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Divieto Di Doppia Imposizione

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25 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Voluntary e rimborso Euroritenuta: il Fisco perde in Cassazione
Un contribuente aderisce alla voluntary disclosure per sanare capitali esteri. Paga le imposte calcolate dall'Agenzia delle Entrate ma poi chiede il rimborso dell'Euroritenuta già versata all'estero, per evitare una doppia tassazione. L'Agenzia nega il rimborso. La Corte di Cassazione stabilisce che la partecipazione alla voluntary disclosure non cancella il diritto al rimborso Euroritenuta. Il principio contro la doppia imposizione prevale e il contribuente ha diritto a riavere le somme, a patto di dimostrare il pagamento. La Corte accoglie quindi il ricorso del contribuente.
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Accertamento ICI: quando è valido il secondo avviso?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società immobiliare contro un accertamento ICI. La Corte ha stabilito che un secondo avviso di accertamento è legittimo se il primo è stato di fatto ritirato, anche senza un annullamento formale. Inoltre, ha chiarito che in caso di omessa dichiarazione, il termine di decadenza per l'accertamento non era spirato. Infine, le contestazioni sul valore dell'area sono state respinte per violazione del principio di autosufficienza, non avendo la società fornito prove adeguate a sostegno delle proprie tesi.
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Rimborso Euroritenuta: sì anche con Voluntary Disclosure
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 732/2024, ha stabilito che i contribuenti che hanno aderito alla procedura di "Voluntary Disclosure" hanno comunque diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte ha chiarito che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il recupero delle imposte pagate all'estero anche se i redditi sono stati regolarizzati tramite sanatoria. La richiesta dell'Agenzia delle Entrate di negare il rimborso è stata quindi respinta.
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Definizione agevolata: quando il Fisco perde il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui una società e i suoi soci, dopo aver ricevuto otto avvisi di accertamento, hanno aderito alla definizione agevolata per sette di essi. L'Agenzia delle Entrate ha proseguito il ricorso per l'unico avviso non sanato. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il Fisco non può emettere nuovi accertamenti basati su elementi già in suo possesso. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per carenza di interesse, essendo la lite estinta dalla definizione agevolata.
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Divieto di doppia imposizione: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Regionale contro una sentenza che aveva annullato una pretesa tributaria per violazione del divieto di doppia imposizione. La Corte ha stabilito che l'ente ricorrente non aveva adeguatamente contestato la motivazione centrale (ratio decidendi) della decisione di merito, che riteneva il secondo atto impositivo una mera duplicazione del primo. L'impugnazione, incentrata su aspetti normativi non centrali, è stata quindi respinta per un vizio procedurale, consolidando la decisione favorevole alla società contribuente.
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