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Credito Esigibile

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un credito che può essere legalmente richiesto e riscosso dal creditore perché sono maturate le condizioni per il suo pagamento (ad esempio, la cessazione del rapporto di lavoro per il TFR).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contributi per rinnovo CCNL: obbligo legato ai fondi dello Stato
Un'azienda di trasporti ha chiesto a un Ente Regionale il pagamento dei contributi per rinnovo CCNL per coprire i maggiori oneri del personale. La Corte d'Appello aveva condannato l'Ente Regionale a versare le somme, ritenendo l'obbligo indipendente dall'effettivo trasferimento dei fondi statali. L'Ente Regionale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la sentenza. I giudici hanno chiarito che il diritto ai contributi per rinnovo CCNL sorge solo dopo il completamento del procedimento amministrativo e l'effettiva erogazione delle risorse dallo Stato alla Regione. Senza l'accredito statale, l'Azienda di Trasporti non vanta un credito esigibile verso l'amministrazione regionale.
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Compensazione impropria: AGEA perde contro l’azienda agricola
Un'azienda agricola ha richiesto il pagamento di contributi europei all'ente pagatore statale. L'ente ha rifiutato il pagamento, applicando la compensazione impropria con un presunto debito dell'azienda per il superamento delle quote latte. La Corte di Cassazione ha chiarito che la compensazione tra aiuti europei e sanzioni sulle quote latte è teoricamente possibile perché i rapporti sono collegati. Tuttavia, per operare la trattenuta, il debito opposto dall'ente deve essere certo. Poiché il debito per le quote latte era ancora contestato davanti al giudice amministrativo, mancava il requisito della certezza. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso dell'ente pubblico, che ora deve pagare i contributi e le spese legali.
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Compenso dell’amministratore di condominio: stop senza bilancio
Gli eredi di un'amministratrice di condominio hanno chiesto il pagamento delle competenze professionali per la gestione di due annualità. Il Condominio si è opposto, evidenziando che l'assemblea non aveva mai approvato i rendiconti a causa di gravi irregolarità contabili accertate in un altro giudizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi. I giudici hanno stabilito che il compenso dell'amministratore di condominio non è esigibile senza la regolare approvazione del rendiconto da parte dell'assemblea dei condomini. Il rapporto di amministrazione è infatti assimilabile a un mandato oneroso, in cui il diritto al compenso sorge solo dopo che il mandante ha verificato e approvato l'operato del professionista attraverso il bilancio consuntivo.
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Carcere e risarcimento: sì alla compensazione della pena pecuniaria
Un ex detenuto ha ottenuto un indennizzo di circa tremila euro per aver subito un trattamento disumano in carcere, avendo vissuto in celle con meno di tre metri quadrati a disposizione. Tuttavia, lo Stato ha richiesto di non versare tale somma, invocando la compensazione della pena pecuniaria derivante da una multa di cinquantacinquemila euro mai pagata dal soggetto. Il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente negato questa possibilità, ritenendo che la multa fosse una sanzione afflittiva e non un semplice credito monetario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la natura di pena non impedisce allo Stato di recuperare il proprio credito attraverso il risarcimento dovuto al detenuto. Essendo entrambi i crediti certi, liquidi ed esigibili, l'amministrazione può legittimamente scalare il debito della multa dal risarcimento.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se il lavoro continua
La Cassazione ha negato l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a due lavoratrici il cui rapporto di lavoro era continuato con una nuova società dopo la cessione d'azienda, nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario. La Corte ha stabilito che il presupposto essenziale per l'intervento del Fondo è la cessazione del rapporto di lavoro, momento in cui il TFR diventa esigibile. La continuità dell'impiego esclude tale presupposto, rendendo irrilevanti anche gli accordi sindacali volti a liberare il nuovo datore dai debiti pregressi.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16832/2024, ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR non è tenuto a intervenire se, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è un'azienda cessionaria in bonis (solvente). Questo principio vale anche se un accordo sindacale aveva lasciato il TFR maturato a carico dell'azienda cedente, successivamente divenuta insolvente. La Corte ha sottolineato l'autonomia del rapporto previdenziale rispetto a quello civilistico, affermando che gli accordi tra le parti private non sono opponibili all'ente previdenziale.
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Compensazione pena pecuniaria: via libera dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo Stato può legittimamente opporre in compensazione il proprio credito per una pena pecuniaria non pagata contro il credito vantato da un detenuto a titolo di risarcimento per trattamento inumano e degradante (ex art. 35-ter ord. pen.). La sentenza chiarisce che entrambi i crediti possiedono i requisiti di certezza, liquidità ed esigibilità necessari per la compensazione pena pecuniaria, indipendentemente dall'autorità giudiziaria che ha liquidato il risarcimento al detenuto.
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