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Contratto Preliminare — Anno 2023

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189 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contratto Preliminare

Provvedimenti

Modifica della domanda giudiziale: firma falsa e risarcimento
L'Acquirente stipula un contratto preliminare con il Venditore per l'acquisto di un immobile. Scoperta la falsità della firma del Venditore, l'Acquirente chiede in via subordinata il risarcimento dei danni tramite la memoria di precisazione. La Corte d'Appello dichiara inammissibile tale richiesta ritenendola una domanda nuova e tardiva. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la modifica della domanda giudiziale è pienamente ammissibile se connessa alla vicenda originaria e se non lede il diritto di difesa della controparte. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Diritto alla provvigione: il venditore paga anche senza contratto
Un proprietario immobiliare si è opposto al pagamento del compenso richiesto da un agente immobiliare per la vendita del suo immobile, sostenendo l'esistenza di un accordo verbale che poneva la spesa a carico esclusivo dell'acquirente. La Corte d'Appello ha invece riconosciuto il diritto alla provvigione del mediatore, quantificandola al 3% sulla base delle testimonianze raccolte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario, confermando che il diritto alla provvigione sorge con la conclusione dell'affare, ossia quando si crea un vincolo giuridico tra le parti. In mancanza di patti scritti, la misura del compenso può essere provata anche tramite testimonianze o determinata dal giudice secondo equità e usi locali.
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Inadempimento del contratto preliminare: scontro tra contraenti
Un Acquirente e una Venditrice firmano un accordo per la compravendita di un immobile. A causa di disaccordi sulla data del rogito e sul notaio, sorge una lite. L'Acquirente chiede prima il trasferimento forzato e poi la risoluzione del contratto. La Corte d'Appello addebita l'inadempimento del contratto preliminare alla sola Venditrice. La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso di quest'ultima. I giudici stabiliscono che il tribunale deve compiere una valutazione comparativa e unitaria del comportamento di entrambe le parti, verificando chi abbia violato la buona fede contrattuale. La Cassazione rileva anche l'omessa pronuncia sulla cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale ormai abbandonata dall'Acquirente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Certificato di agibilità: quando l’abuso noto non blocca il rogito
La proprietaria di un immobile abusivo e il promissario acquirente firmano un contratto preliminare, concordando che la venditrice avrebbe richiesto la sanatoria edilizia. Al momento del rogito, l'acquirente rifiuta di firmare lamentando la mancanza del certificato di agibilità. La Corte d'appello dà ragione all'acquirente. La Cassazione ribalta la decisione: se le parti sanno che l'immobile è abusivo e concordano di avviare la sanatoria senza attendere la sua conclusione per il rogito, l'acquirente accetta implicitamente che il certificato di agibilità venga rilasciato solo successivamente. Non serve una rinuncia espressa. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Provvigione del mediatore: va pagata anche con vizi visibili
Un acquirente si è opposto al pagamento della provvigione del mediatore richiesta da un'agenzia immobiliare per l'acquisto di un appartamento. L'acquirente lamentava che l'agenzia avesse nascosto la reale natura di un ingombrante blocco di cemento nel soggiorno, rivelatosi poi essere il vano scale del palazzo adiacente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando il suo obbligo di pagare la provvigione del mediatore. I giudici hanno chiarito che l'acquirente era pienamente consapevole della presenza del blocco di cemento, avendo visitato personalmente l'immobile prima di firmare la proposta d'acquisto. Di conseguenza, non vi è stata alcuna violazione dell'obbligo informativo da parte dell'agenzia, poiché la condizione dell'immobile era nota e non ha impedito la conclusione dell'affare.
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Mancanza del certificato di abitabilità: la caparra raddoppia
Una promissaria acquirente ha firmato un contratto preliminare per l'acquisto di un locale commerciale. L'immobile era privo del certificato di abitabilità. Dopo oltre un anno di attesa e solleciti rimasti senza risposta, l'acquirente ha esercitato il recesso per la mancanza del certificato di abitabilità, chiedendo il doppio della caparra. Il promittente venditore si è opposto, sostenendo di aver poi ottenuto il certificato e che il ritardo dipendeva dal Comune. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'acquirente. I giudici hanno stabilito che l'inerzia prolungata del venditore per oltre un anno costituisce un grave inadempimento. Questo ritardo supera il limite di tolleranza e fa venir meno l'interesse all'acquisto, legittimando il recesso e il diritto a ricevere il doppio della caparra versata.
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Contratto preliminare di compravendita: documenti mancanti
Un Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile, prevedendo il pagamento del saldo tramite mutuo bancario entro un termine essenziale. Per ottenere il finanziamento, l'Acquirente richiede al Venditore i documenti di regolarità urbanistica e paesaggistica. Il Venditore ignora la richiesta, impedendo l'erogazione del mutuo. L'Acquirente recede dal contratto chiedendo il doppio della caparra, mentre il Venditore agisce in giudizio per riscuotere un assegno di caparra rimasto insoluto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il Venditore ha l'obbligo, secondo buona fede, di consegnare i documenti necessari al mutuo e deve dimostrare in giudizio di aver adempiuto a tale dovere.
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Recesso dal contratto preliminare: caparra persa senza unanimità
Un'acquirente ha comunicato il recesso dal contratto preliminare per l'acquisto di una villa, lamentando gravi irregolarità urbanistiche e chiedendo il doppio della caparra. I comproprietari venditori si sono opposti con strategie diverse: alcuni chiedevano l'adempimento coattivo, altri di trattenere la caparra. La Corte d'Appello ha dato ragione ai venditori, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che, quando la parte venditrice è plurisoggettiva e l'immobile è indivisibile, il recesso dal contratto preliminare deve essere esercitato collettivamente da tutti i comproprietari. Non è valido il recesso espresso solo da alcuni di essi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Diritto alla provvigione: agenzia pagata anche senza vendita?
Un promissario acquirente chiede la restituzione di un deposito di 5.000 euro versato a un'agenzia immobiliare dopo la mancata conclusione di una compravendita. L'agenzia chiede in via riconvenzionale il pagamento di oltre 19.000 euro, sostenendo che il diritto alla provvigione sia sorto con l'accettazione della proposta d'acquisto. L'acquirente contesta la validità della clausola che anticipa il compenso e accusa l'agenzia di aver taciuto informazioni essenziali sull'urgenza dei venditori. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza delle questioni relative al diritto alla provvigione, ai limiti dell'autonomia contrattuale e alla buona fede, decide di non decidere immediatamente in camera di consiglio, ma rinvia la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Provvigione del mediatore: scontro sul rogito mai firmato
Un'agenzia immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione del mediatore per una compravendita non giunta al rogito. L'acquirente si è opposto, sostenendo che il compenso fosse dovuto solo alla firma del contratto definitivo, saltata per colpa del venditore. La Corte d'Appello ha dato ragione all'acquirente, interpretando la clausola contrattuale come una condizione sospensiva. L'agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il diritto alla provvigione sorge con il contratto preliminare e che la clausola regolava solo la scadenza del pagamento. La Suprema Corte, ritenendo la questione di massima importanza per definire i limiti dell'autonomia delle parti nel determinare quando spetti la provvigione del mediatore, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione solenne.
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Risarcimento danni contratto preliminare: no all’affitto perso
Una società acquirente stipula un compromesso per un ufficio, ma la cooperativa venditrice modifica l'immobile riducendone la superficie e destinandolo a garage. Ottenuta la risoluzione per inadempimento, sorge una disputa sulla quantificazione del danno. La Corte d'Appello liquida il danno basandosi sul mero valore locativo dell'immobile. La Cassazione accoglie i ricorsi di entrambe le parti, stabilendo che il corretto criterio per il risarcimento danni contratto preliminare non è l'affitto perso, bensì la differenza tra il valore di mercato del bene al momento della domanda di risoluzione e il prezzo pattuito nel contratto, oltre alla rivalutazione monetaria. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Certificato di agibilità: la mancanza non annulla l’acquisto
Il Promissario Acquirente di un immobile recedeva dal contratto preliminare pretendendo il doppio della caparra a causa della mancanza del certificato di agibilità. La Promittente Venditrice otteneva in corso di causa la sanatoria delle difformità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, stabilendo che la mancata consegna del certificato di agibilità non giustifica la risoluzione o il recesso se l'immobile possiede comunque i requisiti sostanziali di sicurezza e igiene. In questo caso, l'inadempimento ha natura meramente formale e documentale, configurando un difetto di scarsa importanza che esclude lo scioglimento del contratto, ferma restando la possibilità di chiedere l'adempimento o il risarcimento del danno.
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Contratto preliminare e usucapione: pagare tutto non basta
Alcuni acquirenti, dopo aver firmato un compromesso per l'acquisto di vari immobili nel 1983 e aver pagato l'intero prezzo, hanno chiesto al Tribunale di dichiarare l'avvenuto acquisto per usucapione, sostenendo di aver vissuto lì e pagato le tasse per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che il contratto preliminare e usucapione non sono compatibili in questo modo. Chi entra in un immobile prima del rogito definitivo è un semplice detentore e non un possessore, anche se ha già pagato tutto il prezzo. Per far scattare l'usucapione serve un atto formale di opposizione contro il proprietario (interversione del possesso), che in questo caso non è mai avvenuto. Di conseguenza, gli acquirenti perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Recesso anticipato locazione: valido anche prima del rogito
Un inquilino ha esercitato il recesso anticipato locazione inviando la disdetta dopo aver firmato un contratto preliminare per l'acquisto di una casa, ma prima del rogito definitivo. Il locatore ha contestato la validità del recesso, sostenendo che l'acquisto non si fosse ancora perfezionato al momento della comunicazione e che il motivo non fosse stato specificato nella lettera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del locatore, confermando la validità del recesso. I giudici hanno stabilito che la firma del preliminare d'acquisto, seguita dal rogito entro i sei mesi di preavviso, soddisfa pienamente la condizione contrattuale e integra i gravi motivi previsti dalla legge, senza necessità di specificare espressamente la causa nella disdetta se non richiesto dal contratto.
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Rinuncia tacita alla prescrizione: trattare dopo la scadenza
I proprietari di un immobile firmano un contratto preliminare di vendita, ma successivamente chiedono al giudice di dichiarare prescritto il diritto del compratore a ottenere il trasferimento della proprietà, essendo passati più di dieci anni. La Corte di Cassazione respinge la richiesta dei venditori. I giudici rilevano che, anche dopo la scadenza del termine, i venditori hanno continuato le trattative per sanare gli abusi edilizi dell'immobile, incaricando un tecnico comune, e hanno richiesto al compratore il rimborso delle tasse sulla casa. Questi comportamenti costituiscono una rinuncia tacita alla prescrizione, poiché sono del tutto incompatibili con la volontà di estinguere il diritto del compratore. Di conseguenza, il contratto preliminare resta valido e vincolante.
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Modifica della domanda giudiziale: tra nullità e risoluzione
L'Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di terreni, scoprendo poi che sono gravati da usi civici. Avvia una causa chiedendo la nullità del contratto. Successivamente, tramite la prima memoria difensiva, introduce in via subordinata la richiesta di risoluzione per inadempimento. La Corte d'Appello dichiara inammissibile questa seconda richiesta, ritenendola una domanda del tutto nuova. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la modifica della domanda giudiziale è pienamente ammissibile se la nuova richiesta, anche se incompatibile, si riferisce alla stessa vicenda sostanziale e tutela meglio l'interesse della parte. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Simulazione del prezzo: l’assegno scoperto fa perdere la villa
Un promissario acquirente chiedeva il trasferimento di una villa, ma la società venditrice eccepiva la simulazione del prezzo, sostenendo che la cifra reale fosse molto più alta, come dimostrato da un assegno poi protestato. L'acquirente disconosceva la firma sull'assegno, ma una perizia grafologica ne accertava l'autenticità. La Corte d'Appello dichiarava la risoluzione del contratto per grave inadempimento dell'acquirente. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che l'assegno costituisce un valido principio di prova scritta. Questo consente di superare i limiti di legge e provare la simulazione del prezzo anche tramite testimoni, determinando la perdita dell'immobile e il risarcimento dei danni a favore della venditrice.
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Restituzione della caparra confirmatoria: pagano i proprietari
Un acquirente ha stipulato due contratti preliminari con un intermediario che agiva come rappresentante dei proprietari di alcuni immobili, versando una caparra di 185.000 euro. Scoperto che i proprietari avevano perso la titolarità dei beni, l'acquirente ha chiesto la restituzione della caparra confirmatoria. I proprietari sostenevano che l'intermediario avesse agito in proprio e che la procura a vendere avesse una funzione di garanzia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari, stabilendo che, in mancanza di una procura irrevocabile, l'intermediario ha agito come mero rappresentante. Di conseguenza, l'obbligo di restituzione della caparra ricade direttamente sui proprietari rappresentati, anche se questi non hanno mai materialmente incassato la somma dal loro intermediario.
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Contratto preliminare di compravendita: l’accesso inesistente costa caro
Un promissario acquirente ha firmato un contratto preliminare di compravendita per l'acquisto di un terreno, sul presupposto che vi fosse un regolare accesso stradale garantito dai venditori. Scoperta l'inesistenza di tale passaggio, l'acquirente ha esercitato il recesso esigendo il doppio della caparra confirmatoria. I promittenti venditori sostenevano di aver acquisito la servitù per usucapione, ma non sono stati in grado di dimostrarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando che l'onere della prova sulla titolarità del diritto di passaggio spettava interamente a loro. Di conseguenza, i venditori sono stati condannati a restituire il doppio della caparra ricevuta, pari a 172.000 euro, oltre alle spese legali.
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Collegamento negoziale: l’acquisto del terreno è obbligatorio
Una società venditrice ha chiesto il trasferimento forzoso di un terreno di 11.000 mq, basandosi su una scrittura privata del 2010 con cui una società acquirente si era impegnata all'acquisto. La società acquirente si è difesa sostenendo l'esistenza di un collegamento negoziale tra la compravendita e un più ampio progetto energetico con un'azienda agricola terza, rimasta inadempiente. I giudici di merito hanno accolto la domanda della venditrice, ritenendo la scrittura del 2010 un contratto autonomo e completo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che stabilire se esista o meno un collegamento negoziale è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Vince la società venditrice.
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