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Coobbligato In Solido

96 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Persona o entità che è responsabile per l'intero ammontare di un debito insieme ad altri. Il creditore può richiedere il pagamento totale a uno qualsiasi dei coobbligati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sanzioni tributarie società estinta: nulle per soci ed eredi
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento al socio e liquidatore di una società a responsabilità limitata cancellata dal registro delle imprese. Il Fisco ha richiesto il pagamento delle imposte IRES e IRAP non versate, unitamente alle relative sanzioni. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la cartella limitatamente alle sanzioni pecuniarie. L'Agenzia delle Entrate ha quindi presentato ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso dell'Erario. La Corte ha stabilito che per le sanzioni tributarie società estinta vige il principio di intrasmissibilità ai soci e al liquidatore. La responsabilità per le violazioni fiscali della persona giuridica non si trasferisce a chi succede nei rapporti sociali, garantendo l'intrasmissibilità prevista dalla legge.
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Definizione agevolata della lite: stop al Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contestava la riqualificazione di un conferimento d'azienda e successiva cessione di quote per l'imposta di registro contro tre società contribuenti. I giudici tributari hanno accolto le ragioni delle imprese e il Fisco ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, una delle società ha presentato istanza di sanatoria pagando la percentuale prevista dalla legge sul valore della vertenza. L'ufficio finanziario non ha respinto la richiesta e nessuna delle parti ha depositato istanza di ripresa della causa entro i termini stabiliti. La Corte di Cassazione ha accertato la regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere grazie alla definizione agevolata della lite. Le spese legali sono rimaste a carico di chi le ha sostenute.
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Definizione agevolata della lite: Fisco fermato dal coobbligato
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di liquidazione a una banca venditrice e alla società acquirente per rideterminare le imposte ipotecarie e catastali sulla compravendita di un immobile. L'amministrazione ha qualificato l'immobile come fabbricato strumentale anziché area edificabile. I giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo dando ragione alla banca. L'Agenzia delle Entrate ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società acquirente ha aderito alla definizione agevolata della lite pagando l'intero importo dovuto. La banca ha chiesto la sospensione del processo per via del pagamento del coobbligato. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per trattarla congiuntamente al ricorso pendente dell'acquirente.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero paga
L'Agenzia Fiscale ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse a un bookmaker estero privo di concessione per l'anno 2007. Il bookmaker operava in Italia tramite un centro trasmissione dati locale. I giudici di secondo grado avevano annullato l'accertamento ritenendo decaduto l'obbligo tributario. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Il giudice di legittimità ha chiarito che il bookmaker estero risponde sempre direttamente del tributo sulle giocate raccolte nel territorio nazionale. L'assenza della concessione statale e l'esclusione della responsabilità del ricevitore locale per gli anni antecedenti al 2011 non eliminano il debito fiscale della società estera. Il bookmaker resta il soggetto passivo principale dell'obbligazione tributaria.
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Notifica Cartella Società Estinta: Quando il Fisco Può Ancora Agire?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una socia che contestava cartelle di pagamento notificate alla sua società, cancellata dal registro imprese nel 2001, ma con notifiche avvenute dal 2003 in poi. La questione centrale era la validità della notifica della cartella a una società estinta e la conseguente decadenza del potere impositivo nei confronti della socia. La Cassazione ha chiarito che l'estinzione della società, per le cancellazioni antecedenti al 2004, non era immediata per i rapporti pendenti. Ha stabilito che una notifica valida alla società, anche se poi estinta, può impedire la decadenza del credito tributario anche verso i soci, purché la notifica sia idonea a informare il debitore. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Definizione agevolata della lite tributaria: estinto il ricorso
L'Agenzia delle Entrate contestava a due società e a un ente territoriale una complessa operazione societaria, riqualificando il conferimento di ramo d'azienda e la successiva cessione di quote come un'unica cessione d'azienda soggetta a imposta di registro proporzionale. Dopo la vittoria dei contribuenti nei gradi di merito per incompetenza territoriale dell'ufficio impositore, l'ente finanziario ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, un coobbligato presentava regolare domanda di definizione agevolata della lite tributaria versando la prima rata dovuta. In assenza di istanze di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata della lite tributaria: stop alle imposte
L'Agenzia delle Entrate contestava la cessione di un ramo d'azienda tra due società, ricalcolando il valore dell'avviamento e dell'immobile per richiedere maggiori imposte di registro. La Commissione Tributaria Regionale annullava l'accertamento fiscale ritenendo congrua la valutazione della società cedente. L'amministrazione finanziaria proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, La Società Cedente ha presentato domanda di definizione agevolata della lite tributaria ai sensi della normativa vigente, provvedendo al saldo completo in un'unica rata. L'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. L'efficacia della definizione si estende automaticamente anche alla Società Cessionaria, in qualità di coobbligata in solido per l'imposta.
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Documento di trasporto merci: sanzione anche se interno
L'Organismo di Controllo ha sanzionato il Legale Rappresentante e l'Azienda di grande distribuzione per aver utilizzato un documento di trasporto merci incompleto, privo dell'indicazione della varietà dei prodotti ortofrutticoli, durante un trasferimento interno tra la piattaforma logistica e un punto vendita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei sanzionati, confermando la validità del verbale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene non vi sia un obbligo assoluto di emettere un documento di trasporto merci per i trasferimenti interni, qualora l'operatore decida comunque di redigerlo, questo deve contenere indicazioni precise, complete e non contraddittorie rispetto alle etichette. Eventuali omissioni o errori ostacolano l'efficienza dei controlli di conformità a tutela dei consumatori, integrando l'illecito amministrativo.
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Documento di trasporto merci errato: multa valida per l’azienda
L'Azienda ha impugnato un'ordinanza ingiunzione per una sanzione di 2.200 euro ricevuta a causa di un errore nel paese di origine indicato su un documento di trasporto merci per peperoni rossi (indicati come olandesi invece che italiani). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, sebbene la normativa europea non imponga l'emissione di un documento di trasporto merci per i trasferimenti interni tra piattaforme e punti vendita dello stesso operatore, qualora tale documento venga comunque redatto, esso deve contenere informazioni corrette e veritiere. L'indicazione errata ostacola i controlli di conformità a tutela dei consumatori, integrando l'illecito amministrativo se l'operatore non chiarisce immediatamente l'errore sul posto.
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Responsabilità dei soci: niente debiti con liquidazione a zero
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a due ex soci di una s.r.l. estinta, pretendendo il pagamento delle spese di un giudizio tributario perso dalla società dopo la sua cancellazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, ribadendo che la responsabilità dei soci per i debiti della società cancellata non è automatica. Secondo l'art. 2495 c.c., i soci rispondono dei debiti sociali insoddisfatti solo nei limiti di quanto abbiano effettivamente riscosso in base al bilancio finale di liquidazione. Poiché nel caso specifico i soci non avevano percepito alcuna somma dalla liquidazione, l'amministrazione finanziaria non poteva pretendere da loro il pagamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Piemonte.
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Solidarietà tributaria dei coeredi: paga uno solo per tutti
Una contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa per imposte di successione non pagate, sostenendo di non aver ricevuto la notifica del precedente avviso di liquidazione e contestando l'estensione del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la solidarietà tributaria dei coeredi comporta che ciascun erede risponda dell'intero debito verso l'erario. Inoltre, è stato accertato che l'avviso di liquidazione era stato regolarmente notificato alla contribuente e non era stato impugnato nei termini, rendendo la pretesa fiscale definitiva. Infine, il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per violazione del principio di autosufficienza, non avendo la ricorrente allegato o trascritto la cartella esattoriale contestata. L'amministrazione finanziaria vince la causa.
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Classificazione doganale: nullo il verdetto senza motivi
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società, in qualità di coobbligato in solido, l'errata classificazione doganale di oggetti funerari importati (come urne e lampade votive), riqualificandoli da oggetti ornamentali a prodotti metallici generici e applicando maggiori dazi e IVA. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado ha confermato l'accertamento con una motivazione estremamente sintetica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, sancendo la nullità della sentenza d'appello per motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che la classificazione doganale richiede un esame rigoroso della Tariffa Doganale Comune (TARIC) e delle sue note esplicative. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata, rinviando la causa per un nuovo e più approfondito esame del merito.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop sanzioni
L'Azienda Importatrice e lo Spedizioniere Doganale hanno impugnato gli avvisi di rettifica con cui l'Agenzia delle Dogane richiedeva maggiori dazi e IVA per l'importazione di connettori. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, i contribuenti hanno rinunciato all'impugnazione per la parte relativa ai tributi già versati, chiedendo invece la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie limitatamente alle sanzioni irrogate. La Suprema Corte ha disposto la riunione dei ricorsi e ha accolto l'istanza di sospensione del giudizio, rinviando la causa a nuovo ruolo in attesa del perfezionamento della procedura di sanatoria.
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Imposta di registro: la vittoria del socio salva l’acquirente
Un'azienda dolciaria ha acquistato le quote di una società precedentemente costituita tramite conferimento di un ramo d'azienda da parte di un'altra multinazionale. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come cessione diretta di azienda, richiedendo una maggiore imposta di registro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda acquirente. I giudici hanno stabilito che l'annullamento definitivo dell'atto impositivo ottenuto dalla società venditrice, coobbligata in solido, si estende anche all'acquirente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato definitivamente l'avviso di liquidazione, confermando che il fisco non può riqualificare gli atti basandosi su elementi esterni o collegamenti negoziali non testuali.
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Responsabilità solidale dell’amministratore: chi ignora paga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministratrice societaria, confermando la sua responsabilità solidale per le sanzioni amministrative legate all'impiego di lavoratori in nero. L'amministratrice sosteneva che la colpa fosse interamente del co-amministratore e che l'ordinanza-ingiunzione fosse tardiva rispetto ai termini generali sul procedimento amministrativo. I giudici hanno chiarito che la responsabilità solidale dell'amministratore sussiste se non si prova l'impossibilità di impedire il fatto. Inoltre, la disciplina speciale delle sanzioni esclude l'applicazione dei termini generali di conclusione del procedimento previsti dalla legge sul procedimento amministrativo.
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Cessata materia del contendere: debito pagato, no doppia tassa
Un contribuente impugnava l'avviso di rettifica del valore di un immobile ai fini dell'imposta di registro. Durante il giudizio di Cassazione, i coeredi della coobbligata in solido pagavano l'intero debito tributario, spingendo l'Amministrazione Finanziaria a concedere lo sgravio fiscale al contribuente. Quest'ultimo rinunciava quindi al ricorso, con l'accettazione del fisco. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione per cessata materia del contendere dovuta a definizione stragiudiziale, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la norma mira a colpire solo le impugnazioni pretestuose o dilatorie.
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Termine breve per impugnare: la busta chiusa batte il Fisco
Una contribuente, socia di minoranza di una società estinta, ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi dal Fisco per ritenute non versate. Dopo la vittoria in primo grado, la contribuente ha notificato la sentenza favorevole all'Agenzia delle Entrate spedendola in busta chiusa anziché in plico senza busta. La CTR ha ritenuto l'appello del Fisco tempestivo, escludendo che tale notifica facesse decorrere il termine breve per impugnare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che la spedizione in busta chiusa costituisce una mera irregolarità se il destinatario non contesta la ricezione dell'atto. Di conseguenza, il termine breve per impugnare era regolarmente decorso e l'appello tardivo del Fisco è inammissibile.
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Competenza territoriale cartella esattoriale: da Udine a Treviso
L'Azienda, con sede a Treviso, ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agente della Riscossione di Udine. La cartella derivava dal mancato pagamento delle rate di una definizione agevolata da parte del coobbligato principale, residente a Udine. L'Azienda contestava la competenza territoriale cartella esattoriale, sostenendo che l'ufficio di Udine non potesse notificare l'atto a un soggetto con sede a Treviso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che, in presenza di più debitori solidali, la competenza spetta all'ufficio del domicilio fiscale del debitore principale iscritto a ruolo. Il mancato pagamento delle rate da parte di quest'ultimo fa decadere anche i coobbligati, confermando la legittimità della cartella emessa da Udine.
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Rimborso imposta di registro: il fisco vince sul doppio pagamento
Un contribuente esegue il pagamento dell'imposta di registro per una divisione ereditaria, ignorando che un coobbligato ha già saldato il debito. Anni dopo, scoperto il doppio versamento, chiede il rimborso. L'Agenzia delle Entrate nega la restituzione poiché l'istanza è tardiva rispetto al termine triennale previsto dalla legge speciale. I giudici di merito accolgono le ragioni del contribuente, ritenendo applicabile il termine decennale o facendo decorrere i tre anni dalla scoperta del doppio pagamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: per il rimborso imposta di registro si applica il termine di decadenza di tre anni, che decorre tassativamente dal giorno del pagamento e non da quello della conoscenza del fatto. Vince l'Amministrazione Finanziaria.
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Responsabilità dei soci: il Fisco vince se c’è una sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento nei confronti di una ex socia accomandante per debiti IVA e IRAP di una società estinta. La contribuente sosteneva che, dopo la cancellazione della società, la sua responsabilità fosse limitata a quanto ricevuto dalla liquidazione. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la responsabilità dei soci persiste se esiste una precedente sentenza definitiva che ha accertato il debito direttamente nei confronti del socio, che aveva partecipato personalmente al giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, annullato la decisione favorevole alla contribuente e rinviato la causa per un nuovo giudizio.
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