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Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio e Attenuanti Negate

Due individui sono stati condannati per spaccio di droga. Hanno presentato un ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento di una circostanza attenuante comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità ricorso penale, ritenendo che le argomentazioni fossero una mera ripetizione di quelle già respinte in appello. La Corte ha confermato che la quantità di droga e la potenziale vendita erano significative, escludendo la “speciale tenuità” del fatto. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 21726 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Quando un ricorso penale è inammissibile: il caso dello spaccio di droga

La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i limiti per l’accoglimento di un ricorso penale, specialmente quando si tratta di reati legati allo spaccio di droga. Questa decisione sottolinea l’importanza di presentare argomentazioni nuove e specifiche, evitando la semplice riproposizione di motivi già esaminati e respinti nei gradi precedenti di giudizio. La sentenza evidenzia come un ricorso possa essere dichiarato inammissibile se non rispetta questi criteri, con conseguenze significative per i ricorrenti.

Il fatto: condanna per spaccio e il ricorso inammissibile

Due individui sono stati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte d’Appello aveva già confermato la loro responsabilità, basandosi sull’articolo 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990 (la legge italiana sugli stupefacenti). I condannati hanno deciso di presentare un ricorso in Cassazione. Chiedevano il riconoscimento di una circostanza attenuante comune, prevista dall’articolo 62, numero 4, del Codice Penale. Questa attenuante avrebbe potuto ridurre la pena.

La richiesta di attenuante e la sua valutazione

I ricorrenti sostenevano di aver diritto a una riduzione della pena. Essi ritenevano che il loro caso rientrasse nella categoria delle circostanze attenuanti comuni. Queste circostanze possono essere applicate quando il danno o il pericolo causato dal reato è di “speciale tenuità” (cioè, di scarsa importanza). Tuttavia, la Corte d’Appello aveva già escluso questa possibilità. Aveva spiegato che la quantità di droga e la potenziale vendita erano significative. Non si trattava quindi di un fatto di lieve entità.

Perché il ricorso penale è stato dichiarato inammissibile

La Cassazione ha esaminato il ricorso. Ha stabilito che le argomentazioni presentate erano una semplice ripetizione di quelle già proposte e respinte dalla Corte d’Appello. Un ricorso in Cassazione deve presentare critiche specifiche e argomentate contro la sentenza impugnata. Non può limitarsi a riproporre gli stessi motivi. Se un ricorso non assolve a questa funzione critica, viene considerato “non specifico” o “apparente”. Questo porta alla sua inammissibilità.

La questione della “speciale tenuità” nel reato di spaccio

La Corte ha ribadito un principio importante. Per riconoscere la “speciale tenuità” del fatto nel reato di spaccio, non basta una quantità minima di droga. Bisogna valutare la potenziale vendita e il guadagno. Nel caso specifico, le dosi di droga erano 14 e 23. La Corte ha ritenuto che queste quantità avessero una “potenzialità di vendita significativa”. Questo escludeva la possibilità di considerare il fatto di “speciale tenuità” e, di conseguenza, di applicare l’attenuante richiesta. La decisione ha rafforzato la posizione della Corte d’Appello.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità ricorso penale

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione di inammissibilità ricorso penale basandosi sul fatto che i motivi presentati dai ricorrenti erano una mera riproposizione di doglianze già esaminate e disattese dalla Corte d’Appello. I giudici hanno sottolineato che un ricorso in Cassazione deve contenere una critica argomentata e specifica alla sentenza di secondo grado, non una semplice reiterazione di argomenti precedenti. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla “speciale tenuità” del fatto, ai fini dell’applicazione dell’attenuante, deve considerare la potenziale offensività della condotta, e nel caso di spaccio, la quantità e la potenziale diffusione delle sostanze stupefacenti. La motivazione della Corte d’Appello, che aveva escluso la tenuità, è stata ritenuta sufficiente, logica e non contraddittoria.

Le conclusioni: ricorso penale respinto e condanna alle spese

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo significa che non ha esaminato il merito delle questioni sollevate dai ricorrenti. Di conseguenza, i due condannati dovranno pagare le spese processuali. Inoltre, sono stati condannati a versare una somma di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria si applica quando un ricorso è dichiarato inammissibile e non si ravvisa l’assenza di colpa nella sua presentazione. La decisione della Cassazione ha quindi confermato pienamente le condanne precedenti e le relative conseguenze economiche per i ricorrenti.

Cosa rende un ricorso penale inammissibile?
Un ricorso penale è inammissibile quando ripropone semplicemente argomenti già esaminati e respinti nei gradi precedenti di giudizio, senza presentare critiche specifiche e nuove alla sentenza impugnata.

Quando si può applicare una circostanza attenuante per “speciale tenuità” nel reato di spaccio?
L’attenuante per “speciale tenuità” si applica solo se il fatto è di scarsa importanza. Nel reato di spaccio, si valuta la quantità di droga e la sua potenziale diffusione, escludendola se la potenzialità di vendita è significativa.

Quali sono le conseguenze di un ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile?
Se un ricorso è inammissibile, la sentenza precedente diventa definitiva. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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