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Disegno Criminoso

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2109 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato continuato e spaccio: quando la ripetizione non fa sconto
Il Tribunale di Gela, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta di applicare la disciplina del reato continuato avanzata da un condannato per tre distinte sentenze di spaccio di stupefacenti commesse tra il 2009 e il 2016. Il giudice ha escluso il medesimo disegno criminoso, ravvisando solo un generico programma delinquenziale a causa dell'ampio intervallo temporale e della diversa tipologia di droghe. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando anche la mancata detrazione di 135 giorni di pena presofferti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la detrazione era già stata applicata nel cumulo delle pene e la valutazione sull'assenza del reato continuato è risultata corretta e coerente con la giurisprudenza di legittimità. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reati diversi ma stesso disegno: sì alla continuazione dei reati
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento della continuazione dei reati per due condanne distinte: una per violazione del coprifuoco e l'altra per guida senza patente. Il giudice di merito ha respinto la richiesta ritenendo i reati troppo diversi tra loro. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Condannato, stabilendo che la continuazione dei reati può essere riconosciuta anche per reati diversi (eterogenei), purché vi siano indizi di un unico disegno criminoso. Nel caso specifico, la brevità del tempo trascorso tra i fatti (solo 23 giorni), lo stesso luogo e la violazione della medesima misura di prevenzione sono elementi che il giudice avrebbe dovuto valutare attentamente. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Continuazione dei reati negata se manca il piano preventivo
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati per diverse condanne accumulate nel corso degli anni. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato l'istanza per mancanza di prove su un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la distanza temporale di anni tra i reati dimostra che si è trattato di decisioni autonome e non di un piano prestabilito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: niente sconti per chi accumula reati diversi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi a distanza di mesi. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando l'assenza di un disegno criminoso unitario programmato fin dal principio. I reati, di natura differente e intervallati nel tempo, sono stati considerati frutto di decisioni autonome e di una persistente volontà criminosa, escludendo così l'applicazione del trattamento di favore. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra droga e furto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra un precedente reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, commesso tra il 2011 e il 2013, e un successivo furto aggravato in abitazione. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta, escludendo l'esistenza di un unico disegno criminoso preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la diversa natura dei reati, la distanza temporale e i differenti luoghi di consumazione dimostrano l'esistenza di autonome decisioni criminose, escludendo qualsiasi programmazione unitaria iniziale. Il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: tossicodipendenza non basta per lo sconto
Il Ricorrente ha chiesto il riconoscimento del reato continuato tra diverse condanne, sostenendo che i reati fossero legati da un unico disegno criminoso dovuto anche alla sua condizione di tossicodipendenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il lungo tempo trascorso tra i fatti (diversi anni), l'interruzione dovuta a un periodo di carcerazione e la scarsa omogeneita dei reati dimostrano l'esistenza di decisioni criminali autonome. Inoltre, la sola tossicodipendenza non basta a dimostrare una programmazione unitaria dei reati in assenza di prove concrete. Il Ricorrente perde la causa ed e condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato negato se manca il disegno criminoso unitario
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diversi reati, tra cui la ricettazione di un'arma e, a distanza di mesi, un furto aggravato con un'altra ricettazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno evidenziato che la distanza temporale di alcuni mesi e la diversa natura dei reati escludono l'esistenza di un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. I reati derivano invece da autonome e successive decisioni criminose. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena dopo anni dal delitto
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per associazione mafiosa, commessa dal 1997 al 2010, e una successiva violazione delle misure di prevenzione avvenuta a distanza di anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che la notevole distanza temporale e la diversa natura dei reati escludono l'esistenza di un unico disegno criminoso originario. Le violazioni successive rappresentano invece autonome scelte criminose, frutto di una persistente volontà delinquenziale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato negato se manca il disegno criminoso unico
Il Condannato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Cremona che negava l'applicazione della disciplina del reato continuato per pi%f9 reati commessi a distanza di circa un anno, in luoghi diversi e con differenti modalit%e0 e complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la mancanza di una programmazione unitaria iniziale impedisce il riconoscimento del reato continuato. I giudici hanno evidenziato come la distanza temporale e le diverse modalit%e0 esecutive dimostrino autonome scelte criminose e non un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente %e8 stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato e droga: negato lo sconto di pena all’imputato
L'Imputato, condannato per traffico e trasporto di oltre cinque chilogrammi di eroina, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato continuato con precedenti reati già giudicati da un'altra Corte d'Appello. La difesa sosteneva l'esistenza di un disegno criminoso unitario basato sulla vicinanza temporale e sulle modalità operative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'accertamento della continuazione spetta solo al giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha motivato correttamente l'assenza di un unico disegno: l'importazione di droga è stata un'azione estemporanea decisa dopo l'arresto di un complice, senza legami con la precedente associazione. L'Imputato perde la causa ed è condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: il carcere spezza il disegno criminoso
Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della continuazione dei reati tra i delitti commessi prima del suo arresto nel 2005 e quelli compiuti dopo la sua scarcerazione nel 2015. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un lungo periodo di detenzione interrompe il medesimo disegno criminoso, escludendo una volizione unitaria tra le condotte passate e quelle successive alla liberazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Continuazione dei reati: negata l’unificazione dopo 14 anni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione della continuazione dei reati per diverse condanne definitive, tra cui associazione mafiosa e traffico di droga. Il giudice dell'esecuzione aveva già respinto una precedente istanza. La difesa ha presentato come elemento di novità le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che tali dichiarazioni non dimostravano un disegno criminoso unitario. La notevole distanza temporale di quattordici anni tra i reati e l'assenza di collegamenti tra le condotte illecite configurano una scelta di vita delinquenziale e non un piano preventivo. La Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso.
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Reato continuato e omicidi di mafia: negato lo sconto di pena
Il Ricorrente ha impugnato la decisione della Corte d'Assise d'Appello che escludeva il riconoscimento del reato continuato per due omicidi commessi in un contesto di criminalità organizzata. I giudici di merito avevano rilevato che i due delitti rispondevano a dinamiche contingenti diverse: uno legato al controllo del traffico di droga e l'altro a epurazioni interne al gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di specificità dei motivi, confermando che non è configurabile il reato continuato in assenza di un unico disegno criminoso originario. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per crimini distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per due episodi di resistenza e violenza a pubblico ufficiale commessi a distanza di un mese l'uno dall'altro. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando la mancanza di un unico disegno criminoso preventivo, la diversità delle modalità esecutive e dei luoghi, e la distanza temporale tra i fatti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale e la programmazione iniziale sono elementi essenziali per unire i reati sotto il vincolo della continuazione; in loro assenza, si tratta di condotte autonome dettate da una generica propensione a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se i reati sono distanti
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra diversi illeciti tributari e fallimentari commessi nell'arco di diversi anni tramite due distinte società. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, evidenziando la notevole distanza temporale tra i fatti, le diverse modalità esecutive e l'assenza di un unico disegno criminoso originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice dedizione ad attività d'impresa illecite non dimostra una programmazione unitaria dei reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la distanza nel tempo nega lo sconto di pena
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato per unificare diverse condanne penali accumulate nel tempo e ottenere uno sconto di pena. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, evidenziando che i reati erano stati commessi con modalità differenti, a notevole distanza temporale e intervallati da periodi di detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati non basta a dimostrare un unico disegno criminoso originario. Al contrario, la distanza nel tempo e la discontinuità delle condotte indicano una tendenza abituale a delinquere, che esclude i benefici previsti per il reato continuato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la ripetizione nega il beneficio
Il Ricorrente ha impugnato la decisione del Giudice dell'esecuzione che ha negato il riconoscimento del reato continuato per diversi illeciti commessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notevole distanza temporale tra i fatti, le diverse modalità esecutive e l'assenza di un disegno criminoso unitario escludono l'applicazione del beneficio. Le condotte ripetute, intervallate anche da periodi di carcerazione, dimostrano una tendenza abituale a commettere reati tramite decisioni autonome e non una pianificazione preventiva. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: il tempo cancella lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato, confermando il diniego del Giudice dell'esecuzione all'applicazione del reato continuato. Il ricorrente chiedeva l'unificazione di diverse condanne per ottenere una riduzione della pena complessiva. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che i reati erano stati commessi con una distanza temporale compresa tra sette mesi e dieci anni. Questa notevole distanza cronologica, unita all'assenza di prove su un unico progetto iniziale, esclude il disegno criminoso unitario. La Suprema Corte ha confermato che la condotta del ricorrente rappresenta un'abitualità delinquenziale e non un piano programmato, condannandolo anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Retrodatazione della custodia cautelare: quando viene negata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa chiedeva la retrodatazione della custodia cautelare, sostenendo che il reato fosse parte di un unico disegno criminoso legato all'associazione mafiosa e che gli indizi fossero già noti da tempo. I giudici hanno chiarito che la retrodatazione della custodia cautelare si applica solo se il pubblico ministero possedeva già elementi solidi e completi per contestare il reato al momento della prima misura. Inoltre, per i reati-fine di un'associazione mafiosa, occorre dimostrare che questi fossero già programmati fin dalla nascita del sodalizio, prova non fornita nel caso di specie. L'indagato resta in carcere e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Unicità del disegno criminoso: niente sconti automatici
Il Condannato, già sanzionato per associazione mafiosa ed estorsioni, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per ulteriori reati di ricettazione ed estorsione giudicati nel 2021. Il Tribunale ha respinto la richiesta, escludendo l'unicità del disegno criminoso poiché tali reati erano stati commessi sette anni dopo l'adesione al clan, con modalità differenti e senza finalità mafiose. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che non esiste alcun automatismo per i reati commessi in ambito associativo: per applicare la continuazione, i singoli illeciti devono essere stati programmati, almeno nelle linee essenziali, fin dal momento dell'ingresso nel sodalizio criminoso.
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