Un ex detenuto ha ottenuto un indennizzo di circa tremila euro per aver subito un trattamento disumano in carcere, avendo vissuto in celle con meno di tre metri quadrati a disposizione. Tuttavia, lo Stato ha richiesto di non versare tale somma, invocando la compensazione della pena pecuniaria derivante da una multa di cinquantacinquemila euro mai pagata dal soggetto. Il Tribunale di Sorveglianza aveva inizialmente negato questa possibilità, ritenendo che la multa fosse una sanzione afflittiva e non un semplice credito monetario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la natura di pena non impedisce allo Stato di recuperare il proprio credito attraverso il risarcimento dovuto al detenuto. Essendo entrambi i crediti certi, liquidi ed esigibili, l'amministrazione può legittimamente scalare il debito della multa dal risarcimento.
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