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Dato Ponderale — Anno 2026

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73 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio: condanna anche senza prove di vendita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un individuo. Secondo i giudici, il solo superamento dei limiti di quantità per uso personale non è una prova automatica, ma diventa un indizio decisivo se unito ad altri elementi. Nel caso specifico, il ritrovamento dell'uomo in una nota piazza di spaccio, il possesso di ulteriore droga a casa e la presenza di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento hanno reso inverosimile la tesi dell'uso personale. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo la condanna definitiva.
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Fatto di lieve entità negato: 3000 dosi di droga sono troppe
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante del 'fatto di lieve entità', ma la sua richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che l'ingente quantitativo di stupefacenti (198g di hashish e 152g di marijuana, pari a oltre 3.000 dosi) e l'elevata percentuale di principio attivo erano elementi oggettivi incompatibili con la definizione di lieve entità. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di 20g di cocaina: non è un fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di cocaina, escludendo l'applicazione del 'fatto di lieve entità'. L'imputato era stato accusato di cessioni ripetute di droga, per quantitativi tra i 10 e i 20 grammi. Secondo i giudici, sia il peso della sostanza sia la non occasionalità delle vendite sono elementi incompatibili con la definizione di reato minore. La Corte ha ritenuto che una condotta organizzata e quantitativi significativi dimostrano una gravità tale da non poter beneficiare della pena ridotta prevista per il fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato respinto e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se ci sono bilancino e telecamere
La Corte di Cassazione ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità per un uomo trovato in possesso di marijuana e cocaina. Nonostante la difesa sostenesse la minima offensività, i giudici hanno dato peso non solo alla quantità di droga, sufficiente per oltre duemila dosi, ma anche al contesto. La presenza in casa di un bilancino di precisione, denaro contante e un sistema di videosorveglianza, sebbene non funzionante, è stata interpretata come un chiaro indice di un'attività di spaccio non occasionale. La Corte ha quindi confermato la condanna, stabilendo che la valutazione sulla lieve entità deve considerare tutti gli elementi nel loro complesso, non solo il peso della sostanza.
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Detenzione ai fini di spaccio: il peso degli indizi sulla droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un uomo trovato in possesso di modiche quantità di cocaina e marijuana. Nonostante il ridotto peso delle sostanze, i giudici hanno ritenuto decisivi gli elementi circostanziali rinvenuti nell'abitazione. Tra questi, due bilancini di precisione nascosti tra le lenzuola, rotoli di nastro isolante colorato per sigillare le dosi, bustine in cellophane ritagliate e un foglietto manoscritto con nomi e cifre. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla destinazione della droga spetta al giudice di merito. Se la motivazione è logica e coerente con le prove raccolte, la decisione non può essere contestata in sede di legittimità, anche se il quantitativo di stupefacente appare contenuto.
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Aggravante ingente quantità: quando pochi grammi pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato trovato in possesso di oltre cinque chilogrammi di hashish, MDMA e cocaina. Il punto centrale della controversia riguardava l'applicazione dell'Aggravante ingente quantità. La difesa sosteneva che il superamento della soglia dei due chilogrammi di principio attivo fosse minimo e non giustificasse l'aggravamento della pena. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il calcolo non deve essere puramente matematico. Nel caso specifico, il quantitativo di THC permetteva di confezionare oltre 83.000 dosi, un numero tale da alimentare massicciamente il mercato illecito. La presenza di diverse tipologie di droghe e di ingenti somme di denaro ha confermato l'inserimento stabile dell'imputato in un circuito di spaccio organizzato, rendendo legittima l'applicazione della sanzione più severa.
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Messa alla prova negata: il peso dei precedenti penali.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre sette grammi di cocaina, suddivisa in dosi e accompagnata da denaro contante e molteplici schede SIM. Il punto centrale della controversia riguarda il diniego dell'istituto della Messa alla prova. La difesa sosteneva che il quantitativo fosse compatibile con l'uso personale e che il percorso rieducativo fosse già avviato. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto l'imputato inaffidabile poiché ha commesso il nuovo reato proprio mentre pendeva una richiesta di affidamento in prova per precedenti condanne. Tale sovrapposizione temporale ha impedito una prognosi positiva sul comportamento futuro del reo, rendendo legittimo il rigetto della Messa alla prova.
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Lieve entità e droga: perché 6 kg escludono lo sconto di pena
Quattro persone sono state condannate per il trasporto di oltre sei chilogrammi di sostanza stupefacente all'interno di un veicolo. La difesa ha impugnato la sentenza chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie della lieve entità nel traffico di stupefacenti, puntando sulla bassa qualità della droga. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il solo dato qualitativo non basta a mitigare la pena. Nel caso specifico, il tentativo di fuga in autostrada, il possesso di oltre 3500 dosi e l'assenza di collaborazione degli imputati dimostrano una condotta professionale incompatibile con la minima offensività. La decisione ribadisce che la valutazione deve essere globale e non limitarsi al solo peso o alla purezza della sostanza.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti, il quale richiedeva il riconoscimento della **lieve entità**. I giudici hanno rilevato che il possesso di oltre 900 dosi di cocaina e crack, unitamente al tentativo di fuga, impedisce la concessione dell'attenuante. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità non può sostituirsi alla valutazione dei fatti operata dai giudici di merito, purché quest'ultima sia sorretta da una motivazione logica e coerente con i parametri normativi.
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Detenzione stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione stupefacenti a fini di spaccio riguardante 53 grammi di marijuana. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale, giustificando il quantitativo come scorta necessaria durante le restrizioni del lockdown. I giudici hanno però confermato la decisione di merito, valorizzando le modalità di occultamento della droga e il luogo del ritrovamento. La sentenza chiarisce inoltre che i nuovi termini di citazione introdotti dalla Riforma Cartabia non si applicano retroattivamente alle impugnazioni proposte prima del luglio 2024.
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Sostanze stupefacenti: i limiti della coltivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato, che operava come coltivatore di fiori, sosteneva che la marijuana rinvenuta fosse in gran parte priva di efficacia drogante o destinata a uso personale. Tuttavia, le perizie hanno confermato la presenza di un principio attivo sufficiente per oltre 4.000 dosi. Il tentativo del ricorrente di occultare un borsello e distruggere il proprio cellulare dopo un incidente stradale ha confermato la sussistenza del dolo e la finalità di commercializzazione.
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Lieve entità spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di circa 100 grammi di hashish. Il punto centrale della controversia riguardava il mancato riconoscimento della **lieve entità** del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 1700) e l'impiego di minorenni retribuiti per l'attività di spaccio delineano un'organizzazione incompatibile con la minima offensività richiesta dalla legge. La decisione ribadisce che la valutazione deve considerare sia il dato quantitativo che le modalità concrete dell'azione delittuosa.
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Lieve entità e spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di stupefacenti, negando l'applicazione della lieve entità per un sequestro di 100 grammi di marijuana. I giudici hanno rilevato che il numero di dosi ricavabili (530) e l'inserimento dell'imputato in una rete di spaccio strutturata escludono la natura occasionale della condotta. La decisione ribadisce che la valutazione sulla gravità del fatto deve essere globale, includendo mezzi, modalità e capacità diffusiva della sostanza.
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Detenzione ai fini di spaccio: limiti e prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un imputato trovato in possesso di 248 grammi di marijuana. La decisione sottolinea che l'elevato numero di dosi ricavabili (628) e le modalità di occultamento della droga all'interno del veicolo escludono la configurabilità del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva argomenti di merito già affrontati in appello, senza contestare validamente la motivazione dei giudici territoriali riguardo al diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale.
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Attenuanti generiche e spaccio: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente contestava la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito può negare il massimo beneficio delle attenuanti generiche basandosi sulla gravità del fatto, come il dato ponderale e la varietà delle droghe, senza dover analizzare ogni singolo elemento favorevole se quelli sfavorevoli sono preponderanti.
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Detenzione di stupefacenti: purezza e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di cocaina con un grado di purezza del 95%. Tale purezza, idonea a produrre oltre 300 dosi, è stata ritenuta incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La difesa, che sosteneva la tesi della mera custodia per conto di terzi, non ha fornito prove adeguate, portando la Suprema Corte a dichiarare il ricorso inammissibile con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: limiti alla non punibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità di hashish e cocaina. La difesa sosteneva l'uso personale o di gruppo, ma il rinvenimento di dosi già confezionate e di un bilancino di precisione ha confermato la finalità di cessione. La Corte ha chiarito che il riconoscimento della lieve entità non comporta automaticamente l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché quest'ultima richiede un'offesa ancora più esigua. Tuttavia, la sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente alla mancata motivazione sul diniego delle attenuanti generiche e sull'applicazione della recidiva, basata solo sui precedenti penali senza una valutazione concreta della pericolosità sociale.
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Spaccio di stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per spaccio di stupefacenti in concorso. I giudici hanno confermato la validità della sentenza di appello, evidenziando come la varietà delle sostanze rinvenute (crack, eroina e cocaina) e il tentativo di disfarsi della droga durante la perquisizione escludano la qualificazione del fatto come di lieve entità. La decisione ribadisce che, in presenza di una doppia conforme, il ricorso non può limitarsi a richiedere una nuova valutazione dei fatti, ma deve contestare vizi logici specifici della motivazione.
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Sostanze stupefacenti: stop attenuanti per grandi dosi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il trasporto e la detenzione di oltre 150 kg di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava il trattamento sanzionatorio e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che l'ingente quantità di droga, unita alla personalità criminale del soggetto e alla recidiva, giustifica pienamente una pena superiore al minimo edittale e l'esclusione di benefici, confermando la discrezionalità del giudice di merito se correttamente motivata.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio, rigettando il ricorso dell'imputato. La decisione chiarisce che il solo dato ponderale non basta a presumere lo spaccio, ma la suddivisione in dosi e il contesto del ritrovamento sono prove sufficienti. Inoltre, la Corte ha stabilito che eventuali vizi nella notifica del decreto di citazione devono essere eccepiti tempestivamente nel giudizio di merito, altrimenti il vizio si considera sanato.
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