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Contratto Preliminare Di Compravendita

42 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un accordo con cui le parti si impegnano a stipulare un futuro contratto definitivo di vendita, trasferendo la proprietà del bene in un secondo momento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compravendita o preliminare: chi perde la caparra
Una promissaria acquirente ha citato in giudizio una società immobiliare per far dichiarare nullo un accordo immobiliare, ritenendolo un contratto definitivo privo delle menzioni urbanistiche obbligatorie, chiedendo la restituzione della caparra confirmatoria di 30.000 euro. La società costruttrice ha invece sostenuto la natura di contratto preliminare di compravendita dell'atto, chiedendo di trattenere la caparra a causa del rifiuto dell'acquirente di stipulare il rogito notarile. La Corte di Cassazione ha confermato che l'accordo costituiva un contratto preliminare di compravendita: il rinvio del passaggio di possesso e proprietà all'atto notarile dimostra la volontà di differire gli effetti traslativi. L'acquirente inadempiente perde la caparra. La Suprema Corte ha inoltre rideterminato le spese legali a favore della società, commisurandole all'intero valore dell'immobile compravenduto (333.000 euro) anziché alla sola caparra.
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Usucapione di immobili: la detenzione non basta per diventarne proprietari
Un soggetto ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di ottenere l'Usucapione di immobili, ovvero alcuni terreni, sostenendo di averli posseduti per oltre vent'anni. La Corte d'Appello ha stabilito che la disponibilità dei terreni era nata da un contratto preliminare di compravendita, configurando una "detenzione qualificata" e non un "possesso utile all'usucapione". Per acquisire la proprietà tramite Usucapione di immobili, è necessario dimostrare un'"interversio possessionis", cioè un chiaro cambiamento da detenzione a possesso. Le prove presentate non hanno dimostrato tale cambiamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita tra parole ed effetti
Gli Eredi dell'Acquirente hanno chiesto di accertare che una scrittura privata del 1985 costituisse una vendita definitiva e non un contratto preliminare di compravendita relativo a due poderi. L'Eredità del Venditore, rimasta giacente, è passata al patrimonio dello Stato. La Corte d'Appello ha stabilito che l'atto era soltanto un contratto preliminare di compravendita, poiché prevedeva il saldo del prezzo al rogito notarile, l'uso del termine caparra e la presenza di vincoli di inalienabilità su uno dei terreni. Gli Eredi dell'Acquirente hanno ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che spetta al giudice di merito valutare la reale volontà delle parti. L'uso di parole come vende o il pagamento anticipato non trasformano l'accordo in una vendita definitiva. Gli Eredi dell'Acquirente perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Contratto preliminare di compravendita e recesso per vizi lievi
La controversia riguarda un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La promissaria acquirente, dopo aver ottenuto la consegna anticipata delle chiavi e versato una caparra di quarantamila euro, ha rifiutato di presentarsi al rogito notarile lamentando lievi vizi nell'immobile. Il promittente venditore ha esercitato il recesso trattenendo la caparra e chiedendo il risarcimento per l'occupazione dell'immobile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando la piena legittimità del recesso del venditore e la condanna della donna alla restituzione dell'immobile, al pagamento di diciannovemila euro come indennità per l'occupazione e alle spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: abuso non provato
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare di compravendita per un immobile, rifiutando poi la stipula del definitivo a causa di presunte difformità urbanistiche e catastali. Il venditore ha quindi esercitato il recesso per inadempimento della controparte. I giudici di merito hanno accertato la totale assenza di prove circa l'asserito abuso edilizio e l'inadempimento esclusivo del compratore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile: le irregolarità urbanistiche non provate non possono giustificare il rifiuto dell'acquisto, né inficiano la validità del preliminare avente meri effetti obbligatori.
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Contratto preliminare di compravendita: ditta contro società
Una promissaria acquirente sottoscriveva un contratto preliminare di compravendita con un imprenditore individuale per l'acquisto di un appartamento e di un box auto. Successivamente, l'acquirente citava in giudizio una società a responsabilità limitata per ottenere il trasferimento forzoso degli immobili, sostenendo che l'imprenditore ne fosse il legale rappresentante e che le due realtà coincidessero. La società eccepiva la propria estraneità all'accordo contrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dell'acquirente. La Suprema Corte ha ribadito che la persona fisica e la persona giuridica costituiscono soggetti di diritto distinti. Senza un formale atto scritto di cessione o conferimento, gli impegni assunti dall'imprenditore in proprio non vincolano la società.
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Contratto preliminare di compravendita: casa persa e somme salve
Un Promissario Acquirente e una Promittente Venditrice stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare con consegna anticipata del bene e pagamento del prezzo. Poiché le parti non formalizzano il rogito entro la scadenza pattuita, il diritto al trasferimento della proprietà cade in prescrizione decennale. La Corte di Cassazione stabilisce che l'acquirente perde la facoltà di ottenere l'immobile, ma ha pieno diritto di richiedere la restituzione delle somme versate a titolo di arricchimento senza causa. Tale richiesta restitutoria risulta pienamente ammissibile anche se formulata nella prima memoria processuale. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente e rinvia la causa per il ricalcolo delle rispettive spettanze.
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Contratto preliminare di compravendita: stop saldo se c’è ipoteca
I venditori e l'acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita per un immobile. L'accordo stabilisce che l'abitazione debba risultare libera da ipoteche prima del saldo finale. Alla scadenza pattuita, la parte acquirente rifiuta di versare il saldo residuo di 50.000 euro perché l'immobile risulta ancora gravato da un'ipoteca per mutuo. I venditori sostengono di dover estinguere il mutuo proprio con la somma finale e chiedono la risoluzione dell'intesa. L'acquirente agisce per ottenere il trasferimento coattivo del bene. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei venditori. I proprietari hanno violato gli obblighi contrattuali per non aver liberato tempestivamente l'immobile, rendendo legittimo il blocco del pagamento da parte della compratrice.
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Contratto preliminare di compravendita: vende immobile non suo
La Venditrice ha stipulato un contratto preliminare di compravendita impegnandosi a cedere la proprietà superficiaria di un immobile. Tuttavia, il terreno su cui sorgeva l'edificio apparteneva a un ente pubblico per via della scadenza della concessione originaria. L'Acquirente ha quindi chiesto la risoluzione del contratto per grave inadempimento della Venditrice, pretendendo la restituzione della caparra e il rimborso delle migliorie apportate all'immobile detenuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Venditrice, confermando che chi promette in vendita un bene di cui non è titolare è gravemente inadempiente. Poiché la risoluzione cancella il contratto con effetto retroattivo, l'Acquirente ha diritto al rimborso dei miglioramenti eseguiti come soggetto terzo.
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Contratto preliminare di compravendita: il rogito spegne la lite
Un Venditore e un Acquirente firmano un contratto preliminare di compravendita per alcuni terreni. Sorge una lite: il Venditore chiede il trasferimento forzato dei beni in tribunale, mentre l'Acquirente solleva eccezioni sui diritti di prelazione dei vicini e dei Beni Culturali, chiedendo i danni. Durante la causa d'appello, le parti firmano spontaneamente il contratto definitivo. I giudici dichiarano quindi la cessazione della materia del contendere per il trasferimento dei terreni, ma rigettano le richieste di risarcimento dell'Acquirente. La Corte di Cassazione conferma questa decisione: la firma spontanea del rogito supera la necessità del trasferimento giudiziale e dimostra l'assenza di reali danni subiti dall'Acquirente. Entrambi i ricorsi vengono rigettati, confermando la compensazione delle spese tra le parti principali e la condanna dell'Acquirente a pagare le spese dei vicini.
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Contratto preliminare di compravendita: documenti mancanti
Un Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile, prevedendo il pagamento del saldo tramite mutuo bancario entro un termine essenziale. Per ottenere il finanziamento, l'Acquirente richiede al Venditore i documenti di regolarità urbanistica e paesaggistica. Il Venditore ignora la richiesta, impedendo l'erogazione del mutuo. L'Acquirente recede dal contratto chiedendo il doppio della caparra, mentre il Venditore agisce in giudizio per riscuotere un assegno di caparra rimasto insoluto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che il Venditore ha l'obbligo, secondo buona fede, di consegnare i documenti necessari al mutuo e deve dimostrare in giudizio di aver adempiuto a tale dovere.
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Contratto preliminare di compravendita: l’accesso inesistente costa caro
Un promissario acquirente ha firmato un contratto preliminare di compravendita per l'acquisto di un terreno, sul presupposto che vi fosse un regolare accesso stradale garantito dai venditori. Scoperta l'inesistenza di tale passaggio, l'acquirente ha esercitato il recesso esigendo il doppio della caparra confirmatoria. I promittenti venditori sostenevano di aver acquisito la servitù per usucapione, ma non sono stati in grado di dimostrarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando che l'onere della prova sulla titolarità del diritto di passaggio spettava interamente a loro. Di conseguenza, i venditori sono stati condannati a restituire il doppio della caparra ricevuta, pari a 172.000 euro, oltre alle spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: debiti non trasferiti
Una ditta esecutrice ha richiesto il pagamento di lavori di frazionamento a una società acquirente, sostenendo che quest'ultima fosse subentrata negli obblighi di un terzo firmatario di un contratto preliminare di compravendita. La società acquirente si è opposta, non avendo mai autorizzato i lavori né firmato il preliminare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta esecutrice. I giudici hanno chiarito che, in assenza di una formale dichiarazione di nomina scritta, gli obblighi derivanti dal contratto preliminare di compravendita non si trasferiscono all'acquirente finale che ha sottoscritto solo il contratto definitivo. Di conseguenza, la ditta esecutrice perde la causa e non ha diritto al pagamento da parte della società acquirente.
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Contratto preliminare di compravendita: recesso per 8.000 euro
I promittenti venditori hanno esercitato il recesso da un contratto preliminare di compravendita a causa del mancato pagamento del saldo di 8.000 euro da parte dei promissari acquirenti, trattenendo la caparra di 15.000 euro. Gli acquirenti si sono difesi lamentando vizi dell'immobile e chiedendo una riduzione del prezzo per i lavori di ristrutturazione eseguiti. I giudici di merito hanno accolto le domande dei venditori, ritenendo grave l'inadempimento degli acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla gravità dell'inadempimento spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, specialmente se i vizi erano noti e non autorizzati dai venditori. I venditori ottengono così la conferma definitiva del recesso e della perdita della caparra per gli acquirenti.
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Contratto preliminare di compravendita: firma ma perde la casa
Un accordo per l'acquisto di un immobile si trasforma in una battaglia legale. La Società Venditrice e l'Acquirente firmano un contratto preliminare di compravendita. L'Acquirente ottiene subito il possesso della casa, ma non riesce a ottenere il mutuo nei tempi stabiliti per pagare il saldo. Di fronte al ritardo, la Società Venditrice chiede la risoluzione del contratto per inadempimento e la restituzione dell'immobile. L'Acquirente si difende sostenendo di aver convocato la controparte davanti al notaio, ma senza dimostrare di avere i fondi. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Acquirente. La Suprema Corte conferma che non si può chiedere una nuova valutazione dei fatti in terzo grado: l'Acquirente perde la casa e deve pagare le spese legali.
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Contratto preliminare di compravendita: no a recesso affrettato
La vicenda nasce da un contratto preliminare di compravendita immobiliare. L'Acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra, lamentando l'assenza del certificato di abitabilità e difformità edilizie prima della stipula del definitivo. I Venditori hanno invece chiesto l'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Acquirente, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno chiarito che la mancanza delle menzioni urbanistiche non rende nullo il contratto preliminare, applicandosi tale sanzione solo ai contratti con effetti traslativi. Inoltre, i Venditori avevano tempestivamente richiesto il certificato di agibilità, poi ottenuto per silenzio-assenso. Infine, l'Acquirente non poteva inviare una diffida ad adempiere prima della scadenza del termine pattuito, non essendoci ancora un inadempimento effettivo dei Venditori.
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Contratto preliminare di compravendita: lievi abusi non lo annullano
Il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Successivamente, il Promissario Acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo, sostenendo che l'immobile presenti lievi difformità urbanistiche e catastali, e chiede la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore agisce in giudizio per trattenere la caparra confirmatoria ricevuta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Promissario Acquirente, confermando che le sanzioni di nullità urbanistica e catastale non si applicano al contratto preliminare di compravendita, ma solo ai contratti definitivi con effetti traslativi della proprietà. Trattandosi di lievi difformità sanabili e di un immobile con titolo edilizio esistente, il contratto preliminare resta pienamente valido ed efficace. Di conseguenza, il Promittente Venditore vince la causa e ha il diritto di trattenere definitivamente la caparra.
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Contratto preliminare: se la casa è occupata salta il rogito
La Venditrice si era impegnata a vendere un immobile all'Acquirente tramite un contratto preliminare di compravendita, garantendo che il bene sarebbe stato consegnato libero da persone e cose. Tuttavia, al momento del rogito, la casa risultava occupata da un parente della Venditrice con un comodato verbale. L'Acquirente si è rifiutata di firmare il definitivo e ha chiesto il trasferimento forzato dell'immobile oltre al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Venditrice, confermando che l'obbligo di consegnare l'immobile libero è assoluto e non può essere sostituito dal semplice impegno della venditrice a liberarlo, né l'acquirente è obbligata a subire l'occupazione di terzi.
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Contratto preliminare di compravendita: no al rogito con ipoteca
Un Acquirente firma un contratto preliminare di compravendita per un immobile che i Venditori garantiscono libero da pesi. Prima del rogito, l'Acquirente scopre un'ipoteca e un pignoramento sul bene e rifiuta di firmare il contratto definitivo. I Venditori chiedono la risoluzione del contratto per colpa dell'Acquirente, sostenendo di aver avviato la cancellazione dei gravami prima della scadenza, senza però informarlo. La Corte di Cassazione dà ragione all'Acquirente: chi compra un immobile garantito come libero, ma in realtà gravato da ipoteche, può legittimamente rifiutarsi di stipulare il definitivo se il venditore non cancella i vincoli in tempo. L'Acquirente ha la facoltà, e non l'obbligo, di chiedere al giudice un termine per liberare il bene.
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Contratto preliminare di compravendita: addio caparra in Cassazione
I Promissari Acquirenti hanno firmato un contratto preliminare di compravendita per un immobile, versando una caparra. Successivamente, hanno rifiutato di stipulare il contratto definitivo lamentando difformità urbanistiche e chiedendo la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore ha invece chiesto di trattenere la caparra, sostenendo la legittimità del proprio recesso. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione al venditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei compratori. I giudici hanno chiarito che, essendoci una doppia conforme (decisioni identiche nei primi due gradi), non è possibile chiedere in Cassazione il riesame dei fatti o delle prove, confermando così il diritto del venditore a trattenere definitivamente la somma ricevuta.
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