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Contratto Preliminare — Anno 2023

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189 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contratto Preliminare

Provvedimenti

Collegamento negoziale: l’acquisto del terreno è obbligatorio
Una società venditrice ha chiesto il trasferimento forzoso di un terreno di 11.000 mq, basandosi su una scrittura privata del 2010 con cui una società acquirente si era impegnata all'acquisto. La società acquirente si è difesa sostenendo l'esistenza di un collegamento negoziale tra la compravendita e un più ampio progetto energetico con un'azienda agricola terza, rimasta inadempiente. I giudici di merito hanno accolto la domanda della venditrice, ritenendo la scrittura del 2010 un contratto autonomo e completo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che stabilire se esista o meno un collegamento negoziale è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Vince la società venditrice.
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Risoluzione del contratto preliminare: perde la casa e paga i danni
Nel 1979, Il Promissario Acquirente e La Promittente Venditrice firmavano un contratto preliminare per un alloggio popolare. Il trasferimento era subordinato alla presentazione di un certificato del Genio Civile sui requisiti di edilizia pubblica. A causa della mancata consegna del documento, la vendita definitiva non si perfezionava. In un primo giudizio, la Corte d'Appello accertava l'irrilevanza di una certificazione tardiva. Successivamente, La Promittente Venditrice chiedeva la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento. I giudici di merito accoglievano la domanda, ordinando il rilascio dell'immobile e il pagamento di un'indennità di occupazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Promissario Acquirente, confermando che la questione del certificato era ormai coperta da giudicato e non più discutibile. Di conseguenza, il Promissario Acquirente perde definitivamente l'alloggio e deve risarcire la controparte.
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Truffa contrattuale o semplice debito? La Cassazione decide
Due coniugi hanno acquistato un terreno firmando un contratto preliminare, scoprendo solo successivamente la presenza di ipoteche e la mancanza del permesso di costruire. Ritenendosi ingannati, hanno denunciato i venditori per truffa contrattuale. Tuttavia, nel contratto i venditori si erano espressamente impegnati a liberare il terreno dai vincoli e a ottenere i permessi prima del rogito definitivo. Inoltre, le somme versate dai coniugi sono state regolarmente registrate nei bilanci societari e non intascate dai singoli soci. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione dei venditori, dichiarando inammissibile il ricorso dei coniugi. Non si configura la truffa contrattuale se l'impegno a sanare la situazione è contrattualmente previsto e manca l'ingiusto profitto.
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Ipoteca nel contratto preliminare: il venditore perde il doppio
Nel caso in esame, il Promittente Venditore e la Promissaria Acquirente stipulavano un contratto preliminare per la compravendita di un immobile. Il venditore garantiva falsamente che il bene fosse libero da pesi, ma l'acquirente scopriva la presenza di un'ipoteca giudiziale precedente. Di conseguenza, l'acquirente esercitava il diritto di recesso, richiedendo il doppio della caparra confirmatoria versata. Il venditore si opponeva, sostenendo che l'ipoteca fosse inopponibile e successivamente cancellata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del venditore, confermando la legittimità del recesso. La Corte ha stabilito che tacere l'esistenza di un gravame sull'immobile al momento del contratto preliminare viola i doveri di correttezza e buona fede, costituendo un grave inadempimento che legittima lo scioglimento del vincolo contrattuale e la restituzione del doppio della caparra.
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Comunione ereditaria e vendita immobiliare: nullo il rogito parziale
Una madre promette in vendita un immobile a una figlia ma muore prima del rogito. L'immobile cade in comunione ereditaria tra i tre figli. Successivamente, solo uno dei fratelli stipula il contratto definitivo di vendita a favore della sorella, escludendo l'altro coerede. Quest'ultimo impugna l'atto chiedendone la nullità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del coerede escluso, stabilendo che la comunione ereditaria e vendita immobiliare richiede il consenso di tutti i coeredi. L'obbligazione di trasferire un bene indiviso non è solidale ma collettiva: la firma di un solo erede non può trasferire l'intero immobile senza il consenso degli altri. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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Caparra confirmatoria: l’impresa perde se non chiede i pagamenti
Un acquirente firma un contratto preliminare per l'acquisto di una casa da costruire. L'impresa costruttrice pretende di trattenere la caparra confirmatoria accusando l'acquirente di non aver pagato le rate. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'impresa: i pagamenti erano subordinati a richieste scritte basate sullo stato di avanzamento dei lavori, mai inviate dal costruttore. Di conseguenza, l'acquirente non è inadempiente e l'impresa non ha diritto a trattenere la caparra confirmatoria.
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Contratto preliminare: la conoscenza dell’ipoteca impedisce il recesso
Il caso riguarda un acquirente che, dopo aver firmato un'impegnativa d'acquisto (un preliminare di preliminare) e versato una caparra, si è rifiutato di stipulare il successivo contratto preliminare. L'acquirente lamentava la presenza di un'ipoteca e di abusi edilizi non sanati. Il venditore e i mediatori sostenevano invece che l'acquirente fosse pienamente consapevole di tali circostanze e che il venditore si fosse impegnato a risolverle entro il rogito definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che la conoscenza preventiva dei vizi impedisce di rifiutare la firma del contratto preliminare. Il venditore ha quindi il diritto di trattenere la caparra e l'acquirente deve pagare la provvigione ai mediatori.
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Cancellazione ipoteca contratto preliminare: scontro nel fallimento
Una società creditrice ha impugnato il provvedimento del giudice delegato che ordinava la restrizione delle ipoteche su immobili del fallimento a seguito del subentro del curatore in contratti preliminari di vendita. Il creditore lamenta che la cancellazione ipoteca contratto preliminare leda i suoi diritti, poiché rischia di concorrere solo su una frazione del prezzo, escludendo gli acconti già versati al costruttore quando era ancora in bonis. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare importanza e novità della questione giuridica, ha deciso di rimettere la causa alla pubblica udienza per stabilire se tale procedura arrechi un effettivo pregiudizio al creditore ipotecario.
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Diritto di regresso del fideiussore: paga anche chi vende le quote
Una società riceve un finanziamento garantito da cinque soci come fideiussori. Tre soci promettono di cedere le quote a un altro socio, il quale si impegna a liberarli dalle garanzie. Tuttavia, l'atto definitivo di cessione non riporta questa clausola di manleva. Successivamente, quattro fideiussori estinguono anticipatamente il debito societario e chiedono al quinto socio la sua quota di spettanza. Il socio escluso si oppone, sostenendo che il pagamento fosse volontario e non richiesto dalla banca. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del socio opponente. La Corte stabilisce che il diritto di regresso del fideiussore sorge con il solo pagamento del debito, senza necessità di una preventiva richiesta della banca. Inoltre, l'assenza della clausola di manleva nel contratto definitivo esclude l'esonero del socio dal debito.
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Preliminare di vendita di cosa altrui: chi vince tra eredi?
Due sorelle citano in giudizio il padre per ottenere il trasferimento di immobili promessi in vendita con un contratto preliminare. Durante la causa il padre muore e la proprietà passa agli eredi. Un altro fratello impugna la decisione sostenendo la nullità del giudizio e del contratto, trattandosi di un preliminare di vendita di cosa altrui. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del fratello. I giudici chiariscono che l'esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. è valida se l'altruità del bene viene meno prima della sentenza. Poiché gli eredi avevano acquistato la proprietà degli immobili per successione durante il giudizio, il trasferimento è legittimo. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Polizza fideiussoria immobili da costruire: l’assicurazione paga
Un acquirente firma un contratto preliminare per un appartamento da realizzare, garantito da una polizza fideiussoria immobili da costruire contro il rischio di insolvenza del costruttore. A seguito del fallimento della società costruttrice, l'acquirente chiede il rimborso dell'acconto di centododicimila euro. La compagnia assicurativa si oppone, sostenendo che il contratto si era già risolto prima del fallimento e che l'immobile era uscito dal patrimonio. I giudici di merito respingono l'opposizione, rilevando che l'immobile non era mai stato costruito ed era stato soppresso dal progetto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dell'assicurazione inammissibile, poiché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'acquirente ottiene definitivamente il rimborso.
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Interversione del possesso: compromesso nullo e addio usucapione
La Curatela fallimentare ha richiesto la restituzione di un appartamento occupato da un privato, che ha eccepito l'acquisto per usucapione. L'occupante sosteneva di aver posseduto l'immobile per oltre vent'anni a seguito di un preliminare di vendita mai formalizzato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'occupante, confermando che la consegna anticipata del bene in forza di un contratto preliminare attribuisce una semplice detenzione qualificata e non il possesso utile per l'usucapione. Per trasformare la detenzione in possesso è necessaria un'esplicita interversione del possesso ai sensi dell'articolo 1141 del codice civile, mediante un atto di opposizione inequivocabile contro il proprietario. Di conseguenza, l'occupante deve rilasciare l'immobile e pagare l'indennità di occupazione.
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Contratto preliminare e usucapione: il compromesso non basta
Un cittadino chiedeva l'usucapione abbreviata di un fondo rustico, sostenendo di averlo ricevuto tramite un contratto preliminare con consegna anticipata. L'ente pubblico proprietario si opponeva, evidenziando che il precedente acquirente non aveva mai completato l'acquisto. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello respingevano la richiesta del cittadino. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il contratto preliminare e usucapione non sono compatibili in questo scenario: la consegna anticipata del bene genera solo una detenzione qualificata e non il possesso necessario per usucapire, a meno che non venga dimostrata l'interversione del possesso. Il cittadino perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Caparra confirmatoria: firmare non prova il pagamento
Un'impresa costruttrice stipula un contratto preliminare per acquistare un'area edificabile dai proprietari terrieri, pattuendo una caparra confirmatoria di centomila euro. Successivamente, l'impresa promette di vendere una villa da costruire a un acquirente finale, ricevendo cinquantamila euro di caparra. A causa del mancato avvio dei lavori dovuto a problemi di accesso all'area, l'acquirente finale recede dal contratto. L'impresa agisce quindi contro i proprietari originari chiedendo il doppio della caparra versata. I proprietari eccepiscono di non aver mai ricevuto materialmente la somma. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari, stabilendo che la semplice firma del preliminare non prova l'avvenuto pagamento della caparra confirmatoria. È sempre necessaria la prova della consegna materiale del denaro, poiché la caparra ha natura reale e non può presumersi dalla sola scrittura privata.
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Contratto preliminare di vendita: salta l’acquisto per abuso
Un'acquirente ha stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile, ottenendone la consegna anticipata in comodato solo per eseguire ristrutturazioni. Tuttavia, l'acquirente vi si è trasferita stabilmente e ha rifiutato di firmare il rogito definitivo, lamentando abusi edilizi poi sanati dai venditori prima della scadenza. I venditori hanno quindi esercitato il recesso trattenendo la caparra e chiedendo la restituzione del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la legittimità del recesso dei venditori e la risoluzione del comodato per grave inadempimento. L'acquirente perde definitivamente la casa e la caparra.
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Contratto preliminare di compravendita: debiti non trasferiti
Una ditta esecutrice ha richiesto il pagamento di lavori di frazionamento a una società acquirente, sostenendo che quest'ultima fosse subentrata negli obblighi di un terzo firmatario di un contratto preliminare di compravendita. La società acquirente si è opposta, non avendo mai autorizzato i lavori né firmato il preliminare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta esecutrice. I giudici hanno chiarito che, in assenza di una formale dichiarazione di nomina scritta, gli obblighi derivanti dal contratto preliminare di compravendita non si trasferiscono all'acquirente finale che ha sottoscritto solo il contratto definitivo. Di conseguenza, la ditta esecutrice perde la causa e non ha diritto al pagamento da parte della società acquirente.
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Contratto preliminare di compravendita: recesso per 8.000 euro
I promittenti venditori hanno esercitato il recesso da un contratto preliminare di compravendita a causa del mancato pagamento del saldo di 8.000 euro da parte dei promissari acquirenti, trattenendo la caparra di 15.000 euro. Gli acquirenti si sono difesi lamentando vizi dell'immobile e chiedendo una riduzione del prezzo per i lavori di ristrutturazione eseguiti. I giudici di merito hanno accolto le domande dei venditori, ritenendo grave l'inadempimento degli acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, specialmente se i vizi erano noti e non autorizzati dai venditori. I venditori ottengono così la conferma definitiva del recesso e della perdita della caparra per gli acquirenti.
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Usucapione di immobile: perde il box dopo venti anni di utilizzo
Il Promissario Acquirente ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di immobile (un box auto) detenuto per oltre venti anni in forza di contratti preliminari di compravendita, senza che fosse mai stipulato il contratto definitivo a causa del fallimento della società venditrice. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del Promissario Acquirente, confermando che la consegna anticipata del bene derivante da un contratto preliminare attribuisce solo la detenzione e non il possesso utile all'usucapione. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso del Fallimento per omessa pronuncia sulle domande di restituzione del box e risarcimento danni, rinviando la causa alla Corte d'appello.
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Notifica del ricorso per cassazione: l’errore che blocca la causa
Nel contesto di una complessa lite immobiliare nata da un contratto preliminare, Il Promissario Acquirente ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava risolto il contratto per suo inadempimento. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha rilevato un vizio procedurale: manca la prova della notifica del ricorso a una delle comproprietarie del terreno. Trattandosi di una causa inscindibile, la Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa e assegnando trenta giorni per regolarizzare la notifica del ricorso per cassazione, pena l'improcedibilità.
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Contratto preliminare di vendita: sì al trasferimento senza saldo
Un Acquirente firma un contratto preliminare di vendita per un appartamento e un box auto. Scoperta un'ipoteca, l'Acquirente chiede al giudice il trasferimento della proprietà e la riduzione del prezzo. I giudici di merito respingono la domanda, ritenendo che l'Acquirente avrebbe dovuto offrire formalmente il saldo del prezzo. La Cassazione ribalta la decisione: chi agisce per l'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre e chiede la riduzione del prezzo non deve offrire preventivamente il saldo se questo è dovuto al momento del rogito. L'offerta è implicita nella domanda giudiziale. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'Acquirente e rinvia alla Corte d'Appello.
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