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Danno da perdita di chance: niente risarcimento automatico

Un dipendente comunale, titolare di una posizione organizzativa, ha richiesto il risarcimento del danno da perdita di chance per il mancato pagamento della retribuzione di risultato. L’amministrazione non aveva attivato i sistemi di valutazione né fissato gli obiettivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che il danno da perdita di chance non è automatico (in re ipsa). Il dipendente ha l’onere di dimostrare la concreta probabilità che, se fosse stato valutato, l’esito sarebbe stato positivo. La semplice assegnazione dell’incarico non basta a presumere il raggiungimento degli obiettivi. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 12112 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del dipendente comunale e il danno da perdita di chance

Un dipendente di un Comune italiano, responsabile del Servizio di Vigilanza, ha avviato una causa contro l’amministrazione per ottenere il pagamento della retribuzione di risultato. Il lavoratore ha lamentato il mancato avvio delle procedure di valutazione e la mancata assegnazione degli obiettivi da parte dell’ente. Questa omissione ha impedito al dipendente di percepire il compenso accessorio per diversi anni. Per questo motivo, il lavoratore ha richiesto il risarcimento del danno da perdita di chance, lamentando la perdita della possibilità di ottenere il premio economico. La questione è giunta fino alla Corte di Cassazione dopo che la Corte d’Appello aveva respinto la domanda del lavoratore.

Quando spetta la retribuzione di risultato

La retribuzione di risultato rappresenta un compenso accessorio destinato ai dipendenti con funzioni di responsabilità. Questo premio non spetta in modo automatico per il solo fatto di svolgere un determinato incarico. La contrattazione collettiva prevede che l’erogazione sia strettamente collegata al raggiungimento di specifici obiettivi prefissati dall’amministrazione. Inoltre, è necessaria una valutazione positiva dell’operato del dipendente alla fine dell’anno. Se l’ente pubblico omette di fissare gli obiettivi e di valutare il personale, si verifica un inadempimento contrattuale. Tuttavia, questo inadempimento non si traduce automaticamente in un diritto al risarcimento per il lavoratore. Il dipendente deve dimostrare che, in assenza dell’inadempimento, avrebbe ottenuto il risultato sperato.

Le motivazioni della decisione sul danno da perdita di chance

I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che il danno da perdita di chance non è un danno in re ipsa (danno automatico che non richiede prove). La chance rappresenta una concreta ed effettiva occasione favorevole di conseguire un risultato utile. Essa costituisce un’entità patrimoniale autonoma e non una semplice aspettativa di fatto. Di conseguenza, il lavoratore che agisce in giudizio ha l’onere della prova (il dovere di dimostrare i fatti a sostegno della propria domanda). Il dipendente deve allegare e provare, anche tramite presunzioni (ragionamenti logici basati su indizi), la reale probabilità di ottenere la valutazione positiva. Nel caso specifico, il lavoratore non ha fornito elementi utili a dimostrare questa probabilità. La semplice conferma dell’incarico negli anni non basta a presumere che gli obiettivi sarebbero stati raggiunti con successo. Il dipendente avrebbe dovuto dimostrare le proprie specifiche capacità professionali, i risultati positivi ottenuti in precedenza o le attività concretamente svolte.

Le conclusioni della Cassazione sul danno da perdita di chance

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del lavoratore e ha confermato la decisione della Corte d’Appello. Il dipendente pubblico non ha diritto al risarcimento se non dimostra la seria probabilità di successo della valutazione. La mera titolarità di una posizione organizzativa non fa presumere il raggiungimento degli obiettivi. Il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio in favore del Comune. Questa pronuncia consolida l’orientamento secondo cui il danno da perdita di chance richiede una prova rigorosa della probabilità di ottenere il vantaggio economico sperato. I lavoratori devono quindi raccogliere e produrre prove concrete sulle proprie prestazioni passate e sulle proprie competenze per sperare in un risarcimento.

Cos’è il danno da perdita di chance per un lavoratore?
Si tratta della perdita di una concreta opportunità di ottenere un vantaggio economico, come una promozione o un premio di risultato, a causa dell’inadempimento del datore di lavoro.

Il risarcimento per la perdita di chance è automatico?
No, il risarcimento non è mai automatico e il lavoratore deve dimostrare in giudizio la reale probabilità che avrebbe avuto di ottenere il risultato sperato.

Come si prova il diritto alla retribuzione di risultato?
Il dipendente deve dimostrare il raggiungimento degli obiettivi prefissati e fornire elementi concreti, come valutazioni passate positive o particolari capacità professionali, che rendano probabile un esito favorevole.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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