Un cittadino straniero, privo di patente e irregolare sul territorio, veniva condannato in due diversi procedimenti per ricettazione, falsificazione della patente di guida e false dichiarazioni sull'identità personale a seguito di controlli stradali avvenuti a distanza di circa diciotto mesi. Il condannato chiedeva al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene. Il Tribunale respingeva la richiesta, ritenendo la condotta un semplice stile di vita deviante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando la decisione con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che l'identità di luoghi, modalità esecutive e finalità (circolare impunito) costituiscono indici precisi di un unico disegno criminoso, che il giudice di merito non può escludere con motivazioni illogiche o basate su semplici pregiudizi personali.
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