\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Locazione passiva della Pubblica Amministrazione: stop al TAR

Un Comune avvia un’indagine di mercato per trovare un immobile da prendere in affitto come archivio. Una società partecipante contesta l’esito della selezione davanti al TAR, lamentando che l’immobile scelto non rispetti i requisiti minimi di altezza. Il Comune eccepisce il difetto di giurisdizione, sostenendo che la controversia spetti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Comune, stabilendo che la locazione passiva della Pubblica Amministrazione è un’attività di diritto privato. Anche se l’ente pubblico organizza una gara informale per scegliere l’immobile, agisce come un comune privato cittadino. Di conseguenza, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, poiché si discute di diritti soggettivi e non di poteri autoritativi pubblici.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 5051 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La ricerca di un immobile e la locazione passiva della Pubblica Amministrazione

La pubblica amministrazione ha spesso la necessità di reperire spazi idonei per svolgere le proprie attività quotidiane. In questo contesto, la locazione passiva della Pubblica Amministrazione rappresenta uno strumento contrattuale molto comune. Questo accade quando un ente pubblico decide di prendere in affitto un immobile di proprietà di un privato per utilizzarlo come ufficio, deposito o archivio. Nel caso specifico, un Comune ha avviato un’indagine di mercato per individuare un locale da destinare a magazzino per i documenti cartacei comunali. L’ente ha pubblicato un avviso pubblico per raccogliere proposte da parte dei proprietari interessati.

Una società ha partecipato alla selezione proponendo il proprio immobile, ma il Comune ha preferito l’offerta di un’altra impresa concorrente. La società esclusa ha deciso di contestare la decisione e ha presentato un ricorso davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Secondo la tesi della ricorrente, l’immobile selezionato dal Comune non possedeva l’altezza minima richiesta dal bando di gara. Questa contestazione ha dato il via a una complessa discussione legale sulla natura dell’azione pubblica.

Il contrasto sulla scelta del giudice competente

La questione principale non ha riguardato subito il merito dei requisiti dell’immobile, ma ha sollevato un problema preliminare fondamentale. Il Comune ha contestato la competenza del giudice amministrativo a decidere sulla vicenda. L’amministrazione ha sostenuto che la controversia dovesse essere trattata dal giudice ordinario civile. Per risolvere questo dubbio, l’ente pubblico ha proposto un regolamento preventivo di giurisdizione davanti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.

La distinzione tra la competenza del giudice ordinario e quella del giudice amministrativo si basa sulla natura della posizione giuridica tutelata. Il giudice amministrativo si occupa delle controversie in cui la pubblica amministrazione esercita un potere autoritativo pubblico. Al contrario, il giudice ordinario decide sulle questioni che coinvolgono diritti soggettivi e rapporti paritari di diritto privato. La società esclusa riteneva che la procedura di selezione pubblica radicasse la competenza del giudice amministrativo. Il Comune, invece, considerava l’intera operazione come un normale contratto di affitto tra privati.

Le motivazioni sulla locazione passiva della Pubblica Amministrazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune e ha chiarito i confini della giurisdizione in materia. I giudici hanno spiegato che la locazione passiva della Pubblica Amministrazione rientra pienamente nell’attività negoziale di diritto privato. Quando un ente pubblico cerca un immobile in affitto per le proprie esigenze istituzionali, agisce su un piano di parità con i cittadini. Questa attività non comporta l’esercizio di poteri autoritativi o di supremazia pubblica.

La sentenza evidenzia che il contratto di locazione non può essere assimilato a un appalto pubblico di servizi o di forniture. Nella locazione, il bene rimane nel patrimonio del proprietario privato e il Comune ottiene solo il godimento temporaneo della cosa in cambio di un canone. Inoltre, la scelta facoltativa del Comune di pubblicare un avviso o di avviare un’indagine di mercato non cambia la sostanza giuridica del rapporto. Questa procedura serve solo a garantire trasparenza ed efficienza interna, ma non trasforma un’attività privata in un procedimento amministrativo autoritativo. Di conseguenza, le posizioni dei partecipanti sono diritti soggettivi e non interessi legittimi.

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione

La decisione delle Sezioni Unite stabilisce un principio chiaro per la gestione dei contratti pubblici di affitto. La giurisdizione spetta esclusivamente al giudice ordinario civile. Qualsiasi contestazione sulla correttezza delle trattative o sul rispetto dei requisiti dell’immobile deve essere presentata davanti al tribunale civile ordinario.

Questo orientamento tutela la libertà negoziale delle parti e garantisce che i rapporti contrattuali della pubblica amministrazione siano valutati secondo le regole comuni del codice civile. La Corte ha quindi rimesso le parti davanti al giudice ordinario, che dovrà decidere sul merito della causa e sulle spese del giudizio. Questa pronuncia semplifica il percorso per i privati che contraggono con lo Stato, definendo con precisione a quale giudice rivolgersi in caso di controversie.

Quale giudice decide sulle controversie relative all’affitto di un immobile da parte di un Comune?
La competenza spetta al giudice ordinario civile, poiché l’amministrazione agisce secondo le regole del diritto privato.

La presenza di una gara informale per scegliere l’immobile sposta la competenza al TAR?
No, la selezione tramite indagine di mercato non trasforma il rapporto di locazione in un appalto pubblico, mantenendo la giurisdizione del giudice civile.

Perché la locazione di un immobile della pubblica amministrazione non è considerata un appalto di servizi?
Nella locazione il bene resta di proprietà del privato e l’ente pubblico ne ottiene solo il godimento temporaneo, senza alcuna prestazione di servizi attiva.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati