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Danno Di Speciale Tenuità

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315 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato furto e danno di speciale tenuità: no allo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato contro il patrimonio. L'imputato lamentava la mancata applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità al delitto tentato. I giudici di legittimità hanno ribadito che, nei reati contro il patrimonio, l'attenuante del danno di speciale tenuità è applicabile al tentativo solo se è possibile stabilire con assoluta certezza, tramite un giudizio ipotetico basato sulle modalità del fatto, che il danno patrimoniale sarebbe stato minimo qualora il reato fosse stato consumato. Nel caso di specie, i giudici di merito avevano motivatamente escluso tale circostanza. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Recidiva reiterata e rapina: nessun sconto per il danno lieve
Un uomo, condannato per rapina aggravata dall'uso di un coltello, ha proposto ricorso contestando l'applicazione della recidiva reiterata e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per applicare la recidiva reiterata, basta che il soggetto sia gravato da più condanne definitive precedenti al momento del fatto, senza necessità di una precedente dichiarazione formale di recidiva. Inoltre, l'attenuante del danno lieve è stata negata poiché, nelle rapine con armi, occorre valutare anche il grave impatto psicofisico sulla vittima e non solo il valore economico dei beni sottratti.
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Furto aggravato: la maniglia rotta costa il carcere ai ladri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per tentato e consumato furto aggravato. Gli imputati avevano forzato persiane e maniglie di abitazioni e negozi di notte. La difesa contestava l'aggravante della violenza sulle cose e della minorata difesa per l'orario notturno, oltre al mancato riconoscimento delle attenuanti per collaborazione e per la presunta tenuità del danno. La Suprema Corte ha confermato che rompere una maniglia o una persiana configura la violenza sulle cose e che agire di notte integra la minorata difesa, anche in presenza di allarmi. Ha inoltre escluso sconti di pena poiché la collaborazione era tardiva e utilitaristica, e i danni non erano irrisori. Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Danno di speciale tenuità: il furto con scasso non si cancella
L'Imputato è stato condannato per furto consumato e tentato presso due centri di raccolta rifiuti, commesso forzando le recinzioni. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'aggravante della violenza sulle cose e il mancato riconoscimento delle attenuanti, in particolare quella del danno di speciale tenuità, sostenendo che la refurtiva fosse stata recuperata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per applicare l'attenuante del danno di speciale tenuità, il pregiudizio economico deve essere lievissimo al momento del reato. La successiva restituzione della merce non rileva, così come non rileva la capacità della vittima di sopportare il danno. Inoltre, vanno calcolate le spese per riparare i danni strutturali causati dall'effrazione.
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Soldi falsi: negata l’attenuante del danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per il reato di spendita di banconote false, avendo utilizzato due banconote contraffatte da cinquanta euro per acquistare merce di scarso valore e ottenere denaro vero come resto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e dell'attivo ravvedimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non è applicabile poiché il valore delle banconote e del resto ricevuto non è economicamente irrilevante. Inoltre, nei reati contro la fede pubblica, occorre valutare anche il pericolo per la sicurezza della circolazione monetaria. Infine, la restituzione parziale della merce non configura un attivo ravvedimento.
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Tentato furto in abitazione: no a sconti per danno lieve
L'Imputato è stato condannato per tentato furto in abitazione dopo essersi introdotto abusivamente in un immobile. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del reato, ritenendo che si trattasse di violazione di domicilio o danneggiamento, e lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che esiste un chiaro nesso tra l'ingresso abusivo e la volontà di rubare. Inoltre, l'attenuante del danno lieve può applicarsi al tentativo solo se si dimostra con certezza che, se il furto fosse riuscito, il danno economico sarebbe stato minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio da 20 euro: sì al danno di speciale tenuità
Un uomo è stato condannato per aver venduto due piccolissime dosi di cocaina per un totale di venti euro. La Corte d'appello ha negato l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la droga fosse stata venduta a prezzo di mercato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per applicare questa attenuante nei reati commessi per lucro, occorre valutare congiuntamente la minima entità del guadagno e la scarsa gravità del pericolo creato. Nel caso specifico, un guadagno di soli venti euro e l'assenza di legami con la criminalità organizzata giustificano una nuova valutazione. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.
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Furto con strappo: il danno morale pesa più del valore del bene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto con strappo, commesso strappando il cellulare dalle mani di una donna anziana. I giudici hanno confermato il diniego della particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali del colpevole e della gravità dell'azione. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'attenuante del danno di speciale tenuità: per la sua concessione non rileva solo il valore economico del bene, ma anche il danno morale subito dalla vittima, aggredita improvvisamente. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: no a sconti di pena automatici
Un uomo è stato condannato per tentato furto pluriaggravato dopo aver praticato un foro nella parete di una tabaccheria di notte, venendo arrestato in flagranza con quattro pacchetti di sigarette. Il Tribunale gli aveva concesso le attenuanti generiche per la confessione e l'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, annullando la sentenza limitatamente alle attenuanti. I giudici hanno chiarito che la confessione di chi è colto sul fatto non giustifica le attenuanti generiche e che, per valutare la tenuità del danno, occorre considerare anche i danni strutturali causati al locale e non solo il valore della refurtiva. La causa torna al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Spendita di banconote false: condannata la cliente in discoteca
L'Imputata è stata condannata per il reato di spendita di banconote false per aver pagato cinque consumazioni in una discoteca utilizzando ogni volta una banconota contraffatta da 50 euro. La difesa ha sostenuto che la scarsa illuminazione e lo stato di euforia escludessero la consapevolezza della falsità, richiedendo inoltre le attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ripetitività del comportamento smentisce l'inconsapevolezza. Inoltre, un danno complessivo di 250 euro non può considerarsi di speciale tenuità, poiché richiede un pregiudizio economico quasi nullo. Di conseguenza, la condanna a un anno di reclusione e 400 euro di multa è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sgabello rotto e danno di speciale tenuità: la condanna resta
L'Imputato è stato condannato per il reato di danneggiamento per aver fracassato uno sgabello. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato e generico. L'Imputato si è limitato a riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva evidenziato la totale assenza di prove o argomentazioni circa il valore irrisorio dell'oggetto distrutto. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: perché 600 euro non salvano dal furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per furto in abitazione e utilizzo indebito di carte di pagamento. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per un valore sottratto di 600,00 euro. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile poiché riproponeva genericamente le stesse difese già respinte in appello, senza contestare la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha confermato che un danno di 600,00 euro non può considerarsi di speciale tenuità, indipendentemente dalle condizioni economiche della vittima. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto su autovettura: nessun sconto a chi spacca i vetri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per molteplici episodi di furto su autovettura. L'imputato agiva spaccando i vetri delle auto parcheggiate con un martello per rubare all'interno. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che la rottura dei cristalli ha causato un danno economico rilevante ai proprietari. Inoltre, la reiterazione dei reati e i precedenti penali dell'uomo dimostrano una spiccata capacità a delinquere e un'elevata intensità del dolo, impedendo la concessione di sconti di pena. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Restituzione parziale della refurtiva: niente sconti di pena
L'Imputato è stato condannato per il furto di una borsa. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti per aver restituito parte della refurtiva e per la presunta tenuità del danno, contestando anche la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la restituzione parziale della refurtiva, avvenuta senza spontaneità, non dà diritto all'attenuante. Inoltre, il valore della borsa sottratta non era irrisorio e i numerosi precedenti penali dell'uomo giustificano pienamente la recidiva. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: furto di rame fallito ma il danno resta
L'Imputato è stato condannato per il tentato furto pluriaggravato di circa ottanta metri di cavi di rame ai danni di una società elettrica. Durante l'azione, l'uomo ha reciso i cavi e danneggiato il muro di supporto, senza però riuscire a asportare il materiale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante non può essere applicata poiché la recisione dei cavi e il danneggiamento delle strutture hanno causato un pregiudizio economico non irrisorio per la persona offesa. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata contro i genitori: condannato il figlio violento
Un uomo è stato condannato per il reato di rapina aggravata ai danni del proprio padre. L'imputato, insieme a un complice, aveva costretto i genitori ad andare in banca per un prelievo, aggredendo poi fisicamente il padre e sottraendogli 230 euro. La difesa ha contestato la credibilità della vittima e ha richiesto le attenuanti generiche e quella del danno di speciale tenuità, valorizzando una lettera di scuse e l'offerta di risarcimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la ricostruzione dei fatti non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Inoltre, hanno escluso la speciale tenuità del danno, evidenziando la natura plurioffensiva della rapina, e hanno negato le attenuanti generiche a causa della gravità della condotta violenta e dello sfruttamento del legame familiare.
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Furto dell’agendina: spetta il danno di speciale tenuità
Una lavoratrice è stata condannata per il furto di un'agendina contenente appunti contabili, sottratta al datore di lavoro per dimostrare l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello aveva negato l'attenuante del danno di speciale tenuità, valorizzando non il valore economico dell'oggetto, ma l'importanza delle informazioni in esso contenute. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che, ai fini dell'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, rileva esclusivamente il valore economico intrinseco del bene sottratto e il danno patrimoniale diretto e immediato subito dalla vittima, che in questo caso era modestissimo. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Furto da 180 euro: negato il danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per il furto di tre tute sportive all'interno di un centro commerciale, per un valore complessivo di 180 euro. La refurtiva è stata rinvenuta nella sua auto dopo che lo stesso aveva tentato di nascondere le chiavi del veicolo alle forze dell'ordine. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che un danno di 180 euro non può considerarsi di valore pressoché irrilevante e che, in presenza di una doppia decisione conforme nei gradi di merito, non è possibile sollevare per la prima volta in Cassazione il travisamento delle prove.
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Danno di speciale tenuità: no a sconti per furti da 400 euro
Un uomo è stato condannato per il furto di due console portatili del valore di circa 400 euro in un supermercato. Il giudice di primo grado aveva applicato l'attenuante del danno di speciale tenuità, considerando il valore esiguo rispetto al patrimonio del supermercato e l'immediata restituzione della merce. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che un danno di 398 euro non è irrisorio. La restituzione della refurtiva è un evento successivo al reato e non cancella la gravità del fatto, così come la ricchezza della vittima non giustifica sconti di pena. La sentenza è stata annullata con rinvio per rideterminare la pena.
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Sospensione condizionale della pena: negata al ladro seriale
Il caso riguarda un giovane condannato per molteplici reati, tra cui furti aggravati, furto in abitazione e uccisione di animali. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il valore dei beni sottratti e i danni arrecati escludono la speciale tenuità del danno. Inoltre, la pluralità e la gravità dei reati commessi impediscono una prognosi favorevole sul comportamento futuro del reo, rendendo legittimo il diniego della sospensione condizionale della pena.
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