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Disegno Criminoso

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2109 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato continuato: la scelta di vita non cancella il cumulo
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive per truffa e sostituzione di persona commesse tra il 2012 e il 2015. La Corte d'Appello ha respinto l'istanza evidenziando l'assenza di un disegno criminoso unitario e la presenza di una semplice scelta di vita delinquenziale, caratterizzata da un ampio divario temporale tra i fatti. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'omogeneità delle truffe online commesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il reato continuato richiede una programmazione iniziale specifica e non una generica dedizione al crimine. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
Il Tribunale di Forli, come giudice dell'esecuzione, ha riconosciuto solo parzialmente il reato continuato per una serie di furti e ricettazioni commessi da un soggetto, escludendo un episodio compiuto con modalita operative differenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che anche tale reato rientrasse nel medesimo disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede una reale e iniziale programmazione unitaria dei reati, non bastando una generica scelta di vita delinquenziale o la vicinanza temporale tra i fatti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o scelta di vita? Il confine che nega lo sconto
Il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per due diversi reati contro il patrimonio commessi a distanza di sei mesi. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso basato sulla vicinanza temporale e sulle medesime modalità operative. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice ripetizione di reati a distanza di tempo non dimostra una programmazione unitaria iniziale, bensì una scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra diverse condanne per rapina, sostenendo che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso, essendo stati compiuti a breve distanza di tempo, persino durante un permesso premio. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando una semplice dedizione abituale al crimine anziché una programmazione unitaria iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una pianificazione preventiva, anche di massima, di tutti i reati sin dal primo momento ideativo. La semplice scelta di vita criminale o la ripetizione sistematica di reati non bastano a dimostrare l'esistenza di un disegno unitario, configurando invece una pericolosa abitualità delinquenziale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la scelta di vita criminale non dà sconti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per sei condanne definitive relative a furti, ricettazioni e truffe commessi tra il 1996 e il 2009 in diverse regioni italiane. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta per la mancanza di un disegno criminoso unitario, evidenziando l'ampio arco temporale e la diversità dei luoghi e dei complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale, anche di massima, dei singoli reati in vista di un unico fine. La semplice abitudine a delinquere o una scelta di vita criminale non bastano a unificare i reati sotto un'unica sanzione più favorevole. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la scelta di vita criminale non sconta la pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per tre condanne definitive riguardanti un omicidio per debiti di droga del 1997, reati sugli stupefacenti del 1999 e la partecipazione a un'associazione per traffico di droga tra il 2004 e il 2006. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del rilevante divario temporale e della diversità delle condotte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale unitaria dei reati e non una semplice abitudine a delinquere o una scelta di vita criminale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: lo spaccio ripetuto non garantisce lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Tribunale il riconoscimento del reato continuato per due episodi di spaccio di sostanze stupefacenti commessi a distanza di pochi mesi. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della mancanza di un disegno unitario e del tempo trascorso tra i fatti. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice avesse valutato solo l'aspetto temporale senza considerare l'omogeneità dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede una programmazione iniziale complessiva e non una semplice abitudine di vita o una scelta criminale generica. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o stile di vita criminale? Il verdetto
L'Imputato, condannato per i reati di rapina e sequestro di persona, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'istituto del reato continuato con altre condanne precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accertamento dell'unicità del disegno criminoso spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha legittimamente escluso il reato continuato, evidenziando che i diversi reati non derivavano da un unico piano preventivo, ma rappresentavano una scelta di vita dedita al crimine. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la Cassazione smentisce il rigetto del giudice
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di due condanne definitive. Il Tribunale di Vercelli ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, annullando la decisione con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare un precedente provvedimento che aveva già riconosciuto il medesimo disegno criminoso per reati commessi nello stesso arco temporale. Se intende discostarsene, il giudice deve motivare dettagliatamente la propria scelta. Il caso torna quindi a un nuovo giudice per una corretta valutazione.
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Reato continuato: la Cassazione cancella il no del giudice
Il Condannato ha richiesto al Tribunale di Genova, come giudice dell'esecuzione, l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive relative a furti e omissione di soccorso commessi nell'agosto 2014. Il Tribunale ha rigettato l'istanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, rilevando che il giudice dell'esecuzione non ha valutato correttamente gli indicatori del medesimo disegno criminoso, come la vicinanza temporale e l'omogeneità dei reati. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza di rigetto, disponendo il rinvio al Tribunale di Genova per un nuovo esame che dovrà essere condotto da un magistrato diverso, applicando correttamente i principi di diritto in materia di reato continuato.
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Continuazione nei reati: no allo sconto se l’omicidio è una vendetta
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione nei reati tra la sua partecipazione a un'associazione mafiosa e un omicidio commesso precedentemente. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando che l'affiliazione al clan era avvenuta dopo l'omicidio e che quest'ultimo era nato da un'esigenza improvvisa di vendetta familiare. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la continuazione nei reati richiede che i singoli delitti siano programmati fin dal momento dell'adesione al gruppo criminale. Non basta un generico interesse del clan se l'azione è dettata da fattori contingenti e imprevedibili. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi sceglie il crimine
Il Condannato ha chiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare due condanne definitive: una per rapina a un ufficio postale e una per estorsione aggravata dal metodo mafioso, commesse a distanza di un mese. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un unico disegno criminoso, ossia una programmazione iniziale specifica. Non basta una generica propensione a delinquere o un movente economico comune. Nel caso specifico, l'estorsione serviva ad aiutare un clan mafioso, mentre la rapina era un atto isolato per autofinanziamento con complici diversi. Il Condannato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato in sede esecutiva: la Cassazione riapre il caso
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato in sede esecutiva per diverse condanne definitive per ricettazione, truffa e associazione a delinquere. Il Tribunale di Napoli, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta sostenendo che mancasse la prova di un precedente riconoscimento della continuazione tra alcuni reati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, rilevando che l'ordinanza che provava il precedente riconoscimento era presente negli atti. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le valutazioni precedenti sulla continuazione per reati commessi nello stesso arco temporale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione e ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per un nuovo esame.
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Continuazione dei reati: niente sconti tra fisco e bancarotta
L'Amministratore di una società fallita, condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati con precedenti illeciti tributari legati all'omessa dichiarazione delle imposte. La difesa sosteneva che l'evasione fiscale fosse preordinata a creare il dissesto societario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che non vi è continuazione dei reati senza la prova di un iniziale disegno criminoso unitario. La distanza di due anni tra i fatti e la diversità degli interessi protetti (fisco da un lato, creditori dall'altro) escludono qualsiasi legame programmatico, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: tra vendetta occasionale e piano di clan
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per un omicidio e un tentato omicidio commessi a breve distanza nel 2007. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, ritenendo i due episodi autonomi e privi di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che il giudice non ha analizzato adeguatamente le prove fornite dalla difesa. Tali prove dimostravano che entrambi i fatti di sangue rientravano in una precisa strategia di scontro tra clan rivali pianificata a fine 2006. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Continuazione dei reati: no allo sconto per la scelta di vita
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per unificare le pene di diverse sentenze definitive, sostenendo che la sua condanna per associazione mafiosa dimostrasse un unico disegno criminoso. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa dell'eterogeneità dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la continuazione dei reati richiede la prova di un programma criminoso specifico e unitario. La Corte ha chiarito che una condotta di vita dedita al crimine o la semplice appartenenza a un'associazione mafiosa non bastano a dimostrare un disegno criminoso comune. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione nel reato: la Cassazione boccia i rigetti generici
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina della continuazione nel reato in sede esecutiva per diversi furti aggravati commessi a breve distanza di tempo nel luglio 2012. Il Tribunale di Velletri, in qualita di Giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta con una motivazione generica, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Condannato, evidenziando che il giudice di merito ha omesso di valutare la forte contiguità temporale e tipologica dei reati. La Suprema Corte ha definito la motivazione del rigetto come apparente e ha annullato l'ordinanza, rinviando gli atti al Tribunale per una nuova e piu approfondita valutazione della continuazione nel reato.
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Continuazione dei reati: scelta di vita o disegno unico?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una donna condannata per vari reati, tra cui associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, che chiedeva il riconoscimento della continuazione dei reati in sede esecutiva. La ricorrente sosteneva che le condotte illecite, commesse tra il 2014 e il 2017, fossero collegate da un unico disegno criminoso legato al mercato della droga. I giudici hanno invece confermato la decisione del Tribunale di Catania, stabilendo che la reiterazione dei reati non derivava da una pianificazione unitaria iniziale, ma da una scelta di vita improntata al crimine per trarne sostentamento. Di conseguenza, la Cassazione ha escluso l'applicazione del trattamento sanzionatorio di favore previsto per la continuazione dei reati, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Reato continuato: la Cassazione corregge il rigetto del giudice
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per quattro condanne definitive per spaccio di stupefacenti commesse tra il 2013 e il 2019. Il Tribunale di Bologna ha respinto l'istanza evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, annullando la decisione con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, sebbene il lungo tempo trascorso escluda l'unificazione per i fatti del 2013, il giudice dell'esecuzione non può ignorare le precedenti valutazioni dei giudici di merito che avevano già riconosciuto la continuazione per i reati commessi tra il 2014 e il 2015. Il Tribunale dovrà ora rivalutare l'unificazione delle pene per questi ultimi episodi.
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Reato continuato: quando accumulare furti non dà lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per quattro diverse condanne per furto, commesse tra il 2010 e il 2017. Il Tribunale ha rigettato la richiesta ritenendo l'istanza troppo generica e le condotte frutto di una semplice inclinazione a delinquere, piuttosto che di un unico piano iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale e la stessa tipologia di reati non bastano a dimostrare un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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