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De Plano — Anno 2022

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1043 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per De Plano

Provvedimenti

Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello con riduzione della pena, ha impugnato la sentenza contestando la propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo del concordato in appello comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione originari. Di conseguenza, il ricorso in Cassazione è limitato esclusivamente a vizi sulla formazione della volontà delle parti, al consenso del pubblico ministero o all'illegalità della pena. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Istanza di ricusazione infondata: condanna e multa per l’indagato
L'Indagato ha proposto ricorso per cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile, senza udienza (de plano), la sua istanza di ricusazione nei confronti di un giudice del riesame. La difesa sosteneva che la questione meritasse una discussione in camera di consiglio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'incompatibilità lamentata non è prevista dalla legge né dalla Corte Costituzionale. Di conseguenza, l'istanza di ricusazione era manifestamente infondata per totale mancanza di presupposti legali, giustificando la decisione immediata senza udienza. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Richiesta di archiviazione: tra ritardi e diritti delle vittime
I familiari di un lavoratore deceduto in mare hanno impugnato il decreto di archiviazione del GIP, lamentando la mancata notifica della richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la dichiarazione della persona offesa di voler essere informata deve precedere la formulazione della richiesta di archiviazione da parte del PM. Se la richiesta della vittima è tardiva, non sorge l'obbligo di notifica. Tuttavia, la persona offesa conserva il diritto di presentare opposizione fino a quando il giudice non decide. Nel caso specifico, i ricorrenti avevano avuto oltre tre mesi di tempo per verificare lo stato del procedimento e opporsi, ma non lo hanno fatto. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità diretta della Direttiva europea 2012/29/UE.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due imputati condannati per reati in materia di armi. In secondo grado, la difesa e la pubblica accusa avevano raggiunto un accordo sulla pena tramite lo strumento del concordato in appello. Nonostante l'intesa, i condannati hanno proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'accordo sulla pena preclude la possibilità di contestare successivamente i punti concordati, salvo il caso di sanzioni illegali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa una multa
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché, a seguito della riforma del 2017, non è più consentito il ricorso personale in Cassazione senza l'assistenza e la firma di un avvocato abilitato al patrocinio davanti alle magistrature superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: quando è inutile
Il GUP del Tribunale di Catania applicava a L'Imputato la pena concordata di otto mesi di reclusione per violazione delle misure di prevenzione. L'Imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando l'omesso esame di cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a motivi specifici, come l'espressione della volontà, la difformità della sentenza rispetto all'accordo, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. Di conseguenza, le censure sulla motivazione in fatto o sulla mancata applicazione del proscioglimento immediato non sono ammissibili se la sentenza rispetta l'accordo tra le parti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa 3000€
Il Condannato ha presentato un ricorso per cassazione personale per contestare un provvedimento del Tribunale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Dal 2017, infatti, la legge vieta ai cittadini di firmare e depositare autonomamente l'atto di impugnazione davanti alla Suprema Corte. Questa attività spetta esclusivamente a un difensore abilitato e iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, i giudici hanno respinto la richiesta senza esaminare il merito dei fatti e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma autonoma costa 3000 euro
Un condannato ha presentato autonomamente un ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare una decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile poiché la legge vieta il ricorso per cassazione personale da parte del cittadino. L'atto deve essere sempre firmato da un difensore abilitato. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili della legge
Un imputato, accusato di tentato omicidio e porto abusivo di armi, concorda con il pubblico ministero una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione tramite patteggiamento. Successivamente, il difensore dell'imputato propone ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la legge limita fortemente il ricorso contro patteggiamento. È possibile impugnare la sentenza solo per motivi specifici, come il vizio della volontà, la difformità tra richiesta e sentenza, l'errata qualificazione del reato o l'illegalità della pena. Poiché i motivi presentati non rientrano in queste categorie, il ricorso viene rigettato e il ricorrente condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai da te costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato direttamente da un cittadino contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. La riforma del 2017 ha infatti eliminato la possibilità di presentare un ricorso personale in Cassazione senza l'assistenza di un avvocato abilitato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro un provvedimento del Tribunale di Padova. Il soggetto ha proposto l'impugnazione personalmente, senza l'assistenza di un difensore abilitato. I giudici hanno ribadito che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge 103/2017, è precluso il ricorso personale in Cassazione da parte dell'imputato o del condannato. L'atto deve essere necessariamente sottoscritto da un avvocato cassazionista, pena l'inammissibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca la Cassazione
L'Imputato, dopo aver ottenuto una riduzione di pena tramite il concordato in appello per i reati di rapina, ricettazione ed evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione della pena stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando la sentenza è il risultato di un accordo sulla pena tra difesa e accusa, non è possibile contestare in sede di legittimità la misura della sanzione pattuita. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva ridotto la pena per i reati di rapina e lesioni personali applicando il concordato in appello, ossia l'accordo sulla pena tra difesa e accusa. L'imputato ha successivamente impugnato la decisione contestando la misura della pena. I giudici di legittimità hanno ribadito che, quando vi è un accordo tra le parti, i motivi di ricorso relativi alla determinazione della pena sono inammissibili. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso
L'Imputato, condannato in primo grado per riciclaggio, ha concordato la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'accordo sulla pena comporta la rinuncia implicita a contestare la responsabilità penale e la qualificazione del reato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Impugnazione ordinanza di archiviazione: errore di rito costa caro
La parte offesa ha proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza di archiviazione emessa dal G.I.P., lamentando la mancata convocazione per l'udienza e l'omessa acquisizione di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione ordinanza di archiviazione non può essere proposta direttamente davanti alla Cassazione. La legge prevede infatti come unico rimedio il reclamo davanti al Tribunale in composizione monocratica per vizi di nullità legati al contraddittorio. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato che costa caro
L'Imputato, condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'aumento di pena per la continuazione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è ammesso solo per motivi tassativi, come l'illegalità della pena o vizi della volontà, tra cui non rientra il calcolo della continuazione. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando l’accordo non si tocca
L'Imputato, accusato di detenzione di cocaina, ha concordato un patteggiamento con il giudice. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando che il fatto non fosse stato qualificato come di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento è ammesso solo in casi tassativi, come l'illegalità della pena o l'errore manifesto nella qualificazione del reato. Poiché l'accordo era stato liberamente accettato e non vi erano errori macroscopici, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: chi firma poi paga
L'Imputato, dopo aver concordato un anno di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale tramite patteggiamento, ha presentato ricorso per cassazione. La difesa ha lamentato la mancanza di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è limitato per legge a motivi tassativi, come l'errore sulla pena o sulla qualificazione del reato, escludendo il vizio di motivazione generico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti dell’accordo
Due imputati, condannati per reati di droga a seguito di accordo con il pubblico ministero, hanno proposto ricorso per cassazione. Il primo lamentava un errore nel calcolo della pena, mentre il secondo contestava la mancanza di motivazione sul suo eventuale proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento poiché i motivi presentati non rientrano tra quelli tassativamente previsti dalla legge dopo la riforma del 2017. Inoltre, l'errore di calcolo era già stato corretto in precedenza. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si cancella
L'Imputato, dopo aver concordato un patteggiamento per reati di droga e detenzione di armi, proponeva ricorso per Cassazione lamentando l'errata qualificazione giuridica del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma Orlando del 2017, i motivi di impugnazione della sentenza di patteggiamento sono tassativi e limitati dall'articolo 448, comma 2-bis del codice di procedura penale. La contestazione sulla qualificazione giuridica è ammessa solo in caso di errore manifesto o evidente assurdità, e non può essere usata per contestare la motivazione della sentenza. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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