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Diritto Soggettivo — Anno 2022

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96 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Diritto Soggettivo

Provvedimenti

Controllo della corrispondenza dei detenuti tra ritardi e legge
Un detenuto ha presentato reclamo contro i ritardi nella consegna delle lettere a lui indirizzate. L'amministrazione penitenziaria ha trattenuto le missive per eseguire il controllo della corrispondenza dei detenuti tramite visto di censura. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile la richiesta del recluso. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione. I giudici supremi hanno chiarito che i tempi tecnici necessari per le verifiche di sicurezza non ledono direttamente un diritto soggettivo tutelabile in giudizio. La gestione della corrispondenza rientra nel generale potere di controllo dell'amministrazione.
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Reclamo del detenuto: canali sportivi e TV negati
Un detenuto ha presentato un reclamo del detenuto per ottenere la visione di specifici canali televisivi, compresi quelli a tema sportivo, lamentando la lesione della propria libertà di informazione all'interno dell'istituto penitenziario. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, rilevando come la pretesa di sintonizzare determinati canali configuri una mera aspettativa e non la violazione di un autentico diritto soggettivo tutelabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa della totale genericità delle censure, confermando la piena correttezza della decisione precedente. L'interessato ha subito la condanna alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Diritto di precedenza part-time: limiti e regole nel pubblico
Una lavoratrice assunta a tempo parziale da un ente locale ha richiesto il passaggio a tempo pieno, invocando la priorità stabilita dalla legge rispetto a nuove procedure di stabilizzazione. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, ordinando la conversione del contratto e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente pubblico. Il diritto di precedenza part-time non opera in modo automatico su qualsiasi nuova assunzione. Tale facoltà esige la preventiva verifica dei posti vacanti nella dotazione organica, il rispetto dei limiti finanziari di spesa e la precisa corrispondenza di categoria e profilo professionale tra il posto ricoperto e quello da assegnare.
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Decadenza assegnazione alloggio ERP: decide il giudice ordinario
Un'assegnataria di edilizia residenziale pubblica perdeva il beneficio abitativo dopo i controlli dell'ente locale. Il Comune disponeva la decadenza assegnazione alloggio ERP perché la donna risultava proprietaria di un immobile, acquistato all'asta come prestanome per il figlio. La cittadina si opponeva davanti al tribunale civile rivendicando l'intestazione fittizia. Il tribunale declinava la giurisdizione in favore del giudice amministrativo, ma il TAR sollevava conflitto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito il riparto di competenze. Conclusa la fase originaria di assegnazione, la posizione dell'inquilino costituisce un pieno diritto soggettivo. L'accertamento sul venir meno dei requisiti legali non comporta scelte discrezionali della pubblica amministrazione. La controversia appartiene quindi al giudice ordinario, dinanzi al quale il giudizio deve proseguire.
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Gita negata e risarcimento danni contro la scuola: la decisione
Uno studente ha avviato una causa per ottenere il risarcimento danni contro la scuola e il Ministero dell'Istruzione. L'istituto aveva escluso l'alunno da un viaggio di istruzione all'estero e aveva ostacolato la successiva frequenza delle lezioni. La Corte d'Appello ha riconosciuto la competenza del giudice ordinario a trattare la lite. Il Ministero ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la competenza esclusiva del giudice amministrativo su scelte didattiche e disciplinari discrezionali. La Suprema Corte ha sospeso la pronuncia sul merito e ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite, le quali dovranno definire il riparto di giurisdizione.
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Videocomunicazione detenuti 41-bis: negato l’automatismo
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime di carcere duro di svolgere i colloqui mensili tramite videochiamata a causa dell'emergenza COVID-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, stabilendo che la "Videocomunicazione detenuti 41-bis" rappresenta una deroga eccezionale. Tale misura non può essere concessa in via automatica solo per la presenza dello stato di emergenza nazionale. È invece necessaria una verifica concreta e documentata della reale impossibilità dei familiari di spostarsi per i colloqui in presenza. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione, ordinando un nuovo esame del caso.
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Giurisdizione ordinaria: crediti protetti dal silenzio pubblico
Un Istituto di Credito, dopo aver ottenuto l'accertamento di un credito ipotecario su immobili confiscati alla criminalità organizzata, intimava all'Agenzia per i Beni Confiscati di avviare la procedura di liquidazione e pagamento prevista dalla legge. Di fronte al silenzio dell'Agenzia, la banca si rivolgeva al giudice amministrativo. Sia il TAR che il Consiglio di Stato dichiaravano il difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato che la controversia spetta alla giurisdizione ordinaria. Il credito del terzo in buona fede sui beni confiscati costituisce infatti un diritto soggettivo indennitario. L'Agenzia opera come mero ausiliario tecnico del giudice ordinario, senza esercitare poteri discrezionali amministrativi. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato rigettato.
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Tutela dei creditori ipotecari: la banca perde contro lo Stato
Un Istituto Bancario, titolare di un'ipoteca su immobili confiscati alla criminalità organizzata, ha chiesto all'Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) il pagamento del proprio credito, già riconosciuto dal Tribunale. Di fronte al silenzio dell'Agenzia, la banca ha fatto ricorso al TAR. Sia il TAR sia il Consiglio di Stato hanno dichiarato il difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato questa decisione, stabilendo che la giurisdizione spetta al giudice ordinario. La tutela dei creditori ipotecari di buona fede si configura infatti come un diritto soggettivo di natura indennitaria. L'attività dell'Agenzia non è espressione di discrezionalità amministrativa, ma ha natura puramente tecnica e ausiliaria del giudice ordinario. L'Istituto Bancario perde quindi il ricorso in Cassazione, dovendo riassumere la causa davanti al tribunale civile ordinario.
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Canoni demaniali marittimi: il giudice civile batte la PA
Una società contesta il ricalcolo dei canoni demaniali marittimi operato dall'Autorità Portuale, ritenendo di aver pagato somme in eccesso e chiedendone la restituzione. I giudici di merito dichiarano il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo, ritenendo che la questione coinvolga poteri discrezionali pubblici. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: quando la controversia riguarda esclusivamente la determinazione quantitativa e patrimoniale dei canoni, senza contestare la validità della concessione o l'esercizio di poteri autoritativi, la giurisdizione spetta al giudice ordinario. Il ricalcolo basato su una norma di mero aggiornamento non costituisce infatti esercizio di discrezionalità amministrativa. La Suprema Corte accoglie il ricorso della società e rinvia la causa al Tribunale per la decisione sul merito.
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Reclamo del detenuto e foto in carcere: limiti e diritti
Un uomo recluso in regime di carcere duro impugna una circolare penitenziaria che limita la possibilità di conservare scatti fotografici a un solo elemento all'anno. Il soggetto presenta un reclamo del detenuto al Magistrato di Sorveglianza chiedendo l'annullamento della direttiva. A fronte del rigetto, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata fissazione dell'udienza formale e una disparità di trattamento rispetto ai carcerati ordinari. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la pretesa sulle fotografie non riguarda un diritto soggettivo fondamentale o un bene essenziale della persona. Pertanto, l'amministrazione può applicare restrizioni differenti in base alla pericolosità del recluso. La Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danni da lavori pubblici: il tribunale civile decide sul risarcimento
Un'attività commerciale ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa dei lavori per la costruzione della metropolitana, appaltati dal Comune. L'ente pubblico ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse al giudice amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che se il danno deriva dalla cattiva esecuzione materiale dei lavori (violazione del principio del neminem laedere) e non dalla legittimità del provvedimento amministrativo che ha autorizzato l'opera, la competenza spetta al giudice ordinario. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento per i danni da lavori pubblici deve essere esaminata dal tribunale civile.
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Progressione professionale nel pubblico impiego: nessun diritto
Un gruppo di dipendenti pubblici, con la qualifica di cancellieri, ha impugnato il contratto integrativo del Ministero lamentando il blocco delle procedure di riqualificazione e un presunto demansionamento dovuto alla riorganizzazione dei profili professionali. I lavoratori sostenevano di avere un diritto acquisito al passaggio all'area superiore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le scelte di inquadramento della contrattazione collettiva non sono sindacabili dal giudice. Inoltre, la Corte ha chiarito che le norme sui passaggi di area hanno carattere programmatico e non attribuiscono un diritto soggettivo alla progressione professionale nel pubblico impiego. Di conseguenza, i dipendenti non hanno ottenuto la riqualificazione richiesta, ma le spese di giudizio sono state compensate tra le parti.
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Diniego rilascio patente: decide il Tribunale, non il TAR
Un cittadino ha impugnato il provvedimento con cui l'Amministrazione Pubblica ha disposto il diniego rilascio patente di categoria B per mancanza dei requisiti morali, a causa di una precedente misura alternativa alla detenzione. Dopo un conflitto tra giudice ordinario e amministrativo, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la competenza spetta al giudice ordinario (Tribunale). Il diritto di guidare è infatti un diritto soggettivo collegato alla libertà di circolazione. La verifica dei requisiti morali da parte dell'amministrazione è un'attività puramente vincolata dalla legge, priva di discrezionalità. Di conseguenza, il cittadino che subisce il diniego può difendere il proprio diritto davanti al Tribunale civile ordinario.
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Opposizione a sanzione amministrativa: decide il giudice civile
Un cittadino ha proposto opposizione a sanzione amministrativa contro due ordinanze-ingiunzione emesse dall'autorità regionale per l'esercizio abusivo di una cava di sabbia e ghiaia. Le sanzioni prevedevano pesanti multe e il divieto decennale di ottenere autorizzazioni. Dopo una complessa vicenda processuale, il Tribunale ordinario ha declinato la giurisdizione a favore del TAR, il quale ha sollevato conflitto davanti alla Corte di Cassazione. Le Sezioni Unite hanno stabilito che la competenza spetta al giudice ordinario. La controversia non riguarda la gestione del territorio, ma la reazione punitiva della Pubblica Amministrazione contro un comportamento illecito, che va a colpire direttamente il patrimonio del privato (diritto soggettivo).
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Colloqui in videochiamata per detenuti: il 41-bis non li esclude
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime di massima sicurezza (41-bis) di svolgere i colloqui mensili con i familiari tramite videochiamata durante l'emergenza pandemica. Il Ministero sosteneva che tale modalità fosse riservata solo ai detenuti comuni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti costituiscono una misura compensativa legittima e indispensabile quando i colloqui in presenza sono impossibili. La Corte ha stabilito che il diritto alla vita familiare va tutelato anche per chi è sottoposto al regime differenziato, purché si adottino le necessarie cautele tecnologiche e di vigilanza per evitare contatti illeciti con l'esterno.
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Erogazione di finanziamenti pubblici: scontro Regione e privati
Due società di trasporto pubblico locale hanno citato in giudizio un'Amministrazione Regionale per ottenere il pagamento integrale dei contributi statali destinati a coprire gli aumenti salariali dei dipendenti. La Regione aveva infatti ridotto tali somme applicando un proprio meccanismo di compensazione. Costituendosi in giudizio, l'ente pubblico ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la controversia spettasse al giudice amministrativo poiché legata alla programmazione del servizio pubblico. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso della Regione, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che, quando la lite riguarda solo il calcolo tecnico e l'erogazione di finanziamenti pubblici già spettanti per legge, senza alcuna valutazione discrezionale da parte della Pubblica Amministrazione, il privato vanta un diritto soggettivo pieno.
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Reclamo generico del detenuto: igiene contro sicurezza in cella
Un detenuto in regime di 41-bis ha contestato il divieto di tenere pinzette metalliche per le ciglia. Il Magistrato di Sorveglianza ha inizialmente accolto la richiesta, ma il Tribunale di Sorveglianza ha riqualificato l'istanza come reclamo generico del detenuto, ritenendo che il diritto all'igiene non comprenda la scelta di specifici oggetti vietati per motivi di sicurezza. L'Amministrazione Penitenziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: da un lato, l'atto non era firmato da un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori; dall'altro, le decisioni sul reclamo generico del detenuto, riguardanti modalità organizzative rimesse alla discrezionalità dell'amministrazione e non diritti soggettivi, non sono impugnabili in Cassazione.
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Clausola compromissoria valida: i privati perdono contro la PA
Alcuni proprietari terrieri hanno contestato l'inerzia di una Provincia e di due Comuni nell'attuare un accordo preliminare per la realizzazione di un centro termale. Il Consiglio di Stato ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo a causa della presenza di una clausola compromissoria nell'accordo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso dei privati. La Suprema Corte ha stabilito che le attività contestate (deposito, pubblicazione e convocazione) hanno natura meramente esecutiva e strumentale, non implicando l'esercizio di poteri autoritativi pubblici. Di conseguenza, le posizioni giuridiche dei privati consistono in diritti soggettivi disponibili, rendendo pienamente valida ed efficace la clausola compromissoria per deferire la controversia ad arbitri privati.
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Affidamento incolpevole: risarcito l’appalto annullato
Un'impresa stipula un contratto di appalto con un Comune dopo aver vinto una gara pubblica. Successivamente, il tribunale amministrativo annulla l'aggiudicazione su ricorso di un concorrente. L'impresa chiede quindi il risarcimento dei danni al Comune per le spese sostenute e le opere realizzate, basandosi sull'affidamento incolpevole nella validità dell'atto. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce che la causa spetta al giudice ordinario (civile). Infatti, la richiesta non contesta la legittimità dell'annullamento, ma la lesione del patrimonio causata dalla condotta della Pubblica Amministrazione, che ha indotto l'impresa a fidarsi di un provvedimento poi annullato. Si tratta di una violazione del principio del non danneggiare nessuno, che tutela un diritto soggettivo.
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Concessione demaniale marittima: decide il giudice ordinario
Una società titolare di una concessione demaniale marittima per un porto turistico ha impugnato la rideterminazione dei canoni operata dall'Autorità Portuale. Sia il Tribunale ordinario che il Consiglio di Stato hanno rifiutato la propria giurisdizione, creando un conflitto negativo. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto stabilendo che la controversia spetta al giudice ordinario. Infatti, il ricalcolo dei canoni basato su parametri di legge automatici non comporta alcuna discrezionalità da parte della Pubblica Amministrazione, ma riguarda un mero diritto soggettivo di natura patrimoniale. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione del Tribunale di Brindisi e ha rinviato la causa dinanzi allo stesso per la decisione nel merito.
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