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Disegno Criminoso

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2109 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato continuato: lucro comune non basta a unire le pene
Il Condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro il rifiuto del Giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva che i reati condividessero lo stesso scopo di lucro e un'unica pianificazione iniziale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili nel tempo, motivati da ragioni economiche, non dimostra un disegno criminoso unitario, ma rappresenta solo una generica scelta di vita delinquenziale. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato: la linea sottile tra piano e abitudine
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per applicare la continuazione non basta una generica condotta delinquenziale o la somiglianza dei reati. È invece indispensabile dimostrare un unico disegno criminoso, ossia una deliberazione iniziale unitaria che colleghi i singoli episodi. Nel caso specifico, i reati erano distanziati nel tempo e privi di un reale nesso di pianificazione preventiva. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: negata se c’è solo vizio di delinquere
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento del Tribunale di Trento che ha respinto la sua richiesta di riconoscimento della continuazione dei reati per condanne diverse. Il ricorrente sosteneva che i reati fossero collegati da un unico disegno criminoso, data la vicinanza temporale e geografica e le modalità simili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la continuazione dei reati richiede un'unica deliberazione iniziale e non un generico programma di vita delinquenziale. Inoltre, i reati erano distanziati nel tempo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati ripetuti
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di riconoscere il reato continuato per diversi illeciti giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva che i reati, commessi nello stesso territorio e periodo con modalità simili, derivassero da un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza e la ripetizione dei reati non bastano. Per la continuazione serve una deliberazione iniziale unitaria. Nel caso specifico, le diverse modalità esecutive e la partecipazione di complici sempre differenti dimostrano l'esistenza di un generico programma di delinquenza e non di un piano preciso. Il Condannato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto a chi delinque per abitudine
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Roma che aveva respinto la sua richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per reati giudicati separatamente. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso basandosi sulla simile natura dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice somiglianza dei reati e la distanza temporale tra gli stessi indicano un generico programma di vita delinquenziale e non un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per lo spaccio seriale
Il Ricorrente ha chiesto al Tribunale di Firenze il riconoscimento del reato continuato per due condanne separate legate allo spaccio di stupefacenti. Sosteneva che l'acquisto e la successiva detenzione della droga facessero parte dello stesso piano. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ritenendo i reati frutto di una generica attività delinquenziale e non di un unico disegno criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la semplice ripetizione di reati simili non basta a dimostrare il reato continuato. Il Ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la distanza temporale nega lo sconto di pena
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Corte di Appello che aveva riconosciuto solo parzialmente il reato continuato per diversi illeciti commessi in tempi diversi. Il ricorrente sosteneva che tutti i reati fossero legati dallo stesso disegno criminoso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole distanza temporale tra i fatti esclude una pianificazione unitaria preventiva. Inoltre, il calcolo dell'aumento della pena è stato ritenuto corretto e ben motivato in base alla gravità dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa, deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la vita criminale non dà sconti di pena
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato per diverse condanne definitive legate al traffico di droga, possesso di armi e reati patrimoniali. Il Tribunale di Lucca ha respinto la richiesta, rilevando che i reati erano troppo diversi tra loro e commessi in luoghi distanti, configurando una generica scelta di vita criminale piuttosto che un unico piano originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, confermando che per ottenere lo sconto di pena del reato continuato non basta una generica attività delinquenziale programmata, ma serve un progetto specifico e unitario concepito prima dei singoli fatti. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena dopo dodici anni
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diversi reati di falso giudicati separatamente. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa dell'enorme distanza temporale tra i fatti. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che i reati avessero la stessa natura e modalità esecutive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che dodici anni di distanza tra i reati escludono un unico disegno criminoso originario, configurando invece un generico programma di vita delinquenziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per spaccio ripetuto
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni in materia di stupefacenti commesse nell'arco di quattro anni. Il Tribunale ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso e ravvisando solo un generico programma delinquenziale diluito nel tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, in quanto volto a ottenere una semplice rivalutazione dei fatti gia logicamente analizzati dal giudice di merito. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per l’evasione
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il diniego del riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva da parte della Corte di appello. Il ricorrente sosteneva che l'evasione dagli arresti domiciliari e le violazioni delle misure di prevenzione fossero parte di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio della sua affiliazione a due sodalizi criminali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che gli illeciti, di natura estemporanea e legati a provvedimenti successivi all'ingresso nei sodalizi, non potevano considerarsi programmati in anticipo. Di conseguenza, non sussistono i presupposti per l'applicazione del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la somiglianza dei furti non basta
Il Condannato ha proposto ricorso per cassazione contro il provvedimento della Corte di Appello che respingeva la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato per diversi episodi di furto e utilizzo indebito di carte di credito. Il ricorrente sosteneva l'esistenza di un medesimo disegno criminoso basandosi sulla vicinanza spaziale e sulle modalità esecutive simili dei reati. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la semplice ripetizione di reati simili nel tempo non dimostra un progetto unitario iniziale. I singoli illeciti, distanziati temporalmente, sono stati considerati frutto di occasioni estemporanee e non di una pianificazione preventiva. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per furti distanti
Il Condannato ha richiesto l'unificazione delle condanne per due furti in abitazione, sostenendo l'esistenza di un reato continuato. Il Tribunale ha respinto la richiesta evidenziando che i furti sono avvenuti a distanza di un anno e in luoghi diversi, qualificandoli come decisioni improvvise e non pianificate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso iniziale. Di conseguenza, il Condannato deve scontare le pene separatamente e pagare le spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: nessun sconto se il clan nasce dopo
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati tra due condanne per estorsione inflitte a distanza di circa dieci anni. La difesa sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso, interrotto solo dalla carcerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che non possibile configurare la continuazione dei reati quando le prime condotte estorsive, avvenute nel 1994-1995, precedono di molti anni la nascita stessa della nuova associazione mafiosa, costituita nel 2003, per la quale sono stati commessi i reati successivi nel 2005. Mancando una pianificazione unitaria iniziale, si tratta di decisioni estemporanee e autonome. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio ripetuto: niente reato continuato senza un piano unico
Il Tribunale di Napoli, in veste di giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di un condannato volta a ottenere il riconoscimento del reato continuato per diversi episodi di spaccio commessi tra il 2017 e il 2020. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'attività fosse continuativa e ininterrotta, anche a causa del mancato rinvenimento di scorte di droga da parte delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice ripetizione di reati simili e la vicinanza temporale non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché il solo movente non basta per lo sconto
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione l'unificazione delle condanne subite sotto il vincolo del reato continuato, sostenendo che i reati (commessi a distanza di due anni) derivassero da un unico piano: rimanere in Italia nonostante i decreti di espulsione. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di una deliberazione unitaria preventiva. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice movente psicologico o la violazione dello stesso bene giuridico non bastano a dimostrare un programma criminoso iniziale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il caso riguarda la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato da parte di un soggetto condannato per due diversi episodi di truffa e falso legati all'uso illecito di assegni. Il Tribunale, come giudice dell'esecuzione, aveva rigettato la richiesta non ravvisando un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale di quattro mesi e la somiglianza del movente non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per rapine seriali
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per diverse rapine compiute in un arco di sei mesi ai danni di alcune farmacie. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, escludendo un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale, l'identità del bene protetto e la scelta di obiettivi simili non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale. Tali elementi indicano piuttosto una generica dedizione a compiere reati contro il patrimonio. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato in fase esecutiva: no allo sconto se manca il disegno
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due condanne per ricettazione. La prima riguardava un ciclomotore a maggio 2008, la seconda materiale informatico e un motociclo a dicembre 2008. Il Tribunale ha respinto la richiesta per mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando la distanza temporale e l'assenza di legami tra i fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità del titolo di reato non basta a dimostrare la continuazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: perché due furti d’auto non fanno un unico piano
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per due furti di autovetture commessi a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta a causa del lungo intervallo temporale e delle diverse modalità di esecuzione, in quanto il secondo furto era stato compiuto con un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che l'identità della tipologia di beni rubati e del luogo non bastano a dimostrare un unico disegno criminoso preventivo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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