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Dies A Quo — Anno 2024

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479 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Rimborso ritenute fiscali: diritto immediato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7971/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di rimborso ritenute fiscali. Un contribuente, costretto a restituire somme percepite e già tassate alla fonte, ha il diritto di chiedere il rimborso immediato delle imposte all'Amministrazione Finanziaria. Questo diritto è alternativo alla deduzione dell'onere dal reddito futuro e non è subordinato all'effettiva restituzione delle somme all'ente erogatore. La Corte ha chiarito che il presupposto per la restituzione sorge nel momento in cui viene accertato l'obbligo di rendere le somme, e non quando avviene il pagamento rateale.
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Rimborso IRPEF su somme restituite: la Cassazione
Un contribuente, dopo aver restituito a un ente pensionistico delle somme percepite indebitamente e già tassate, ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che l'unica via fosse la deduzione dal reddito. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7960/2024, ha stabilito che il contribuente ha la libera scelta tra la deduzione dell'onere e la richiesta di rimborso IRPEF diretto, confermando il diritto del cittadino a recuperare le imposte non più dovute.
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Rimborso ritenute indebite: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7936/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di rimborso delle ritenute indebite. Il caso riguardava una contribuente che, dopo aver percepito somme a titolo di pensione e aver pagato le relative imposte, era stata obbligata a restituirle all'ente previdenziale. La Corte ha chiarito che il termine di 48 mesi per chiedere il rimborso delle tasse non decorre dalla data del versamento originario, ma dal momento successivo in cui è sorto l'obbligo di restituzione delle somme. Viene così tutelato il diritto del contribuente a recuperare le imposte su redditi che, di fatto, non sono mai stati consolidati nel suo patrimonio.
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Decadenza garanzia vizi appalto: la Cassazione decide
Un committente ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa costruttrice per vizi dell'opera e per un credito ceduto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La richiesta di risarcimento per i difetti è stata respinta a causa della tardiva denuncia, integrando la decadenza garanzia vizi appalto. Anche la pretesa derivante dalla cessione del credito è stata rigettata per carenza di prova sia del credito stesso che dell'atto di cessione.
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Decadenza TARSU: quando scade il potere di accertamento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7824/2024, ha chiarito i termini per la decadenza TARSU. In caso di omessa dichiarazione per un'occupazione preesistente all'anno d'imposta, il termine di decadenza quinquennale per l'accertamento decorre dal 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione doveva essere presentata (entro il 20 gennaio dello stesso anno d'imposta). Nel caso di specie, un avviso di accertamento per il 2011 notificato a fine 2017 è stato ritenuto tardivo, confermando l'estinzione del potere impositivo dell'ente.
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Sospensione termini processuali: Covid e feriale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7702/2024, ha stabilito che la sospensione dei termini processuali dovuta all'emergenza Covid-19 si cumula con la successiva sospensione feriale. Il caso riguardava una società che aveva impugnato avvisi di accertamento TARI. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'appello inammissibile per tardività, non calcolando la sospensione feriale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che le due sospensioni, avendo finalità diverse e non sovrapponendosi temporalmente nel caso di specie, devono essere sommate, garantendo così il pieno diritto di difesa.
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Esenzione IMU beni merce: non è retroattiva
Una società di costruzioni ha richiesto il rimborso dell'IMU versata nel 2012 per i suoi immobili invenduti, i cosiddetti "beni merce", sostenendo l'incostituzionalità della norma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione IMU beni merce, introdotta con efficacia dal 2014, non può essere applicata retroattivamente. La decisione sottolinea che le agevolazioni fiscali sono frutto di una scelta discrezionale del legislatore e non possono essere estese dai giudici oltre i limiti temporali previsti dalla legge.
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Ricusazione giudice: valida anche dopo la condanna?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di ricusazione del giudice è ammissibile anche dopo la lettura del dispositivo di condanna, se il processo prosegue con l'udienza per la valutazione di una pena sostitutiva (ex art. 545-bis c.p.p.). Tale udienza è considerata parte integrante della fase giurisdizionale. La Corte ha annullato l'ordinanza che riteneva tardiva l'istanza, precisando che il termine per la ricusazione decorre dalla conoscenza effettiva dei fatti e non da semplici sospetti.
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Prescrizione della pena: decorrenza e sospensione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11608 del 2024, ha stabilito un principio cruciale sulla prescrizione della pena. In caso di revoca della sospensione condizionale, il termine di prescrizione inizia a decorrere non dalla data del provvedimento di revoca, ma dalla data in cui la sentenza di condanna per il nuovo reato (che causa la revoca) diventa irrevocabile. Questo perché la seconda condanna è la causa giuridica della revoca, mentre l'ordinanza successiva ha solo una natura dichiarativa. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e dichiarato l'estinzione della pena per intervenuta prescrizione.
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Decadenza benefici amianto: la prima domanda conta
Un ente previdenziale ricorre contro la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto a un lavoratore i benefici per esposizione all'amianto. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il termine di decadenza per l'azione giudiziaria decorre dalla prima domanda amministrativa (del 2008) e non da una successiva (del 2015). Di conseguenza, l'azione del lavoratore era tardiva e il suo diritto estinto per decadenza benefici amianto.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7446/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione per la rivalutazione contributiva da esposizione ad amianto. Un lavoratore si era visto negare il beneficio dalla Corte d'Appello, la quale aveva fatto decorrere il termine decennale di prescrizione dalla data del pensionamento. La Cassazione ha cassato la sentenza, chiarendo che il termine di prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto effettiva conoscenza o poteva avere conoscenza del suo diritto, ovvero dell'esposizione nociva. La causa è stata rinviata per un nuovo esame basato su questo principio.
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Prescrizione credito professionale: quando decorre?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi per un'attività svolta in un giudizio amministrativo, ma il cliente ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione del credito professionale non decorre dalla scadenza del termine di inattività processuale, ma dal momento in cui il giudice dichiara formalmente l'estinzione del processo con un decreto. Fino a quel momento, il rapporto professionale non può considerarsi concluso.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7373/2024, ha confermato la prescrittibilità del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Il termine decennale di prescrizione decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce consapevolezza dell'esposizione, momento che la Corte ha identificato con la presentazione della domanda di certificazione all'INAIL. Una successiva domanda all'INPS, presentata oltre dieci anni dopo tale data, è stata quindi ritenuta tardiva.
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Remissione di debito: la Cassazione annulla sentenza
Una società committente cita in giudizio l'impresa appaltatrice e i professionisti per gravi vizi in un'opera di consolidamento. La Corte d'Appello rigetta la domanda, ravvisando una tacita remissione di debito nel fatto che le parti avessero stipulato un secondo contratto per rimediare ai vizi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la remissione di debito è un'eccezione che deve essere sollevata dalla parte interessata e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice, soprattutto senza aver prima stimolato il dibattito tra le parti (il contraddittorio). La sentenza viene cassata con rinvio.
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Prescrizione amianto: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore si è visto negare la rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto a causa della prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di prescrizione amianto decorre non dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore dimostra consapevolezza dell'esposizione, presentando domanda di accertamento all'ente assicuratore. Questa ordinanza sottolinea l'importanza di agire tempestivamente.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un avvocato che lamentava un errore di fatto revocatorio in una precedente sentenza. Il professionista sosteneva che la Corte avesse errato nel calcolare i tempi di prescrizione del suo illecito disciplinare. Le Sezioni Unite hanno chiarito che un'errata valutazione di questioni giuridiche o di elementi già discussi tra le parti, come la decorrenza della prescrizione, costituisce un errore di giudizio e non un errore di fatto revocatorio. Quest'ultimo, infatti, si configura solo in caso di una svista su un fatto non controverso e decisivo.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
Un lavoratore si è visto negare la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto in quanto prescritta. La Corte d'Appello aveva fissato l'inizio del termine di prescrizione alla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la prescrizione della rivalutazione contributiva decorre solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce effettiva consapevolezza del danno, un fatto che deve essere accertato in concreto e non presunto.
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Prescrizione amianto: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore si è visto negare i benefici per l'esposizione ad amianto a causa della prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7322/2024, ha confermato che il termine di prescrizione amianto decorre dal momento della presentazione della domanda di accertamento all'INAIL. Tale atto dimostra la piena consapevolezza del lavoratore, rendendo irrilevante l'esito, anche negativo, della richiesta stessa ai fini del decorso del tempo per agire verso l'INPS.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7279/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di prescrizione della rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Un lavoratore si è visto negare il beneficio dalla Corte d'Appello, la quale aveva fissato l'inizio del termine decennale di prescrizione alla data del pensionamento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che il termine non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto effettiva conoscenza o poteva avere conoscenza del suo diritto. La sola data di pensionamento non è un elemento sufficiente a dimostrare tale consapevolezza.
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Licenziamento giusta causa: condotta extralavorativa
Un dipendente pubblico, agendo nel suo ruolo secondario di giudice onorario, ha commesso un abuso d'ufficio ai danni del suo stesso datore di lavoro, un Comune. A seguito della condanna penale definitiva, l'ente ha riattivato il procedimento disciplinare e lo ha licenziato. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, stabilendo che anche una condotta extralavorativa, se mina irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro, costituisce un valido motivo per la risoluzione del rapporto. La sentenza chiarisce anche le regole sulla sospensione e riattivazione dei procedimenti disciplinari nel pubblico impiego.
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