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Danno Da Perdita Di Chance

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un pregiudizio che consiste nella perdita della possibilità concreta di ottenere un risultato favorevole. Viene valutato in via equitativa dal giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Danno da perdita di chance: Cassazione respinge risarcimento per mancata prova
Dei dipendenti pubblici, trasferiti d'autorità e poi prosciolti da indagini penali, hanno ottenuto la riassegnazione alle loro funzioni originarie. Successivamente, hanno chiesto il risarcimento per il danno da perdita di chance retributiva (mancati compensi straordinari e indennità) e danni non patrimoniali subiti nel periodo di ritardo della reintegra. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo non provato il pregiudizio. La Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il danno deve essere provato concretamente, non solo come mera possibilità.
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Concorso annullato e danno da perdita di chance: il rinvio
Una dipendente pubblica vince una selezione per la progressione alla categoria superiore, ma l'amministrazione sanitaria annulla successivamente la procedura retrocedendola di livello. La lavoratrice chiede in giudizio il riconoscimento delle differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori, il danno morale e il risarcimento del danno da perdita di chance derivante dalla mancata progressione e dalla tardiva riedizione del bando. La Corte di merito riconosce solo parzialmente i crediti economici, riduce il risarcimento della chance ed esclude il danno morale, rilevando il difetto di giurisdizione sulla nuova procedura. La Suprema Corte accerta la complessità delle questioni sulla giurisdizione e rimette la controversia alla sezione ordinaria per una trattazione approfondita.
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Danno da perdita di chance: niente risarcimento automatico
Un dipendente comunale, titolare di una posizione organizzativa, ha richiesto il risarcimento del danno da perdita di chance per il mancato pagamento della retribuzione di risultato. L'amministrazione non aveva attivato i sistemi di valutazione né fissato gli obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che il danno da perdita di chance non è automatico (in re ipsa). Il dipendente ha l'onere di dimostrare la concreta probabilità che, se fosse stato valutato, l'esito sarebbe stato positivo. La semplice assegnazione dell'incarico non basta a presumere il raggiungimento degli obiettivi. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Antifurto inutile: risarcito il danno da perdita di chance
Un automobilista stipula un contratto di telesorveglianza satellitare per la propria vettura. Dopo il furto dell'auto, la società di sicurezza ritarda l'allarme e non attiva il blocco del motore da remoto, impedendo il ritrovamento del mezzo. La Corte d'Appello respinge la richiesta di risarcimento, pretendendo che l'automobilista dimostri la percentuale esatta di probabilità di ritrovare l'auto. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che l'inadempimento della società ha causato un danno da perdita di chance. La Suprema Corte chiarisce che l'esistenza della chance è insita nello scopo stesso del contratto di sorveglianza. Di conseguenza, il giudice non deve pretendere una prova impossibile, ma deve liquidare il danno in via equitativa, valutando la perdita della concreta possibilità di recuperare il veicolo.
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Ipoteca Illegittima: Colpa Certa ma Risarcimento Negato per Prova Mancante
Un proprietario immobiliare ha chiesto il risarcimento per un presunto danno da illegittima iscrizione ipotecaria da parte di un'azienda, sostenendo di aver perso un'opportunità di vendita. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. Anche se l'iscrizione fosse stata illegittima, il proprietario non è riuscito a fornire prove concrete e sufficienti del danno effettivamente subito. La sentenza stabilisce un principio chiaro: non basta dimostrare la colpa della controparte, ma è indispensabile provare con certezza il pregiudizio economico che ne è derivato. In assenza di tale prova, nessuna richiesta di risarcimento può essere accolta.
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Promozione Negata: Ente condannato per danno da perdita di chance
Una dirigente pubblica si è vista negare per anni la promozione a un ruolo superiore. L'Ente datore di lavoro non ha mai attivato procedure di selezione trasparenti e comparative, violando i doveri di correttezza. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo un principio fondamentale: il lavoratore ha diritto a una valutazione comparativa. Se l'amministrazione non la effettua, commette un illecito e deve risarcire il **danno da perdita di chance**. La dirigente ha quindi vinto la causa, ottenendo il diritto a un nuovo giudizio per la quantificazione del danno subito per non aver potuto concorrere equamente alla posizione.
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Danno da perdita di chance: promozione annullata, risarcimento ok
Una lavoratrice, promossa a dirigente sulla base di un regolamento poi annullato, subisce la revoca della nomina. A causa di tale promozione illegittima, era stata costretta a rinunciare a un concorso per lo stesso ruolo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al risarcimento per il danno da perdita di chance. L'Ente Pubblico, con la sua condotta illecita, le ha impedito di partecipare al concorso, privandola di una concreta possibilità di successo. Il risarcimento è stato liquidato in via equitativa, quantificando la probabilità di vittoria nel 30% della differenza retributiva tra la qualifica di funzionario e quella di dirigente.
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Avvocato non fa appello: nessun danno da perdita di chance se inutile
Una cliente cita in giudizio il proprio avvocato per non aver presentato ricorso in Cassazione in tempo utile, chiedendo il risarcimento per il cosiddetto danno da perdita di chance. La controversia originaria riguardava un contratto preliminare di vendita immobiliare che la cliente era stata costretta a onorare. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della cliente. Ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'errore del legale. È necessario provare che l'azione omessa (in questo caso, il ricorso) avrebbe avuto concrete e ragionevoli probabilità di successo. Poiché il ricorso sarebbe stato comunque respinto, la Corte ha concluso che non vi era alcuna chance da perdere e, di conseguenza, nessun danno da risarcire.
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Danno da perdita di chance: pensione negata, risarcimento perso
Una dipendente pubblica ha chiesto il risarcimento per danno da perdita di chance, sostenendo di aver perso la possibilità di un pensionamento anticipato a causa del diniego della sua Amministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento per danno da perdita di chance non basta dimostrare di avere i requisiti per presentare una domanda. La lavoratrice avrebbe dovuto provare, con un alto grado di probabilità, che la Pubblica Amministrazione avrebbe accolto la sua istanza, tenendo conto dell'ampia discrezionalità che la legge le riservava. In assenza di tale prova, la semplice possibilità non è sufficiente per giustificare un risarcimento.
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Danno da perdita di chance: promozione negata e risarcimento perso
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per ottenere il risarcimento del danno da perdita di chance, sostenendo di non aver ricevuto una meritata promozione a dirigente. Nonostante fosse risultato idoneo in una selezione esterna, l'azienda aveva promosso altri colleghi con punteggio inferiore. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente le sue richieste. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il lavoratore non aveva provato fin dall'inizio che la graduatoria della selezione fosse vincolante per l'azienda. Le sue argomentazioni, presentate solo in una fase successiva del processo, sono state considerate tardive e quindi inammissibili. L'azienda vince la causa.
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Impugnazione lodo arbitrale: tra vizi formali e fatti blindati
Una complessa controversia immobiliare sfocia in un arbitrato milionario. La società soccombente tenta l'impugnazione lodo arbitrale lamentando presunti vizi procedurali e carenze motivazionali da parte degli arbitri, sperando di ribaltare la condanna al risarcimento per la perdita di chance subita dalla controparte. Tuttavia, la Corte di Cassazione respinge fermamente il ricorso. I giudici supremi chiariscono che l'impugnazione di un lodo non è un appello mascherato per riesaminare i fatti, ma un giudizio a critica vincolata. Il tentativo di trasformare il dissenso sull'interpretazione del contratto in un vizio di legittimità si scontra con il rigore formale richiesto dalla legge. La decisione conferma la solidità del lodo e condanna la ricorrente al pagamento delle spese.
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Iscrizione ipotecaria sovrabbondante: danno risarcibile
La Corte di Cassazione conferma che l'iscrizione ipotecaria sovrabbondante genera un danno risarcibile. Con l'ordinanza n. 25308/2024, ha cassato la sentenza d'appello che, in sede di rinvio, aveva riesaminato la questione anziché limitarsi a liquidare il danno come stabilito. La Corte ribadisce il principio vincolante delle sue pronunce per i giudici di merito, che non possono discostarsi dai presupposti di fatto e di diritto già accertati.
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Danno da perdita di chance: come si calcola il risarcimento
Una lavoratrice socialmente utile, esclusa da una procedura di stabilizzazione a causa di un'illegittima sospensione dalle liste, ha chiesto il risarcimento del danno. La Corte d'Appello le ha riconosciuto l'intero importo delle retribuzioni mancate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Ministero, ha chiarito che il risarcimento per il danno da perdita di chance non può coincidere con il vantaggio totale sperato. Deve, invece, essere calcolato quantificando il vantaggio economico potenziale e poi riducendolo in base alla probabilità statistica che la lavoratrice aveva di ottenere la stabilizzazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Danno da perdita di chance: onere della prova
Un funzionario pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione per un danno da perdita di chance, sostenendo di essere stato illegittimamente escluso dall'assegnazione di una posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze precedenti. Ha stabilito che, per ottenere un risarcimento, il lavoratore deve fornire la prova concreta e specifica di una seria possibilità di successo, non bastando una semplice contestazione generica della procedura selettiva.
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