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Definizione Agevolata

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3499 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: stop alle liti fiscali senza doppie tasse
Tre società contribuenti hanno impugnato in Cassazione gli avvisi di accertamento IVA emessi dall'Agenzia delle Entrate, che contestavano la deducibilità di alcuni costi per mancanza di inerenza. Durante la causa, le società hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali, pagando l'intero debito fiscale e rinunciando al ricorso. Anche l'ufficio finanziario ha confermato il regolare pagamento, chiedendo la chiusura della lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, trattandosi di estinzione, i contribuenti non sono tenuti a versare il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle controversie: il fisco si ferma
Un lavoratore autonomo riceveva un accertamento fiscale basato sugli studi di settore. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Amministrazione Finanziaria ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente presentava domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto legge numero 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha depositato l'istanza di trattazione entro il termine stabilito del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la lite tributaria si chiude definitivamente con la sanatoria, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la Società batte il Fisco pagando il dovuto
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza favorevole a una Società in merito a un avviso di accertamento IVA. Durante il giudizio, la Società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente il debito dovuto e chiedendo la chiusura della causa. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di giudizio a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: salva la socia, non i soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione del giudice d'appello che aveva dichiarato estinto l'intero processo tributario contro una società di persone e i suoi soci. L'estinzione era stata pronunciata a seguito della definizione agevolata delle liti richiesta da una sola socia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sanatoria di un singolo socio non estingue la controversia per gli altri soggetti coinvolti. Di conseguenza, la causa per il recupero di IVA, IRAP e IRPEF nei confronti della società e dell'altro socio deve proseguire davanti alla Commissione Tributaria Regionale.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite con il Fisco
Una società riceve un avviso di accertamento per IVA, IRPEG e IRAP. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente presenta istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, dimostrando di aver già versato una somma superiore a quella dovuta per sanare la pendenza. L'Agenzia delle Entrate non si oppone alla richiesta. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, disponendo che le spese di lite restino a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali senza raddoppio tasse
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole a una società in merito al recupero di imposte per costi di consulenza ritenuti indeducibili. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando la prima rata. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro il termine di legge del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e la società non deve pagare il raddoppio del contributo unificato.
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Sospensione dei termini di impugnazione: il Fisco evita il ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibile, perché tardivo, il suo appello contro una contribuente in materia di imposta di registro. La CTR non aveva considerato la sospensione dei termini di impugnazione prevista dal decreto legge sulla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione semestrale dei termini opera in modo automatico per tutte le parti in causa, inclusa l'amministrazione finanziaria, purché la controversia rientri tra quelle definibili e il termine scada nel periodo previsto dalla legge. Di conseguenza, l'appello dell'ufficio era tempestivo e la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Termine lungo per l’impugnazione: ricorso tardivo e fisco salvo
Il Contribuente impugnava due avvisi di accertamento per IRPEF e IRAP. Nel corso del giudizio di Cassazione, il Contribuente aderiva alla definizione agevolata per la sola controversia IRAP, estinguendo il relativo giudizio. Per la controversia IRPEF, invece, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Infatti, il ricorso è stato notificato oltre il termine lungo per l'impugnazione di sei mesi dal deposito della sentenza, previsto dall'art. 327 c.p.c. La Corte ha chiarito che la riunione delle cause non fa venir meno la loro autonomia: l'estinzione di una lite non sana la tardività del ricorso per l'altra. Il Contribuente perde la causa IRPEF e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Estinzione del giudizio tributario: il silenzio chiude la lite
Un socio di una s.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento per imposte sui redditi di capitale. In Cassazione, il contribuente ha ottenuto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata. Tuttavia, alla scadenza del periodo di sospensione, nessuna delle parti ha riassunto la causa nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: quando il silenzio costa caro
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per omesso versamento IVA. Durante il ricorso in Cassazione, la società ha ottenuto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Tuttavia, scaduto il periodo di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto a riattivare la causa nei termini di legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, disponendo che le spese del processo restino a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il silenzio batte il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro i Soci della Società Cessata per contestare l'annullamento di un avviso di accertamento IVA. Durante il processo, i contribuenti hanno chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte ha concesso la sospensione. Tuttavia, scaduto il termine di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa nei tempi previsti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo provvedimento chiude definitivamente la controversia, lasciando le spese di giustizia a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: se nessuno riassume la causa il fisco perde
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una società per un avviso di accertamento relativo a imposte dirette e IVA. La società ha richiesto e ottenuto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Tuttavia, una volta terminato il periodo di sospensione, nessuna delle parti ha provveduto a riattivare la causa nei termini stabiliti dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, stabilendo che le spese processuali restano a carico della parte che le ha anticipate.
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Fisco e verbali: valida la motivazione per relationem
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento a una società e ai suoi soci basandosi sul verbale della Guardia di Finanza. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli atti per difetto di motivazione, ritenendo necessaria un'autonoma valutazione dell'ufficio. La Cassazione ha invece chiarito che la motivazione per relationem, ovvero il rinvio al verbale allegato o noto al contribuente, è pienamente legittima ed evita inutili ripetizioni di scrittura. Per la società e un socio il giudizio si è estinto grazie alla definizione agevolata della lite, mentre per l'altro socio la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: la società vince contro il fisco silente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per IRES emesso contro una società assicurativa. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando la somma dovuta. Poiché l'ufficio finanziario non ha opposto alcun diniego nei termini di legge e nessuna delle parti ha chiesto la prosecuzione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta definizione agevolata, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla cartella del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento da oltre 141.000 euro contro una società per omessi versamenti IVA e IRES. La società ha impugnato l'atto contestando la carenza di motivazione, l'omessa notifica dell'avviso bonario e la mancata indicazione del responsabile del procedimento. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla definizione agevolata delle liti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando quanto dovuto tramite modello F24. Poiché è decorso il termine di legge senza richieste di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alle liti fiscali e spese azzerate
Una società di persone e i suoi soci hanno impugnato diversi avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte e sanzioni. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, i contribuenti hanno presentato rinuncia al ricorso, avendo aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e avendo pagato le somme dovute. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia. Inoltre, i giudici hanno stabilito la compensazione delle spese di lite, spiegando che condannare il contribuente al pagamento delle spese contrasterebbe con lo scopo della definizione agevolata, che mira a favorire la risoluzione amichevole delle pendenze fiscali senza ulteriori aggravi per il cittadino.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un dipendente d'albergo, contestando redditi non dichiarati derivanti da mance, locazioni e un'attività di servizi. Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Durante il processo, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata (la cosiddetta pace fiscale) e ha pagato le prime rate previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e della mancanza di obiezioni da parte del fisco. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La causa si chiude così definitivamente senza vincitori né vinti, e ognuno paga le proprie spese legali.
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Notifica della sentenza tributaria: il dubbio che blocca il Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione che annullava alcuni avvisi di accertamento per difetto di sottoscrizione. I Contribuenti hanno eccepito la tardività del ricorso, sostenendo di aver eseguito la notifica della sentenza tributaria tramite consegna diretta insieme a un'istanza di sgravio. Nel frattempo, i Contribuenti hanno richiesto la definizione agevolata per alcune annualità. La Corte di Cassazione, rilevando che la validità della consegna diretta ai fini del decorso del termine breve è al vaglio delle Sezioni Unite, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia chiarificatrice.
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Definizione agevolata: stop al processo tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello favorevole a una società e ai suoi soci in merito a un accertamento Irpef. Durante il giudizio di Cassazione, i soci hanno estinto la loro posizione tramite la definizione agevolata prevista dalla legge. La società, a sua volta, ha richiesto la sospensione del processo avendo presentato domanda di definizione agevolata per la propria posizione e pagato la prima rata. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di verificare la documentazione prodotta dalla società e garantire il contraddittorio con il fisco, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, ordinando alla società di notificare all'amministrazione finanziaria l'elenco dei documenti relativi alla sanatoria entro sessanta giorni.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario per le rate
Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per Irpef, Irap e Iva relativi agli anni 2006 e 2007. Nonostante la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, il cittadino aveva subito ritenute d'acconto sulle provvigioni percepite. Nel corso del giudizio di Cassazione, il ricorrente ha chiesto l'adesione alla definizione agevolata per estinguere il debito. L'Amministrazione Finanziaria ha approvato un piano di pagamento rateale con scadenza a fine 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta e ha disposto la sospensione del giudizio in attesa del regolare pagamento di tutte le rate, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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