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Controricorso

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7980 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione del danno da diffamazione: il ritardo costa caro
Un ex Presidente di un ente pubblico ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di due esposti ritenuti calunniosi e diffamatori, presentati da un membro di una commissione tecnica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Presidente, confermando la prescrizione del danno da diffamazione. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione inizia a decorrere non dalla successiva campagna di stampa, ma dal momento esatto in cui il danneggiato ha avuto effettiva conoscenza degli esposti lesivi, avvenuta molti anni prima dell'avvio della causa. Poiché il Presidente conosceva i fatti già dal 2009 ma ha agito solo nel 2016, il suo diritto al risarcimento si è estinto per decorso del tempo.
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Definizione agevolata delle controversie: bloccata la Cassazione
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per tributi dell'anno 2000, ottenendo ragione sia in primo che in secondo grado contro l'Amministrazione Finanziaria. Quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha richiesto la sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle controversie, ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificata la sussistenza dei presupposti di legge (ovvero la doppia vittoria della società nei precedenti gradi di merito), ha accolto l'istanza. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la sospensione del giudizio fino al 10 ottobre 2023, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al condono se i pagamenti sono poco chiari
Il Contribuente ha impugnato tre avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA. Nel corso del giudizio di Cassazione, ha chiesto l'estinzione del processo dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi del d.l. 119/2018. Tuttavia, i documenti presentati non chiariscono se la sanatoria riguardi tutte le pendenze o solo un singolo avviso di accertamento del 2005. La Corte di Cassazione ha quindi rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando all'Agenzia delle Entrate il termine di sessanta giorni per verificare e chiarire l'effettiva portata della definizione della lite.
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Integrazione del contraddittorio: stop alla lite sul debito
L'Agenzia delle Dogane ha impugnato la decisione che annullava due cartelle di pagamento emesse contro un'azienda concessionaria di giochi, a cui era stata negata la rateizzazione del debito tributario per mancata estensione della garanzia fideiussoria. La Corte di Cassazione, rilevando che l'agente della riscossione era stato parte nei precedenti gradi di giudizio ma non era stato evocato nel giudizio di legittimità, ha disposto l'integrazione del contraddittorio ex art. 331 c.p.c. ordinando la notifica del ricorso entro sessanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo senza decidere il merito.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop al fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento dell'IVA su contributi regionali ricevuti da una società partecipata, ritenendoli corrispettivi per servizi di distacco del personale. Dopo le decisioni favorevoli alla società nei primi due gradi di giudizio, l'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato istanza per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della procedura di sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: Fisco contro contribuente sui pagamenti
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per maggior reddito da partecipazione societaria. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha richiesto l'estinzione del processo per carenza di interesse, documentando l'adesione alla definizione agevolata e il pagamento delle somme dovute. L'Agenzia delle Entrate ha inizialmente eccepito che la definizione riguardava solo una parte del debito. Tuttavia, il Contribuente ha successivamente depositato le prove dell'avvenuta rateizzazione e del saldo totale di tutte le cartelle esattoriali collegate. La Corte di Cassazione ha quindi disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire all'Amministrazione Finanziaria di verificare i pagamenti e prendere una posizione definitiva.
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Improcedibilità del ricorso: quando la forma cancella il diritto
Il Proprietario ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che determinava l'indennità di esproprio per un suo terreno. Il Comune ha depositato una memoria difensiva tardiva, dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso del Proprietario. Il ricorrente ha infatti depositato una copia analogica della decisione impugnata priva della necessaria attestazione di conformità e non ha allegato la relazione di notificazione, adempimenti obbligatori previsti a pena di improcedibilità. Di conseguenza, il Proprietario perde la causa e viene condannato al pagamento del doppio del contributo unificato, mentre non si provvede sulle spese poiché il Comune non si è difeso regolarmente.
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Accertamento sintetico: la Cassazione frena per le poste private
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento IRPEF emesso tramite accertamento sintetico nei confronti di un contribuente. L'ufficio contestava l'uso di un servizio di posta privato per la notifica del ricorso originario e la corretta imputazione temporale delle spese per incrementi patrimoniali tra il 2004 e il 2007. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di esaminare prioritariamente la validità della notifica, non ha deciso il merito della causa. Con ordinanza interlocutoria, i giudici hanno disposto il rinvio del processo a nuovo ruolo e ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio per verificare la regolarità della notifica iniziale.
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Valore venale delle aree fabbricabili: prezzo reale batte stima
Il Comune ha contestato a una Società il valore dichiarato ai fini ICI per un'area edificabile negli anni 2010 e 2011. La Società aveva dichiarato un valore di 120 euro al metro quadro, mentre il Comune pretendeva 160 euro, pari al prezzo di acquisto pagato dalla stessa Società nel 2008. I giudici di merito avevano dato ragione alla Società, considerando la crisi del settore e una perizia di parte. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune. La Corte ha stabilito che per determinare il valore venale delle aree fabbricabili il prezzo di acquisto recente costituisce un parametro oggettivo fondamentale. I giudici non possono ignorarlo senza una motivazione rigorosa basata sui criteri di legge. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Interpello disapplicativo: sì al ricorso contro il no del fisco
Una società immobiliare ha impugnato il rifiuto dell'Agenzia delle Entrate alla sua richiesta di interpello disapplicativo riguardante la disciplina delle società di comodo. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che tale diniego non fosse direttamente impugnabile, trattandosi di un parere non vincolante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, confermando che il diniego di interpello disapplicativo è immediatamente impugnabile dal contribuente davanti al giudice tributario. Questo perché l'atto, pur non essendo vincolante, esprime una precisa pretesa fiscale e incide direttamente sulla sfera giuridica del destinatario, che ha quindi un interesse qualificato a difendersi subito senza attendere il successivo avviso di accertamento.
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Documentazione extracontabile: fisco contro azienda in Cassazione
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania, che aveva annullato un atto impositivo emesso nei confronti di una società. L'ufficio finanziario aveva rideterminato la movimentazione di prodotti petroliferi basandosi su una documentazione extracontabile rinvenuta nel domicilio privato dell'amministratore della società. La Corte di Cassazione, ritenendo necessario esaminare i documenti dei precedenti gradi di giudizio per verificare la fondatezza delle tesi delle parti, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha disposto l'acquisizione dei fascicoli di merito e ha rinviato la causa a nuovo ruolo, sospendendo temporaneamente la decisione definitiva.
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Rinuncia al ricorso: l’accordo che cancella la lite sui crediti
Una società di agenzia e il suo garante si opponevano al decreto ingiuntivo ottenuto da una compagnia di assicurazioni per crediti derivanti dalla fine del rapporto di agenzia. Dopo la conferma della condanna in appello, i ricorrenti proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno depositato la formale rinuncia al ricorso, accettata dalla compagnia assicurativa. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Fisco contro energia: giù la rendita catastale pale eoliche
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la rendita catastale proposta da un'azienda energetica per un impianto eolico. L'ufficio pretendeva di includere nel calcolo delle imposte anche la torre di sostegno in acciaio della pala eolica. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che la torre sia un elemento funzionale escluso dalla tassazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre non è una semplice costruzione edile. Essa costituisce una parte attiva e inscindibile dell'aerogeneratore, essenziale per contrastare il vento e produrre energia. Di conseguenza, si applica l'esclusione per i macchinari industriali, confermando la riduzione della rendita catastale pale eoliche.
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Rendita catastale pale eoliche: il fisco perde contro le torri
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato la rendita catastale proposta da una società energetica per un impianto eolico, includendo nel calcolo la torre di sostegno in acciaio. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che la torre sia esente in quanto componente essenziale del macchinario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la torre di sostegno non è una semplice costruzione edile ma una parte integrante e attiva dell'aerogeneratore. Di conseguenza, ai sensi della legge di stabilità 2016, essa va esclusa dal calcolo della rendita catastale pale eoliche. Vince la società proprietaria dell'impianto, che non dovrà pagare le imposte sulla torre.
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Rimborso IVA sulla TIA: l’impresa vince contro il gestore
Una società cliente ha chiesto a un gestore di servizi ambientali il rimborso dell'IVA pagata sulla tariffa rifiuti (TIA1), pari a oltre ventimila euro. La richiesta si fonda sul fatto che la tariffa ha natura di tributo e non di corrispettivo, rendendo l'IVA non dovuta. Il gestore si è opposto, sostenendo che la società cliente avesse già detratto l'imposta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del gestore, confermando che il rimborso IVA sulla TIA è pienamente dovuto. L'erroneo assoggettamento all'imposta esclude infatti il diritto alla detrazione e impone la restituzione delle somme al cliente, che non perde il diritto al rimborso anche se ha precedentemente detratto l'IVA.
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Tassa sui rifiuti: scontro tra Comune e Società in Cassazione
Una società ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante il pagamento della TARSU, la vecchia Tassa sui rifiuti, richiesta dal Comune. La società sostiene che il giudice del rinvio abbia ignorato alcune questioni fondamentali e violato le regole sulla denuncia iniziale del tributo. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione, ha stabilito che non vi sono le condizioni per decidere in camera di consiglio in modo semplificato. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa alla Sezione Tributaria per una trattazione in pubblica udienza. Questo provvedimento non stabilisce un vincitore definitivo, ma garantisce un esame approfondito della controversia sulla Tassa sui rifiuti.
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Detrazioni per ristrutturazione edilizia: il ritardo è fatale?
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento disconoscendo le detrazioni per ristrutturazione edilizia a una contribuente che aveva inviato in ritardo la comunicazione di inizio lavori. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione alla contribuente, escludendo la decadenza dal beneficio per il semplice ritardo nell'invio. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte, rilevando la pendenza di altri tre ricorsi identici tra le stesse parti presso la Sezione Quinta, ha disposto la trasmissione del fascicolo a quest'ultima per una decisione congiunta.
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Prescrizione del bollo auto: il ritardo pubblico salva il privato
Un contribuente ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per tasse automobilistiche del 2011, eccependo la prescrizione del bollo auto. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso, confermando che il termine di prescrizione è triennale. L'Ente Pubblico ha proposto ricorso in Cassazione per ribaltare la decisione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La sentenza d'appello era stata infatti notificata regolarmente via PEC all'Ente Pubblico, facendo decorrere il termine breve di sessanta giorni per l'impugnazione. Nonostante la sospensione straordinaria dovuta all'emergenza sanitaria, il termine ultimo per ricorrere era scaduto mesi prima del deposito del ricorso. Di conseguenza, l'Ente Pubblico ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, lasciando definitiva la cancellazione del debito del contribuente.
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Patrocinio a spese dello Stato: compensi pieni contro lo Stato
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza con cui la Corte d'appello ha aumentato il compenso di un avvocato per un'attività svolta con il patrocinio a spese dello Stato, applicando lo scaglione per le cause di valore indeterminabile superiore a 26.000 euro. Il Ministero sosteneva che il giudice non fosse vincolato a tale scaglione e potesse applicarne uno inferiore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che, sebbene il giudice possa scendere sotto la soglia dei 26.000 euro in casi di bassa complessità motivando la scelta, la decisione impugnata si è attenuta correttamente alla regola generale senza violare alcun principio. Di conseguenza, il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Patrocinio a spese dello Stato: lo Stato perde contro l’avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero della Giustizia contro la decisione che aumentava il compenso di un avvocato per un caso di valore indeterminabile. Il professionista, operando in regime di patrocinio a spese dello Stato, aveva ottenuto la liquidazione basata sullo scaglione superiore a ventiseimila euro. Il Ministero sosteneva che il giudice potesse sempre applicare uno scaglione inferiore. La Suprema Corte ha chiarito che, per le cause di valore indeterminabile, la regola generale prevede l'applicazione dello scaglione non inferiore a ventiseimila euro. Il giudice può scendere sotto tale soglia solo in casi eccezionali di scarsa complessità, motivando adeguatamente la scelta. Di conseguenza, il Ministero perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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