La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7857/2026, ha confermato la condanna per coltivazione di marijuana e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Il caso riguardava il rinvenimento di 154 piante e diverse sostanze suddivise in dosi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità a causa dell'organizzazione dell'attività e della quantità di droga, ribadendo inoltre che lo stato di incensuratezza non garantisce automaticamente le attenuanti generiche.
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