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Detenzione Ai Fini Di Spaccio

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133 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio: 227 dosi confermano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato in possesso di sostanze stupefacenti, rigettando il ricorso per detenzione ai fini di spaccio. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno valorizzato elementi oggettivi insuperabili. In particolare, il sequestro ha riguardato un quantitativo pari a 227 dosi medie singole, già suddivise e pronte per la distribuzione. La mancanza di redditi leciti dell'imputato e le modalità di conservazione della sostanza in luoghi pubblici hanno rafforzato il convincimento della finalità di cessione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità, limitandosi a riproporre questioni di merito già risolte nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione ai fini di spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione ai fini di spaccio di hashish. La difesa contestava la prova della destinazione alla vendita, ma i giudici hanno ritenuto i motivi di impugnazione troppo generici e privi di un confronto critico con la sentenza d'appello. La decisione conferma la condanna a sei mesi di reclusione e il pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando il cellulare ti incastra
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un giovane trovato in possesso di 54 grammi di marijuana. La decisione si fonda sulla prova della detenzione ai fini di spaccio, desunta non solo dal quantitativo, ma anche dal ritrovamento di strumenti per la pesatura e di fotografie sul cellulare ritraenti coltivazioni indoor. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che l'assenza di precedenti penali non garantisce automaticamente le attenuanti generiche, specialmente se l'imputato ha tentato di ostacolare le indagini impedendo l'accesso ai propri dati digitali. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle Ammende per aver proposto un ricorso basato su motivi generici e già ampiamente analizzati nei gradi precedenti.
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Detenzione ai fini di spaccio: il confine tra uso e cessione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione ai fini di spaccio. L'imputato era stato trovato in possesso di oltre 600 dosi medie singole di hashish e marijuana. Durante il controllo, il soggetto aveva tentato di disfarsi di un panetto da 100 grammi gettandolo dalla finestra. La difesa sosteneva l'uso personale, citando il percorso di recupero presso il SERT. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la dipendenza dichiarata riguardava la cocaina, sostanza diversa da quella sequestrata. La quantità elevata, la varietà delle droghe e la condotta elusiva hanno confermato la finalità di cessione a terzi.
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Detenzione ai fini di spaccio: tra uso personale e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un soggetto sorpreso con un mix di cocaina, marijuana e hashish. Il ricorrente, che viaggiava su un monopattino, è stato trovato in possesso di diverse dosi già confezionate. La difesa ha tentato di sostenere l'uso personale e ha richiesto la riqualificazione del reato nel fatto di lieve entità. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la varietà delle sostanze e lo stato di disoccupazione dell'imputato sono indici chiari di un'attività di vendita. La quantità complessiva di droga sequestrata ha inoltre impedito l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio: guida al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione ai fini di spaccio. Il ricorrente sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale, ma la Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già discusso e respinto in appello. La sentenza impugnata è stata ritenuta immune da vizi logici, avendo correttamente valorizzato i dati processuali che confermavano la finalità di spaccio della sostanza stupefacente.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione ai fini di spaccio di cocaina. Nonostante il modico quantitativo (2,7 grammi) e l'assenza di denaro contante, i giudici hanno valorizzato l'elevata purezza della sostanza (74%), la suddivisione in cinque involucri pronti per la cessione e il comportamento sospetto dell'imputato, che aveva tentato di disfarsi della droga alla vista delle forze dell'ordine. La sentenza ribadisce che la finalità di spaccio può essere desunta da elementi indiziari univoci, come la sproporzione tra il costo della droga pura e le condizioni economiche dell'indagato.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri di condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto che deteneva sostanze stupefacenti in circostanze non compatibili con l'uso personale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché si limitava a riproporre questioni di fatto già risolte nei gradi precedenti. La Corte ha valorizzato indici precisi come il quantitativo rilevante, le modalità di custodia, il possesso di strumenti per la pesatura e l'assenza di un reddito lecito idoneo a giustificare l'acquisto della droga come scorta personale.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione ai fini di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha rilevato che le doglianze erano meramente reiterative di quanto già analizzato dalla Corte d'Appello, senza un reale confronto critico con la sentenza impugnata. La decisione conferma che la prova della destinazione allo spaccio può essere desunta da elementi quali la quantità e qualità della sostanza, le modalità di custodia e i precedenti penali del soggetto.
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Detenzione ai fini di spaccio: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di 14 grammi di cocaina. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa si è limitata a contestazioni generiche, tentando di ottenere una nuova valutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità. La Corte ha valorizzato il confezionamento in involucri termosaldati e il tentativo dell'imputato di occultare la sostanza sotto il sedile dell'auto come prove inequivocabili della destinazione alla vendita.
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Detenzione ai fini di spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una condanna per detenzione ai fini di spaccio. Il ricorrente ha proposto motivi giudicati generici, in quanto non hanno contestato adeguatamente le prove testimoniali raccolte, incluse le dichiarazioni di un acquirente. La Suprema Corte ha confermato che la motivazione del giudice di merito era congrua e basata su elementi probatori solidi, condannando l'imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un soggetto per il reato di detenzione ai fini di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riproporre argomentazioni già respinte in appello. La Corte ha ribadito che la quantità della sostanza, la sua tipologia e il ritrovamento di strumenti per la pesatura e il confezionamento escludono categoricamente la destinazione all'uso esclusivamente personale, configurando pienamente la condotta di spaccio.
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Detenzione ai fini di spaccio: prove e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nonostante la modesta quantità di droga rinvenuta. Gli elementi decisivi sono stati il ritrovamento di materiale per il confezionamento e di un quaderno con appunti riconducibili a un'attività di vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già vagliate e non offriva nuovi elementi per il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Detenzione ai fini di spaccio: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto sorpreso con oltre 17 grammi di cocaina. L'imputato aveva tentato di occultare e poi disperdere la sostanza durante un controllo stradale. Oltre allo stupefacente, sono stati rinvenuti denaro contante e materiale per il confezionamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo la motivazione dei giudici di merito logica e coerente nel dimostrare la destinazione della droga alla vendita.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di due imputati, rigettando i ricorsi per inammissibilità. La difesa sosteneva la destinazione all'uso personale della sostanza e contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il superamento del limite tabellare, sebbene non sia prova esclusiva, costituisce un elemento decisivo se unito alle modalità dell'azione e alle condizioni personali dei soggetti. Inoltre, il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto legittimo in quanto basato sulla gravità oggettiva dei fatti e sulla personalità dei rei.
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Detenzione ai fini di spaccio: limiti e prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un imputato trovato in possesso di 248 grammi di marijuana. La decisione sottolinea che l'elevato numero di dosi ricavabili (628) e le modalità di occultamento della droga all'interno del veicolo escludono la configurabilità del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva argomenti di merito già affrontati in appello, senza contestare validamente la motivazione dei giudici territoriali riguardo al diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri di prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di due imputati. Gli elementi probatori, tra cui il possesso di circa 300 grammi di cocaina (pari a oltre 1700 dosi), strumenti di confezionamento e ingenti somme di denaro in contanti a fronte di uno stato di disoccupazione, hanno reso evidente la finalità commerciale. La Corte ha inoltre ribadito che il passeggero di un veicolo risponde di resistenza se partecipa attivamente alla fuga per occultare le prove del reato, escludendo l'ipotesi della lieve entità per la professionalità dimostrata.
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Detenzione ai fini di spaccio: i rischi del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di tre soggetti, rigettando la tesi dell'uso personale. La decisione si fonda sul rinvenimento di sostanza già suddivisa in dosi e di materiale per il confezionamento. La Corte ha inoltre chiarito che il comportamento dei familiari volto a ritardare l'ingresso della polizia costituisce un ausilio concreto alla detenzione illecita. Sono state negate le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali degli imputati.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un soggetto trovato in possesso di circa 2000 dosi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale e citasse precedenti archiviazioni per fatti simili, la Corte ha ritenuto decisivi il frazionamento della droga in due abitazioni diverse, il rinvenimento di ingenti somme di denaro contante e la prova di una precedente cessione di cocaina. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Disoccupato con droga: condanna per detenzione ai fini di spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo disoccupato trovato in possesso di un notevole quantitativo di hashish e marijuana. I giudici hanno stabilito che la detenzione ai fini di spaccio era evidente non solo per la quantità, ma anche per la presenza di diversi involucri e la varietà della droga. La Corte ha ritenuto che questi elementi, uniti allo stato di disoccupazione dell'imputato, costituissero un quadro indiziario solido, respingendo la tesi dell'uso personale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento di una sanzione pecuniaria.
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