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D.P.R. 309/1990

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, che regola i reati legati alla droga.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Coltivazione domestica: ricorso inammissibile in Cassazione per vizio di forma
Un cittadino è stato condannato per coltivazione di due piante di marijuana nella propria abitazione, reato riqualificato come di lieve entità. Ha presentato un ricorso in Cassazione contro la condanna. Tuttavia, ha depositato il ricorso personalmente, senza la firma di un avvocato abilitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, dopo la riforma del 2017, l'atto deve essere sottoscritto da un difensore iscritto all'albo speciale. L'autentica di un avvocato per il solo deposito non è sufficiente. Il condannato ha dovuto pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende per il ricorso inammissibile in Cassazione.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non ammette l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un individuo condannato per detenzione di droga a fini di spaccio. L'appello è stato respinto perché le contestazioni erano troppo generiche e non affrontavano in modo specifico le motivazioni della sentenza precedente. Il giudice di merito aveva adeguatamente spiegato la colpevolezza e la pena. L'individuo deve ora pagare le spese processuali e una sanzione.
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Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Conferma Condanna, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno confermato la condanna a 4 anni di reclusione e 20.000 euro di multa, ritenendo che la quantità di eroina (oltre 110 dosi) e il possesso di un bilancino di precisione escludessero la minore gravità del fatto. La condotta, organizzata e non rudimentale, non permetteva l'applicazione della fattispecie di lieve entità prevista dall'art. 73, comma 5, D.P.R. 309/1990. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio e Attenuanti Negate
Due individui sono stati condannati per spaccio di droga. Hanno presentato un ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento di una circostanza attenuante comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo che le argomentazioni fossero una mera ripetizione di quelle già respinte in appello. La Corte ha confermato che la quantità di droga e la potenziale vendita erano significative, escludendo la "speciale tenuità" del fatto. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Penale Inammissibile: Cassazione conferma condanna per droga
Il Ricorrente ha presentato un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello di Bologna, che lo aveva condannato per un reato legato agli stupefacenti (art. 73, comma 5 d.P.R. 309/1990). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché i motivi presentati erano generici e infondati. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni della Corte d'Appello fossero complete e corrette. Di conseguenza, il Ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende per l'inammissibilità del ricorso.
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Coltivazione illecita di cannabis: quando la legge non perdona
Un individuo è stato condannato per coltivazione illecita di cannabis e detenzione di marijuana a fini di spaccio. Nonostante la sua difesa sostenesse una coltivazione legale secondo la Legge 242/2016, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. I giudici hanno ritenuto che l'elevata quantità di sostanza stupefacente e il superamento del limite di THC (0,6% contro lo 0,2% consentito per fini leciti) dimostrassero chiaramente l'intenzione di cedere la droga a terzi. Questo ha reso la coltivazione illecita, non rientrando nelle finalità previste dalla normativa sulla canapa industriale. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato, con conseguente conferma della pena.
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Detenzione Droga: Inammissibilità Ricorso Penale per Attenuanti
Un Imputato, condannato per detenzione illecita di cocaina e hashish, ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero ridotto la sua pena. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna, basandosi sui precedenti penali dell'Imputato, sulla sua mancanza di un lavoro regolare e sulle sue false accuse contro gli agenti di polizia. La Suprema Corte ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale, ritenendo che le motivazioni della Corte d'Appello fossero logiche e sufficienti. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Giudice Libero da Richieste PM?
Un imputato, già condannato per reati legati agli stupefacenti (D.P.R. 309/1990), ha visto la sua pena ridotta in appello. Ha poi presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione della pena inflitta e sostenendo che il Pubblico Ministero aveva chiesto una pena inferiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ricorso penale. Ha chiarito che il giudice non è obbligato a seguire le richieste delle parti nella determinazione della pena, purché la sua decisione sia adeguatamente motivata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di droga di lieve entità: l’appello fallisce in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua attività rientrasse nella "spaccio di droga di lieve entità" per la sua natura marginale e non professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ritenuto il ricorso vago e non sufficientemente critico verso la sentenza precedente. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato l'organizzazione dell'attività di spaccio, con più soggetti e vendita continua in un noto "punto di spaccio". Questa struttura organizzativa escludeva la qualificazione di lieve entità. Il Lavoratore ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Morte dell’imputato: il reato si estingue, sentenza annullata
Un Lavoratore era stato condannato per reati legati agli stupefacenti. Dopo la condanna in appello, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Durante lo svolgimento di questo ricorso, il Lavoratore è deceduto. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del reato per morte dell'imputato. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, chiudendo definitivamente il caso. Questo principio sottolinea come la morte dell'accusato impedisca la prosecuzione del processo penale.
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Condanna per Spaccio: Ricorso Penale Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di cocaina finalizzata allo spaccio, con sentenza confermata in appello. Ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e mancato riconoscimento di attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero una mera riproposizione di argomenti già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza un confronto critico con la "doppia conforme". Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a seguito del rinvenimento di sostanza stupefacente destinata al commercio. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, irrogando la pena di un anno di reclusione e duemila euro di multa, revocando soltanto la confisca del denaro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la destinazione della sostanza al commercio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità delle doglianze, evidenziando l'assenza di critiche concrete alla motivazione della sentenza impugnata. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Intercettazioni chiare e inammissibilità del ricorso per spaccio
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di offerta e cessione di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva una mancanza di motivazione nella sentenza di secondo grado. Tuttavia la condanna si fondava su intercettazioni telefoniche dal contenuto chiaro e mai smentito dalla difesa. Le registrazioni dimostravano l'offerta di droga a un acquirente non identificato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per spaccio a causa della genericità dei motivi presentati. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: il quaderno dei clienti nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di droga a carico di un uomo trovato in possesso di circa nove grammi di cocaina suddivisi in dosi. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, evidenziando la modesta quantità di stupefacente e l'assenza di legami stabili con la criminalità organizzata. Tuttavia, i giudici hanno respinto la richiesta a causa del ritrovamento, presso l'abitazione dell'imputato, di un quaderno contenente la contabilità dell'attività illecita, con nomi di clienti e somme di denaro. Questo elemento dimostra una gestione organizzata e continuativa dello spaccio, che esclude l'applicazione della circostanza attenuante. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Reato di spaccio di stupefacenti: la condanna diventa definitiva
Il Ricorrente è stato condannato in primo grado dal GIP di Roma e in secondo grado dalla Corte d'Appello per il reato di spaccio di stupefacenti ai sensi degli articoli 73 e 80 del d.P.R. 309/1990. Contro la sentenza d'appello, l'imputato ha proposto ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la colpevolezza del soggetto e la regolarità del processo. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche negate: confermata la condanna per droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero condannato per traffico di sostanze stupefacenti. L'Imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche da parte della Corte d'Appello. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione precedente, rilevando la totale assenza di elementi positivi idonei a giustificare uno sconto di pena. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa, vede confermata la condanna a quattro anni di reclusione e diciottomila euro di multa, e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando la continuità esclude lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di traffico di stupefacenti nell'ipotesi attenuata di spaccio di lieve entità. I giudici di merito hanno accertato che l'attività illecita non era occasionale, bensì caratterizzata da una struttura stabile, continuativa e organizzata, con canali di approvvigionamento costanti e vendita sul mercato locale anche di sostanze diverse dalla cocaina. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna principale e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende, escludendo l'applicazione della circostanza attenuante richiesta.
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Continuazione tra reati: no se passano 4 anni, dipendenza non basta
La Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della continuazione tra reati a un uomo condannato per due episodi di spaccio avvenuti a quasi quattro anni di distanza. Secondo i giudici, un così lungo intervallo di tempo impedisce di riconoscere un 'medesimo disegno criminoso'. La sola condizione di tossicodipendenza, peraltro non provata all'epoca dei fatti, non è sufficiente a unificare i reati. La diversità delle sostanze spacciate (eroina e cocaina) ha ulteriormente indebolito la tesi difensiva. La Corte ha quindi confermato che la distanza temporale è un indice fondamentale per escludere la programmazione unitaria dei delitti.
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Cessione di stupefacenti in carcere: droga al marito, condannata
Una donna è stata condannata per aver tentato di introdurre hashish in prigione, nascondendolo per consegnarlo al marito detenuto. La sua difesa ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione nella sentenza di condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché troppo generico e non in grado di contestare le chiare prove a carico dell'imputata. Questa decisione ribadisce che la **cessione di stupefacenti in carcere** è un reato grave e che un appello, per essere valido, deve contenere critiche specifiche e argomentate, non limitarsi a un dissenso generico. La donna è stata quindi condannata in via definitiva al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Coltivazione di stupefacenti: serra in casa non è uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di coltivazione di stupefacenti. I due gestivano una vera e propria azienda agricola illegale, con due serre, 158 piante di cannabis, attrezzature professionali per l'essiccazione e il confezionamento sottovuoto. La Corte ha stabilito un principio chiaro: una coltivazione di queste dimensioni e con tali modalità non può mai essere considerata per 'uso personale'. L'attività era chiaramente destinata allo spaccio. La sentenza ribadisce che solo le coltivazioni domestiche di minime dimensioni, con tecniche rudimentali e un prodotto esiguo, possono non costituire reato. In questo caso, la professionalità dell'impianto ha reso evidente l'intento criminale, rendendo la condanna per coltivazione di stupefacenti inevitabile.
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