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Convenzionamento

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Accordo formale tra un'università e un'azienda sanitaria locale (ASL) che regola lo svolgimento di attività assistenziali da parte di docenti e ricercatori universitari all'interno delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione ICI per enti non commerciali: no alle cliniche a tariffa
Un Ente morale senza scopo di lucro ha impugnato l'avviso di accertamento con cui un Comune richiedeva l'imposta comunale sugli immobili per una casa di cura convenzionata. L'Ente sosteneva di avere diritto all'esenzione ICI per enti non commerciali in virtù del proprio status sociale e dell'accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale. I giudici di legittimità hanno respinto la richiesta dell'Ente e accolto le ragioni del Comune. La Suprema Corte ha chiarito che l'attività sanitaria svolta a fronte di rette o rimborsi pubblici parametrati ai costi di gestione mantiene natura economica. Di conseguenza, la qualifica soggettiva di ONLUS non basta a garantire il beneficio fiscale se il servizio non è prestato gratuitamente o a prezzi meramente simbolici.
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Rimborso spese sanitarie: spetta al paziente, non alla clinica
Una Onlus che gestisce una casa di cura non convenzionata ricovera d'urgenza una paziente anziana. Non ricevendo risposta dall'ASL alla richiesta di autorizzazione, cura la donna e poi chiede il rimborso spese sanitarie tramite decreto ingiuntivo. L'ASL si oppone per mancanza di rapporto contrattuale. La Cassazione rigetta il ricorso della Onlus: sebbene la tutela della salute imponga il rimborso pubblico per cure urgenti anche in strutture private non convenzionate, tale diritto spetta esclusivamente al paziente (il cittadino) e non alla struttura sanitaria privata che ha erogato la prestazione. Di conseguenza, la Onlus perde la causa e non può pretendere il pagamento diretto dall'ASL.
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Rimborso spese sanitarie: spetta al paziente, non alla clinica
Una Onlus che gestisce una casa di cura non convenzionata ha accolto d'urgenza una paziente anziana. Non avendo ricevuto risposta dalla ASL per l'autorizzazione, ha curato la donna e ha poi chiesto alla ASL il pagamento della quota sanitaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Onlus. I giudici hanno chiarito che, in caso di cure urgenti e necessarie, il diritto al rimborso spese sanitarie spetta esclusivamente al paziente o ai suoi eredi e non alla struttura privata non convenzionata. Quest'ultima non ha infatti alcun rapporto contrattuale diretto con l'amministrazione pubblica, rendendo illegittima la richiesta diretta di pagamento alla ASL.
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Rimborso spese sanitarie urgenti: la clinica cura ma non incassa
Una struttura sanitaria privata non convenzionata ha accolto e curato d'urgenza una paziente non autosufficiente. Dopo aver richiesto invano l'autorizzazione all'Azienda Sanitaria Locale (ASL), la struttura ha preteso il pagamento diretto delle spese dalla stessa ASL. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della struttura. I giudici hanno chiarito che, sebbene la salute sia un diritto fondamentale e le cure urgenti vadano garantite, il diritto al rimborso spese sanitarie urgenti spetta esclusivamente al paziente (o ai suoi eredi) e non alla struttura privata che ha prestato le cure senza convenzione. Di conseguenza, la ASL non è tenuta a pagare direttamente la clinica privata, la quale avrebbe dovuto rivalersi sulla paziente, lasciando a quest'ultima il diritto di chiedere il rimborso pubblico.
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Rimborso spese sanitarie: spetta al paziente, non alla clinica
Una Onlus non convenzionata ricovera d'urgenza un paziente e chiede alla ASL il pagamento delle cure prestate. Di fronte al rifiuto, la struttura ottiene un decreto ingiuntivo, ma i giudici di merito lo annullano per mancanza di un rapporto contrattuale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della Onlus. I giudici chiariscono che, in caso di cure urgenti e necessarie, il diritto alla salute impone la copertura pubblica delle spese. Tuttavia, il diritto al rimborso spese sanitarie spetta esclusivamente al paziente (il cittadino) che ha sostenuto il costo, e non alla struttura privata non convenzionata che ha erogato il servizio. La Onlus perde quindi la causa contro la ASL.
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Esenzione IVA per RSA: Azienda vince contro l’Agenzia delle Entrate
Una società che gestisce una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) non convenzionata ha chiesto il rimborso dell'IVA, sostenendo di averla erroneamente considerata esente. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, equiparando la RSA a una 'casa di riposo', le cui prestazioni sono sempre esenti. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo un principio chiave sull'esenzione IVA per RSA: se non convenzionata, una RSA è assimilabile a una 'casa di cura' e le sue prestazioni sono soggette a IVA. Questo permette alla società di detrarre l'IVA pagata sugli acquisti. L'Agenzia delle Entrate ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Interessi moratori sanità: quando si applicano?
Una società finanziaria ha richiesto il pagamento di interessi moratori su crediti sanitari ai sensi del D.Lgs. 231/2002. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per l'applicazione degli interessi moratori sanità è determinante la data del contratto di convenzionamento originario. Se l'accordo è antecedente all'8 agosto 2002, il decreto non si applica, a prescindere da quando siano state erogate le singole prestazioni.
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Interessi moratori: decisiva la data del contratto
Una società di factoring ha agito in giudizio per ottenere il pagamento degli interessi moratori, secondo il D.Lgs. 231/2002, su crediti sanitari ceduti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'applicazione della normativa sui ritardi di pagamento, rileva la data di stipula del contratto di convenzionamento originario. Se questo è anteriore all'8 agosto 2002, data di entrata in vigore del decreto, i maggiori interessi moratori non sono dovuti, a prescindere da quando le singole prestazioni sanitarie sono state effettuate.
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Contributo integrativo: ASL deve pagare per i biologi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Azienda Sanitaria Locale (ASL) è tenuta al pagamento del contributo integrativo previdenziale per le prestazioni professionali fornite da biologi in regime di convenzione. La sentenza ribalta le decisioni dei giudici di merito, affermando che il soggetto obbligato al versamento è colui che beneficia della prestazione, in questo caso l'ASL, e non il professionista o la sua associazione. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Convenzionamento medico universitario: limiti e doveri
Un professore universitario perde l'incarico direttivo in ospedale a seguito di una riorganizzazione della ASL. La Cassazione chiarisce che il convenzionamento medico universitario non costituisce un diritto assoluto del docente. L'ateneo non è responsabile per le autonome scelte organizzative dell'azienda sanitaria, dettate da esigenze di funzionalità e pubblico interesse, che prevalgono sulle aspettative individuali.
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