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De Plano — Anno 2026

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468 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Ricorso post patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2392/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso post patteggiamento presentato da un imputato. La Corte ha stabilito che la scelta del patteggiamento implica la rinuncia a sollevare eccezioni successive, specialmente se incompatibili con l'accordo sulla pena, come la contestazione del diniego della messa alla prova. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso: il caso del patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'ordinanza chiarisce che il semplice richiamo all'art. 129 c.p.p. nella motivazione è sufficiente per attestare che il giudice ha escluso cause di proscioglimento, rendendo i motivi proposti non consentiti.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello non è valido
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro una sentenza di patteggiamento. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, relativi alla presunta mancanza di motivazione sulla responsabilità, erano incompatibili con l'accordo sanzionatorio precedentemente accettato dall'imputato stesso, il quale presuppone il suo consenso. Di conseguenza, l'appello è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile dopo concordato: la Cassazione
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi addotti dal ricorrente, relativi alla mancata motivazione sulla responsabilità, erano in palese contrasto con un precedente accordo sanzionatorio. La decisione sottolinea che l'accettazione di un concordato preclude la possibilità di contestare successivamente i punti che ne costituiscono il presupposto, come l'ammissione di colpevolezza.
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Erronea qualificazione giuridica: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso basato sulla erronea qualificazione giuridica di un reato di spaccio. La Corte chiarisce che tale motivo è valido solo se l'errore è palese e non richiede una nuova valutazione dei fatti, come la quantità di stupefacente, per decidere sulla lieve entità del reato.
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Ricorso inammissibile e pena concordata: il limite
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato non può contestare la responsabilità penale dopo aver accettato l'accordo con la pubblica accusa, rendendo le sue motivazioni incompatibili con il consenso prestato. La decisione conferma che l'accettazione della pena concordata preclude la possibilità di rimettere in discussione la propria colpevolezza.
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Ricorso per cassazione: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione proposto contro una sentenza di patteggiamento. L'ordinanza chiarisce che la contestazione sulla qualificazione giuridica del reato di spaccio è permessa solo se l'errore è palese e immediatamente riscontrabile dagli atti, senza richiedere una nuova valutazione dei fatti. Nel caso specifico, la richiesta di derubricare il reato a un'ipotesi di minore gravità è stata respinta in quanto implicava un riesame del merito, vietato in questa sede, soprattutto a fronte di un notevole quantitativo di stupefacente (160 grammi di cocaina).
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Revoca affidamento in prova: il divieto triennale
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del divieto triennale di accesso a misure alternative dopo la revoca dell'affidamento in prova. Il divieto, precisa la Corte, non è una presunzione di pericolosità, ma una conseguenza deterrente per la violazione delle prescrizioni. La decisione di inammissibilità può essere presa senza udienza ('de plano') se mancano i presupposti di legge.
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Riduzione della pena: la procedura corretta
Un condannato ha richiesto una riduzione della pena per non aver impugnato la sentenza emessa in sede di rinvio. La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della richiesta, ha corretto la procedura seguita. Ha stabilito che l'impugnazione presentata erroneamente come ricorso per cassazione deve essere riqualificata come 'opposizione' e trattata dalla Corte d'Appello. Questa ordinanza chiarisce che il corretto iter procedurale contro le decisioni del giudice dell'esecuzione in materia di riduzione della pena è l'opposizione, non il ricorso diretto in Cassazione.
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Atto abnorme: limiti al consulente tecnico di parte
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata che contestava il diniego del GIP a nuovi esami sul corpo della vittima. La Corte ha stabilito che la decisione del giudice, volta a preservare l'integrità delle prove, non costituisce un atto abnorme e rientra nel suo potere discrezionale, non potendo quindi essere impugnata in Cassazione.
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Decreto penale: nullità senza udienza in esecuzione
Un imputato ha contestato un decreto penale sostenendo la sua non esecutività per un difetto di notifica. Il giudice dell'esecuzione, senza fissare un'udienza, ha concesso solo la restituzione nel termine per fare opposizione, ignorando la richiesta principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fissare un'udienza per garantire il contraddittorio e deve pronunciarsi prioritariamente sulla validità del decreto penale prima di considerare altre istanze.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato contro una condanna per rapina aggravata. L'impugnazione era basata sulla presunta mancata verifica da parte del giudice di primo grado dell'esistenza di cause di non punibilità. La Corte ha ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso avverso una sentenza di patteggiamento sono tassativamente limitati e non includono la doglianza sollevata, confermando così la sentenza impugnata.
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Ricorso tardivo: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso poiché tardivo. Il termine di quindici giorni per l'impugnazione era scaduto, essendo stato calcolato dalla data di comunicazione via PEC dell'ordinanza al difensore. La tardività ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Riabilitazione misura di prevenzione: l’opposizione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di riabilitazione da una misura di prevenzione personale. Il Procuratore Generale aveva impugnato con ricorso per cassazione l'ordinanza di riabilitazione emessa dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha chiarito che il rimedio corretto non è il ricorso, ma l'opposizione davanti alla stessa Corte d'Appello che ha emesso il provvedimento. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione come opposizione e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per la prosecuzione del procedimento.
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Ricorso inammissibile: i limiti per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro una sentenza di applicazione della pena per reati di droga. Il motivo del ricorso inammissibile risiede nel fatto che l'appellante contestava la determinazione della pena, un motivo non consentito dalla legge (art. 448, c. 2-bis c.p.p.) per impugnare questo tipo di sentenze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
Un soggetto impugna una sentenza di patteggiamento per resistenza a pubblico ufficiale, lamentando la mancata assoluzione immediata ai sensi dell'art. 129 c.p.p. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativamente limitati e non comprendono quello addotto. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione corregge
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di un proprio dispositivo. A causa di un refuso, era stata erroneamente dichiarata irrevocabile la responsabilità di un imputato, mentre il suo ricorso era stato giudicato inammissibile. L'ordinanza ha rimosso la frase errata, ripristinando la coerenza della decisione originale.
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Giudizio di revisione: obblighi dopo annullamento
Un condannato in via definitiva per omicidio preterintenzionale presentava istanza di revisione. La Corte d'appello la dichiarava inammissibile 'de plano'. La Cassazione annullava tale ordinanza, rinviando a un'altra Corte d'appello. Quest'ultima, però, dichiarava nuovamente l'inammissibilità 'de plano'. La Cassazione, con la sentenza in esame, ha annullato anche questo secondo provvedimento, stabilendo un principio fondamentale sul giudizio di revisione: una volta che la Cassazione annulla la prima declaratoria di inammissibilità, la fase preliminare si considera superata. La Corte di rinvio è quindi obbligata a procedere con il giudizio di merito in contraddittorio, senza poter effettuare una nuova valutazione preliminare di ammissibilità.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso patteggiamento inammissibile, poiché proposto per motivi non consentiti dalla legge. L'imputato, dopo aver concordato la pena, ha tentato di contestare la propria responsabilità, una motivazione che esula dai casi previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. La Corte ha ribadito che l'accordo tra le parti rende inammissibili tali doglianze, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione presentato personalmente da un condannato avverso un provvedimento del Giudice dell'Esecuzione. La decisione si fonda sulla violazione dell'art. 613 c.p.p., che impone la sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato cassazionista, confermando che la difesa tecnica specializzata è un requisito imprescindibile in questo grado di giudizio.
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