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Correzione Errore Materiale — Anno 2023

211 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Correzione Errore Materiale

Provvedimenti

Correzione errore materiale: il cognome sbagliato in Cassazione
L'Ente Ricorrente ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione errore materiale contenuta in una precedente ordinanza. Nello specifico, il cognome di una delle parti intimate era stato erroneamente trascritto come 'Villani' anziché 'Villari'. La Suprema Corte, riscontrando l'effettiva presenza del refuso di trascrizione, ha accolto il ricorso. Di conseguenza, ha disposto la correzione del cognome in tutti i punti del provvedimento originario in cui compariva l'errore. Trattandosi di un procedimento di natura non contenziosa, i giudici non hanno assunto alcuna decisione in merito alle spese di giudizio.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rettifica la svista
Il Lavoratore ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il suo ricorso contro l'Azienda. La Suprema Corte, riscontrando l'effettiva presenza di una svista materiale nel testo del provvedimento precedente, ha accolto la richiesta disponendo la correzione della decisione originaria senza alterarne la sostanza decisoria. L'Azienda ha partecipato al procedimento come controricorrente. La decisione finale ripristina la corretta formulazione del testo originario.
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Scambio di nomi tra cugini: sì alla correzione errore materiale
Nel corso di un processo penale, la Corte di Cassazione ha scambiato il nome del Ricorrente con quello del cugino Coimputato nella stesura della motivazione. Il Ricorrente ha quindi richiesto la correzione errore materiale ai sensi del codice di procedura penale. La Suprema Corte, esaminando gli atti, ha confermato lo scambio di persona: il motivo di ricorso sulla continuazione del reato apparteneva effettivamente al Ricorrente e non al Coimputato. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto l'istanza e ordinato la rettifica del testo della sentenza precedente, ripristinando la verità storica e processuale senza alterare la decisione finale.
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Correzione errore materiale: spese salve per la parte civile
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di correzione errore materiale presentata dal difensore de La Parte Civile. In un precedente giudizio, la Corte aveva dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, omettendo però di condannarlo al rimborso delle spese legali in favore de La Parte Civile, nonostante quest'ultima avesse regolarmente depositato le conclusioni e la nota spese. I giudici hanno chiarito che l'omissione di una statuizione accessoria e obbligatoria, dovuta a una svista, costituisce un errore materiale emendabile. Di conseguenza, la Corte ha integrato la sentenza originaria, condannando L'Imputato a rifondere a La Parte Civile le spese di rappresentanza e difesa, liquidate in oltre tremila euro.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione dimentica le spese
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione errore materiale in una precedente sentenza penale. Per una svista, il giudice non aveva inserito nel testo finale la condanna dei ricorrenti a pagare le spese legali in favore delle associazioni di categoria che si erano costituite nel processo. La Corte ha quindi integrato la decisione originaria, obbligando formalmente i condannati a pagare in solido oltre settemila euro per le spese di difesa delle associazioni.
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Correzione errore materiale: data di nascita errata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica per la correzione errore materiale nell'intestazione di un provvedimento giudiziario. Nel caso specifico, l'ordinanza emessa nei confronti de L'Imputato conteneva un mero refuso anagrafico: la sua data di nascita era stata indicata erroneamente come 16 maggio 1968 anziché 7 novembre 1979. I giudici hanno ribadito che è pienamente legittimo correggere errori materiali quando la modifica non incide sulla sostanza della decisione. Di conseguenza, la Corte ha disposto la rettifica della data di nascita errata con quella corretta, ordinando alla cancelleria le necessarie annotazioni. L'Imputato ottiene così la corretta associazione dei suoi dati anagrafici al provvedimento penale.
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Correzione errore materiale: lo scambio di avvocati in sentenza
Il Lavoratore ha richiesto la correzione errore materiale del dispositivo di una precedente sentenza della Cassazione. Il provvedimento originario condannava L'Azienda al pagamento delle spese di giudizio in favore del Lavoratore, ma disponeva erroneamente la distrazione delle somme a favore di due avvocati estranei alla difesa, anzich del reale difensore del ricorrente. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, rilevando il mero errore di trascrizione, e ha disposto l'eliminazione della formula errata dal testo originale della decisione, ripristinando la corretta attribuzione delle spese legali.
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Patrocinio a spese dello Stato: le spese vanno all’Erario
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. Nel giudizio originario, la parte soccombente era stata condannata a pagare le spese legali direttamente in favore della parte vincitrice. Tuttavia, quest'ultima era stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato. Secondo la legge, in caso di ammissione al beneficio, il giudice deve disporre il versamento delle spese processuali direttamente all'Erario e non alla parte assistita. La Suprema Corte ha quindi rettificato il dispositivo, sostituendo la dicitura "in favore della controricorrente" con "in favore dell'Erario", confermando che l'errore materiale può essere corretto anche in sede di legittimità.
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Correzione errore materiale: se anche la Cassazione sbaglia
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione errore materiale di una propria precedente ordinanza. Nel caso in esame, l'ufficio della Suprema Corte ha rilevato che un provvedimento di correzione conteneva a sua volta un errore materiale, indicando un numero di registro e una data di deposito errati rispetto alla decisione originaria da correggere. I giudici hanno chiarito che, nel procedimento di correzione avviato d'ufficio, la notifica alle parti del decreto di fissazione dell'adunanza camerale è sufficiente a garantire il regolare contraddittorio. Di conseguenza, la Cassazione ha ordinato la correzione del testo errato, sostituendo i dati incorretti con quelli esatti e disponendo la relativa annotazione in calce ai provvedimenti interessati.
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Correzione errore materiale: no se il giudice sbaglia i compensi
Il Ricorrente ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Cassazione, lamentando il mancato rimborso esplicito del contributo unificato e di una marca da bollo, oltre alla liquidazione dei compensi professionali sotto i minimi di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza. I giudici hanno chiarito che il rimborso del contributo unificato è un obbligo automatico per legge a carico di chi perde la causa, anche se non espressamente menzionato. Inoltre, l'eventuale errore sulla quantificazione dei compensi professionali costituisce un errore di giudizio e non un errore materiale, non potendo quindi essere sanato con questa procedura semplificata.
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Tassazione previdenza complementare: Fisco vince su rimborso
Un pensionato ha chiesto il rimborso di oltre trentunomila euro per ritenute IRPEF subite tra il 2008 e il 2011 sulla sua pensione integrativa, sostenendo che dovesse applicarsi la tassazione agevolata all'87,50% prevista per i diritti maturati prima del 2001. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo che la tassazione previdenza complementare si applica sull'intero importo per tutte le prestazioni erogate dopo il 1° gennaio 2001, a prescindere da quando siano maturati i relativi diritti. Di conseguenza, il ricorso del contribuente è stato rigettato e lo stesso è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: cancellata la condanna alle spese
Una cittadina ha presentato ricorso per la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Cassazione. La donna era stata condannata a pagare le spese di giudizio nonostante avesse depositato una valida dichiarazione di esenzione per basso reddito. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, confermando che la mancata applicazione dell'esenzione, in presenza della documentazione corretta, costituisce un errore materiale e non di giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno eliminato la condanna al pagamento delle spese legali dal testo della precedente decisione. La ricorrente ha quindi ottenuto l'annullamento dell'obbligo di pagamento.
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Correzione errore materiale: annullata la condanna alle spese
I Ricorrenti hanno chiesto la correzione errore materiale dell'ordinanza con cui la Corte di Cassazione li aveva condannati al pagamento delle spese di giudizio a favore dell'Istituto Previdenziale. I Ricorrenti avevano infatti allegato al ricorso una regolare dichiarazione per l'esenzione dalle spese, firmata personalmente e inserita nella procura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata valutazione di tale dichiarazione costituisce un errore materiale emendabile direttamente. Di conseguenza, la Corte ha eliminato la condanna alle spese precedentemente inflitta ai cittadini, confermando che in presenza dei requisiti di legge l'esenzione è un diritto automatico e non discrezionale del giudice.
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Correzione errore materiale: annullata la decisione senza difesa
La Corte d'Appello aveva modificato una sentenza di condanna per falsa testimonianza aggiungendo, tramite la procedura di correzione errore materiale, la condanna al pagamento delle spese in favore della parte civile. Tale decisione era stata presa senza convocare le parti. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa convocazione delle parti in camera di consiglio determina una nullità di ordine generale. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per il corretto svolgimento del procedimento nel rispetto del contraddittorio.
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Correzione errore materiale: prevale il dispositivo letto in aula
Il Condannato, accusato di bancarotta fraudolenta, ha impugnato la sentenza d'appello lamentando una discrepanza tra la motivazione (che riduceva la pena) e il dispositivo scritto (che ometteva tale riduzione). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la difformità tra il dispositivo letto in udienza e quello scritto in calce alla motivazione non annulla la sentenza. Prevale sempre il verbale letto in udienza, e l'omissione si risolve con la procedura di correzione errore materiale. La Cassazione ha quindi corretto direttamente l'errore, confermando la condanna a tre anni e un mese di reclusione e applicando una sanzione pecuniaria per il ricorso inammissibile.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge il difensore
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di correzione errore materiale presentata dal difensore di un cittadino straniero. Nel precedente provvedimento, riguardante una domanda di protezione internazionale, la Corte aveva erroneamente indicato come difensore del ricorrente il precedente legale revocato, anziché il nuovo avvocato regolarmente subentrato e costituitosi in giudizio. Verificata la presenza della comparsa di costituzione del nuovo difensore depositata prima della decisione, la Suprema Corte ha disposto la correzione dell'ordinanza, sostituendo il nome del vecchio difensore con quello del nuovo professionista.
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Spese legali dimenticate: sì alla correzione errore materiale
L'Azienda ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. In quel provvedimento, il giudice aveva respinto il ricorso del Lavoratore, condannandolo a pagare le spese di lite, ma aveva omesso di indicare la cifra esatta dei compensi nel dispositivo, lasciando uno spazio vuoto dopo la parola "euro". La Suprema Corte ha accolto la richiesta dell'Azienda, confermando che l'omessa quantificazione delle spese, a fronte di una chiara volontà di condanna espressa nella motivazione, va risolta tramite la procedura di correzione. Di conseguenza, i giudici hanno integrato l'ordinanza inserendo l'importo di 4.000,00 euro per i compensi difensivi.
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Correzione errore materiale: la svista del giudice e la soluzione
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di un avvocato per la correzione errore materiale di una precedente sentenza. Nel giudizio originario, l'avvocato dell'Azienda aveva chiesto la distrazione delle spese in suo favore come difensore antistatario. La Corte, pur respingendo il ricorso del Lavoratore e condannandolo alle spese, aveva omesso di disporre tale distrazione nel dispositivo. I giudici hanno chiarito che l'omissione della distrazione delle spese può essere corretta tramite la procedura semplificata di correzione, senza necessità di una nuova causa. Di conseguenza, la Cassazione ha integrato la sentenza originaria, disponendo il pagamento delle spese direttamente al professionista.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia alla svista
Una cittadina ha presentato ricorso contro l'INPS. La Corte di Cassazione, con una precedente ordinanza, ha accolto il ricorso sul requisito dell'abitualità (secondo motivo), rigettando gli altri. Tuttavia, nel dispositivo finale, la Corte ha erroneamente scritto di rigettare i primi due motivi e accogliere il terzo. La ricorrente ha quindi richiesto la correzione errore materiale. La Suprema Corte ha accertato la palese discrepanza tra la motivazione corretta e il testo del dispositivo. Di conseguenza, ha disposto la correzione del provvedimento stabilendo che il dispositivo deve intendersi come rigetto del primo e terzo motivo e accoglimento del secondo.
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Correzione errore materiale: se il giudice dimentica la cifra
Un Ente Pubblico ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Il giudice, pur avendo stabilito nella motivazione che le spese processuali dovevano essere pagate dalla Società Immobiliare sconfitta, aveva omesso di indicarne la cifra esatta nel testo finale del provvedimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che la mancata quantificazione delle spese nel dispositivo, a fronte di una chiara volontà espressa nella motivazione, va risolta tramite la procedura di correzione. Di conseguenza, la Corte ha integrato l'ordinanza inserendo l'importo di 4.000 euro a favore dell'Ente Pubblico.
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