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Contratto Preliminare — Anno 2023

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189 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contratto Preliminare

Provvedimenti

Risoluzione del contratto preliminare: chi sabota l’affare perde
Un promissario acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto preliminare per il mancato rilascio del certificato di agibilità e la presenza di difformità urbanistiche. Il promittente venditore ha eccepito che i difetti erano lievi, in parte già sanati e che l'acquirente, che già utilizzava l'immobile per la propria attività commerciale, non gli aveva concesso il tempo per sanare le restanti irregolarità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente. I giudici hanno chiarito che non esiste un automatismo tra la mancanza dell'agibilità e la risoluzione del contratto preliminare. Bisogna valutare la gravità concreta dell'inadempimento e il comportamento delle parti. Rifiutare di concedere un termine per sanare lievi difformità, continuando a usare l'immobile, è contrario a buona fede. Di conseguenza, la risoluzione è stata addebitata all'acquirente, condannato a pagare la penale.
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Bancarotta fraudolenta: niente risarcimento per il preliminare
Un acquirente ha richiesto il risarcimento dei danni derivanti dal mancato acquisto di un capannone, dovuto al fallimento della società venditrice. L'amministratore della società era stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della parte civile, stabilendo che il danno derivante dall'inadempimento contrattuale non è una conseguenza diretta dei reati di distrazione patrimoniale commessi dall'amministratore. Il nesso di causalità tra la condotta penale e il danno lamentato è infatti escluso, trattandosi di un comportamento contrattuale autonomo. Il creditore potrà far valere le proprie ragioni esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura fallimentare.
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Provvigione del mediatore immobiliare dovuta anche con vizi noti
I Promissari Acquirenti firmano un contratto preliminare per un immobile, scoprendo poi un'ordinanza comunale di inagibilità per problemi strutturali. Chiedono quindi la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme pagate all'Agenzia Immobiliare e alla Società di Mediazione Creditizia. La Corte d'Appello rigetta le domande poiché l'Acquirente conosceva i difetti prima della firma e i lavori di consolidamento avevano risolto il problema, portando alla revoca dell'inagibilità. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta se l'affare si è concluso con il preliminare, anche in presenza di vizi noti. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Clausola penale da 780mila euro: il venditore paga i suoi ritardi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Promittente Venditore e del suo socio al pagamento di una clausola penale di 780.000 euro a favore della Società Acquirente. Le parti avevano stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile da costruire. Il venditore non ha ottenuto i permessi edilizi entro il termine a causa di proprie negligenze documentali, pretendendo poi di considerare il contratto risolto automaticamente. I giudici hanno invece qualificato la clausola sui permessi come clausola risolutiva espressa a favore dell'acquirente. Non essendosi quest'ultimo avvalso della risoluzione, il contratto è rimasto valido. Di conseguenza, la mancata consegna dell'immobile nei tempi stabiliti ha fatto scattare l'obbligo di pagare la penale pattuita, che la Cassazione ha ritenuto non riducibile in sede di legittimità poiché mai contestata nei precedenti gradi di giudizio.
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Ripetizione di indebito: rogito ufficiale batte accordo verbale
L'Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di un immobile dall'Azienda per 460 milioni di lire. Al momento del rogito, scopre difformità nella mansarda. Le parti dichiarano nell'atto notarile un prezzo ridotto a 360 milioni, ma l'Azienda trattiene i 100 milioni già versati in eccedenza, promettendo verbalmente un magazzino in compensazione. Successivamente, l'Acquirente agisce in giudizio chiedendo la restituzione della somma. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'Azienda alla restituzione della somma per ripetizione di indebito. Poiché l'Azienda ha ammesso di aver ricevuto la somma extra rispetto al prezzo ufficiale indicato nel rogito, spettava a quest'ultima dimostrare l'esistenza di una valida causa giustificativa per trattenere il denaro. Non avendo fornito tale prova, l'Azienda deve restituire l'importo indebitamente percepito.
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Contratto preliminare di compravendita: firma falsa, casa persa
Il caso riguarda un acquirente che ha stipulato un contratto preliminare di compravendita per l'acquisto di uffici e un garage, pagando l'intero prezzo. Il contratto era firmato da una società e da un socio accomandante, che dichiarava di agire in rappresentanza del proprietario del terreno. Successivamente, è emerso che le firme erano false e che il socio non aveva i poteri di rappresentanza. L'acquirente ha chiesto l'esecuzione forzata del contratto, ma i giudici hanno rigettato la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che nei contratti immobiliari, che richiedono la forma scritta obbligatoria, non ci si può affidare alla semplice apparenza dei poteri. L'acquirente ha l'onere di verificare per iscritto i poteri di rappresentanza di chi firma.
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Interversione del possesso: No all’usucapione con preliminare
La Corte di Cassazione ha stabilito che chi ottiene la disponibilità di un terreno tramite un contratto preliminare di vendita non può acquisirne la proprietà per usucapione, anche se lo recinta, lo coltiva e vi costruisce un box. Tali attività, infatti, non costituiscono una valida interversione del possesso, ovvero un atto di aperta opposizione contro il proprietario. Esse sono considerate semplici anticipazioni degli effetti del contratto definitivo e non trasformano la detenzione in possesso utile per l'usucapione. Di conseguenza, la richiesta degli eredi del promissario acquirente è stata respinta, confermando la proprietà in capo agli eredi del venditore.
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Scrittura privata tra fratelli: vendita o promessa? La Cassazione
Una controversia tra due fratelli per la compravendita di un terreno, regolata da un accordo del 1987, si trasforma in una lunga battaglia legale. Il cuore del problema era l'interpretazione di una scrittura privata: si trattava di una vendita definitiva o di una promessa di vendita? A causa del mancato pagamento, gli eredi del venditore chiedevano la risoluzione del contratto. La Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito, ha stabilito che l'accordo era un contratto preliminare. Di conseguenza, ha rigettato il ricorso degli eredi del venditore, obbligandoli a stipulare l'atto definitivo di vendita a fronte del pagamento del prezzo da parte degli eredi dell'acquirente. La corretta interpretazione della scrittura privata è stata decisiva per definire gli obblighi delle parti.
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Interpretazione del contratto: paga in aula e vince in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sull'interpretazione del contratto preliminare di compravendita. Un acquirente aveva esercitato il recesso e chiesto il doppio della caparra e la restituzione di un acconto. I venditori, durante la causa, avevano restituito le somme originarie versate. La Corte d'Appello aveva ritenuto tale pagamento sufficiente. L'acquirente ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando una errata interpretazione del contratto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione del significato delle clausole contrattuali spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se non presenta vizi logici o violazioni di legge. Di conseguenza, nessuna somma ulteriore è dovuta all'acquirente.
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Società estinta: i soci ereditano l’obbligo di vendere l’immobile
Una persona firma un contratto preliminare per acquistare un immobile da una società. Durante la causa per ottenere il trasferimento forzato del bene, la società si cancella dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sulla successione dei soci negli obblighi della società estinta. I giudici affermano che gli ex soci ereditano non solo i debiti monetari, ma anche le obbligazioni 'di fare', come quella di firmare il contratto di vendita definitivo. Questa responsabilità sussiste a prescindere dal fatto che i soci abbiano ricevuto o meno beni dalla liquidazione della società. Di conseguenza, l'acquirente può continuare la causa contro gli ex soci per ottenere la proprietà dell'immobile.
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Annullamento contratto per dolo: compratore esperto inganna venditore
Un professionista, in qualità di acquirente, stipula un contratto preliminare per un immobile, tacendo deliberatamente al venditore alcune complessità giuridiche di cui era a conoscenza grazie alla sua professione. Tali difficoltà rendevano impossibile per il venditore rispettare i tempi stretti per la stipula del contratto definitivo. L'acquirente chiede quindi la restituzione del doppio della caparra per inadempimento. La Corte di Cassazione, tuttavia, conferma la decisione dei giudici di merito, sancendo l'annullamento del contratto per dolo. Il silenzio dell'acquirente su informazioni essenziali è stato considerato un raggiro determinante per viziare il consenso del venditore, che quindi vince la causa.
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Regolarità urbanistica: l’acquirente vince con la perizia giurata
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di compravendita immobiliare. Se il venditore non adempie all'obbligo di fornire i documenti che attestano la conformità dell'immobile, l'acquirente può comunque ottenere il trasferimento della proprietà. Per farlo, l'acquirente può presentare in giudizio una perizia giurata regolarità urbanistica redatta da un tecnico di sua fiducia. Questo documento, secondo la Corte, è sufficiente a superare l'inerzia del venditore e a soddisfare i requisiti di legge, tutelando così il diritto dell'acquirente a concludere l'affare. La sentenza ribalta la tesi secondo cui solo il venditore potrebbe fornire tale prova, dando una soluzione pratica a chi rischia di veder sfumare l'acquisto per l'inadempienza altrui.
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Truffa immobiliare: la responsabilità del notaio è esclusa
Un acquirente versa una caparra di 190.000 euro per un immobile, ma scopre di essere stato truffato da un finto venditore. L'acquirente cita in giudizio il notaio che ha redatto il contratto preliminare, contestandone la negligenza nell'identificazione del truffatore. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale del notaio. Il professionista aveva infatti verificato i documenti d'identità (carta d'identità e tessera sanitaria) che non apparivano visibilmente contraffatti e aveva visionato i documenti di proprietà dell'immobile. Secondo la Corte, il notaio ha agito con la diligenza richiesta e non poteva pretendere controlli più approfonditi, come una telefonata al notaio che aveva curato la successione del vero proprietario.
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Quote svalutate: sì alla Riduzione prezzo quote sociali in causa
Un acquirente aveva firmato un preliminare per l'acquisto di quote societarie. Durante la causa per ottenere il trasferimento forzato delle quote, la società ha venduto il suo unico e principale bene immobile, causando il crollo del valore delle partecipazioni. L'acquirente ha quindi chiesto una riduzione del prezzo pattuito. I venditori si sono opposti, sostenendo che si trattasse di una domanda nuova e inammissibile. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'acquirente, stabilendo che la richiesta di Riduzione prezzo quote sociali non è una domanda nuova, ma un legittimo adattamento della richiesta originaria, necessario per riequilibrare il contratto dopo la svalutazione dell'asset. L'acquirente ha quindi ottenuto le quote a un prezzo inferiore.
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Puntuazione di contratto: accordo nullo se vendi il bene a terzi
La Cassazione ha chiarito la differenza tra un accordo vincolante e una semplice bozza. Nel caso esaminato, alcuni proprietari avevano sottoscritto una scrittura per scambiare i loro immobili con tre appartamenti da costruire. Tuttavia, la successiva vendita di uno di questi immobili a terzi ha dimostrato che le parti non intendevano vincolarsi definitivamente. La Corte ha stabilito che la scrittura iniziale era una mera puntuazione di contratto, cioè un documento preparatorio non vincolante. Di conseguenza, i proprietari non hanno potuto pretendere il trasferimento forzato degli appartamenti. La sentenza sottolinea che il comportamento delle parti dopo la firma è decisivo per interpretare la loro reale volontà.
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Errore Postale e Omonimo: Presunzione di Conoscenza Valida
Un acquirente non si presenta al rogito per un immobile. La società venditrice invia una diffida ad adempiere tramite raccomandata, che però, dopo un periodo di giacenza per assenza del destinatario, viene consegnata per errore a un omonimo. L'acquirente sostiene di non averla mai conosciuta. La Cassazione stabilisce che la presunzione di conoscenza della raccomandata scatta quando la lettera giunge all'indirizzo del destinatario ed entra nella sua sfera di conoscibilità, come con il deposito in giacenza. L'errore successivo delle Poste non invalida la notifica. Il contratto è quindi validamente risolto e l'acquirente perde la causa.
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Termine Essenziale: Clausola di Stile non Basta a Risolvere il Contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice dicitura 'avendo il tutto carattere essenziale' in un contratto preliminare non è sufficiente a qualificare la data di consegna come un termine essenziale. Un'acquirente si era rifiutata di stipulare il rogito per un immobile in costruzione a causa del ritardo del costruttore, chiedendo la risoluzione del contratto. La Corte ha dato ragione al costruttore, affermando che l'essenzialità del termine deve risultare in modo inequivocabile dalla volontà delle parti e dalle circostanze, non da mere 'formule di stile'. Il rifiuto dell'acquirente è stato quindi considerato un inadempimento, con la condanna al pagamento della penale prevista.
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Doppia Conforme: ricorso bloccato e restituzione parziale
Un promissario acquirente non riesce a ottenere il trasferimento di alcuni immobili e chiede la restituzione degli importi versati. Nasce una controversia sull'esatto ammontare della somma da restituire. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello danno ragione alla società immobiliare sulla base della stessa ricostruzione dei fatti. L'acquirente ricorre in Cassazione, ma la Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile applicando il principio della 'doppia conforme'. Questo principio impedisce di riesaminare i fatti del caso quando due giudici di merito sono giunti alla medesima conclusione. Di conseguenza, l'acquirente perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Quietanza Liberatoria: Accordo Annullato dal Contratto Definitivo
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto di compravendita di un terreno. Nel contratto preliminare, il venditore si era impegnato a versare al compratore un contributo comunitario. Tuttavia, il successivo contratto definitivo conteneva una 'quietanza liberatoria' generale. Il compratore ha poi chiesto il pagamento del contributo, ma i giudici hanno respinto la sua richiesta. La Cassazione ha confermato che la quietanza liberatoria inserita nel contratto definitivo ha superato e annullato l'obbligo precedente. Questo perché le parti, al momento della firma finale, hanno raggiunto un nuovo accordo che estingueva ogni pendenza, inclusa quella relativa al contributo. L'acquirente ha quindi perso la causa.
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Rischio Variazione Urbanistica: Contratto Valido, Acquirente Paga
Un acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo per l'acquisto di un terreno dopo che una modifica al piano urbanistico ne ha ridotto l'edificabilità. La Cassazione ha però confermato la risoluzione del contratto per colpa dell'acquirente. La ragione sta in una clausola specifica: l'acquirente aveva espressamente accettato il rischio variazione urbanistica al momento del contratto preliminare. Secondo i giudici, questa clausola è perfettamente valida e non trasforma la compravendita in un contratto aleatorio (basato sul rischio). L'acquirente si era assunto la responsabilità di eventuali cambiamenti peggiorativi e il suo rifiuto di procedere è stato quindi ritenuto un inadempimento ingiustificato.
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