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Diritto Soggettivo — Anno 2022

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96 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Diritto Soggettivo

Provvedimenti

Reclamo del detenuto per una forbicina: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto contro il sequestro di una forbicina per la cura personale. Il Tribunale di sorveglianza aveva già ritenuto inammissibile il reclamo originario a causa del trasferimento del soggetto in un altro istituto penitenziario. La Suprema Corte ha confermato tale decisione, sottolineando che il ricorso non specificava quale diritto soggettivo fosse stato leso. L'affermazione secondo cui il sequestro avrebbe compromesso il diritto alla salute è stata giudicata del tutto ipotetica. Di conseguenza, il reclamo del detenuto non ha trovato accoglimento e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ripristino del rapporto di lavoro: no all’assunzione senza concorso
Un operaio forestale, dopo un lungo periodo di detenzione iniziato nel 1993, ha chiesto all'azienda pubblica il ripristino del rapporto di lavoro, pretendendo un'assunzione a tempo indeterminato o determinato e il pagamento degli stipendi arretrati. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, evidenziando che l'assunzione a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione richiede un concorso pubblico e che l'assenza ingiustificata per dieci anni equivale a dimissioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del lavoratore inammissibile per gravi carenze procedurali, confermando che non è possibile ottenere il ripristino del rapporto di lavoro in violazione delle regole sull'accesso al pubblico impiego e senza aver contestato adeguatamente tutte le motivazioni della sentenza precedente. Vince l'azienda pubblica.
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Indennità di disoccupazione: vizi di forma e obbligo di rimborso
Una lavoratrice ha impugnato la richiesta dell'ente previdenziale di restituire oltre 28.000 euro ricevuti a titolo di indennità di disoccupazione. L'ente aveva accertato l'inesistenza di un reale rapporto di lavoro subordinato. La ricorrente lamentava vizi formali nel procedimento amministrativo e la mancata applicazione della legge sulla trasparenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nei giudizi sulle prestazioni previdenziali non rilevano i vizi formali dell'atto amministrativo, ma unicamente la sussistenza dei requisiti di legge. Spetta al cittadino dimostrare l'esistenza del reale rapporto di lavoro subordinato per conservare il diritto alla prestazione.
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Revisione dei prezzi negli appalti: decide il TAR, non il civile
Un'impresa di servizi ha richiesto all'azienda ospedaliera il pagamento di somme aggiuntive per la revisione dei prezzi negli appalti per l'anno 2007. La richiesta si fondava sul capitolato speciale del contratto di appalto per la fornitura di biancheria. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la controversia rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo e non di quello ordinario. Questo perché la revisione non era automatica, ma richiedeva un'attività istruttoria e una valutazione discrezionale da parte della pubblica amministrazione. Di conseguenza, la posizione dell'impresa non è di diritto soggettivo ma di interesse legittimo. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso dell'impresa, confermando la decisione del giudice d'appello e condannandola al pagamento delle spese processuali.
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Revoca di finanziamenti pubblici: scontro tra impresa e Ministero
Un'impresa ha impugnato davanti al giudice ordinario il provvedimento con cui il Ministero ha disposto la revoca di finanziamenti pubblici precedentemente concessi. La revoca è avvenuta perché l'impresa aveva avviato i lavori prima di presentare la domanda, violando le regole europee. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha confermato che la controversia spetta alla giurisdizione del giudice amministrativo. Infatti, quando la Pubblica Amministrazione agisce in autotutela per un vizio originario del provvedimento di concessione, la posizione del privato è di interesse legittimo e non di diritto soggettivo. L'impresa ha perso il ricorso ma può riassumere la causa davanti al TAR entro tre mesi.
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Reclamo giurisdizionale del detenuto: vince la discrezionalità
Un detenuto sottoposto al regime di carcere duro (41-bis) ha presentato un reclamo lamentando che il suo trasferimento in una specifica area riservata avesse peggiorato le sue condizioni, riducendo la socialità e annullando le sue attività lavorative. Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto la richiesta, ma il Ministero della Giustizia ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che lo spostamento "orizzontale" all'interno dello stesso circuito penitenziario rientra nella discrezionalità dell'amministrazione. Di conseguenza, non essendoci la lesione di un vero e proprio diritto soggettivo, non è ammesso il reclamo giurisdizionale del detenuto, ma solo un reclamo generico non impugnabile. La decisione precedente è stata quindi annullata senza rinvio.
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Colloqui con il difensore: l’organizzazione vince sulla comodità
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di un detenuto in regime di carcere duro volta a ottenere l'ampliamento degli orari per i colloqui con il difensore. Il detenuto ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la definizione degli orari delle visite non costituisce un diritto soggettivo del detenuto, ma rientra nei poteri organizzativi interni dell'amministrazione penitenziaria, volti a garantire il corretto svolgimento di tutte le attività del carcere. Di conseguenza, le scelte logistiche dell'istituto non sono sindacabili in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Giurisdizione del giudice ordinario: il Comune blocca il Consorzio
Il Comune ha impugnato dinanzi al TAR la delibera del commissario liquidatore di un Consorzio interprovinciale che gli imponeva il pagamento di contributi consortili, contestando la carenza di potere del commissario scaduto. Il Consorzio ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario. La controversia ha natura patrimoniale e riguarda un diritto soggettivo, poiché si contesta l'esistenza stessa del debito e non l'uso illegittimo di un potere autoritativo. Inoltre, la teoria del funzionario di fatto non si applica quando il terzo contesta l'atto per evitare un danno patrimoniale.
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Scorrimento della graduatoria: il diritto batte la discrezionalità
Un candidato, inserito nella graduatoria di un concorso pubblico indetto da un Comune per categorie protette, ha richiesto l'assunzione tramite lo scorrimento della graduatoria a seguito della rinuncia di un altro concorrente. Il Comune aveva già deliberato di coprire i posti vacanti attingendo da quella specifica graduatoria, ma successivamente ha deciso di utilizzare lavoratori socialmente utili. Ne è nato un conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la controversia spetta al giudice ordinario. Quando l'amministrazione decide di coprire i posti vacanti usando la graduatoria esistente, sorge un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione in capo al candidato idoneo. Di conseguenza, la domanda per ottenere lo scorrimento della graduatoria rientra nella competenza del giudice del lavoro.
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Risarcimento vittime della criminalità: lo Stato deve pagare
I familiari di un carabiniere ucciso dalla criminalità organizzata hanno chiesto il risarcimento dei danni al Ministero dell'Interno, gestore del Fondo di solidarietà. La Corte d'Appello ha condannato direttamente il Ministero a pagare ottantamila euro a ciascun parente. Il Ministero ha fatto ricorso, sostenendo che il giudice non potesse decidere direttamente il pagamento prima di una verifica amministrativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno stabilito che il risarcimento vittime della criminalità costituisce un vero e proprio diritto soggettivo. Di conseguenza, il giudice civile può accertare il diritto e quantificare direttamente la somma, senza attendere alcuna procedura burocratica preventiva. Il Ministero perde la causa e deve pagare anche le spese legali.
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Locazione passiva della Pubblica Amministrazione: stop al TAR
Un Comune avvia un'indagine di mercato per trovare un immobile da prendere in affitto come archivio. Una società partecipante contesta l'esito della selezione davanti al TAR, lamentando che l'immobile scelto non rispetti i requisiti minimi di altezza. Il Comune eccepisce il difetto di giurisdizione, sostenendo che la controversia spetti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Comune, stabilendo che la locazione passiva della Pubblica Amministrazione è un'attività di diritto privato. Anche se l'ente pubblico organizza una gara informale per scegliere l'immobile, agisce come un comune privato cittadino. Di conseguenza, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, poiché si discute di diritti soggettivi e non di poteri autoritativi pubblici.
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Impianto biomasse: la giurisdizione esclusiva frena l’azienda
La controversia nasce dal diniego della Regione all'autorizzazione per la costruzione di un impianto a biomasse richiesto da una società energetica. La società ha impugnato il diniego davanti al giudice amministrativo, ma ha poi proposto un regolamento di giurisdizione davanti alle Sezioni Unite della Cassazione, sostenendo la competenza del giudice ordinario a causa della violazione dei termini procedimentali. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso, confermando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha chiarito che le controversie relative alle procedure di produzione di energia, inclusi i risarcimenti danni, rientrano interamente nella competenza del giudice amministrativo, poiché implicano l'esercizio di poteri pubblici e una stretta connessione tra diritti e interessi legittimi.
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Giurisdizione esclusiva: il diniego della Regione va al TAR
Una società, subentrata nella gestione di un progetto per un impianto a biomasse, ha impugnato il diniego di autorizzazione della Regione. La società ha proposto regolamento di giurisdizione davanti alla Cassazione, sostenendo che il ritardo della Pubblica Amministrazione avesse leso un suo diritto soggettivo, spostando la competenza al giudice ordinario. Le Sezioni Unite hanno respinto il ricorso, confermando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha chiarito che le controversie sulla produzione di energia da fonti rinnovabili coinvolgono poteri pubblici autoritativi, rendendo irrilevante la distinzione tra diritti e interessi legittimi ai fini del riparto.
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Impianti energetici e diniego: la giurisdizione esclusiva al TAR
La Società Energetica ha impugnato il diniego della Regione al rilascio dell'autorizzazione unica per un impianto a biomasse. La società ha chiesto alla Cassazione di dichiarare la competenza del giudice ordinario, sostenendo che il ritardo della Regione avesse leso il proprio diritto soggettivo. Le Sezioni Unite hanno respinto la richiesta, confermando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha chiarito che le controversie sulla produzione di energia e sui relativi provvedimenti pubblici rientrano interamente nella competenza del giudice amministrativo, poiché coinvolgono l'esercizio di poteri pubblici e una stretta correlazione tra diritti e interessi legittimi.
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Diritto di elettorato attivo: sì al voto telematico dal giudice
Un'associazione di proprietari e un consorziato hanno citato in giudizio un Consorzio di Bonifica per ottenere il riconoscimento del loro diritto di voto telematico nelle elezioni consortili, negato da delibere interne. Dopo un contrasto sulla giurisdizione nei gradi cautelari, le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che la controversia spetta al giudice ordinario. La Corte ha stabilito che la richiesta non mira all'annullamento di atti amministrativi, ma alla tutela del Diritto di elettorato attivo, che costituisce un diritto soggettivo perfetto. Di conseguenza, le contestazioni che riguardano l'effettivo esercizio del voto non rientrano nella competenza del giudice amministrativo, ma appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario, quale custode naturale dei diritti politici e civili dei cittadini.
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Revisione della tariffa: decide il giudice ordinario, non il TAR
Un consorzio di imprese, gestore del servizio di igiene urbana, ha richiesto all'Autorità pubblica la revisione della tariffa a causa di maggiori costi imprevisti per lo smaltimento dei rifiuti organici. L'Autorità ha respinto la richiesta e le imprese hanno fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la controversia spetta alla giurisdizione del Giudice ordinario e non a quello amministrativo. Infatti, poiché il contratto di servizio regolava già in modo dettagliato e automatico i presupposti per la revisione della tariffa, l'amministrazione non disponeva di alcun potere discrezionale o autoritativo, ma doveva solo verificare l'adempimento delle condizioni contrattuali. Di conseguenza, la pretesa del gestore ha natura puramente patrimoniale e contrattuale, configurandosi come un diritto soggettivo da far valere davanti al tribunale ordinario.
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