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Diritto Di Superficie

134 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il diritto di superficie, nell'ordinamento giuridico italiano, è un diritto reale di godimento minore disciplinato a partire dall'articolo 952 all'articolo 956 del codice civile italiano, che consiste nell'edificare e mantenere una costruzione al di sopra (o al di sotto) di un fondo di proprietà altrui. La costituzione di questo diritto vale a sospendere il principio di accessione. È anche possibile che il diritto di superficie riguardi la sopraelevazione di un preesistente edificio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione revocatoria e giudicato: autonomia domande risoluzione e restituzione
Un'Azienda di Leasing ha avviato un'azione revocatoria per contestare l'acquisto di una quota immobiliare da parte di una Società Acquisitrice, poi fallita, ritenendo lesi i propri diritti creditori derivanti da un contratto di locazione finanziaria. I giudici di merito avevano rigettato le domande, sostenendo che l'azione revocatoria fosse preclusa da un precedente giudicato arbitrale o improcedibile per via del fallimento. La Cassazione ha accolto il ricorso sul primo motivo, chiarendo che le domande di risoluzione del contratto e di restituzione dei beni sono autonome e non necessariamente coperte da un giudicato arbitrale che non abbia deciso sul merito. Ha confermato, invece, che le pretese contro una società fallita devono seguire il rito speciale dell'insinuazione al passivo.
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Proprietà beni demaniali: i magazzini tornano allo Stato dopo la concessione
Un Ente Locale ha chiesto a un'Amministrazione il rilascio di magazzini su un molo, sostenendo la Proprietà beni demaniali sulla base di una sentenza del 1896. L'Amministrazione ha contestato, affermando che il suolo era demaniale e la concessione scaduta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Locale. Ha stabilito che la vecchia sentenza riconosceva la proprietà solo dei fabbricati, non del suolo demaniale. Con la scadenza della concessione, i magazzini sono tornati allo Stato per accessione.
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Esecuzione in forma specifica: Delibera Consortile Vincolante per Trasferimento Immobiliare
L'Azienda ha chiesto l'esecuzione in forma specifica di una delibera del Consorzio per l'assegnazione di un capannone. Il Consorzio aveva revocato l'assegnazione, contestando la validità del titolo e la determinabilità del prezzo. Dopo un primo ricorso, la Cassazione aveva già stabilito che la delibera era un titolo valido per il trasferimento e che il prezzo era determinabile, rimandando la causa per la sola quantificazione. Il giudice del rinvio ha determinato il prezzo e ordinato il trasferimento. Il Consorzio ha nuovamente ricorso, ma la Cassazione ha rigettato tutti i motivi, confermando che le questioni già decise o implicite nel precedente giudicato non potevano essere rimesse in discussione.
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Tassazione plusvalenza terreno agricolo: la Cassazione salva il Contribuente
Un Contribuente ha costituito un diritto di superficie su un terreno agricolo ricevuto in donazione, per realizzare un impianto fotovoltaico, percependo un corrispettivo. L'Agenzia delle Entrate ha tassato questo importo come "reddito diverso". Il Contribuente ha contestato la tassazione, sostenendo che la plusvalenza su terreno agricolo, ceduta dopo cinque anni dall'acquisto, non fosse imponibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la cessione di un diritto di superficie su un terreno agricolo, avvenuta oltre cinque anni dall'acquisto, non è soggetta a tassazione come "reddito diverso", in quanto la norma si applica solo alle aree fabbricabili.
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Definizione Agevolata: Lite Fiscale Estinta per Impianto Fotovoltaico
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione che riteneva illegittimo il suo avviso di liquidazione per imposte su un diritto di superficie destinato a impianto fotovoltaico. L'Agenzia contestava l'applicazione dell'IVA, sostenendo che il terreno non fosse edificabile per un impianto amovibile. Durante il ricorso, una delle società ha richiesto la "definizione agevolata controversia tributaria" e ha versato l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il processo estinto, perfezionando la definizione agevolata e beneficiando entrambe le società co-responsabili.
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Contratto riqualificato: Cassazione annulla per motivazione apparente
L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato un contratto tra un'Azienda e un Proprietario, inizialmente definito come locazione e costituzione di diritti reali per impianti eolici, in concessione di diritto di superficie per impianti fotovoltaici, applicando imposte maggiori. L'Azienda ha contestato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che la sentenza del giudice tributario era affetta da "motivazione apparente della sentenza". Il giudice non aveva spiegato in modo chiaro e logico le ragioni della sua decisione, limitandosi a un'affermazione generica senza analizzare i fatti e le prove. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato la causa a un nuovo esame.
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Spese di esproprio: il Lavoratore vince sulla difesa, non sui costi
Un Comune ha chiesto a un Lavoratore, assegnatario di un alloggio, di rimborsare una quota delle maggiori spese di esproprio, includendo le spese legali sostenute in giudizi contro i proprietari dei terreni. Il Lavoratore si è opposto, sostenendo che tali costi non rientravano nelle "spese di acquisizione". Il Tribunale ha respinto la domanda del Comune, ma la Corte d'Appello l'ha accolta. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Lavoratore, affermando che la parte convenuta può difendersi eccependo l'inadempimento della controparte senza dover necessariamente proporre una domanda riconvenzionale. La Corte ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle spese di esproprio.
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Rendita catastale impianto fotovoltaico: i dubbi sul processo
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento che modificava categoria e rendita catastale impianto fotovoltaico, collocato su suolo agricolo, variandola da E/3 a D/1. La società contribuente, titolare del solo diritto di superficie, ha impugnato l'atto. I giudici tributari di merito hanno respinto il ricorso, ritenendo legittima la rivalutazione dell'Ufficio. La società ha proposto ricorso per Cassazione, eccependo la mancata partecipazione al processo del proprietario effettivo del terreno e la carenza di motivazione dell'atto fiscale. I Supremi Giudici hanno emesso un'ordinanza interlocutoria: a fronte dei dubbi sull'obbligo di coinvolgere il proprietario del fondo nei contenziosi di rettifica catastale promossi dal titolare di superficie, la causa è stata rimessa a nuovo ruolo presso la Sezione Tributaria ordinaria per un esame approfondito.
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Accertamento rendita catastale: fotovoltaico sul lastrico, Cassazione conferma
Una società ha contestato l'accertamento rendita catastale di un impianto fotovoltaico installato sul proprio lastrico solare. L'Agenzia delle Entrate aveva determinato una rendita di 305 euro, contro i 22 euro proposti dalla società, basandosi su un metodo di stima che considerava il valore del diritto di superficie. Dopo un primo grado favorevole alla società, la Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione all'Agenzia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la correttezza del metodo di valutazione basato sul valore del diritto di superficie, non potendo riesaminare i fatti. La società deve pagare le spese legali.
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Ammortamento diritto di superficie tra fabbricati e fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società industriale la deduzione delle quote per l'ammortamento diritto di superficie a tempo determinato, ritenendo la spesa un costo immateriale autonomo da ripartire in sessanta anni e non un onere accessorio dei preesistenti fabbricati. L'Ufficio ha inoltre eccepito l'indebita duplicazione fiscale di perdite pregresse all'interno del consolidato nazionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso erariale sul divieto di doppio utilizzo delle perdite individuali pregresse per compensare i dividendi infragruppo. Al contempo, i giudici di legittimità hanno accolto le doglianze della società, sancendo che il costo a forfait per il diritto superficiario, finalizzato all'utilizzo continuativo dei manufatti industriali, costituisce onere accessorio ammortizzabile insieme al fabbricato materiale.
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Spese di acquisizione esproprio: quando il Comune non può chiedere il rimborso
Il Comune ha chiesto a un'assegnataria di un alloggio il rimborso di maggiori spese di acquisizione esproprio, incluse le spese legali sostenute in cause contro i precedenti proprietari. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'assegnataria. Ha stabilito che le spese legali derivanti da condotte non conformi dell'amministrazione non rientrano nelle "spese di acquisizione esproprio" rimborsabili. Ha anche chiarito che l'assegnataria poteva semplicemente eccepire l'inadempimento del Comune senza dover proporre una domanda riconvenzionale. La sentenza d'appello è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo giudizio.
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Conguaglio esproprio edilizia convenzionata: no al costo extra
Un Comune ha chiesto a un cittadino, assegnatario di un alloggio realizzato da una cooperativa, la somma di oltre cinquantamila euro. Tale importo rappresentava una quota dei maggiori costi sostenuti dall'ente pubblico per l'esproprio dei terreni su cui sorgeva il fabbricato. Il Comune sosteneva la legittimita della richiesta a titolo di conguaglio esproprio edilizia convenzionata, considerando l'obbligo direttamente legato alla proprieta dell'immobile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Comune, confermando che l'assegnatario non deve pagare. I giudici hanno chiarito che il maggior costo di esproprio non si trasferisce automaticamente all'acquirente dell'alloggio come obbligo reale. In assenza di una precisa clausola di accollo nel contratto di assegnazione o nella convenzione, l'ente pubblico non puo esigere somme integrative dai successivi acquirenti.
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Oneri espropriativi cooperativa edilizia: no al rimborso
Un Comune ha richiesto a una cittadina, socia di una cooperativa edilizia e assegnataria di un alloggio PEEP, la restituzione pro-quota delle maggiorazioni dovute agli **oneri espropriativi cooperativa edilizia** versati dall'ente locale ai proprietari originari del terreno. Dopo la decisione favorevole del Tribunale, la Corte d'Appello e la Corte di Cassazione hanno completamente ribaltato l'esito. La Suprema Corte ha affermato che l'obbligo di rimborsare le spese di esproprio grava unicamente sulla cooperativa edilizia concessionaria. Tale debito non si trasferisce in modo automatico al socio assegnatario dell'alloggio, a meno che l'accollo non sia stato espressamente pattuito nel contratto di acquisto o previsto nella convenzione. Poiché la clausola mancava, il Comune ha perso la causa.
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Contratto di locazione simulato: finta affitto o reale superficie?
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società un presunto contratto di locazione simulato, sostenendo che l'accordo nascondesse in realtà la cessione a tempo determinato di un diritto di superficie su un terreno edificabile. La Corte di Cassazione aveva già annullato una prima decisione, imponendo al giudice di rinvio di verificare la reale volontà delle parti analizzando il contratto e le sue clausole. Tuttavia, il nuovo giudice ha confermato l'accertamento basandosi su argomentazioni irrilevanti relative alla tenuta dei libri contabili e ai movimenti di cassa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della società, rilevando una motivazione apparente e il mancato rispetto delle istruzioni impartite. La decisione d'appello è stata quindi annullata con rinvio a diversa sezione.
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Conguaglio esproprio edilizia convenzionata: no ai costi extra
Un Ente Pubblico ha chiesto agli eredi di un socio assegnatario di un alloggio popolare il rimborso pro-quota dei maggiori costi sostenuti per l'esproprio dei terreni edificabili. L'Ente Pubblico sosteneva la natura reale del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato la pretesa dell'Ente Pubblico. I giudici hanno stabilito che l'obbligo di pagare il conguaglio esproprio edilizia convenzionata non si trasferisce automaticamente in capo agli acquirenti o assegnatari finali degli alloggi. Per esigere il pagamento, occorre una specifica clausola contrattuale nell'atto di assegnazione o una chiara previsione nella convenzione urbanistica originaria. In mancanza di una formale assunzione dell'onere da parte dell'assegnatario, l'obbligo resta a carico esclusivo del soggetto costruttore originario. L'Ente Pubblico perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Conguaglio esproprio alloggio cooperativa: non paga il socio
Un Comune ha concesso ad una cooperativa edilizia il diritto di superficie su un terreno per realizzare alloggi sociali. A seguito di una causa intentata dai vecchi proprietari dell'area espropriata, l'Ente locale è stato condannato a versare un maggior indennizzo di esproprio. Il Comune ha quindi preteso dai singoli soci della cooperativa il rimborso pro-quota di tali somme. La Corte di Cassazione ha stabilito che la pretesa è illegittima. Il conguaglio esproprio alloggio cooperativa non grava sui singoli assegnatari se l'obbligo non è stato espressamente previsto nella convenzione originaria o nell'atto di assegnazione della casa. Di conseguenza, il Comune perde la causa e deve farsi carico delle spese legali.
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Usi civici e contratti: vietata la sanatoria per l’impresa
Un'impresa industriale ha occupato un terreno comunale gravato da usi civici, realizzandovi un opificio in virtù di contratti di locazione e superficie stipulati con il Comune. Successivamente, la società ha sostenuto la nullità radicale di tali accordi contrattuali per violazione dei vincoli demaniali, autodefinendosi occupante abusivo per richiedere la legittimazione del bene a proprio favore. Il Comune ha resistito eccependo la validità dei titoli contrattuali e la temporanea modifica di destinazione d'uso autorizzata dall'ente regionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'impresa, confermando la piena validità degli accordi stipulati e l'impossibilità di considerare abusiva una detenzione fondata su titoli contrattuali validi. L'impresa perde la causa ed è condannata al rimborso delle spese legali in favore dell'ente locale.
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Rischio operativo nella concessione: no ai danni al Comune
Una società concessionaria stipula una convenzione con l'amministrazione comunale per realizzare un parcheggio interrato pubblico. A causa di rallentamenti burocratici, tra cui lo spostamento di alberi protetti, l'opera non parte. L'impresa chiede la risoluzione contrattuale e un maxi risarcimento. Il Consiglio di Stato respinge le richieste ritenendo che il rischio operativo nella concessione gravi interamente sull'operatore privato. La società impugna la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando uno sconfinamento dei giudici amministrativi nelle prerogative del legislatore. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile. La Suprema Corte stabilisce che l'interpretazione dei contratti e delle norme rientra nell'insindacabile perimetro del giudice amministrativo, confermando la totale assenza di indennizzi a carico dell'ente pubblico.
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Antenna su terrazza comune: canoni divisi o proprietà esclusiva
Due comproprietari acquistano un appartamento e chiedono la loro quota sui canoni di locazione derivanti dall'installazione di una antenna su terrazza comune, concessa in affitto a una compagnia telefonica dalla vicina. La vicina contesta la richiesta: un vecchio atto divisorio del 1968 prevedeva che la comunione sul lastrico solare sarebbe cessata in caso di realizzazione di nuove fabbriche o strutture, attribuendo a lei la proprietà esclusiva dell'area. La Corte d'Appello accorda i guadagni ai coniugi escludendo l'antenna dal concetto di costruzione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi affermano che i ripetitori telefonici costituiscono vere e proprie costruzioni edili. Di conseguenza, l'installazione determina l'applicazione della clausola divisoria e assegna la proprietà esclusiva alla vicina, la quale vince il ricorso.
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Diritto di superficie: preliminari vietati e revoca al Comune
Un Comune assegna a una società costruttrice un diritto di superficie per realizzare alloggi di edilizia popolare convenzionata. La convenzione vieta espressamente la cessione del diritto prima della fine dei lavori. La società stipula però contratti preliminari incassando somme, trasferendo il possesso degli alloggi non collaudati e omettendo di scontare i contributi pubblici. Il Comune dichiara la decadenza della concessione e riacquisisce gli immobili. La società impugna il provvedimento fino al Consiglio di Stato, che conferma la legittimità della revoca qualificando i preliminari come vendite sostanziali anticipate. La società ricorre quindi alle Sezioni Unite contestando lo sconfinamento del giudice amministrativo su materie del giudice ordinario. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, dichiarandolo inammissibile e confermando la piena validità della decadenza comunale.
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