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Disegno Criminoso

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2109 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reato continuato e mafia: no allo sconto di pena automatico
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per omicidio e rapina e una successiva condanna per associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte ha chiarito che, per applicare l'istituto del reato continuato tra il reato associativo e i singoli reati di scopo, non basta la generica adesione al programma del clan. È invece necessaria la prova che i singoli delitti fossero stati programmati, almeno nelle linee essenziali, nel momento esatto in cui il soggetto ha deciso di entrare a far parte dell'associazione criminale. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per mancanza di un piano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato, confermando il diniego del riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. Il soggetto chiedeva l'unificazione di quattro condanne definitive, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che i reati, commessi tra il 2014 e il 2016, erano intervallati da arresti e dalla commissione di altri illeciti (come evasione e traffico di droga). La Suprema Corte ha ribadito che spetta al condannato dimostrare una programmazione unitaria iniziale, non essendo sufficiente la sola vicinanza temporale o l'omogeneità dei reati, che indicano invece una mera abitudine a delinquere. Di conseguenza, Il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: perché la vicinanza nel tempo non basta
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del vincolo del reato continuato per otto sentenze di condanna definitive. Il giudice ha escluso dal beneficio una condanna relativa a un reato commesso oltre tre anni dopo gli altri episodi. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta al condannato l'onere di dimostrare l'esistenza di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Semplici indizi come la vicinanza temporale o la stessa tipologia di reato non bastano, potendo indicare una mera abitudine di vita criminale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: cinque anni di distanza cancellano lo sconto
Il Tribunale di Napoli Nord, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la disciplina del reato continuato per due condanne definitive relative al reato di riciclaggio in concorso. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato non basta dimostrare la somiglianza dei reati o la vicinanza temporale. È invece necessario che il condannato fornisca prove concrete di una pianificazione unitaria e preventiva di tutti gli illeciti fin dal primo momento. Nel caso specifico, i reati erano stati commessi a distanza di ben cinque anni l'uno dall'altro, escludendo così qualsiasi disegno criminoso unitario. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per truffe ripetute
Il Condannato, colpito da sei sentenze definitive per truffe e associazione a delinquere, ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva per ridurre la pena complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione del reato continuato richiede la prova rigorosa di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Semplici somiglianze tra i reati o la vicinanza temporale non bastano, potendo indicare una mera abitudine a delinquere. Nel caso specifico, la distanza temporale di oltre un anno tra le condotte, le diverse modalità operative e la mancanza di prove sulla presunta ludopatia del reo escludono un progetto unitario.
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Reato continuato: no allo sconto di pena se manca il disegno unitario
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato tra condanne irrevocabili per rapina, reati in materia di armi e traffico di stupefacenti. Il Tribunale ha respinto l'istanza evidenziando la distanza temporale di quattro anni tra i fatti e la diversità dei complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato. I giudici hanno chiarito che, per applicare il reato continuato, non bastano la vicinanza temporale o la tipologia di reati. Occorre dimostrare una programmazione unitaria iniziale (disegno criminoso). L'onere della prova spetta interamente al richiedente, il quale non può limitarsi ad allegare indici generici. Il Condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto se manca il disegno unitario
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione del Tribunale di Bologna che aveva rigettato parzialmente la richiesta di applicazione della disciplina del reato continuato tra diverse sentenze irrevocabili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che per ottenere il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva non basta dimostrare la vicinanza temporale o l'identità dei reati. È invece necessario che il richiedente fornisca prove concrete di un unico disegno criminoso programmato fin dall'inizio. Nel caso di specie, l'ampio divario temporale e la diversità delle condotte escludevano tale unicità progettuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Resistenza a pubblico ufficiale: reazione impulsiva o piano?
Il caso riguarda un cittadino che ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale, in veste di giudice dell'esecuzione, che aveva escluso il reato continuato per due distinti episodi di resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente sosteneva che le due condotte facessero parte di un unico disegno criminoso preventivato. La Corte di Cassazione ha invece confermato che si è trattato di reazioni estemporanee e imprevedibili, scatenate dalle specifiche circostanze dei controlli di polizia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: la somiglianza non basta senza un piano unico
Il Ricorrente ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse violazioni commesse nel tempo, sostenendo che la forte omogeneita dei comportamenti dimostrasse un unico disegno criminoso. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, valorizzando la notevole distanza temporale tra i fatti illeciti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici hanno chiarito che la semplice somiglianza dei reati non e sufficiente per ottenere i benefici del reato continuato. Occorre invece dimostrare che tutti i reati successivi fossero gia stati programmati, almeno nelle linee generali, al momento del primo illecito. Il ricorrente e stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena senza un piano unico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase di esecuzione. Il ricorrente aveva commesso un primo illecito a gennaio 2017, per poi entrare a far parte di un'associazione a delinquere solo a luglio dello stesso anno. I giudici hanno stabilito che non vi era prova di una programmazione preventiva unitaria al momento del primo reato. Per l'applicazione del reato continuato è infatti necessaria una verifica rigorosa del disegno criminoso iniziale, che non può presumersi per fatti distanti nel tempo e di natura diversa. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena tra rapina e abusi
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del reato continuato per diverse violazioni commesse nel tempo, tra cui rapina e maltrattamenti in famiglia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notevole differenza tra i reati e la loro estensione temporale escludono un unico disegno criminoso originario. Inoltre, i periodi di detenzione intermedi avrebbero dovuto esercitare una controspinta psicologica a non delinquere, interrompendo qualsiasi continuità programmata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto tra violenza e rapina
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una violenza sessuale e una successiva rapina commessa a distanza di tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno chiarito che il reato continuato richiede un'approfondita verifica di un disegno criminoso unitario programmato fin dall'inizio. Nel caso specifico, la violenza sessuale è stata considerata un reato occasionale, frutto di circostanze estemporanee, escludendo qualsiasi legame programmatico con la successiva rapina. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato o vizio seriale: la Cassazione decide
Il Ricorrente ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che escludeva il reato continuato per una serie di truffe commesse con modalita simili e lo stesso IBAN. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vicinanza temporale e l'uso dello stesso conto corrente non dimostrano un unico disegno criminoso preventivo. Al contrario, questi elementi indicano una vera e propria specializzazione criminosa del soggetto, che ripete lo stesso schema d'azione in modo sistematico. Il Ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: negato lo sconto di pena per condotte abituali
Il Condannato ha richiesto al Giudice per le indagini preliminari il riconoscimento del reato continuato nella fase di esecuzione della pena per unificare diverse condanne. Il Giudice ha dichiarato inammissibile la richiesta per genericità e per la mancanza di un unico disegno criminoso, evidenziando una semplice abitualità nel commettere reati. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il ricorrente non ha contestato efficacemente l'assenza di un unico disegno criminoso, limitandosi a critiche generiche. Il Condannato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Legittimo impedimento del difensore: la PEC errata costa cara
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il rifiuto di applicare la continuazione tra diverse condanne per spaccio e rapina. Il difensore lamentava la violazione del diritto di difesa poiché il giudice aveva respinto la richiesta di rinvio per legittimo impedimento del difensore, causato da positività al Covid-19 ed inviata tramite PEC. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la PEC era stata inviata a un indirizzo errato, non incluso tra quelli ufficiali del Ministero della Giustizia, rendendo il deposito non valido. Inoltre, la richiesta di continuazione è stata ritenuta inammissibile poiché il ricorrente non ha dimostrato l'esistenza di un unico disegno criminoso né ha documentato lo stato di tossicodipendenza. Il Condannato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Reato continuato: no allo sconto tra spaccio e usura
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato tra due condanne definitive: la prima per spaccio di stupefacenti commesso nel 2018, la seconda per usura commessa tra il 2018 e il 2020. La difesa sosteneva che i proventi dello spaccio fossero destinati a finanziare l'attività usuraria, configurando un unico progetto originario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la semplice propensione a delinquere per profitto o il reimpiego di denaro illecito non bastano a dimostrare un medesimo disegno criminoso. La distanza temporale tra le condotte e il coinvolgimento di complici diversi escludono una pianificazione unitaria originaria. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per truffe distanti
Il Condannato ha proposto ricorso contro il rifiuto del giudice dell'esecuzione di applicare la disciplina del reato continuato per diverse condanne accumulate negli anni, tra cui truffe, associazione per delinquere e insolvenza fraudolenta. Il ricorrente sosteneva che tutti i reati facessero parte di un unico progetto criminoso iniziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione del giudice di merito. I giudici hanno stabilito che non vi era alcuna prova che il soggetto avesse pianificato preventivamente tutti i reati al momento della prima violazione. La mancanza di un legame temporale stretto e la diversità dei contesti escludono l'applicazione del reato continuato. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per chi usa alias
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva l'applicazione della disciplina del reato continuato per diverse condanne definitive. Il giudice dell'esecuzione aveva respinto la richiesta evidenziando che i reati erano stati commessi in tempi e luoghi diversi. Inoltre, l'uso di numerosi alias da parte della condannata dimostrava una professionalità nel delinquere e non un unico progetto preventivo. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che spetta al condannato l'onere di allegare elementi specifici e concreti che dimostrino l'esistenza di un medesimo disegno criminoso. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: no allo sconto se c’è solo vizio di data
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento della continuazione dei reati nella fase di esecuzione della pena. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che, nonostante un presunto errore sulla data di un reato (indicata come 2020 anziché 2000), non vi era un unico disegno criminoso. Altri elementi, come le diverse modalità esecutive e la pluralità di complici, dimostravano solo una generica propensione a delinquere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Condannato, confermando che la semplice inclinazione a commettere illeciti in un settore non equivale a una preventiva programmazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per reati diversi
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione il riconoscimento del reato continuato per unificare le pene di diversi reati giudicati separatamente. Il Tribunale ha respinto la richiesta, non ravvisando un unico disegno criminoso ma solo un generico programma delinquenziale, data la distanza temporale e la diversa natura dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il reato continuato non basta una generica propensione a delinquere, ma serve una pianificazione iniziale unitaria di tutti gli illeciti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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