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Contributo A Fondo Perduto

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una somma di denaro erogata dallo Stato a imprese o persone che non deve essere restituita, concessa come misura di sostegno economico in situazioni di crisi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

IVA sui contributi pubblici: no alle tasse sui servizi sociali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Comune la mancata emissione di autofatture per le somme erogate ad associazioni sportive per la gestione di impianti comunali, ritenendole soggette a imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che tali somme sono contributi a fondo perduto e non corrispettivi per servizi. Di conseguenza, non si applica l'IVA sui contributi pubblici se manca un nesso di reciprocità (sinallagma) tra l'erogazione del denaro e una specifica controprestazione commerciale. Il Comune ha quindi vinto la causa e l'amministrazione finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Fallibilità delle associazioni: quando il no profit fallisce
Un istituto di credito ha impugnato la dichiarazione di fallimento di un'associazione di formazione professionale, sostenendo che l'ente non potesse fallire poiché privo di scopo di lucro e finanziato principalmente da fondi pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la fallibilità delle associazioni non profit. I giudici hanno chiarito che per qualificare un ente come impresa commerciale non serve lo scopo di lucro soggettivo (la divisione dei guadagni), ma basta il lucro oggettivo. Quest'ultimo consiste nell'economicità della gestione, ossia l'idoneità a coprire i costi con i ricavi, inclusi i contributi pubblici correlati ai servizi offerti. Poiché l'associazione copriva i costi con finanziamenti e ricavi da privati, svolgeva un'attività economica ed era quindi soggetta a fallimento.
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Contributo a fondo perduto: va restituito con l’antimafia
Un imprenditore riceve tre quote di contributo a fondo perduto introdotte durante l'emergenza Covid-19. Successivamente, l'Agenzia delle Entrate emette un atto di recupero per riavere le somme. Il motivo è un'interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura a carico dell'impresa prima dell'erogazione dei fondi. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado dà ragione all'imprenditore, ritenendo che l'interdittiva non fosse definitiva. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso del Fisco. I giudici chiariscono che i contributi emergenziali sono erogati sotto condizione risolutiva. Di conseguenza, un'interdittiva antimafia definitiva, perché non impugnata o confermata dal giudice amministrativo, legittima pienamente il recupero delle somme erogate. La causa viene rinviata per verificare la definitività del provvedimento prefettizio.
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Risarcimento danni da parere negativo: Banca vince per un errore
Un'azienda ha chiesto alla propria banca un risarcimento danni da parere negativo. L'istituto di credito, infatti, aveva espresso una valutazione finanziaria sfavorevole che aveva impedito all'azienda di ottenere un contributo regionale a fondo perduto. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente la richiesta. La decisione non si è basata sul merito della questione, ma su un errore procedurale. L'azienda, nel suo ricorso, non ha contestato in modo specifico le motivazioni della precedente sentenza di rigetto. Questo vizio di forma ha reso l'impugnazione inammissibile, portando alla sconfitta dell'azienda e alla sua condanna al pagamento delle spese legali.
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Consulenza per contributi pubblici: non è mediazione, il compenso va pagato
Un'impresa si rifiuta di saldare il compenso a una società di consulenza che l'aveva aiutata a ottenere un finanziamento agevolato, sostenendo la nullità del contratto perché il consulente non era iscritto all'albo dei mediatori creditizi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la consulenza per contributi pubblici non è mediazione creditizia. L'attività del consulente, infatti, si è limitata a una prestazione d'opera professionale (assistenza nella preparazione della domanda) e non ha comportato la 'messa in relazione' con un finanziatore, elemento essenziale della mediazione. Di conseguenza, il contratto è valido e il compenso è dovuto. L'impresa perde la causa.
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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: il rischio retrodatazione
Un imprenditore è stato condannato per indebita percezione di erogazioni pubbliche dopo aver manipolato i dati del fatturato aziendale. Attraverso lo storno e la retrodatazione di due fatture dal mese di maggio al mese di aprile 2019, l'imputato ha aumentato fittiziamente il volume d'affari del periodo di riferimento. Questa operazione era finalizzata a dimostrare una perdita di fatturato maggiore nel 2020, così da ottenere un contributo statale più elevato previsto dal Decreto Rilancio per l'emergenza COVID-19. La Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la regolarità fiscale formale delle fatture non esclude il reato se la loro datazione è alterata per ingannare l'amministrazione pubblica. La richiesta di esclusione della punibilità per tenuità del fatto è stata respinta a causa dell'entità del profitto illecito, superiore a 11.000 euro.
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Giurisdizione contributi fondo perduto: decide l’ordinario
A seguito di un conflitto tra giudice tributario e ordinario, la Corte di Cassazione, richiamando una sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito la giurisdizione sui contributi a fondo perduto. Poiché tali contributi sono aiuti economici e non benefici fiscali, le controversie relative alla loro revoca o recupero spettano alla competenza del giudice ordinario e non a quello tributario.
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