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Dies Ad Quem

110 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'il giorno fino al quale'. Indica il giorno finale, ovvero la scadenza di un termine legale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Proroga del termine di impugnazione: appello valido di lunedì
Un contribuente impugna una decisione tributaria depositata l'8 luglio 2019 e non notificata. Il termine per proporre appello scadeva l'8 febbraio 2020, giornata di sabato. Il cittadino notifica l'atto il lunedì successivo, 10 febbraio 2020. I giudici di secondo grado dichiarano l'appello tardivo e inammissibile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità ribadiscono l'operatività della proroga del termine di impugnazione quando il giorno di scadenza coincide con il sabato, spostando il limite al primo giorno lavorativo successivo.
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Equa riparazione: processo troppo lungo, vince l’Azienda
Una società creditrice ha ottenuto l'equa riparazione per la durata irragionevole di una procedura fallimentare, protrattasi per 24 anni contro i 6 ritenuti ragionevoli. La Corte d'Appello aveva condannato il Ministero della Giustizia a pagare un indennizzo di € 5.400,00. Il Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, contestando il calcolo del termine iniziale (dies a quo) e la durata ragionevole della procedura fallimentare, oltre alla condanna alle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando l'orientamento secondo cui la durata ragionevole per una procedura concorsuale è di sei anni e che il termine iniziale per il calcolo dell'eccessiva durata decorre dalla data di ammissione del credito al passivo. La sentenza ha ribadito la condanna del Ministero al pagamento dell'indennizzo e delle spese legali.
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Revocazione sentenza: l’errore di diritto non basta a cambiare il giudizio
I Ricorrenti hanno chiesto la revocazione sentenza di un'ordinanza della Cassazione. Sostenevano un errore nel calcolo del 'dies ad quem' (termine finale) per impugnare un decreto di equa riparazione (Legge Pinto), depositato durante la sospensione feriale. L'istanza di indennizzo era stata presentata tardivamente. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'errore denunciato non era un 'errore di fatto' (che permette la revocazione), ma un 'errore di diritto' (interpretazione delle norme). La Corte ha ribadito che il termine finale si calcola 'ex nominatione dierum' (contando i giorni), non 'ex numero' (contando i mesi), e che la sospensione feriale sposta l'inizio del termine, ma il calcolo successivo deve essere preciso. L'istanza era tardiva, e il ricorso per revocazione è stato dichiarato inammissibile.
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Liberazione Anticipata: La Cassazione chiarisce l’onere della prova
Un Lavoratore, condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso, ha chiesto la liberazione anticipata. Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso il beneficio solo per un periodo parziale, negandolo per il periodo precedente (2014-2016) perché riteneva che la condotta associativa fosse perdurata fino alla sentenza di primo grado, basandosi sulla "contestazione aperta" del reato. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che non basta una contestazione generica per presumere la permanenza del reato. Il giudice deve verificare concretamente la data di cessazione della condotta illecita, non potendo l'onere della prova ricadere sull'imputato. La Cassazione ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione.
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Appello tardivo: il sabato non è festivo per i termini processuali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso per tardività di un appello. L'imputato aveva presentato il suo ricorso oltre la scadenza, sostenendo che il termine dovesse essere prorogato perché il giorno di scadenza cadeva di sabato. La Suprema Corte ha chiarito che la proroga dei termini processuali si applica solo se la scadenza cade in un giorno *festivo* (come la domenica), non semplicemente in un giorno non lavorativo come il sabato, se la domenica successiva non coincide con la scadenza. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: tempi del risarcimento
Un Giudice dell'esecuzione revocava a Il Condannato la sospensione condizionale della pena, concessa per il reato di lesioni personali. Il beneficio era subordinato al risarcimento di quindicimila euro in favore de La Persona Offesa, ma la sentenza non fissava una data di scadenza. Il magistrato riteneva il debitore inadempiente fin dal passaggio in giudicato. La Suprema Corte a Sezioni Unite ha annullato il provvedimento di revoca senza rinvio. La Corte ha chiarito che il termine per pagare il risarcimento costituisce un elemento essenziale del beneficio penale. In assenza di una scadenza fissata dai giudici di merito o dell'esecuzione, il debitore può adempiere entro l'intero periodo di prova previsto dalla legge, ossia cinque anni per i delitti.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: limiti e inammissibilità
Un Condannato, già riconosciuto colpevole di partecipazione ad associazione a delinquere di stampo mafioso, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il reato fosse prescritto prima della sentenza definitiva e che la pena fosse sproporzionata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il ricorso straordinario per errore di fatto non può essere usato per rimettere in discussione valutazioni giuridiche o per riproporre questioni già esaminate. Le argomentazioni sulla prescrizione e sulla pena non costituivano veri errori di fatto, ma tentativi di riesaminare il merito della vicenda.
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Minaccia aggravata: la crisi economica non giustifica intimidazioni
Un imprenditore, creditore verso una società committente, ha rivolto gravi e reiterate intimidazioni a un dipendente dell'azienda debitrice per ottenere i pagamenti. I giudici di merito hanno condannato l'uomo a sei mesi di reclusione per il reato di minaccia aggravata, riconoscendo il beneficio della sospensione condizionale e il risarcimento del danno alla persona offesa. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando vizi di notifica, mancata acquisizione di messaggi a discarico e asserendo che l'esasperazione economica escludesse il dolo o integrasse la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato integralmente l'impugnazione. I giudici di legittimità hanno ribadito che le difficoltà economiche non giustificano condotte intimidatorie seriali e che la notifica al difensore di fiducia garantisce la conoscenza del processo, confermando la piena validità della condanna.
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Sospensione del procedimento disciplinare: stop per atti penali
La pubblica amministrazione ha avviato un'azione disciplinare contro un dipendente pubblico per l'uso fraudolento del cartellino marcatempo. Il lavoratore ha respinto ogni addebito. L'ente pubblico ha quindi disposto la sospensione del procedimento disciplinare in attesa di acquisire gli atti dalle indagini penali in corso. Il dipendente ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la legge non consente pause istruttorie limitate ma solo attese fino alla sentenza definitiva penale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la piena validità della decisione dell'amministrazione. Il datore di lavoro pubblico possiede la facoltà di fermare l'iter per raccogliere prove penali rilevanti.
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Errore revocatorio nel calcolo dei termini: vittoria del Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro una società dopo il rigetto di una domanda di revocazione da parte dei giudici tributari regionali. I giudici di secondo grado avevano dichiarato tardivo l'appello fiscale e avevano qualificato lo sbaglio di conteggio dei giorni come errore di diritto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. Gli Ermellini hanno chiarito che l'errata lettura del calendario integra un evidente errore revocatorio nel calcolo dei termini e non una questione giuridica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata e ha rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per un nuovo esame corretto della tempestività dell'atto.
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Equa riparazione per irragionevole durata: I termini per agire
Alcuni Creditori hanno chiesto il risarcimento dello Stato tramite domanda di equa riparazione per irragionevole durata a causa dell'eccessiva lentezza di una procedura fallimentare. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta sostenendo che il termine di sei mesi per agire fosse scaduto. Secondo i giudici territoriali, il tempo utile per fare ricorso decorreva dal giorno in cui i creditori avevano incassato le somme spettanti. La Corte di Cassazione ha totalmente ribaltato questa impostazione. I giudici supremi hanno chiarito che il giorno dell'incasso rileva solo per calcolare la somma del danno subito. Il termine limite di sei mesi per presentare il ricorso comincia a scorrere soltanto quando la decisione di chiusura del fallimento diventa definitiva. La Cassazione ha accolto il ricorso dei creditori e ha annullato il decreto impugnato.
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Proroga del termine di sabato: salvo il ricorso del contribuente
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento notificata dall'Agente della Riscossione. Il ricorso di primo grado è stato spedito tramite posta privata il 31 gennaio 2014 e ricevuto dall'ufficio il 3 febbraio 2014. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato il ricorso tardivo, ritenendo che il termine di sessanta giorni scadesse sabato 1 febbraio 2014. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che si applica la proroga del termine di sabato al lunedì successivo. Di conseguenza, il ricorso ricevuto lunedì 3 febbraio 2014 è pienamente tempestivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Revoca dell’indulto: il carcere non cancella il reato associativo
Il caso riguarda la revoca dell'indulto concessa al Condannato, successivamente revocata a causa di una condanna per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione di rideterminare la data di fine del reato associativo, sostenendo che la sua partecipazione fosse cessata prima dell'entrata in vigore della legge sull'indulto del 2006. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la questione della data del reato era già stata implicitamente valutata nel precedente provvedimento di revoca dell'indulto, ormai definitivo. Di conseguenza, opera la preclusione del giudicato esecutivo, che impedisce di rimettere in discussione elementi già decisi o che avrebbero dovuto essere impugnati a suo tempo.
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Indennità di occupazione d’urgenza: regole e spese di lite
Una società autostradale si è opposta alla stima dell'indennità di esproprio e di occupazione dovuta a un'azienda privata per la costruzione di una terza corsia autostradale. La Corte d'appello ha rideterminato le somme, ma ha condannato l'espropriante alle spese di lite. La Cassazione ha chiarito che l'indennità di occupazione d'urgenza spetta fino al deposito effettivo dell'indennità di esproprio, e non solo fino al decreto di esproprio. Tuttavia, ha accolto il ricorso sulle spese: poiché la stima finale era inferiore a quella peritale iniziale, la società autostradale non doveva essere considerata soccombente. La sentenza è stata cassata limitatamente alle spese, che sono state compensate.
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Deposito incontrollato di rifiuti: condanna e ricorso tardivo
Il Tribunale ha condannato il Socio Amministratore di un'azienda per il reato di deposito incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi. L'imputato aveva accumulato scarti di marmo in uno stato di grave degrado, senza smaltirli annualmente. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando tra l'altro l'esclusione della propria lista dei testimoni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine a ritroso per il deposito della lista dei testimoni, se scade in un giorno festivo, non si proroga al giorno successivo ma si anticipa al primo giorno lavorativo precedente. Di conseguenza, il deposito effettuato in ritardo è nullo. La Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto all'imputato anche il pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Termini per impugnare: il sabato feriale che costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello proposto dall'Imputato perché presentato oltre i termini di legge. Il Tribunale aveva fissato sessanta giorni per il deposito della sentenza, con scadenza il 5 giugno 2021 (un sabato). L'Imputato riteneva che, essendo sabato, la scadenza slittasse al lunedì successivo. La Suprema Corte ha invece ribadito che nel processo penale il sabato è considerato giorno feriale. Di conseguenza, i quarantacinque giorni previsti come termini per impugnare decorrevano regolarmente dal sabato e scadevano il 20 luglio 2021. Avendo depositato l'appello il 21 luglio, l'atto è stato dichiarato tardivo. Il ricorso è inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rimborso IVA: gli interessi si fermano prima dell’accredito
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione che ricalcolava gli interessi dovuti a una Società per un ritardato rimborso IVA. La sentenza di secondo grado aveva stabilito che gli interessi dovessero decorrere dal ventunesimo giorno successivo all'ordine di pagamento e terminare solo con l'effettivo accredito sul conto corrente del contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, chiarendo che, in tema di rimborso IVA tramite conto fiscale, gli interessi moratori cessano di maturare non appena l'ordine di pagamento viene comunicato all'agente della riscossione. Solo un eventuale ritardo colpevole dovuto a mancanza di fondi può far scattare la mora dell'ente pubblico. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Termine di tre giorni liberi violato: annullato il carcere
Il Tribunale di Catanzaro confermava la custodia in carcere per l'indagato. All'udienza di riesame, il difensore eccepiva la mancata notifica dell'avviso. Il Tribunale rinviava l'udienza a distanza di soli tre giorni, violando il termine di tre giorni liberi previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che il mancato rispetto di tale intervallo temporale determina una nullità generale a regime intermedio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Equo indennizzo Legge Pinto: creditori risarciti dopo anni di attesa
Un gruppo di creditori ha richiesto l'equo indennizzo Legge Pinto per l'eccessiva durata di un fallimento durato dal 1995 al 2019. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo non irragionevole una durata di sette anni e ponendo sui creditori l'onere di provare i ritardi della procedura. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei creditori, stabilendo che la durata ragionevole per i fallimenti è fissata per legge in sei anni e che il cittadino deve solo allegare i dati della sua partecipazione al processo, spettando al giudice verificare i documenti per valutare l'eventuale complessità del caso.
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Associazione di tipo mafioso: intercettazioni di terzi e arresto
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione di tipo mafioso per la sua presunta appartenenza a una nota cosca della 'ndrangheta. La difesa contestava l'utilizzabilità di vecchie dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e l'identificazione dell'indagato in alcune intercettazioni tra terzi. I giudici hanno chiarito che le vecchie dichiarazioni costituiscono la premessa storica della partecipazione del soggetto, mentre le intercettazioni ambientali, in cui l'indagato veniva espressamente chiamato con nome e cognome, ne confermano il ruolo attuale di garante nella spartizione dei proventi illeciti. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, ritenendo sussistenti i gravi indizi e le esigenze cautelari.
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