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Detenzione Ai Fini Di Spaccio

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133 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio: condanna definitiva per ricorso vago
Un uomo viene condannato per detenzione ai fini di spaccio di cocaina. I giudici riconoscono l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', condannandolo a un anno di reclusione e 2.000 euro di multa. L'imputato presenta ricorso alla Corte di Cassazione, ma questo viene dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di argomenti già respinti in appello e non criticavano in modo specifico la logica della sentenza. Di conseguenza, la condanna per detenzione ai fini di spaccio è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare ulteriori spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Droga e contanti: condanna per spaccio anche senza bilancino
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio, stabilendo un principio chiaro: anche senza strumenti per il confezionamento come bilancini o bustine, la destinazione della droga alla vendita può essere provata da altri indizi. Nel caso specifico, un uomo è stato trovato di notte in un'auto con una quantità di stupefacente sufficiente per quasi cinquanta dosi e circa 2.700 euro in contanti di piccolo taglio. Secondo i giudici, questi elementi, uniti alle circostanze sospette (un altro veicolo in fuga e la mancanza di giustificazioni plausibili per il denaro), sono sufficienti a escludere l'uso personale e a dimostrare l'intento di spacciare. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Spaccio e Reddito di Cittadinanza: Condanna per Detenzione di Droga
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di una donna. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine hanno trovato cocaina, un bilancino di precisione, un'agenda con nomi e cifre e una notevole somma di denaro. Questi elementi sono stati ritenuti incompatibili con la sua precaria situazione economica, dato che percepiva il reddito di cittadinanza. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, stabilendo che la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti era logica e coerente. Il ricorso mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione ai fini di spaccio. L'imputato contestava la valutazione delle prove che dimostravano l'intenzione di vendere la sostanza. La Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a riproporre questioni di fatto già correttamente e logicamente valutate nei gradi precedenti. Di conseguenza, la condanna per detenzione ai fini di spaccio è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3.000 euro.
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Detenzione ai fini di spaccio: droga e contanti, condanna certa
La Corte di Cassazione conferma una condanna per detenzione ai fini di spaccio. Un uomo è stato trovato con una quantità di droga superiore ai limiti di legge, già suddivisa in dosi, e con una somma di 4.340 euro in banconote di piccolo taglio. Secondo i giudici, il superamento del limite quantitativo, da solo, non basta per provare lo spaccio. Tuttavia, se unito ad altri elementi come il frazionamento in dosi e il possesso di denaro non giustificato, costituisce una prova sufficiente dell'intenzione di vendere la sostanza. L'appello dell'imputato è stato respinto perché si limitava a contestare i fatti, cosa non permessa in sede di Cassazione.
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Droga e bilancino: per la Cassazione è detenzione ai fini di spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo disoccupato, padre di tre figli, trovato in possesso di 48,5 grammi di marijuana e un bilancino di precisione. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale, ma i giudici hanno ritenuto che la quantità, la presenza del bilancino e le precarie condizioni economiche fossero indizi sufficienti a configurare la detenzione ai fini di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro.
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Detenzione ai fini di spaccio: cani e contanti non salvano dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un uomo disoccupato. I giudici hanno ritenuto provata l'intenzione di vendere la droga sulla base di diversi indizi: la quantità (37 grammi), l'occultamento della sostanza in più punti (federa di un cuscino e cassetto di una stampante) e il possesso di oltre 1.000 euro in contanti, somma incompatibile con il suo stato di disoccupazione. La Corte ha inoltre giudicato corretta la decisione di non concedere le attenuanti generiche, a causa del comportamento ostativo dell'imputato che aveva usato i propri cani per impedire l'accesso alle forze dell'ordine. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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53 dosi e contanti al bar: è detenzione ai fini di spaccio
Due persone vengono fermate in un bar e trovate in possesso di 53 dosi di stupefacenti, quattro panetti da suddividere e una notevole somma di denaro in piccolo taglio. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna per detenzione ai fini di spaccio. Secondo i giudici, la grande quantità di droga, il denaro contante non giustificato, la necessità di dividere ulteriormente la sostanza e il comportamento sospetto alla vista della polizia sono indizi sufficienti a escludere l'uso personale. L'insieme di questi elementi prova in modo logico l'intenzione di vendere la droga a terzi. Il ricorso dell'imputato è stato quindi respinto, rendendo la condanna definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: 149g di cocaina non sono uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due individui trovati in possesso di 149 grammi di cocaina, nascosti nel cambio dell'auto. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi per configurare la detenzione ai fini di spaccio diversi elementi: l'ingente quantitativo (il 'dato ponderale'), le modalità di occultamento della droga, il comportamento degli imputati al momento del controllo e l'assenza di prove a sostegno dell'uso personale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: condanna anche senza prove di vendita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un individuo. Secondo i giudici, il solo superamento dei limiti di quantità per uso personale non è una prova automatica, ma diventa un indizio decisivo se unito ad altri elementi. Nel caso specifico, il ritrovamento dell'uomo in una nota piazza di spaccio, il possesso di ulteriore droga a casa e la presenza di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento hanno reso inverosimile la tesi dell'uso personale. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo la condanna definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: bilancino e reddito incastrano l’indagato
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un uomo trovato con cocaina, bilancino di precisione e macchina per sottovuoto. L'indagato si era difeso sostenendo l'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto inverosimile la sua versione. La Corte ha stabilito che la combinazione tra il quantitativo, gli strumenti per il confezionamento e la situazione economica dell'uomo costituiscono gravi indizi di detenzione ai fini di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura cautelare.
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Detenzione ai fini di spaccio: disabilità non basta contro la prova
Un uomo condannato per detenzione ai fini di spaccio di hashish e marijuana ricorre in Cassazione. Sostiene che la sua invalidità fisica (una zoppia) non fosse compatibile con la descrizione del fuggitivo e che la pena fosse eccessiva. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici affermano che il possesso oggettivo della droga e del denaro è un fatto decisivo che rende irrilevante la difficoltà a deambulare. La pena, vicina al minimo, è stata inoltre considerata congrua in virtù dei precedenti penali dell'imputato. La condanna per detenzione ai fini di spaccio diventa così definitiva.
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25g di hashish: condannato per spaccio, non basta dire ‘uso personale’
Un uomo viene condannato per detenzione ai fini di spaccio dopo essere stato trovato con circa 25 grammi di hashish. La difesa sostiene si tratti di uso personale, ma la Corte di Cassazione conferma la condanna. La decisione non si basa solo sulla quantità di droga, sufficiente per 252 dosi, ma su un quadro complessivo di indizi. Tra questi, il comportamento sospetto dell'imputato in una nota zona di spaccio e la mancata dimostrazione di uno stato di tossicodipendenza. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché chiedeva una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
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Spaccio confermato per 200g di hashish: i precedenti aggravano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un individuo trovato in possesso di quasi 200 grammi di hashish. I giudici hanno escluso l'ipotesi dell'uso personale basandosi su tre indizi chiave: l'ingente quantitativo, l'assenza di prove che l'imputato fosse un tossicodipendente e la mancanza di un reddito sufficiente a giustificare l'acquisto. È stato inoltre negato qualsiasi sconto di pena a causa dei precedenti penali recenti e specifici dell'imputato, considerati un indicatore di pericolosità sociale. L'appello è stato quindi respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: contanti e coltello valgono condanna
Un soggetto viene condannato per detenzione ai fini di spaccio di hashish. La Corte d'Appello basa la sua decisione su una serie di indizi: la suddivisione della sostanza in dosi, il possesso di un'ingente somma di denaro e di un coltello sporco di droga, oltre alle precarie condizioni economiche dell'imputato, incompatibili con un acquisto per solo uso personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione dei fatti operata dai giudici precedenti era logica e ben motivata. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione.
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Detenzione ai fini di spaccio: bilancino per il cane non basta
Un uomo, condannato per detenzione ai fini di spaccio, presenta ricorso in Cassazione. Sostiene che la droga fosse per uso personale e che un bilancino ritrovato servisse a pesare il cibo per il cane. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la Cassazione non può rivalutare i fatti, ma solo controllare la corretta applicazione della legge. La motivazione della Corte d'Appello, basata sul notevole quantitativo di droga e sulla scusa poco credibile del bilancino, è stata ritenuta logica e sufficiente a giustificare la condanna per detenzione ai fini di spaccio. La condanna diventa quindi definitiva.
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Detenzione ai fini di spaccio: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di 15 dosi di crack e 400 euro in contanti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la Corte ha ritenuto che il frazionamento della sostanza e l'assenza di reddito lecito dell'imputato fossero prove inequivocabili della finalità di vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni di fatto non proponibili in sede di legittimità.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri di condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un uomo trovato in possesso di marijuana, cocaina e hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto determinanti il numero di dosi ricavabili (44 di marijuana e 8,5 di cocaina), la suddivisione della sostanza in più contenitori e il rinvenimento di un bilancino di precisione nascosto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a sollecitare una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità.
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Detenzione ai fini di spaccio: il peso degli indizi sulla droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un uomo trovato in possesso di modiche quantità di cocaina e marijuana. Nonostante il ridotto peso delle sostanze, i giudici hanno ritenuto decisivi gli elementi circostanziali rinvenuti nell'abitazione. Tra questi, due bilancini di precisione nascosti tra le lenzuola, rotoli di nastro isolante colorato per sigillare le dosi, bustine in cellophane ritagliate e un foglietto manoscritto con nomi e cifre. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla destinazione della droga spetta al giudice di merito. Se la motivazione è logica e coerente con le prove raccolte, la decisione non può essere contestata in sede di legittimità, anche se il quantitativo di stupefacente appare contenuto.
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Detenzione ai fini di spaccio: tra uso personale e prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato in possesso di circa 14 grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre tremila euro in contanti. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale e che il denaro derivasse da regali per un imminente matrimonio. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che la detenzione ai fini di spaccio fosse provata dalla suddivisione in dosi e dal ritrovamento di un bilancino di precisione occultato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze erano generiche e miravano a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità. La decisione ribadisce che l'assenza di dettagli specifici sull'acquisto della droga indebolisce la tesi dell'uso personale.
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