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Diritto Ai Buoni Pasto

8 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto ai buoni pasto: turno contestato e ricorso respinto
Un agente di polizia locale richiede il riconoscimento del diritto ai buoni pasto al proprio Comune per i turni di servizio svolti, invocando gli accordi sindacali decentrati. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per revocazione proposto dal dipendente. I giudici confermano che il ricorso originario non indicava in modo specifico le fasce orarie effettivamente coperte durante la prestazione. Senza la prova precisa di un turno di lavoro che inizia la mattina e prosegue nel pomeriggio, come previsto dal contratto collettivo nazionale, il lavoratore perde la causa e deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Diritto ai buoni pasto: l’azienda accusa di furto ma perde
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una lavoratrice a ricevere oltre 17.000 euro per TFR, ferie non godute e il controvalore dei buoni pasto. L'azienda datrice di lavoro sosteneva che la dipendente avesse sottratto denaro dalla cassa e chiedeva di compensare tale danno con i crediti di lavoro. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che spetta al datore di lavoro dimostrare di aver adempiuto all'obbligo di fornire la mensa o i ticket. Inoltre, le accuse di furto sono state respinte perché l'azienda gestiva una contabilità parallela in contanti e teneva il denaro in un luogo non custodito, senza alcuna prova di colpa della dipendente. Il diritto ai buoni pasto è stato così pienamente tutelato.
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Diritto ai buoni pasto: la Cassazione smentisce l’ASL sui turni
Un'infermiera ha fatto causa all'Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento del servizio mensa o dei buoni pasto sostitutivi per i suoi turni di lavoro. L'Azienda Sanitaria limitava il beneficio solo ad alcune categorie e a specifici turni diurni. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda della lavoratrice, ritenendo legittimo il regolamento aziendale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il diritto ai buoni pasto spetta a tutti i dipendenti con turni superiori alle sei ore, indipendentemente dalle fasce orarie del servizio. La Suprema Corte ha chiarito che la pausa pranzo è un diritto finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, cassando la decisione precedente e rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
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Diritto ai buoni pasto: l’infermiere vince contro l’azienda
Un infermiere ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata concessione dei buoni pasto durante i turni superiori alle sei ore, non potendo usufruire della mensa aziendale. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, condannando l'azienda sanitaria al risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando il diritto ai buoni pasto per i lavoratori turnisti. La Suprema Corte ha chiarito che questo beneficio assistenziale spetta a chiunque superi le sei ore di lavoro giornaliere e abbia diritto a una pausa, indipendentemente dall'organizzazione in turni. L'azienda è stata condannata a risarcire il dipendente e a pagare le spese legali.
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Diritto ai Buoni Pasto: bastano 6 ore di lavoro, vince il lavoratore
Un dipendente del settore sanitario ha chiesto il riconoscimento del suo diritto ai buoni pasto per ogni turno di lavoro superiore alle sei ore, basandosi su un accordo aziendale. L'Azienda Sanitaria si opponeva, sostenendo che l'accordo locale fosse nullo perché in contrasto con il contratto nazionale, che richiedeva 'particolari condizioni di lavoro'. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore. Ha stabilito che un turno di almeno sei ore, che dà diritto alla pausa pranzo, è di per sé una condizione sufficiente per giustificare l'erogazione del buono pasto. Pertanto, l'accordo aziendale che lo prevedeva era perfettamente valido. La Corte ha annullato la precedente decisione sfavorevole al Lavoratore.
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Diritto ai buoni pasto: rinuncia al ricorso blocca la sanzione
Un'infermiera aveva fatto causa a un'Azienda Sanitaria per ottenere il diritto ai buoni pasto per il periodo in cui lavorava su turni. Dopo una prima sconfitta, aveva presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, però, ha deciso di rinunciare al ricorso e l'Azienda ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il processo estinto. Il principio di diritto fondamentale sancito è che, in caso di estinzione del processo per rinuncia, la parte che ha rinunciato non è tenuta a pagare la sanzione del 'doppio contributo unificato', prevista invece per i casi di rigetto o inammissibilità del ricorso. La rinuncia, quindi, ha evitato un'ulteriore spesa legale.
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Buoni Pasto Negati: Banca Condannata per Appalto Illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto ai buoni pasto di un lavoratore impiegato tramite un appalto illegittimo. Per quasi vent'anni, l'uomo aveva lavorato per una banca pur essendo assunto da un'altra società. La Corte ha stabilito che, non avendo la banca contestato in modo specifico i giorni e l'orario di lavoro full-time provati dal lavoratore tramite le sue buste paga, tali fatti dovevano considerarsi ammessi. Di conseguenza, al lavoratore spetta lo stesso trattamento dei dipendenti diretti della banca, inclusi i buoni pasto. La banca è stata quindi condannata a pagare oltre 25.000 euro al lavoratore.
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Diritto ai buoni pasto: pretesa negata per mancanza di fondi
Un dipendente di un Ente locale ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla mancata erogazione del servizio mensa o dei ticket sostitutivi, pur effettuando regolari rientri pomeridiani. Mentre in primo grado il lavoratore aveva ottenuto un risarcimento, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, chiarendo che il diritto ai buoni pasto nel pubblico impiego non è automatico. Secondo i giudici supremi, le norme del contratto collettivo attribuiscono all'amministrazione la mera facoltà, e non l'obbligo, di istituire la mensa o erogare i ticket. Tale scelta risulta subordinata alla discrezionalità dell'Ente, che deve valutare il proprio assetto organizzativo e la disponibilità di risorse finanziarie. Pertanto, in assenza di una specifica delibera istitutiva, il lavoratore non può vantare alcuna pretesa economica.
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