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Spaccio da 20 euro: sì al danno di speciale tenuità

Un uomo è stato condannato per aver venduto due piccolissime dosi di cocaina per un totale di venti euro. La Corte d’appello ha negato l’applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la droga fosse stata venduta a prezzo di mercato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell’imputato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per applicare questa attenuante nei reati commessi per lucro, occorre valutare congiuntamente la minima entità del guadagno e la scarsa gravità del pericolo creato. Nel caso specifico, un guadagno di soli venti euro e l’assenza di legami con la criminalità organizzata giustificano una nuova valutazione. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 22596 Anno 2026
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Spacciare dosi minime e l’attenuante del danno di speciale tenuità

La compravendita di sostanze stupefacenti, anche se riguarda quantitativi minimi, costituisce un reato grave nel nostro ordinamento. Tuttavia, la legge penale prevede alcuni meccanismi per adeguare la sanzione alla reale gravità del fatto concreto. Tra questi strumenti spicca l’attenuante del danno di speciale tenuità (una circostanza che riduce la pena quando il danno economico o il pericolo causato sono piccolissimi). Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un piccolo spacciatore, stabilendo regole precise per l’applicazione di questa importante riduzione di pena.

Il caso concreto: due cessioni da venti euro

La vicenda nasce dall’arresto di un uomo, definito come Il Venditore, sorpreso a cedere due piccolissime dosi di cocaina a due diversi acquirenti. Il peso complessivo della sostanza era minimo, con un principio attivo (la sostanza psicotropa effettiva) pari ad appena 0,4 grammi. Il guadagno totale ottenuto da queste due cessioni ammontava a soli venti euro. I giudici di merito avevano condannato l’uomo per il reato di spaccio di lieve entità. Tuttavia, la Corte d’appello aveva negato la concessione della riduzione di pena prevista per i casi di minima offensività patrimoniale. Secondo i giudici di secondo grado, il fatto che la sostanza fosse stata venduta al normale prezzo di mercato escludeva la possibilità di considerare il fatto come del tutto irrilevante. Contro questa decisione, Il Venditore ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

Quando si applica la riduzione della pena

La questione giuridica centrale riguarda i criteri per concedere la riduzione di pena nei reati commessi con lo scopo di ottenere un guadagno economico. La legge stabilisce che questa attenuante si applica quando il danno patrimoniale cagionato è di speciale tenuità. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito nel tempo che questa norma si applica a qualsiasi reato commesso per un motivo di lucro (il desiderio di guadagno). Per concedere lo sconto di pena, il giudice deve verificare contemporaneamente due elementi. Da un lato, deve analizzare l’entità del lucro conseguito o sperato dal colpevole. Dall’altro lato, deve valutare la gravità dell’evento dannoso o pericoloso causato dalla condotta. Questi due fattori devono essere entrambi di piccolissima entità e proporzionati tra loro.

Le motivazioni della Cassazione sul danno di speciale tenuità

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso del Venditore, criticando duramente la decisione della Corte d’appello. La Cassazione ha definito la motivazione dei giudici di secondo grado come generica e incompleta. La Corte d’appello si era limitata a negare l’attenuante del danno di speciale tenuità basandosi solo sul prezzo di mercato della droga. Questo ragionamento è errato perché non considera la realtà oggettiva dei fatti. Nel caso specifico, il guadagno complessivo era di appena venti euro, una cifra oggettivamente irrisoria. Inoltre, l’evento pericoloso era minimo. Il Venditore non aveva alcun collegamento con contesti di criminalità organizzata, la quantità di droga era microscopica e l’uomo non presentava precedenti penali specifici. Il giudice di merito deve sempre offrire una giustificazione approfondita e non può usare formule standard per negare i benefici previsti dalla legge.

Le conclusioni del giudizio e il rinvio alla Corte d’appello

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al punto relativo alla mancata concessione della riduzione di pena. Questo significa che Il Venditore ha vinto il ricorso in questa sede. La Suprema Corte ha ordinato il rinvio del processo a una diversa sezione della Corte d’appello di Roma. Questo nuovo giudice dovrà celebrare un nuovo processo e rivalutare la concessione dell’attenuante applicando i principi stabiliti dalla Cassazione. Il giudice dovrà quindi motivare in modo logico e dettagliato se un guadagno di venti euro e una cessione isolata di pochissimi decimi di grammo possano finalmente consentire una riduzione della condanna finale.

Cosa si intende per danno di speciale tenuità nei reati di spaccio?
Si tratta di una circostanza attenuante che permette di ridurre la pena quando sia il guadagno economico ottenuto dallo spaccio sia il pericolo per la salute pubblica sono considerati minimi e di scarsissimo rilievo.

Il prezzo di mercato della droga impedisce di ottenere lo sconto di pena?
No, la Cassazione ha chiarito che il semplice fatto che la sostanza sia stata venduta a prezzo di mercato non basta a escludere l’attenuante se il guadagno complessivo e la gravità del fatto sono minimi.

Quali elementi deve valutare il giudice per concedere questa attenuante?
Il giudice deve analizzare congiuntamente la modestia del profitto economico ottenuto e la gravità dell’evento pericoloso, considerando anche l’assenza di legami con la criminalità organizzata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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