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Divieto Di Doppia Imposizione

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il principio giuridico che impedisce di tassare due volte lo stesso presupposto economico (come un reddito o un immobile) in capo allo stesso soggetto e per lo stesso periodo d'imposta.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tassazione delle stock option: niente sconti con la rivalutazione
Un dipendente riceveva diritti di stock option nel 2004 e ne rivalutava il valore nel 2005 versando un'imposta sostitutiva. Nel 2006 esercitava i diritti e rivendeva immediatamente le azioni. Il datore di lavoro applicava la ritenuta IRPEF sull'intero guadagno considerandolo reddito da lavoro dipendente. Il contribuente chiedeva il rimborso all'Agenzia delle Entrate, rivendicando il vecchio regime fiscale o la deduzione del valore rivalutato dalla base imponibile. La Corte di Cassazione ha respinto le richieste del lavoratore, confermando che la tassazione delle stock option si determina al momento dell'esercizio del diritto e che il guadagno costituisce reddito da lavoro dipendente, rendendo del tutto inutilizzabile la rivalutazione prevista per le sole plusvalenze finanziarie.
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Divieto di doppia imposizione: il Fisco può tassare due volte?
Una Società Controllante ha chiesto il rimborso dell'IRES versata su un premio di gestione ricevuto dalla propria controllata. L'Amministrazione Finanziaria aveva precedentemente negato la deducibilità di tale costo alla società erogatrice per difetto di inerenza. La Società Controllante invocava il divieto di doppia imposizione e il legittimo affidamento, sostenendo che lo stesso importo non potesse essere tassato due volte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non si configura una doppia imposizione quando due soggetti giuridici distinti realizzano presupposti d'imposta diversi. Inoltre, la tutela del legittimo affidamento non esenta dal pagamento del tributo principale, ma solo da sanzioni e interessi, e richiede comunque un interpello formale. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
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Divieto di doppia imposizione: tasse dovute anche senza deduzione
Una società controllante, aderente al consolidato nazionale, ha chiesto il rimborso dell'IRES versata su un premio di gestione ricevuto da una sua controllata. L'Agenzia delle Entrate aveva precedentemente negato alla società partecipata la deducibilità di tale costo per difetto di inerenza. La controllante riteneva che la tassazione del premio in capo a sé e l'indeducibilità in capo alla partecipata violassero il divieto di doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i due soggetti sono entità giuridiche distinte con presupposti d'imposta differenti. Di conseguenza, il disconoscimento di un costo non inerente per una società non esclude la tassazione del corrispondente ricavo per l'altra.
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Redditi esteri non dichiarati: il divieto di doppia imposizione vince
Una contribuente riceveva dividendi da società tedesche senza indicarli nella dichiarazione dei redditi italiana. L'Agenzia delle Entrate negava il diritto di detrarre le imposte già pagate in Germania, applicando la legge nazionale che subordina tale diritto alla dichiarazione. La Cassazione ha dato ragione alla contribuente, stabilendo che la Convenzione internazionale tra Italia e Germania prevale sulla norma interna. Il principio del divieto di doppia imposizione garantisce il diritto alla detrazione anche in caso di omessa dichiarazione, poiché l'obbligo internazionale dello Stato di evitare la doppia tassazione è incondizionato.
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Dividendi esteri non dichiarati: vince il divieto di doppia imposizione
Una contribuente riceveva dividendi dalla Germania senza indicarli nella dichiarazione dei redditi italiana. L'Agenzia delle Entrate negava il credito per le imposte pagate in Germania, applicando una norma nazionale che lo esclude in caso di omessa dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla contribuente. Ha stabilito che la Convenzione internazionale tra Italia e Germania, che sancisce il divieto di doppia imposizione, prevale sulla legge nazionale. Pertanto, il diritto al credito d'imposta spetta anche se i redditi esteri non sono stati dichiarati, per evitare che lo stesso reddito venga tassato due volte.
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Accertamento da Lista Falciani: la Cassazione dà ragione al Fisco
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un avviso di accertamento fiscale basato sui dati della cosiddetta 'Lista Falciani'. Una contribuente si era vista contestare la detenzione di ingenti somme non dichiarate in un Paese a fiscalità privilegiata. La Corte ha stabilito che un Accertamento da Lista Falciani è legittimo, poiché i dati in essa contenuti, pur non essendo una prova piena, costituiscono un indizio grave, preciso e concordante. Questo indizio fonda una presunzione semplice di evasione, spostando sul contribuente l'onere di dimostrare il contrario con prove specifiche. La contribuente non è riuscita a fornire tale prova, perdendo così il ricorso e vedendo confermata la pretesa del Fisco. La Corte ha anche escluso la violazione del divieto di doppia imposizione.
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Divieto di doppia imposizione IVA: Fisco bloccato se paghi una volta
Una società di logistica, gestore di un deposito fiscale, è stata ritenuta responsabile per il mancato versamento dell'IVA all'importazione su merce di un suo cliente. L'imposta era stata comunque assolta tramite il meccanismo dell'inversione contabile (reverse charge), una procedura formalmente non corretta per quel tipo di operazione. L'Agenzia delle Dogane ha quindi richiesto un nuovo pagamento. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, applicando il principio del **divieto di doppia imposizione IVA**. Ha stabilito che, se l'imposta è già stata versata allo Stato, anche con una modalità errata, il Fisco non può chiederla una seconda volta. Un errore formale non può legittimare una duplicazione del prelievo fiscale, violando il principio di neutralità dell'IVA.
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Presunzione distribuzione utili: Soci pagano per i profitti in nero
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della **presunzione di distribuzione utili** per le società a ristretta base azionaria. Se l'Agenzia delle Entrate accerta profitti non contabilizzati ('in nero'), questi si presumono automaticamente distribuiti ai soci, i quali diventano personalmente responsabili per il pagamento delle imposte (IRPEF) su tali somme. Nel caso specifico, una società aveva creato utili extracontabili tramite un meccanismo di fatture e note di credito generiche. La Corte ha respinto il ricorso dei soci, stabilendo che spetta a loro dimostrare che quei profitti non sono stati incassati ma, ad esempio, reinvestiti nell'azienda. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto la causa.
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Divieto di Doppia Imposizione: Tassati Socio e Società? No!
Un professionista, amministratore della sua stessa società, percepisce compensi senza emettere fattura. L'Agenzia delle Entrate gli contesta il reddito non dichiarato e, allo stesso tempo, nega alla società la deduzione del relativo costo. La Cassazione ha stabilito che questa situazione non viola il divieto di doppia imposizione. Il principio, infatti, si applica solo quando lo stesso soggetto viene tassato due volte per lo stesso motivo. In questo caso, i soggetti (il professionista e la società) e i presupposti fiscali (reddito non dichiarato da un lato, costo non documentato dall'altro) sono diversi. Pertanto, l'azione del Fisco è legittima e non si tratta di una duplicazione vietata dalla legge.
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Amministratore e società tassati: non è doppia imposizione
Un amministratore di società chiede il rimborso dell'IRPEF versata sui propri compensi. La sua richiesta nasce dal fatto che la società non ha potuto dedurre tali compensi come costo, pagandoci quindi le tasse. L'amministratore invoca il divieto di doppia imposizione, sostenendo che la stessa somma è stata tassata due volte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che non si viola il divieto di doppia imposizione perché i soggetti tassati (società e persona fisica) e i presupposti d'imposta (reddito d'impresa e reddito personale) sono diversi e autonomi. L'indeducibilità del costo per l'azienda non elimina l'obbligo fiscale per chi ha percepito il compenso.
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IMU su beni demaniali: canone non esclude la tassa, vince il Comune
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di IMU su beni demaniali. Un'azienda, titolare di una concessione su un'area marittima, si era opposta a un avviso di accertamento IMU, sostenendo che il pagamento del canone di concessione escludesse già l'imposta, per evitare una doppia tassazione. La Suprema Corte ha dato ragione al Comune, chiarendo che canone e IMU hanno nature diverse. Il canone è il corrispettivo per l'uso del bene, mentre l'IMU è un tributo basato sulla sua disponibilità, che rappresenta capacità economica. Pertanto, non vi è alcuna doppia imposizione e l'imposta è dovuta. La sentenza del giudice precedente è stata annullata.
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Ritenute pagate per errore: no allo scomputo, vince il Fisco
Un professionista ha tentato di detrarre dalle proprie tasse non solo la ritenuta d'acconto correttamente versata da un Ente Pubblico, ma anche un'altra, identica, versata per errore da alcune Farmacie per un compenso mai corrisposto. L'Agenzia delle Entrate ha contestato questa doppia detrazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che lo scomputo di ritenute erronee è illegittimo. È possibile detrarre solo le ritenute relative a redditi effettivamente percepiti e dichiarati. Consentire tale operazione comporterebbe un ingiustificato arricchimento per il contribuente.
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Azioni donate: Fisco nega il rimborso dell’imposta sostitutiva
Una contribuente riceve in donazione dalla madre delle partecipazioni societarie. La madre aveva già pagato un'imposta per rivalutarle. Successivamente, la figlia effettua una nuova rivalutazione e chiede il rimborso dell'imposta pagata in origine dalla madre. La Corte di Cassazione ha negato tale diritto, stabilendo un principio chiaro: il diritto al rimborso dell'imposta sostitutiva rivalutazione spetta esclusivamente a chi ha effettuato il versamento e non si trasferisce al nuovo proprietario delle azioni, neanche in caso di donazione. La richiesta della figlia è stata quindi respinta.
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Costo indeducibile e ricavo tassato: no al divieto di doppia imposizione
Una società fornitrice ha chiesto il rimborso dell'IRAP versata su un compenso ricevuto, dopo che l'Agenzia delle Entrate aveva negato alla società cliente la deducibilità del costo corrispondente per mancanza di prove sulla sua inerenza. La fornitrice sosteneva che questa situazione violasse il divieto di doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: la non deducibilità di un costo per un soggetto fiscale non comporta automaticamente la non tassabilità del relativo ricavo per un altro. Le due posizioni fiscali sono autonome e non si configura alcuna doppia imposizione, poiché il presupposto tassato è diverso (un costo per uno, un ricavo per l'altro).
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Doppia cartella? La Cassazione e il divieto di doppia imposizione
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento sostenendo che violasse il divieto di doppia imposizione, poiché era una duplicazione di una precedente richiesta per lo stesso debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'Agenzia delle Entrate può emettere un nuovo atto per sostituirne uno viziato, ma solo a condizione di annullare formalmente il primo. Nel caso specifico, l'Agenzia aveva provveduto a uno 'sgravio' della vecchia cartella prima di procedere con la nuova. Di conseguenza, non c'è stata alcuna violazione del divieto di doppia imposizione e la pretesa del Fisco è stata confermata.
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Conciliazione Fiscale: Accordo Firmato Blocca il Rimborso
Un'azienda, dopo aver raggiunto una conciliazione giudiziale tributaria con l'Agenzia delle Entrate per alcune annualità fiscali, si accorge di aver subito una doppia imposizione. L'azienda aveva infatti già versato le imposte su quei redditi, che sono stati poi inclusi nuovamente nel calcolo dell'accordo. La richiesta di rimborso viene però respinta. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conciliazione ha un 'effetto novativo': crea un'obbligazione nuova e definitiva che sostituisce la precedente. L'accordo, una volta firmato, non può più essere messo in discussione per motivi di doppia imposizione, poiché tali questioni andavano sollevate prima della firma. L'accordo prevale e la richiesta di rimborso è illegittima.
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Rimborso Imposta Sostitutiva: Negato per Errore Procedurale
Una Fondazione chiede il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la rivalutazione di un pacchetto azionario. Successivamente, una parte di queste azioni era stata venduta in regime di esenzione fiscale e le restanti erano state oggetto di una seconda rivalutazione. La Corte di Cassazione ha negato il rimborso imposta sostitutiva relativo alle azioni cedute. La ragione non è nel merito, ma procedurale: la Fondazione ha basato la sua richiesta iniziale sulla doppia imposizione derivante dalla seconda rivalutazione, introducendo solo in un secondo momento il motivo legato alla vendita esente. Questo è stato considerato un 'motivo nuovo', inammissibile nel processo tributario, che ha portato al rigetto della richiesta.
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Divieto di doppia imposizione: pensione tassata due volte?
Un pensionato, ex dipendente di un'organizzazione internazionale, ha chiesto il rimborso dell'IRPEF pagata sulla sua pensione. Sosteneva che una parte di essa, derivante da contributi già tassati alla fonte tramite una 'Internal Tax' sul suo stipendio, subiva una seconda tassazione. Questo violerebbe il divieto di doppia imposizione in senso economico. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, ritenendo legittimo il prelievo fiscale sulla pensione. La Corte di Cassazione, data la novità e la complessità della questione, non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, sospendendo di fatto il giudizio.
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Collegamento societario: legami di famiglia non bastano contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate contesta a un'azienda la natura di alcuni trasferimenti di denaro verso altre società, qualificandoli come ricavi non dichiarati. L'azienda si difende sostenendo l'esistenza di un gruppo societario informale, basato su legami di parentela tra i soci. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il semplice rapporto di parentela tra i soci non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un **collegamento societario** o di un gruppo. In assenza di prove rigorose su un'effettiva attività di direzione e coordinamento, i trasferimenti di denaro tra le società sono stati considerati proventi straordinari e quindi correttamente tassati. La decisione favorisce l'Agenzia delle Entrate, chiarendo che i legami familiari non creano automaticamente uno schermo fiscale.
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Doppia rivalutazione quote: no al rimborso imposta sostitutiva
Un contribuente effettua una seconda rivalutazione delle sue quote societarie dopo che la società originaria aveva subito una scissione e significative modifiche patrimoniali. Chiede quindi il rimborso dell'imposta sostitutiva versata per la prima rivalutazione, appellandosi al divieto di doppia imposizione. La Corte di Cassazione nega il rimborso. Il principio è che il rimborso spetta solo se la seconda operazione riguarda lo stesso identico bene. In questo caso, a causa delle profonde trasformazioni societarie e patrimoniali, il contribuente non ha provato che le quote rivalutate la seconda volta fossero sostanzialmente le stesse della prima. Di conseguenza, la richiesta di rimborso dell'imposta sostitutiva rivalutazione è stata respinta.
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