditaria: Stima Beni Ereditari e Verità dei Fatti
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di divisione ereditaria tra due sorelle, la Ricorrente e l'Intimata. La Ricorrente contestava la stima dei beni ereditari e l'effettiva consistenza di un terreno a lei assegnato, sostenendo che il Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) avesse fornito informazioni contraddittorie tramite email. La Corte d'Appello aveva ritenuto irrilevanti tali contestazioni. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, affermando che la stima dei beni deve considerare la situazione reale al momento della divisione, inclusa l'eventualità di vizi o pretese di terzi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Compenso professionale: Cassazione annulla per omessa pronuncia
Un Professionista otteneva un decreto ingiuntivo per il pagamento del suo compenso professionale da un'Azienda, per lavori di ripristino post-terremoto e consulenza. L'Azienda si opponeva, sostenendo l'esistenza di un giudicato precedente che aveva dichiarato nullo un contratto simile con una Società collegata e contestando il metodo di calcolo del compenso. La Corte d'Appello confermava il diritto al compenso, modificando solo il calcolo degli interessi. L'Azienda ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto i motivi relativi al giudicato e alla valutazione delle prove, ma ha accolto il ricorso per omessa pronuncia sulla richiesta di restituzione delle somme pagate dall'Azienda, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Acquirente inadempiente: la risoluzione del contratto è a suo carico
Un Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto di compravendita di un macchinario, accusando il Venditore di grave inadempimento per ritardi e mancata consegna di documenti essenziali. Il Venditore ha replicato, sostenendo l'inadempimento dell'Acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato che la risoluzione del contratto per inadempimento era imputabile all'Acquirente. Quest'ultimo non aveva fornito i dati necessari per completare il macchinario. Il Venditore aveva quindi legittimamente sospeso la propria prestazione. Il ricorso dell'Acquirente è stato dichiarato inammissibile.
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Termine essenziale nel contratto: la Cassazione sul ritardo
Un'azienda committente affida a un consorzio la progettazione di un impianto industriale. L'azienda rifiuta il pagamento e lamenta il ritardo nella consegna, affermando di aver perso un finanziamento pubblico. Il consorzio ottiene un decreto ingiuntivo per incassare le somme spettanti. Il giudice stabilisce che nel contratto non sussiste un termine essenziale nel contratto e che la proroga della consegna è avvenuta di comune accordo. Inoltre, la perdita dei fondi pubblici deriva da morosità dell'azienda e non dai ritardi dell'appaltatore. La Corte di Cassazione respinge definitivamente il ricorso dell'azienda. La società committente deve pagare integralmente il compenso pattuito e farsi carico delle spese processuali.
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Responsabilità professionale avvocato: Cassazione accoglie ricorso eredi
Un gruppo di eredi ha citato in giudizio il proprio ex avvocato per responsabilità professionale avvocato, sostenendo che la sua condotta negligente (mancanza di comunicazioni e assenza in udienza) aveva impedito loro di contestare un progetto di divisione ereditaria. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'appello degli eredi sia per questioni procedurali (mancata integrazione del contraddittorio) sia per la domanda contro l'avvocato. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità per le domande relative alla divisione, ribadendo la necessità del litisconsorzio. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulla responsabilità professionale avvocato, ritenendo che il motivo d'appello fosse sufficientemente specifico. La causa tornerà alla Corte d'Appello per riesaminare solo la questione della responsabilità del professionista.
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Notifica domanda riconvenzionale: Condominio vs Progettista in Cassazione
Un Condominio ha agito contro un'Impresa per difetti nei lavori. L'Impresa ha chiamato in causa il Condominio, che a sua volta ha proposto una domanda riconvenzionale contro il Progettista e il Direttore dei lavori per responsabilità solidale. Il Tribunale ha condannato l'Impresa e il Progettista. Il Progettista ha lamentato la mancata notifica della domanda riconvenzionale del Condominio. La Corte d'Appello ha ritenuto la notifica non necessaria, poiché la richiesta era già stata avanzata dall'Impresa con l'atto iniziale. Il Progettista ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa all'udienza pubblica per una discussione più approfondita sulla questione della notifica della domanda riconvenzionale, non ravvisando un'evidenza decisoria immediata.
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Liquidazione Compensi Avvocato: Valore Reale o Richiesta Iniziale?
Un ingegnere, cliente di un avvocato, è stato coinvolto in diverse cause. L'avvocato ha rinunciato al mandato e ha poi chiesto il pagamento dei suoi compensi professionali. I primi gradi di giudizio hanno riconosciuto le richieste dell'avvocato. Tuttavia, l'ingegnere ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha stabilito principi chiave sulla liquidazione compensi avvocato. Ha chiarito che, per i rapporti tra avvocato e cliente, i compensi vanno calcolati con i "parametri forensi" (non le vecchie tariffe) se la cessazione dell'incarico è avvenuta dopo il 23 luglio 2012. Inoltre, il valore della controversia deve basarsi sull'importo effettivamente riconosciuto al cliente (il "decisum") o su quello ancora in contestazione in appello, e non sull'ammontare richiesto inizialmente (il "petitum"), specialmente se c'è una differenza significativa. La Cassazione ha quindi rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo calcolo.
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Incentivi dipendenti pubblici: no ai compensi senza CCNL
Un dipendente pubblico ha chiesto al Comune il pagamento del compenso percentuale variabile per il recupero dell'imposta sugli immobili, previsto da una delibera poi annullata dall'ente. Il Comune aveva corrisposto solo la parte fissa, negando la quota percentuale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda del lavoratore. La Corte ha chiarito che in materia di incentivi dipendenti pubblici la retribuzione è regolata esclusivamente dalla contrattazione collettiva e non da deliberazioni unilaterali della giunta. Gli accordi individuali o le delibere comunali che prevedono aumenti retributivi non contemplati dai contratti collettivi sono nulli per violazione di norme imperative. Il dipendente non ha quindi diritto ad alcun compenso aggiuntivo rispetto a quanto stabilito dagli accordi nazionali e decentrati.
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Onere della prova dell’usucapione: vince chi difende i confini
I proprietari di un fondo agricolo hanno avviato una causa per definire i confini esatti con la proprietà vicina e tutelare una servitù. L'ente proprietario del terreno confinante ha reagito chiedendo l'usucapione della striscia contesa. I giudici di merito hanno accolto la richiesta dell'ente senza un'istruttoria rigorosa, basandosi su presunzioni generiche. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Il collegio ha stabilito che l'onere della prova dell'usucapione grava interamente su chi dichiara di aver posseduto il bene per il tempo prescritto dalla legge. Chi richiede l'acquisto a titolo originario deve dimostrare in modo inequivocabile gli atti materiali di possesso e la loro durata ventennale, senza scaricare l'onere probatorio sulla controparte.
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Diffamazione: Avvocato e Amministratore Condannati, poi il Ricorso si Estingue
Un'azienda ha citato in giudizio un avvocato e un amministratore di condominio per risarcimento danni per diffamazione. Le lettere inviate, contenenti accuse infondate, sono state considerate diffamatorie e non protette da esimente. La Corte d'Appello ha condannato i due al risarcimento. Dopo un ricorso per revocazione in Cassazione, il ricorrente ha rinunciato all'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, accettando la rinuncia e non pronunciandosi sulle spese. Il caso evidenzia come la diffamazione, anche in contesti professionali, comporti responsabilità.
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Firme Disconosciute: L’Onere della Prova Bancario tra Cliente e Banca
Una cliente ha contestato operazioni sul suo conto corrente, disconoscendo firme e addebiti non autorizzati dal marito. La Banca ha chiesto il pagamento dello scoperto. Il Tribunale ha rigettato la domanda della cliente e accolto quella della Banca. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto l'appello della cliente, respingendo la richiesta della Banca, ritenendo irrilevante il disconoscimento delle firme perché la Banca non aveva chiesto la verificazione. La Cassazione, accogliendo il ricorso della Banca, ha chiarito che l'onere della prova bancario sulla falsità della firma spetta a chi disconosce il documento se è stato lui stesso a produrlo. La Corte ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame, stabilendo che entrambe le parti devono provare le proprie pretese riguardo al saldo del conto.
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Compensazione delle spese di lite: vittoria parziale o condanna?
Un legale ha convenuto in giudizio i propri clienti per ottenere compensi professionali aggiuntivi. I clienti hanno proposto una domanda riconvenzionale di risarcimento danni. Il tribunale ha respinto la richiesta dell'avvocato e ha ignorato la domanda riconvenzionale, condannando il legale al rimborso delle spese legali. Il professionista ha impugnato la decisione, sostenendo che la mancata decisione sulla controdomanda equivaleva a un rigetto reciproco e giustificava la compensazione delle spese di lite. La Corte d'Appello ha confermato la condanna e la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del difensore. L'omessa pronuncia su una domanda non riproposta non produce soccombenza implicita della controparte né garantisce la divisione delle spese giudiziali.
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Nullità del contratto del geometra per opere in cemento armato
Due committenti hanno contestato la parcella presentata da un geometra per la direzione dei lavori di sopraelevazione di un immobile, chiedendo il risarcimento dei danni per gravi vizi costruttivi. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto del geometra per violazione dei limiti professionali di legge, in quanto le opere comportavano calcoli su strutture in cemento armato riservate agli ingegneri. Tale invalidità assoluta priva il professionista del diritto al compenso per l'attività non consentita. Allo stesso tempo, la nullità dell'incarico cancella gli obblighi contrattuali a suo carico, rendendo impossibile imputargli una responsabilità per inadempimento e portando al definitivo rigetto della richiesta risarcitoria dei committenti.
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Usucapione di un fondo negata: vince la tolleranza del padrone
Un coltivatore ha citato in giudizio i proprietari di un terreno agricolo con annesso fabbricato per ottenere l'accertamento dell'usucapione di un fondo. L'uomo sosteneva di aver recintato l'area, scavato un pozzo e ristrutturato l'immobile per abitarvi. I proprietari hanno dimostrato che la disponibilità del bene derivava da una mera autorizzazione gratuita a coltivare il terreno, fondata su rapporti di fiducia e tolleranza. I giudici di merito hanno respinto la richiesta qualificando il rapporto come semplice detenzione e non come possesso utile a usucapire. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del coltivatore, confermando che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Usucapione immobiliare: il possesso non basta, serve il titolo di proprietà
Il Ricorrente ha avviato una causa per ottenere la proprietà di un immobile tramite usucapione immobiliare, affermando di averlo posseduto per il tempo richiesto dalla legge. I Proprietari, invece, hanno chiesto la restituzione del bene. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda di usucapione e hanno ordinato al Ricorrente di rilasciare l'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ricorrente. Ha ribadito un principio fondamentale: in caso di controversia sull'usucapione, il vero proprietario deve solo dimostrare di aver acquistato il bene con un titolo valido, precedente all'inizio del presunto possesso. Il Ricorrente dovrà anche pagare le spese legali.
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Avvocato Omette Riassunzione: La Responsabilità Professionale Costa Caro
Un proprietario di un trattore subisce un danno da incidente stradale. L'assicurazione risarcisce erroneamente una società terza. Il proprietario agisce in giudizio per il risarcimento. Durante il processo, una querela di falso blocca la causa. Il suo avvocato omette di riassumere il giudizio, che si estingue, facendo perdere al cliente il diritto al risarcimento di 21.000 €. Il proprietario cita in giudizio l'avvocato per Responsabilità professionale avvocato. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'avvocato, ritenendo inammissibile il suo ricorso che contestava la valutazione probabilistica dell'esito favorevole della causa originaria.
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Domanda Riconvenzionale Tardiva: Cassazione Rinvia per Atti Mancanti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso che vedeva contrapposti un Ente Sanitario Pubblico e un Laboratorio Privato. L'Ente aveva ricevuto un decreto ingiuntivo per prestazioni non pagate, ma aveva poi opposto la richiesta e avanzato una domanda riconvenzionale per somme versate in eccesso. Il Laboratorio, a sua volta, aveva proposto una domanda riconvenzionale per extra budget. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda riconvenzionale del Laboratorio, ma l'Ente Sanitario ha contestato in Cassazione la tardività di tale domanda. La Cassazione, rilevando la mancata trasmissione del fascicolo d'ufficio, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per acquisire la documentazione necessaria a valutare la presunta domanda riconvenzionale tardiva.
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