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Dato Ponderale — Anno 2026

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73 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: prova della colpevolezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto che deteneva hashish, marijuana e coltivava canapa. La decisione si fonda sul rinvenimento di strumenti per il confezionamento, sull'elevato numero di dosi ricavabili e sulle frequenti telefonate da parte di clienti, elementi che hanno escluso l'ipotesi dell'uso esclusivamente personale.
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Spaccio di stupefacenti: rigetto delle attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti nei confronti di un soggetto trovato in possesso di quasi un chilo di hashish e strumenti per il confezionamento. La sentenza ribadisce che la gravità del fatto, unita ai precedenti penali e all'assenza di segni di pentimento, giustifica il diniego delle attenuanti generiche e una pena superiore al minimo edittale.
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Detenzione ai fini di spaccio: guida al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un imputato trovato in possesso di hashish e cocaina. La decisione si basa sul rinvenimento di bilancini e materiale da confezionamento. La Corte ha inoltre chiarito che le nullità procedurali non sollevate in appello non possono essere oggetto di ricorso per Cassazione.
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Detenzione di stupefacenti e reato di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, negando la qualificazione del fatto come lieve entità. Il caso riguardava il possesso di 160 grammi di marijuana (782 dosi), un bilancino di precisione e precedenti specifici. La Corte ha chiarito che l'elevato numero di dosi e l'assenza di prove sul consumo personale giustificano la responsabilità penale, rendendo irrilevante la capacità economica dell'imputato di acquistare la droga per uso proprio.
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Spaccio di lieve entità: quando viene escluso?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie dello spaccio di lieve entità per un caso riguardante il possesso di cocaina equivalente a 247 dosi. La decisione si fonda sull'elevata purezza della sostanza e sulle modalità di occultamento, fattori ritenuti incompatibili con la minore offensività del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di stupefacenti: criteri di prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti nei confronti di un soggetto trovato in possesso di droga in una nota zona di spaccio. La decisione si fonda sul superamento della soglia per uso personale, l'assenza di redditi leciti e il possesso di denaro contante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: rigetto della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti dopo il ritrovamento di circa 500 grammi di cocaina nel suo camion. La difesa sosteneva un ritrovamento fortuito, ma i giudici hanno ritenuto tale tesi inverosimile data la quantità e le modalità di occultamento della droga durante un trasporto merci.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Il caso analizza il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di hashish. La difesa ha richiesto il riconoscimento della lieve entità stupefacenti, ma la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. La decisione è basata sull'elevato quantitativo di dosi ricavabili e sul possesso di un bilancino di precisione, elementi che escludono la minima offensività del fatto.
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Lieve entità spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato i confini della lieve entità spaccio in un caso di detenzione di cocaina. La decisione chiarisce che il possesso di strumenti professionali e l'elevata purezza della sostanza impediscono la qualificazione del reato come di minore gravità, confermando condanne severe.
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Coltivazione di marijuana: quando è reato grave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7857/2026, ha confermato la condanna per coltivazione di marijuana e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Il caso riguardava il rinvenimento di 154 piante e diverse sostanze suddivise in dosi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità a causa dell'organizzazione dell'attività e della quantità di droga, ribadendo inoltre che lo stato di incensuratezza non garantisce automaticamente le attenuanti generiche.
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Detenzione stupefacenti: limiti e reato impossibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti relativa a oltre un chilogrammo di eroina. La sentenza chiarisce che la bassa percentuale di principio attivo non configura un reato impossibile, specialmente in presenza di sostanze altamente pericolose come la monoacetilmorfina.
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Recidiva spaccio: quando il reato non è lieve entità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per detenzione di un ingente quantitativo di marijuana. La Corte conferma che la notevole quantità di stupefacente e la specifica recidiva spaccio di uno degli imputati, con precedenti gravi e recenti, escludono l'ipotesi di reato di lieve entità e giustificano la condanna.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di sostanza stupefacente, ritenuto elemento decisivo per escludere l'ipotesi attenuata.
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