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Credito Liquido Ed Esigibile

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un credito è 'liquido' quando il suo ammontare è determinato o facilmente determinabile. È 'esigibile' quando il creditore ha il diritto di chiederne immediatamente il pagamento perché non è soggetto a termini o condizioni sospensive.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contributo di solidarietà sulla pensione: prelievo illegittimo
La controversia nasce dall'applicazione del contributo di solidarietà sulla pensione da parte di un ente di previdenza privato dei professionisti. L'ente ha trattenuto somme sui trattamenti pensionistici già erogati per esigenze di bilancio interno. I professionisti in pensione hanno impugnato i tagli, chiedendo la restituzione integrale degli importi indebitamente sottratti. L'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione quinquennale del diritto azionato. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo forzoso, stabilendo che le casse private non possiedono il potere di imporre prestazioni patrimoniali riservate alla legge statale. I giudici hanno inoltre sancito l'applicazione del termine di prescrizione decennale per la restituzione delle somme non corrisposte.
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Competenza Territoriale: Quando l’Arricchimento Senza Causa Ritorna al Giudice Giusto
Un'Azienda di Servizi ha chiesto a un'Amministrazione Provinciale il pagamento per assistenza fornita a persone non vedenti, invocando l'arricchimento senza causa. Il Tribunale aveva condannato l'Amministrazione, ma la Corte d'Appello aveva annullato la sentenza per incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la competenza territoriale per i crediti illiquidi derivanti da arricchimento senza causa, anche contro enti pubblici, si radica nel luogo dove è sorta l'obbligazione indennitaria o dove è stata eseguita la prestazione, non necessariamente presso la tesoreria dell'ente. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata.
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Liquidazione Credito Extrabudget: Quando l’Azienda Sanitaria deve pagare subito
L'Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento contestava la richiesta di pagamento di un Laboratorio di Analisi Cliniche per prestazioni sanitarie extrabudget. L'Azienda sosteneva che il credito non fosse liquido ed esigibile al momento della richiesta, poiché il calcolo definitivo dell'abbattimento (riduzione) delle spese poteva avvenire solo a fine anno. La Corte d'Appello aveva respinto questa tesi, affermando che la clausola negoziale imponeva l'applicazione dell'abbattimento già sulle prestazioni che superavano il budget. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, confermando l'orientamento che la liquidazione credito extrabudget è dovuta senza attendere la fine dell'anno.
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Compensazione della pena pecuniaria: lo Stato blocca il rimborso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un detenuto che aveva ottenuto un indennizzo di oltre 4.000 euro per detenzione inumana. Il Ministero della Giustizia ha chiesto di trattenere l'intera somma per saldare parzialmente una sanzione penale di 800.000 euro inflitta allo stesso detenuto con condanna definitiva. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta statale, ritenendo l'istanza generica e il credito non compensabile. La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, stabilendo che la compensazione della pena pecuniaria con il risarcimento del danno è pienamente legittima. Il credito statale derivante da una condanna irrevocabile è certo, liquido ed esigibile, configurandosi come una normale entrata patrimoniale dello Stato.
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Detenzione inumana: compensazione con la pena pecuniaria
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo Stato può operare la compensazione indennizzo detenzione inumana con i crediti derivanti da condanne a pena pecuniaria definitiva inflitte al detenuto. Un detenuto aveva ottenuto un risarcimento economico per le condizioni degradanti sofferte in carcere. Il Ministero della Giustizia ha chiesto di trattenere tale somma per estinguere una multa pregressa e le spese di mantenimento carcerario. La Suprema Corte ha accolto la richiesta statale limitatamente alla pena pecuniaria, in quanto debito certo, liquido ed esigibile, indipendentemente dal reato per cui era stata inflitta. Al contrario, la Cassazione ha escluso la compensazione per le spese di mantenimento, poiché prive di liquidità e soggette a possibile remissione del debito.
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Pensioni: Illegittimo il contributo di solidarietà della Cassa
Un ente previdenziale privatizzato ha applicato un contributo di solidarietà sulle pensioni riducendo l'assegno mensile di un professionista a riposo. Il pensionato ha contestato il prelievo forzoso chiedendo la restituzione integrale delle somme trattenute con i relativi interessi. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo. I giudici hanno stabilito che le Casse professionali non possiedono il potere di imporre prestazioni patrimoniali senza una specifica legge statale. Il trattamento pensionistico già calcolato resta intangibile rispetto a contributi interni volti all'equilibrio di bilancio. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto a recuperare i ratei pensionistici non liquidati si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in cinque, respingendo definitivamente il ricorso dell'ente.
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Titolo esecutivo e busta paga: precetto nullo al lavoratore
Un lavoratore ha notificato un atto di precetto nei confronti del datore di lavoro per riscuotere una somma trattenuta unilateralmente dall'azienda nel prospetto paga per una contestata qualifica superiore. L'azienda si è opposta al pagamento contestando la validità della richiesta. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione e ha dichiarato nullo il precetto. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione di merito. Il legame tra titolo esecutivo e busta paga richiede requisiti precisi: il semplice prospetto retributivo non costituisce titolo per agire in via forzata se il credito non è certo, liquido ed esigibile né accertato da una sentenza.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: rimborso dopo 10 anni
Un ente previdenziale privatizzato ha operato trattenute illegittime sui ratei di reversibilità di un pensionato a titolo di contributo di solidarietà. La Cassa ha sostenuto la legittimità del prelievo per esigenze di bilancio e l'avvenuta prescrizione quinquennale del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che gli enti previdenziali autonomi non possiedono il potere di imporre prelievi patrimoniali straordinari sui trattamenti già liquidati, facoltà riservata esclusivamente alla legge statale. I giudici hanno inoltre sancito che la richiesta di restituzione delle somme indebitamente prelevate tramite il contributo di solidarietà sulle pensioni soggiace alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve di cinque anni, in quanto la somma trattenuta non era mai stata posta nell'effettiva disponibilità del pensionato.
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Decorrenza interessi moratori: stop se l’opera è difettosa
Una società committente ha contestato la presenza di vizi in un impianto industriale installato da un'impresa appaltatrice, richiedendo l'eliminazione dei difetti. A causa delle contestazioni, il pagamento del saldo del prezzo è rimasto sospeso. La Corte di Cassazione ha chiarito la corretta decorrenza interessi moratori in caso di vizi dell'opera. Se il committente solleva l'eccezione di inadempimento e chiede la riparazione dei vizi, il credito dell'appaltatore non è esigibile. Di conseguenza, gli interessi di mora iniziano a maturare solo dal momento in cui il credito diventa liquido ed esigibile, ossia dalla data della sentenza che definisce l'esatto importo dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'appaltatrice, confermando che gli interessi decorrono dalla sentenza di secondo grado.
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Determinazione del prezzo da parte del terzo: Comune vince
Un'azienda acquista un immobile pubblico sdemanializzato dal Comune. Il contratto prevede che il prezzo finale sia aggiornato dall'Agenzia del Territorio. Successivamente, l'ente pubblico richiede il pagamento della differenza tramite ingiunzione. L'acquirente si oppone, sostenendo che il debito non sia certo e liquido e che la clausola prevedesse solo la rivalutazione monetaria. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente. I giudici stabiliscono che la determinazione del prezzo da parte del terzo, secondo lo schema dell'arbitraggio, rende il credito certo, liquido ed esigibile. Inoltre, l'interpretazione della clausola contrattuale operata dai giudici di merito, che fa riferimento all'effettivo valore del bene e non alla semplice inflazione, è corretta e non può essere modificata in sede di legittimità.
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Compensazione del credito: mutuo contro conto corrente contestato
Una Società ha proposto opposizione all'esecuzione contro la procedura avviata da una Banca per il recupero di un debito da mutuo. La Società ha richiesto la compensazione del credito con un presunto controcredito derivante da un conto corrente, oggetto di una causa separata. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione per mancanza dei presupposti della compensazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la compensazione del credito non può operare se il controcredito è contestato in un altro giudizio pendente. Inoltre, la sentenza definitiva di quel giudizio non aveva accertato in modo chiaro e preciso l'esistenza di un saldo attivo a favore della Società. Di conseguenza, il credito non possedeva i requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità necessari per estinguere il debito principale.
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Sospensione della pretesa tributaria: gli interessi corrono
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a una società il pagamento degli interessi maturati durante il periodo di sospensione giudiziale di una cartella esattoriale. I giudici di merito avevano annullato la richiesta, ritenendo che prima della riforma del 2016 non fosse possibile applicare interessi durante la sospensione cautelare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha stabilito che la sospensione della pretesa tributaria non blocca la maturazione degli interessi. Questi ultimi sono sempre dovuti in base al principio generale per cui i crediti liquidi producono frutti. La riforma del 2016 ha solo uniformato il tasso applicabile, senza creare un nuovo obbligo. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio e la società dovrà pagare gli interessi maturati.
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Compensazione risarcimento detenuto: lo Stato sconta la multa
Un detenuto ottiene un indennizzo di circa 3.500 euro per aver subito condizioni di detenzione disumane. Il Ministero della Giustizia chiede la compensazione risarcimento detenuto con un debito di 2.800 euro che l'uomo deve allo Stato per una multa penale mai pagata. Il Tribunale di sorveglianza nega la compensazione, ritenendo che lo Stato debba prima presentare una certificazione dell'Ufficio Recupero Crediti per dimostrare la certezza del debito. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Ministero: per dimostrare che il credito dello Stato è certo, liquido ed esigibile basta l'ordine di esecuzione della Procura. La decisione viene annullata con rinvio per ricalcolare le somme.
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Diritto di ritenzione: trattiene i beni per un credito e perde
Un imprenditore non restituisce dei macchinari a un'azienda, sostenendo di vantare un credito nei suoi confronti ed esercitando il cosiddetto 'diritto di ritenzione'. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento integra una responsabilità civile. Il diritto di ritenzione, infatti, può essere esercitato legittimamente solo se il credito vantato è certo nel suo ammontare e immediatamente esigibile. Poiché in questo caso il credito era controverso e non definito, l'imprenditore ha agito illegittimamente ed è stato condannato a risarcire i danni all'azienda proprietaria dei beni.
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Imputazione Pagamento: Debito saldato anche senza interessi
Una società di recupero crediti, per conto di alcune farmacie, agisce contro un Ente Sanitario Locale per il mancato pagamento di forniture. Durante la causa, l'Ente paga il capitale dovuto ma non gli interessi. La società creditrice sostiene che, per la regola sull'imputazione del pagamento, la somma versata avrebbe dovuto coprire prima gli interessi e poi il capitale, lasciando così una parte del debito principale ancora da saldare. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la regola sull'imputazione del pagamento agli interessi si applica solo quando il credito per interessi è liquido ed esigibile, cosa che non avviene per i pagamenti effettuati prima della liquidazione giudiziale del debito complessivo. Di conseguenza, il pagamento è stato correttamente imputato al capitale.
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Diritto di Ritenzione: Trattiene un bene ma è appropriazione indebita
Un soggetto, condannato per appropriazione indebita, ha cercato di giustificare la mancata restituzione di un bene altrui invocando il diritto di ritenzione per un presunto credito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio fondamentale: il rapporto tra diritto di ritenzione e appropriazione indebita è chiaro. Il primo non giustifica il reato se il credito vantato non è certo, determinato nel suo ammontare e immediatamente esigibile (liquido ed esigibile). Poiché il credito era incerto, trattenere il bene è stato considerato un atto illecito. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Credito da reato: ammissione al passivo del sequestro
Una vittima di reato si vede negare l'ammissione del proprio credito da reato al passivo dei beni sequestrati al colpevole, perché il risarcimento è stato liquidato dopo il sequestro. La Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale, rimette la questione alle Sezioni Unite per decidere se conti la data del reato o quella della sentenza che accerta il credito.
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