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Dato Ponderale — Anno 2026

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73 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dato Ponderale

Provvedimenti

Spaccio e fatto di lieve entità: la quantità non può essere ignorata
Un uomo condannato per spaccio di stupefacenti ha contestato la decisione dei giudici di non applicare la pena più mite prevista per il 'fatto di lieve entità', nonostante la modesta quantità di droga. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: i giudici non possono escludere questa ipotesi meno grave senza una motivazione completa. La sola organizzazione dell'attività non basta. È necessario valutare in modo complessivo tutti gli elementi del caso, inclusa la quantità di sostanza. La sentenza è stata quindi annullata su questo punto e il caso dovrà essere riesaminato da un altro giudice, che dovrà fornire una spiegazione adeguata.
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Detenzione di stupefacenti: droga in cameretta, niente sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a un uomo trovato con 700 grammi di hashish, nascosti nella camera da letto del figlio. I giudici hanno escluso l'ipotesi del 'fatto di lieve entità', valorizzando non solo l'ingente quantitativo (pari a 1749 dosi), ma anche le modalità di occultamento e la presenza di due telefoni cellulari. Questi elementi, secondo la Corte, indicano un ruolo non marginale di 'custode-depositario' inserito in una rete di narcotraffico, giustificando una pena superiore ai minimi previsti. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Fatto di lieve entità? No, se la serra di droga è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per coltivazione e detenzione di stupefacenti, escludendo la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. La decisione si basa non solo sull'ingente quantitativo di droga, pari a oltre undicimila dosi, ma soprattutto sull'assetto professionale dell'attività. La presenza di una serra attrezzata, macchinari per il confezionamento e canali di vendita dedicati ha dimostrato un'organizzazione imprenditoriale incompatibile con l'ipotesi di reato minore. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: negato con 100g e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. L'imputato era stato trovato in possesso di 100 grammi di hashish. I giudici hanno stabilito che, per escludere la lieve entità, non basta considerare solo la quantità della sostanza. In questo caso, i precedenti penali specifici dell'imputato hanno dimostrato un suo stabile inserimento nel mondo del narcotraffico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di droga: spaccio o uso personale? La Cassazione decide
Un uomo viene condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio e per commercio di prodotti contraffatti. Durante una perquisizione, le forze dell'ordine trovano in casa sua circa 94 grammi di stupefacenti (hashish e marijuana), un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. Le chat sul suo cellulare confermano l'attività di vendita. L'imputato si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale e di gruppo. La Corte di Cassazione, però, respinge il ricorso. La Corte stabilisce che la notevole quantità, il bilancino e i messaggi sono prove sufficienti per confermare l'accusa di spaccio, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio: 500g di hashish non sono un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro in materia di spaccio di droga. Un uomo, condannato per detenzione di quasi 500 grammi di hashish, aveva chiesto di riconoscere il 'fatto di lieve entità' per ottenere una pena più bassa. La Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, una quantità così ingente di stupefacente, da cui si potevano ricavare oltre 5.000 dosi, è un fattore talmente grave da escludere automaticamente la possibilità di un 'fatto di lieve entità'. Questo 'dato ponderale' dimostra una capacità di generare guadagni elevati, incompatibile con la definizione di piccolo spaccio. La condanna dell'imputato è quindi diventata definitiva.
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Coltivazione di Stupefacenti: Condannati dalle fototrappole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per coltivazione di stupefacenti. I due complici, ripresi da fototrappole mentre curavano, raccoglievano e sorvegliavano una piantagione di canapa indiana, si erano difesi sostenendo di credere che le piante fossero prive di principio attivo. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando l'appello inammissibile. La decisione si basa sulle prove evidenti della loro partecipazione attiva e coordinata. Inoltre, l'ingente quantitativo di sostanza ricavabile (903 dosi) ha escluso in modo definitivo l'ipotesi dell'uso personale, rendendo la condanna per coltivazione di stupefacenti finalizzata allo spaccio inevitabile e definitiva.
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Detenzione a fine di spaccio: 33g di droga bastano per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione a fine di spaccio nei confronti di un uomo trovato in possesso di 33 grammi di marijuana, quantità sufficiente per 266 dosi. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale, ma i giudici hanno dato peso a due elementi chiave: l'ingente quantitativo e il fatto che l'uomo si trovasse in una zona notoriamente conosciuta per lo spaccio. Secondo la Corte, questi indizi sono sufficienti a dimostrare l'intenzione di vendere la sostanza, rendendo la tesi difensiva non credibile. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Fatto di lieve entità: no con tanta droga, anche se collabori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per detenzione di stupefacenti, negando l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. Per un imputato, la grande quantità e varietà di droga, un'ingente somma di denaro e i precedenti penali indicavano un'attività strutturata. Per il complice, che aveva collaborato, il notevole quantitativo di droga trasportata (58 ovuli) è stato ritenuto sufficiente a escludere il reato minore. La sentenza stabilisce che il solo dato ponderale può essere decisivo per negare il 'fatto di lieve entità', anche in presenza di collaborazione.
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Detenzione di stupefacenti: 600g sono troppi per uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nei confronti di un individuo trovato in possesso di oltre 600 grammi di GBL. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse per uso personale e che, al massimo, il fatto dovesse essere considerato di lieve entità. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: una quantità così ingente è oggettivamente incompatibile con un consumo esclusivamente personale. Questo 'dato ponderale' è stato ritenuto sufficiente sia per escludere la lieve entità del fatto, sia per negare la concessione delle attenuanti generiche, data la rilevante capacità della sostanza di essere immessa sul mercato e la conseguente gravità del reato.
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Spaccio con 8 grammi: negata la particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di droga, escludendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. Un soggetto era stato trovato in possesso di 8,71 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare 89 dosi. La sostanza era in parte confezionata in 10 bustine, e l'imputato aveva con sé del denaro. Secondo i giudici, il quantitativo significativo di dosi e le modalità di detenzione dimostravano una finalità di spaccio e un'offesa non trascurabile. Pertanto, non sussistevano i presupposti per la particolare tenuità del fatto, e il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Destinazione a terzi: condannata per 20.000 dosi sul treno
Una donna, condannata per detenzione di droga, ricorre in Cassazione sostenendo che i giudici non hanno motivato a sufficienza la finalità di spaccio. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si basa su elementi oggettivi inequivocabili: l'enorme quantitativo di stupefacente (oltre 20.000 dosi), la suddivisione in panetti, l'occultamento in una borsa e il trasporto su un treno. Questi fattori, presi insieme, costituiscono una prova logica della destinazione dello stupefacente a terzi, rendendo la condanna per spaccio pienamente giustificata. La ricorrente viene quindi condannata a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Finalità di spaccio agli arresti domiciliari: niente sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di stupefacenti con finalità di spaccio. L'uomo, già agli arresti domiciliari, è stato trovato in possesso di un'ingente quantità di eroina e cocaina, suddivisa in centinaia di dosi, e di materiale per il confezionamento. I giudici hanno escluso l'uso personale basandosi sulla quantità e varietà delle sostanze. Inoltre, hanno negato le attenuanti generiche, sottolineando la gravità del comportamento tenuto durante una misura restrittiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e addebitando all'imputato le spese processuali.
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Circostanze Attenuanti Negate: 8kg di Droga, Pena Confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per la detenzione di 8 kg di marijuana. L'imputato aveva richiesto una riduzione della pena, sostenendo di aver diritto alle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che la decisione di non concedere le attenuanti era corretta, data l'enorme quantità di droga (sufficiente per oltre 64.000 dosi) e la gravità complessiva del fatto. La pena di due anni e due mesi di reclusione, insieme all'espulsione, è stata quindi confermata. Il principio chiave è che il giudice di merito ha ampia discrezionalità nel valutare tali circostanze.
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Spaccio di lieve entità negato per 767 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per spaccio di stupefacenti, negando l'applicazione dell'ipotesi di 'spaccio di lieve entità'. L'imputata era stata trovata in possesso di cocaina di elevata purezza, sufficiente per 767 dosi medie, suddivisa in venti involucri pronti per la vendita, oltre a una somma di denaro sproporzionata. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla lieve entità non può basarsi solo sulla quantità della droga, ma deve considerare in modo complessivo tutti gli elementi. Tra questi, le modalità di confezionamento, la purezza della sostanza e la capacità organizzativa del soggetto sono indici decisivi che, nel caso specifico, escludevano la minore gravità del fatto.
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Pochi grammi, molti indizi: confermata la detenzione per spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio, stabilendo che la colpevolezza non si basa solo sulla quantità di droga. Nel caso specifico, un uomo è stato condannato sulla base di un insieme di indizi: il tentativo di disfarsi della sostanza, la sua presenza lontano da casa e i precedenti penali. La difesa aveva chiesto di riconoscere il reato come 'fatto di lieve entità', ma la richiesta è stata respinta. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti, e ha chiarito che la valutazione complessiva degli elementi è sufficiente a provare l'intenzione di spacciare.
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Detenzione ai fini di spaccio: senza soldi non basta per salvarsi
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione ai fini di spaccio, stabilendo un principio chiaro. Anche in assenza di denaro, elementi come la quantità della droga, il suo confezionamento in singole dosi e il comportamento dell'imputato (come la fuga) sono sufficienti a dimostrare l'intenzione di vendere. La Corte ha respinto la tesi difensiva dell'uso personale, ritenendo il ricorso un tentativo non consentito di rivalutare i fatti. È stata inoltre negata l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato, che indicavano un comportamento abituale.
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1kg di cocaina pura: non è spaccio di lieve entità per la Cassazione
Un uomo, condannato per la detenzione di oltre un chilogrammo di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Sosteneva che i giudici avessero dato peso solo alla quantità della droga. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: per escludere lo spaccio di lieve entità non basta il dato quantitativo. In questo caso, l'elevata purezza della sostanza e il ruolo di fiducia ricoperto dall'imputato nella catena dello spaccio erano elementi decisivi per confermare la gravità del reato e la condanna originale.
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30 kg di hashish: l’aggravante ingente quantità è oggettiva
Un uomo viene condannato per aver trasportato 30 kg di hashish. La sua pena è aumentata a causa dell'aggravante ingente quantità stupefacenti. L'imputato presenta ricorso, sostenendo che i giudici avrebbero dovuto considerare anche elementi personali e non solo il peso della droga. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: questa aggravante è puramente oggettiva. Si basa esclusivamente sulla quantità di principio attivo, che nel caso specifico superava le 361.000 dosi singole. La condanna a tre anni di reclusione e al pagamento di una multa diventa così definitiva. La Corte sottolinea che gli aspetti soggettivi del colpevole sono irrilevanti per l'applicazione di questa specifica aggravante.
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Coltivazione di stupefacenti: serra pro non è uso personale
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un individuo accusato di coltivazione di stupefacenti. L'imputato aveva allestito una vera e propria serra professionale per 27 piante di marijuana, da cui si potevano ricavare 11.000 dosi. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno respinto questa tesi. La sentenza stabilisce un principio chiaro: per distinguere tra uso personale e spaccio, non basta guardare la quantità. Bisogna valutare l'insieme degli elementi, come le attrezzature professionali (timer, lampade, ventilatori), che in questo caso dimostravano un'organizzazione finalizzata alla vendita e non al semplice consumo.
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