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Criteri Di Scelta

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112 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Criteri di scelta: licenziata con 2 figli, l’azienda sbaglia
Una lavoratrice, madre di due figli, viene licenziata nell'ambito di una procedura collettiva perché l'azienda le attribuisce zero punti per i carichi di famiglia. La società si basa su un'ultima certificazione fiscale anomala, ignorando le informazioni degli anni precedenti che confermavano la presenza dei figli a carico. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azienda ha violato i criteri di scelta licenziamento collettivo. Il datore di lavoro, infatti, non può ignorare dati a sua conoscenza e deve agire con diligenza per verificare la reale situazione familiare del dipendente. Di conseguenza, il licenziamento è stato annullato e la lavoratrice ha ottenuto il reintegro e il risarcimento.
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Licenziamento collettivo: legittimo se chiude un intero settore
Una lavoratrice impugna il proprio licenziamento collettivo, sostenendo che l'azienda non abbia applicato correttamente i criteri di scelta. In particolare, lamenta che la comparazione sia stata limitata al suo settore e non estesa a tutto il personale con mansioni simili. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto il ricorso. Il principio sancito è chiaro: se un'azienda sopprime un intero settore o un'unità produttiva autonoma, licenziando tutto il personale ad essa addetto, non è tenuta a effettuare una valutazione comparativa con i dipendenti di altri reparti. In questo caso, il licenziamento collettivo è legittimo perché la scelta dei lavoratori da licenziare coincide con l'intero organico del settore eliminato.
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Criteri licenziamento collettivo: No al calcolo ‘a fasce’
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un licenziamento collettivo, il calcolo dell'anzianità di servizio non può avvenire per fasce temporali. L'azienda aveva raggruppato i dipendenti, assegnando lo stesso punteggio a un lavoratore con più anzianità effettiva rispetto a un collega, portando al suo licenziamento. Secondo i giudici, i criteri licenziamento collettivo, e in particolare l'anzianità, devono essere applicati in modo rigoroso e puntuale, calcolando la durata esatta del rapporto di lavoro. Qualsiasi metodo alternativo, come quello per fasce, è illegittimo se non previsto da un accordo sindacale specifico. Di conseguenza, il licenziamento è stato dichiarato illegittimo.
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Criteri di scelta licenziamento collettivo: vince la lavoratrice
La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento di una lavoratrice, individuata come unico esubero nel suo reparto. La sentenza stabilisce che i criteri di scelta nel licenziamento collettivo non possono limitarsi al solo settore in crisi se il dipendente ha dimostrato di possedere esperienze professionali in altre aree aziendali. L'azienda avrebbe dovuto confrontare la sua posizione con quella di altri colleghi di diversi reparti le cui mansioni erano 'fungibili' (cioè intercambiabili) con le sue. Poiché l'azienda non ha ampliato la platea dei lavoratori da comparare, la scelta è stata ritenuta illegittima, con conseguente reintegra della dipendente.
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Licenziamento collettivo: sede limitata, reintegra del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare solo a quelli di alcune sedi. Secondo i giudici, i corretti licenziamento collettivo criteri di scelta impongono di considerare tutti i dipendenti con mansioni simili presenti nell'intero complesso aziendale. Restringere la 'platea' senza una valida e specifica ragione tecnica è una violazione sostanziale della procedura. Di conseguenza, il licenziamento è stato annullato e il lavoratore ha ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro, confermando che la scelta non può essere arbitrariamente limitata a livello geografico.
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Licenziamento collettivo: no alla platea limitata, vince il lavoratore
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul licenziamento collettivo e la platea dei dipendenti da considerare. Un'azienda non può limitare la selezione dei lavoratori da licenziare ai soli dipendenti di una specifica sede o reparto, ma deve, di regola, estenderla a tutto il 'complesso aziendale'. Restringere la platea è possibile solo se l'azienda fornisce motivazioni oggettive e specifiche legate a esigenze tecnico-produttive che rendono non fungibili i lavoratori di sedi diverse. In caso contrario, come nella vicenda analizzata, il licenziamento è illegittimo e il lavoratore ha diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Azienda, confermando la vittoria del Lavoratore.
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Licenziamento collettivo: reintegro se la scelta è limitata a una sede
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento nell'ambito di una procedura collettiva. L'Azienda aveva limitato la scelta dei lavoratori da licenziare a una sola sede, nonostante la riorganizzazione riguardasse l'intera struttura nazionale. Questa decisione costituisce una violazione dei criteri di scelta del licenziamento collettivo. La Corte ha stabilito che, in assenza di specifiche e comprovate ragioni tecnico-produttive, la platea dei lavoratori da confrontare deve estendersi a tutto il 'complesso aziendale'. La violazione non è meramente formale ma sostanziale, comportando l'annullamento del licenziamento e il diritto del Lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: mansioni superiori non bastano, vince l’azienda
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento collettivo, sostenendo di dover essere esclusa dalla procedura perché svolgeva mansioni superiori rispetto al suo inquadramento formale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per contestare la violazione dei criteri di scelta, non basta affermare un errore astratto. Il lavoratore deve dimostrare in modo specifico che quell'errore ha concretamente causato il suo licenziamento, alterando la sua posizione in graduatoria. In assenza di questa prova precisa, il licenziamento collettivo resta valido. La lavoratrice non ha fornito elementi sufficienti per dimostrare che, anche con il riconoscimento delle mansioni superiori, si sarebbe salvata.
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Licenziamento collettivo: illegittimo se la platea aziendale è limitata
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo un licenziamento avvenuto durante una procedura di riduzione del personale. L'Azienda aveva limitato la selezione dei lavoratori da licenziare solo ad alcune sedi, senza una valida giustificazione. Secondo i giudici, il corretto perimetro di riferimento è l'intero complesso dei dipendenti. La violazione di questo principio ha reso errata la definizione del **Licenziamento collettivo platea aziendale**. L'errata applicazione dei criteri di scelta ha comportato la violazione delle regole procedurali, determinando l'annullamento del licenziamento e il diritto del Lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento per cambio appalto: non basta la norma di settore
Un'azienda del settore gas licenzia un dipendente a seguito della perdita di una concessione, sostenendo che la normativa di settore lo imponesse. La Corte di Cassazione ha stabilito che il **licenziamento per cambio appalto** non è automatico e deve seguire le regole generali. Una norma secondaria, come un decreto ministeriale, non può prevalere sulla legge che tutela contro i licenziamenti illegittimi. L'azienda avrebbe dovuto dimostrare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (repechage) e di aver usato criteri di scelta corretti e trasparenti per individuarlo. Non avendolo fatto, il licenziamento è stato dichiarato illegittimo e l'azienda ha perso la causa.
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Criteri di scelta licenziamento collettivo: illegittimo il punteggio punitivo
Un'azienda avvia una procedura di licenziamento collettivo per 152 lavoratori operanti in due stabilimenti con mansioni fungibili. La Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimi i criteri di scelta licenziamento collettivo adottati, poiché attribuivano un punteggio penalizzante (5 punti contro 1) ai dipendenti di una sede senza una valida giustificazione. Questa scelta, contraddittoria e poco trasparente, ha di fatto 'espulso' i lavoratori di uno stabilimento. La Corte ha quindi confermato l'illegittimità del licenziamento del lavoratore, che aveva perso il posto a causa di questo punteggio, applicando la tutela reintegratoria.
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Licenziamento collettivo: sede limitata, reintegra assicurata
Una lavoratrice viene licenziata nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo. L'azienda, però, aveva limitato la selezione dei dipendenti da licenziare a una sola sede territoriale, senza spiegare le ragioni di tale scelta nella comunicazione iniziale ai sindacati. La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento. Il principio stabilito è che la platea dei lavoratori tra cui scegliere deve riguardare l'intero complesso aziendale. Una limitazione è possibile solo se sorretta da specifiche esigenze tecnico-produttive, che devono essere chiaramente motivate fin dall'inizio della procedura. In mancanza di questa motivazione, il licenziamento è nullo e la lavoratrice ha diritto alla reintegra nel posto di lavoro.
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Azienda sbaglia criteri: licenziamento collettivo illegittimo
Un lavoratore di una compagnia aerea impugna il proprio licenziamento avvenuto durante una procedura di mobilità. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un licenziamento collettivo illegittimo. L'azienda, infatti, non è riuscita a dimostrare di aver applicato correttamente i criteri di scelta, in particolare non ha provato che i colleghi rimasti in servizio avessero titoli professionali superiori. Questa violazione sostanziale, e non solo formale, ha portato all'annullamento del licenziamento, con conseguente obbligo per la nuova compagnia acquirente di reintegrare il lavoratore e di risarcirgli il danno. La vecchia società è stata condannata in solido per il solo risarcimento.
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Licenziamento collettivo: tra limiti territoriali e reintegra.
Una società di telecomunicazioni ha intimato un licenziamento collettivo limitando la platea dei lavoratori selezionabili solo ad alcune sedi territoriali. Il lavoratore coinvolto ha impugnato il recesso ottenendo ragione in appello. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della procedura poiché l'azienda non ha fornito ragioni tecniche e produttive valide per escludere le altre sedi dalla comparazione, specialmente in presenza di mansioni fungibili. La limitazione irragionevole della platea è stata considerata una violazione sostanziale dei criteri di scelta, comportando la sanzione della reintegra nel posto di lavoro e il risarcimento del danno. La Corte ha inoltre chiarito che la distanza geografica tra le sedi non giustifica automaticamente l'esclusione di alcuni dipendenti dalla procedura se la ristrutturazione riguarda l'intero complesso aziendale.
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Licenziamento collettivo e cessazione attività
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di licenziamento collettivo dichiarato illegittimo, la tutela della reintegra non può essere concessa se l'attività aziendale è definitivamente cessata. Nonostante la violazione dei criteri di scelta del personale, l'inesistenza di un'organizzazione produttiva funzionante rende materialmente impossibile il ripristino del rapporto di lavoro. In tali circostanze, il giudice deve limitarsi a riconoscere al lavoratore un'indennità risarcitoria, parametrata al periodo tra il recesso e la cessazione effettiva dell'azienda, poiché la fine dell'attività costituisce una causa impeditiva assoluta alla prosecuzione del contratto.
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Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria: i criteri
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un dipendente in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria a causa della genericità dei criteri di scelta. L'azienda aveva indicato vaghe esigenze tecnico-organizzative senza specificare le posizioni lavorative coinvolte. La Suprema Corte ha ribadito che la comunicazione iniziale ai sindacati deve essere specifica e verificabile ex ante, non potendo essere sanata da accordi successivi privi di dati concreti. Tale carenza informativa impedisce ai lavoratori e ai sindacati di controllare la correttezza della selezione.
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Cassa Integrazione: criteri di scelta e illegittimità
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della Cassa Integrazione applicata da una società cessionaria d'azienda. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta dei lavoratori e sulla violazione degli obblighi di riassunzione derivanti da accordi sindacali post-trasferimento. Il risarcimento del danno è stato parametrato all'intera retribuzione persa dal lavoratore durante il periodo di sospensione illegittima.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta e platea
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo intimato da una società in concordato preventivo. Il nodo centrale riguarda la limitazione della platea dei lavoratori a una singola sede aziendale, giudicata ingiustificata poiché le professionalità erano fungibili con quelle di altre sedi. La Suprema Corte ha ribadito che la scelta dei dipendenti deve basarsi su criteri trasparenti e non può essere ristretta geograficamente solo per evitare costi di trasferimento, ordinando la reintegrazione del lavoratore.
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Criteri di scelta CIGS: l’accordo deve essere chiaro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32725/2023, ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta previsti nell'accordo sindacale. La Suprema Corte ha sottolineato che l'accordo deve definire con precisione e chiarezza le modalità di rotazione e i parametri di selezione, non potendo basarsi su concetti vaghi come la 'fungibilità' non meglio specificata. Il ricorso dell'azienda è stato respinto poiché non aveva contestato in modo specifico le statuizioni dei giudici di merito su tale indeterminatezza.
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Licenziamento collettivo: i criteri di scelta dei lavoratori
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo, contestando i criteri di scelta e la limitazione della platea dei lavoratori da licenziare a specifiche unità produttive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della procedura. Ha stabilito che la scelta dell'imprenditore di ridurre il personale è insindacabile nel merito e che la limitazione della platea è ammissibile se giustificata da oggettive esigenze tecnico-produttive, come nel caso di specie.
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