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Ctu (Consulenza Tecnica D'Ufficio) — Anno 2024

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214 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ctu (Consulenza Tecnica D'Ufficio)

Provvedimenti

Critica CTU cassazione: quando è inammissibile?
Un proprietario ha impugnato in Cassazione la quantificazione del danno da infiltrazioni, basata su una perizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la mera critica alla CTU in Cassazione non è sufficiente se non si individua un fatto storico decisivo che il giudice di merito ha omesso di esaminare. Il ricorso contestava la valutazione del danno e il concorso di colpa del danneggiato, ma si limitava a criticare l'operato del perito senza indicare un fatto omesso.
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Donazione indiretta: prova e oneri in successione
In una complessa causa di successione, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva qualificato come donazione indiretta di un immobile la somma di denaro fornita da un genitore alla figlia. La Corte ha ribadito che, per configurare una donazione indiretta del bene, è necessario provare che la somma sia stata specificamente finalizzata all'acquisto e non semplicemente versata. La decisione chiarisce anche importanti aspetti procedurali, come l'omessa pronuncia e i termini per contestare la consulenza tecnica d'ufficio (CTU).
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Onere della prova: chi deve dimostrare l’adempimento?
Una società di ingegneria ha citato in giudizio un ente pubblico per il mancato pagamento di alcuni studi di fattibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, sottolineando che l'onere della prova dell'avvenuto adempimento contrattuale grava su chi richiede il pagamento. Poiché la società non ha mai depositato in giudizio gli studi realizzati, non ha potuto dimostrare il proprio diritto al compenso, rendendo la sua domanda infondata.
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Servitù di passaggio: i requisiti per l’usucapione
Una proprietaria agiva in giudizio per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passaggio sul suo fondo. I vicini chiedevano in via riconvenzionale l'accertamento dell'acquisto della servitù per usucapione. La Corte d'Appello accoglieva la domanda dei vicini, ma la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che per l'usucapione di una servitù di passaggio non basta un semplice percorso, ma servono opere visibili e permanenti (il cosiddetto 'quid pluris') che dimostrino in modo inequivocabile l'asservimento del fondo. La Corte d'Appello aveva errato ignorando le risultanze della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) che negavano l'esistenza del passaggio per il tempo necessario.
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Onere della prova: chi deve provare l’inadempimento?
Una società che gestisce distributori di carburante subisce un furto da una cassaforte senza segni di effrazione. La società fa causa al produttore della cassaforte, che ne aveva garantito la non duplicabilità delle chiavi, e alla società di vigilanza incaricata del prelievo dei valori. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha riaffermato il principio sull'onere della prova: spetta al debitore (produttore e società di vigilanza) dimostrare che l'inadempimento è dovuto a una causa a lui non imputabile, una volta che il creditore ha allegato la violazione del contratto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Riacquisto aree industriali: quando il prezzo è fisso
Un consorzio pubblico ha esercitato il diritto di riacquisto di aree industriali da una società privata inadempiente, ma ha contestato la valutazione economica degli immobili. La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di riacquisto aree industriali è un diritto potestativo pubblico: una volta avviata, il trasferimento di proprietà è immediato e la successiva stima del valore non consente al consorzio di revocare la decisione. Il valore da corrispondere è determinato secondo i criteri di legge (valore di mercato decurtato da eventuali contributi pubblici), non in base alla futura utilità degli immobili per il consorzio.
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Domanda risarcitoria: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della domanda risarcitoria. In una causa tra vicini per servitù illegittime e sconfinamenti, la Corte ha stabilito che una richiesta di risarcimento generica, formulata nell'atto introduttivo, può legittimamente includere anche i danni per sconfinamento quantificati successivamente tramite CTU, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava specificamente le motivazioni della sentenza d'appello.
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Contratto di finanziamento: onere della prova e usura
Un consumatore ha citato in giudizio una banca e una società finanziaria, sostenendo che il contratto di finanziamento sottoscritto fosse viziato da usura e dolo. Inizialmente, aveva richiesto un piccolo prestito, ma si era ritrovato a firmare un accordo per un importo e una durata notevolmente superiori. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto le sue richieste, negando anche l'ammissione di una consulenza tecnica (CTU). La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non ha fornito prove sufficienti per dimostrare l'usura soggettiva o il raggiro, e che la semplice discrepanza tra l'accordo preliminare e quello definitivo non è di per sé una prova di illecito. Inoltre, ha ribadito che la commissione di estinzione anticipata non rileva ai fini del calcolo del tasso di usura e che il giudice ha un potere discrezionale nel decidere sull'ammissione delle prove.
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Riacquisto aree industriali: la Cassazione decide
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'ambito di applicazione della procedura di riacquisto aree industriali da parte dei consorzi. Il caso riguardava un imprenditore che aveva acquisito un lotto da un consorzio e un lotto adiacente da privati. La Corte ha stabilito che il potere di riacquisto del consorzio si estende a tutte le aree incluse nel piano di sviluppo industriale, anche quelle acquistate sul libero mercato. Tuttavia, ha cassato la decisione della Corte d'Appello per errori nel calcolo dell'indennità, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Onere della prova: credito negato senza prove
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta di pagamento di un fornitore di servizi industriali. La sentenza sottolinea che, indipendentemente dalla validità del contratto di fornitura, il creditore ha l'onere della prova di dimostrare l'effettiva erogazione dei servizi e la corretta quantificazione del credito. In assenza di tale prova, la domanda di pagamento non può essere accolta.
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Responsabilità perito stimatore: la stima errata
Una società acquista un immobile all'asta basandosi su una perizia. Scoperti vizi gravi, fa causa al perito. La Cassazione chiarisce che la responsabilità perito stimatore non sussiste se la consulenza tecnica d'ufficio (CTU) a supporto dell'accusa è contraddittoria e insufficiente, confermando la decisione d'appello che aveva escluso la colpa del professionista.
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Sopraelevazione antisismica: il permesso non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27018/2024, ha stabilito che la legittimità amministrativa di un'opera edilizia, come una sopraelevazione, non esclude la sua illegittimità sotto il profilo civilistico se viola le norme a tutela della sicurezza e della stabilità dell'edificio. Nel caso di specie, un proprietario aveva realizzato una nuova superficie all'ultimo piano, ma la Corte ha confermato la condanna al risarcimento del danno in favore dei vicini, ritenendo prevalenti le norme sulla sicurezza strutturale e la normativa antisismica rispetto al mero possesso del titolo edilizio.
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Rivalutazione monetaria: obbligo di motivazione
In una causa per vizi di un immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rivalutazione monetaria sia implicitamente inclusa nella richiesta di risarcimento, il giudice ha l'obbligo di motivare in modo trasparente i criteri di calcolo usati. La mancata indicazione di come è stato determinato l'adeguamento ISTAT rende la sentenza nulla per difetto di motivazione, poiché impedisce alle parti di verificarne la correttezza.
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Servitù di passaggio: onere della prova e confini
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del proprietario di un fondo che accusava un terzo vicino di aver ristretto una servitù di passaggio. La decisione si fonda sulla totale assenza di prove a carico del vicino, ribadendo che chi accusa ha l'onere di dimostrare i fatti che afferma. La Corte ha chiarito che non è possibile chiedere in Cassazione una nuova valutazione dei fatti già accertati in appello, specialmente quando la decisione impugnata si basa proprio sulla carenza probatoria.
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Sentenza non definitiva: quando è impugnabile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale proposti avverso una sentenza non definitiva della Corte d'Appello. Quest'ultima, in una causa tra un correntista e una banca, aveva risolto alcune questioni giuridiche (come la validità delle clausole sugli interessi) ma aveva rimesso la causa sul ruolo per un'integrazione della perizia tecnica (CTU) al fine di rideterminare il saldo del conto. La Suprema Corte ha stabilito che una sentenza non definitiva di questo tipo, che non definisce neppure parzialmente il giudizio ma si limita a impartire disposizioni per la sua prosecuzione, non è immediatamente impugnabile per cassazione, dovendosi attendere la sentenza definitiva.
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Superamento limite appalto: obblighi dell’appaltatore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26563/2024, ha chiarito la responsabilità in caso di superamento del limite di spesa in un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che l'appaltatore non viola il principio di buona fede se il committente, anche grazie all'assistenza di un direttore dei lavori, era in grado di comprendere che la prosecuzione delle opere avrebbe comportato il superamento del limite pattuito, il quale funzionava come soglia per la rinegoziazione dei prezzi e non come tetto invalicabile.
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Difformità urbanistica: la garanzia del venditore
Un'impresa edile acquista un immobile con difformità urbanistica, garantito come regolare dal venditore. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello che accordava all'acquirente una riduzione del prezzo, rigettando il ricorso del venditore. La Corte ha stabilito che la garanzia contrattuale prevale e la conoscenza effettiva della difformità da parte dell'acquirente non era stata provata, rendendo irrilevante la clausola 'visto e piaciuto'.
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Inammissibilità ricorso cassazione: il caso leasing
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due società contro un istituto di credito in una controversia su un contratto di leasing immobiliare. Le società lamentavano la mancata ammissione di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) per verificare l'erroneità del tasso di leasing. La Corte ha respinto il ricorso per diverse ragioni procedurali, tra cui l'applicazione della regola della "doppia conforme", la natura discrezionale dell'ammissione della CTU da parte del giudice di merito e la mancata specificità dei motivi di ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Prescrizione risarcimento: quando inizia a decorrere?
Una società immobiliare, citata in giudizio per inquinamento, ha chiamato in causa un'azienda energetica vicina, ritenendola la vera responsabile. La sua richiesta di risarcimento è stata respinta in appello per prescrizione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la prescrizione del risarcimento decorre non dalla scoperta del danno su un fondo di terzi, ma dal momento in cui il proprietario danneggiato acquisisce conoscenza o conoscibilità del danno sul proprio specifico terreno.
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Onere della prova nel leasing: chi deve provare cosa?
Una società utilizzatrice di un immobile in leasing non pagava i canoni. La società concedente ha chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione del bene. L'utilizzatrice si è opposta, lamentando l'assenza del piano di ammortamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore (l'utilizzatore), mentre il creditore deve solo dimostrare l'esistenza del contratto. L'assenza di un piano di ammortamento separato non è risultata decisiva.
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