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Danno Di Speciale Tenuità

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315 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: nessun beneficio se ci sono precedenti
Un uomo ha tentato di rubare all'interno di un grande supermercato diversi prodotti, tra cui generi alimentari, articoli elettronici e strumenti di ferramenta. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per tentato furto aggravato, negando sia l'attenuante del danno di speciale tenuità sia la sospensione condizionale della pena. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo la particolare tenuità economica del fatto e chiedendo il beneficio della sospensione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il valore complessivo e la natura non primaria dei beni escludono la speciale tenuità, a prescindere dalle grandi dimensioni del negozio. Inoltre, i precedenti penali dell'imputato impediscono la concessione della sospensione condizionale. L'uomo deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: condanna annullata per prescrizione
Un uomo ha subito una condanna per il furto e il successivo uso indebito di una carta di credito per una spesa complessiva di 96,50 euro. Durante il processo di appello, il difensore ha richiesto il riconoscimento dell'attenuante per il danno di speciale tenuità, considerata la cifra modesta. I giudici di secondo grado hanno però omesso qualsiasi motivazione sul punto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che il giudice di appello deve sempre motivare il rigetto di una richiesta difensiva esplicita. Essendo il ricorso ammissibile e fondato, la Suprema Corte ha dichiarato la prescrizione dei reati, cancellando integralmente la condanna.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: il peso della violenza
Un uomo ha tentato di compiere una rapina e ha opposto resistenza armata e violenta a un agente di polizia giudiziaria che si era qualificato. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per tentata rapina pluriaggravata e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, chiedendo il riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità per via del modesto valore economico del bottino preso di mira. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina è un reato plurioffensivo: per concedere lo sconto di pena non basta il valore irrisorio del bene, ma occorre valutare l'impatto complessivo dell'aggressione fisica e morale subita dalla vittima.
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Danno di speciale tenuità: furto minimo ma danni gravi
L'Imputato ha tentato di rubare il denaro presente all'interno di una macchinetta per fototessere sulla pubblica via, forzandone la struttura con un blocco di pietra. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto pluriaggravato. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di legittimità ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità impone di considerare non soltanto il modesto valore della somma di denaro custodita nel distributore, ma anche i danni materiali arrecati alla struttura mediante l'uso violento della pietra. L'Imputato deve pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Tentata estorsione in famiglia: violenza e condanna penale
Un uomo ha aggredito fisicamente la madre per costringerla a consegnargli del denaro. La difesa ha sostenuto l'impunità del soggetto invocando la tutela prevista per i fatti commessi contro congiunti e l'attenuante economica della speciale tenuità del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione in famiglia. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza fisica esclude qualsiasi causa di non punibilità verso i parenti, anche per i soli delitti tentati. Inoltre, la richiesta di cifre modeste non costituisce danno lieve quando colpisce una persona in condizioni economiche disagiate.
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Tentato furto: il danno di speciale tenuità non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di un soggetto che chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. Il ricorrente sosteneva che il valore economico del bene giustificasse uno sconto di pena. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che il danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio lievissimo e un valore economico pressoché irrisorio. La valutazione non si limita al solo prezzo della cosa sottratta, ma comprende tutti gli effetti negativi complessivamente subiti dalla persona offesa. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di rapina anche se l’intento sorge durante la lite
L'imputato ha aggredito fisicamente la persona offesa con calci e pugni dopo una lite, sottraendole infine un paio di occhiali da sole firmati. La difesa ha chiesto la riqualificazione del fatto in furto, sostenendo l'assenza di un piano iniziale di spossessamento e invocando la speciale tenuità del danno economico. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina con recidiva reiterata. I giudici hanno chiarito che il dolo può insorgere anche durante l'aggressione fisica e che l'attenuante del danno lieve non spetta in presenza di violenza e beni di valore non trascurabile.
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Rapina impropria: bottino esiguo ma condanna confermata
Un uomo ha rubato una bicicletta e ha subito rivolto minacce al figlio della vittima. Poco dopo, per garantirsi la fuga e l'impunità, ha aggredito la proprietaria del mezzo, travolgendola e colpendola alla testa con una bottiglia. I giudici di merito hanno condannato l'autore per il delitto di rapina impropria e lesioni aggravate, negando l'attenuante del danno di speciale tenuità. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del reato e il mancato sconto di pena per il modesto valore della refurtiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente la condanna e ribadendo che la grave violenza fisica inflitta alla vittima impedisce di considerare il fatto di minima entità.
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Furto aggravato di energia elettrica: nessun danno lieve
Un cittadino ha subito una condanna per il reato di furto aggravato di energia elettrica commesso all'interno della propria abitazione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'appropriazione abusiva di corrente in ambito domestico si protrae a flusso continuo per tutto il tempo in cui l'immobile rimane abitato. Questa continuità impedisce di considerare il danno economico come particolarmente lieve. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: escluso per furto da 250 euro
Un imputato ha subito una condanna per il furto di carburante dal valore complessivo di 250 euro. L'uomo ha presentato ricorso per ottenere il riconoscimento della circostanza attenuante comune legata al danno di speciale tenuità, oltre a contestare la valutazione delle prove e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto l'istanza, chiarendo che una sottrazione pari a centinaia di euro non rappresenta una perdita patrimoniale irrisoria. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese legali e al versamento di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: nessun beneficio se l’auto ha valore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo ritenuto colpevole di tentato furto aggravato di un'automobile. L'imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità, sostenendo l'assenza di una reale perdita economica per la vittima a causa della mancata consumazione del reato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ricordando il principio secondo cui, nel reato tentato, il valore del danno non si calcola sull'esito fallito, ma sul pregiudizio economico che la vittima avrebbe subito se l'azione fosse andata a buon fine. Il valore commerciale dell'autovettura esclude quindi qualsiasi beneficio legato alla minima entità economica.
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Furto da 269 euro: no al danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per il furto di dieci confezioni di lamette da barba, del valore complessivo di 269,00 euro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore economico della merce sottratta esclude in radice la particolare tenuità del danno. Inoltre, l'Imputato non ha fornito prove contrarie a supporto della sua richiesta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: spinta alla vittima esclude lo sconto
Due imputati sono stati condannati per tentata rapina impropria ai danni della titolare di una panetteria. Durante il fatto, i soggetti hanno spinto la vittima contro il muro per tentare di rubare 125 euro dalla cassa. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la somma fosse modesta e che la vittima non avesse riportato lesioni fisiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che la rapina è un reato plurioffensivo. Di conseguenza, per applicare il danno di speciale tenuità non basta valutare il modesto valore economico del bene, ma occorre considerare anche la violenza esercitata sulla vittima, che ne lede l'integrità fisica e morale, a prescindere dalla presenza di lesioni fisiche.
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Truffa online da 154 euro: la Cassazione nega lo sconto di pena
Un uomo ha messo in vendita una console di gioco su internet per 154 euro. Dopo aver ricevuto il pagamento, non ha mai spedito l'oggetto, commettendo una truffa online. Condannato nei primi due gradi di giudizio, l'uomo ha fatto ricorso in Cassazione. Ha chiesto uno sconto di pena sostenendo che il danno economico di 154 euro fosse di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la somma di 154 euro non può essere considerata di valore minimo o insignificante. Di conseguenza, non spetta l'attenuante specifica per i danni minimi, anche se la cifra modesta era già stata usata per concedere le attenuanti generiche. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese.
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Esposizione alla pubblica fede e furto di bicicletta legata
L'Imputato ha rubato una bicicletta legata a un palo sulla pubblica via spezzando la catena con una tronchese. Intercettato, ha tentato la fuga prima in auto e poi a piedi. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per furto aggravato. La Corte ha stabilito che l'esposizione alla pubblica fede sussiste anche se il bene è protetto da una semplice catena, poiché si tratta di una cautela inidonea a eliminare l'affidamento pubblico. Negata anche l'attenuante per il danno di lieve entità, dovendosi calcolare il pregiudizio complessivo subito dalla vittima, compresa la rottura della catena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Furto con strappo: l’inseguimento non cancella il reato consumato
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto con strappo e resistenza a pubblico ufficiale dopo aver scippato il telefono cellulare di una persona e aver tentato la fuga. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse solo di un tentativo di furto, poiché la vittima aveva inseguito il colpevole, e chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il furto con strappo si considera consumato nel momento in cui il ladro acquisisce il controllo esclusivo del bene, anche se per breve tempo. Inoltre, l'attenuante della speciale tenuità è stata negata poiché il valore del cellulare non era irrisorio e la vittima ha subito ulteriori disagi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Danno di speciale tenuità: negata se la vittima perde tutto
Un uomo, condannato per truffa aggravata in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il danno economico subito dalla vittima non è stato ritenuto irrisorio, specialmente considerando che la somma sottratta rappresentava l'intero denaro in possesso della persona offesa in quel momento. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danno di speciale tenuità nella truffa: negato lo sconto di pena
Un uomo, condannato per il reato di truffa, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità nella truffa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. La Corte territoriale aveva infatti escluso l'attenuante a causa delle modalità particolarmente insidiose del raggiro e del danno economico non irrisorio subito dalle vittime. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto da 200 euro: negato il danno di speciale tenuità
L'Imputata è stata condannata per il furto di cinque bottiglie di superalcolici e il tentato furto di altre cinque bottiglie di whiskey in un supermercato, per un valore totale di circa duecento euro. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando la propria incensuratezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un danno di duecento euro non può considerarsi di valore economico quasi irrisorio. Inoltre, l'incensuratezza da sola non basta più per ottenere le attenuanti generiche, in assenza di altri elementi positivi. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'Imputata è stata condannata a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danno di speciale tenuità: il rottame vale come bene aziendale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, il quale chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la sottrazione di materiali ferrosi. L'Imputato sosteneva che il valore del bene dovesse essere calcolato in base al prezzo di mercato del ferro vecchio. I giudici hanno invece stabilito che il valore del danno deve essere valutato considerando l'utilità del bene all'interno del contesto produttivo aziendale, anche se l'azienda si trova in stato di fallimento. Di conseguenza, il valore economico reale era ben superiore a quello del semplice scarto ferroso, escludendo così l'attenuante.
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