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Contratto A Favore Di Terzi

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un contratto in cui una parte (stipulante) si accorda con un'altra (promittente) affinché quest'ultima esegua una prestazione a beneficio di un terzo soggetto, che non è parte del contratto ma ne acquista il diritto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto all’Assunzione: Accordo Sindacale vincola la Nuova Compagnia
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'assunzione di un lavoratore da parte di una nuova compagnia aerea, subentrata alla precedente. Il lavoratore aveva dimostrato di possedere i requisiti previsti da un accordo sindacale, qualificato come contratto a favore di terzi. La compagnia aveva contestato l'interpretazione dell'accordo e l'onere della prova del diritto all'assunzione. La Cassazione ha respinto il ricorso della compagnia, ribadendo che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il lavoratore aveva correttamente provato il suo diritto.
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Accordo sindacale di ricollocazione: serve la prova dei requisiti
Una lavoratrice del settore aereo ha citato in giudizio la nuova compagnia subentrante per ottenere l'assunzione e il risarcimento del danno. La domanda si fondava sull'accordo sindacale di ricollocazione sottoscritto dopo la crisi della precedente azienda. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della dipendente. I giudici hanno chiarito che l'intesa collettiva costituisce un contratto a favore di terzi basato su precisi criteri di selezione. Il lavoratore che pretende l'assunzione deve provare in modo rigoroso il possesso di tutti i requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalle graduatorie negoziali.
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Azione revocatoria ordinaria: vendere casa alla moglie non salva i debiti
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto tutti i suoi immobili a un terzo compratore, il quale aveva poi intestato i beni alla moglie del debitore medesimo. Il debitore sosteneva che il credito fosse contestato e che la compravendita servisse a pagare un debito scaduto pattuito con un preliminare privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto di vendita a favore della società. I giudici hanno chiarito che l'azione a tutela della garanzia patrimoniale spetta anche a chi vanta un credito incerto o litigioso. I vincoli familiari e amichevoli tra le parti dimostrano la piena consapevolezza del danno economico arrecato.
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Diritto all’assunzione e accordi sindacali: le prove
Un dipendente escluso dalle assunzioni della nuova società subentrante nell'attività aziendale ha citato l'impresa chiedendo il risarcimento e l'inquadramento. Il lavoratore lamentava la violazione di un accordo sindacale che prevedeva la ricollocazione del personale secondo precisi criteri. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle domande del dipendente. L'accordo sindacale costituisce un contratto a favore di terzi che conferisce un potenziale diritto all'assunzione, ma impone al singolo lavoratore il pieno assolvimento dell'onere della prova. Il ricorrente non ha dimostrato il possesso di tutte le abilitazioni operative necessarie né ha provato la selezione ingiustificata di candidati con minori titoli.
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Diritto all’assunzione: perché l’anzianità da sola non basta
Tre piloti hanno fatto causa alla Società Subentrante rivendicando il proprio diritto all'assunzione sulla base di accordi sindacali siglati durante una complessa procedura di crisi aziendale. I lavoratori lamentavano la violazione dei criteri di selezione e del numero minimo di assunzioni previsti dalle intese collettive. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché i piloti non hanno fornito la prova di possedere i requisiti selettivi richiesti dagli accordi, i quali privilegiavano le esigenze organizzative rispetto alla sola anzianità di servizio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei lavoratori. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di dimostrare il possesso dei requisiti previsti dagli accordi collettivi per poter pretendere l'assunzione, escludendo automatismi basati sulla sola anzianità lavorativa.
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Onere della prova: accordo sindacale non garantisce l’assunzione
Un lavoratore, licenziato durante il periodo di prova da una società aeroportuale, ha chiesto di essere assunto dalla nuova compagnia aerea subentrante. Il lavoratore ha fondato la sua richiesta su un accordo quadro sindacale che prevedeva l'assunzione del personale a terra. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul possesso dei requisiti di selezione. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso principale del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale non può basarsi su semplici presunzioni non provate o pretendere che il giudice attivi i propri poteri d'ufficio per colmare le sue lacune probatorie. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Polizza assicurativa TFR: i rendimenti spettano all’azienda
Un gruppo di dipendenti ha chiesto di ottenere i rendimenti finanziari generati da una polizza assicurativa TFR stipulata dai datori di lavoro per accantonare le somme destinate alla liquidazione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, ritenendo che la polizza servisse solo a garantire la provvista per il pagamento del trattamento di fine rapporto e non ad attribuire somme aggiuntive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei lavoratori, confermando che, in assenza di un accordo chiaro e specifico, la polizza assicurativa TFR serve esclusivamente a finanziare il debito del datore di lavoro. Di conseguenza, i dipendenti non hanno alcun diritto di incassare gli interessi o i rendimenti accumulati sui premi versati dall'azienda, i quali restano di spettanza del datore di lavoro.
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Diritto all’assunzione: l’accordo c’è ma senza prove si perde
Un assistente di volo, già dipendente di una nota compagnia aerea in amministrazione straordinaria, ha chiesto il riconoscimento del proprio diritto all'assunzione presso la società subentrante. La richiesta si fondava su un accordo sindacale del 2008 volto alla ricollocazione del personale. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale accordo costituisce un contratto a favore di terzi. Tuttavia, poiché l'accordo non conteneva i nomi dei lavoratori ma solo i criteri di selezione, spettava al lavoratore dimostrare rigorosamente il possesso dei requisiti e il fatto di essere stato ingiustamente scavalcato da altri candidati. Non avendo fornito questa prova, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la decisione dei giudici di merito e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Diritto all’assunzione: il pilota perde contro la compagnia
Un pilota di linea, dipendente di una compagnia aerea in amministrazione straordinaria, ha richiesto il riconoscimento del proprio diritto all'assunzione presso la nuova società subentrante. Il lavoratore basava la sua pretesa su un accordo sindacale collettivo che prevedeva il reimpiego di una percentuale del personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pilota. I giudici hanno chiarito che l'accordo sindacale costituisce un contratto a favore di terzi. Tuttavia, se l'accordo non indica i singoli nomi ma fissa solo criteri generali, spetta al lavoratore dimostrare il possesso dei requisiti e il diritto di precedenza rispetto ai colleghi assunti. Non avendo fornito tale prova rigorosa, il pilota ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Diritto all’assunzione: l’accordo sindacale non basta senza prove
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento del proprio diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, basandosi su un accordo collettivo siglato dai sindacati per assorbire il personale di una società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che l'accordo collettivo non costituiva un contratto a favore di terzi, poiché i beneficiari non erano determinabili automaticamente. Inoltre, la lavoratrice non ha assolto l'onere della prova: non ha dimostrato di possedere requisiti superiori rispetto ai colleghi assunti, omettendo in particolare di documentare la propria situazione relativa ai carichi familiari, uno dei criteri di scelta concordati. Di conseguenza, la richiesta di assunzione e il risarcimento del danno sono stati definitivamente respinti.
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Convenzione Avvocato Sindacato: il Lavoratore vince sulla parcella
La Corte di Cassazione ha chiarito la validità e l'efficacia della convenzione avvocato sindacato. Un legale aveva chiesto il pagamento di una parcella a un lavoratore, ma quest'ultimo si è opposto invocando l'accordo tra il sindacato e l'avvocato stesso, che prevedeva condizioni più favorevoli. La Corte ha stabilito che tale accordo è un contratto a favore del lavoratore, i cui benefici si acquisiscono automaticamente. Ha inoltre precisato che le tutele previste dalla convenzione si estendono anche a cause civilistiche strettamente connesse a quelle di lavoro, come l'impugnazione di un'esclusione da una cooperativa. L'avvocato ha perso la causa e il suo ricorso è stato respinto.
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Prezzo-valore per terzi: Fisco nega, ma la lite si estingue
L'Agenzia delle Entrate aveva negato a un contribuente l'applicazione del beneficio fiscale del prezzo-valore su un acquisto immobiliare. La motivazione era che l'acquirente finale non era parte del contratto originario, ma un terzo beneficiario. Il caso è arrivato in Cassazione, ma i giudici non si sono pronunciati nel merito. La controversia si è infatti conclusa prima della decisione perché il contribuente ha aderito a una 'definizione agevolata' (una sorta di pace fiscale), pagando quanto dovuto e chiudendo la lite. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando la questione di diritto aperta.
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Appendice di vincolo: Polizza annullata, ma la Finanziaria tutelata
Una società finanziaria, beneficiaria di una polizza assicurativa su un veicolo in leasing tramite un'appendice di vincolo assicurativo, si è vista negare il risarcimento per furto. L'assicurazione aveva annullato la polizza per mancato pagamento del premio da parte dell'utilizzatore del veicolo, omettendo però di comunicarlo alla finanziaria. La Corte di Cassazione ha ritenuto la questione di massima importanza, rinviando la decisione a un'udienza pubblica. Il punto cruciale è stabilire se l'obbligo di buona fede imponga all'assicuratore di avvisare il beneficiario del vincolo prima di sospendere la copertura, proteggendo così il suo legittimo affidamento.
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Obbligo di segnalazione banca: furti in cassa, ma la banca non paga
Una società di supermercati ha citato in giudizio la propria banca per un danno di quasi 500.000 euro, derivante da ammanchi di cassa non segnalati. La società sosteneva che esistesse un obbligo di segnalazione della banca direttamente nei suoi confronti, anche se il conto corrente era intestato a un'altra società che gestiva la tesoreria. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che l'obbligo contrattuale della banca esiste solo verso il correntista, non verso terzi che effettuano i versamenti. Le eventuali comunicazioni fatte dalla banca al supermercato erano solo atti di cortesia, non doveri legali. Di conseguenza, nessuna responsabilità per i furti subiti può essere addebitata alla banca.
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Accollo del Debito non Aderito: Banca Vince Senza Insinuarsi
Una società acquista un immobile e si accolla il mutuo esistente. Successivamente, la società fallisce. La banca creditrice, senza essersi insinuata al passivo del fallimento, avvia l'esecuzione forzata e ottiene il ricavato. Il curatore fallimentare si oppone, ma la Cassazione dà ragione alla banca. Viene stabilito che in caso di accollo del debito non aderito espressamente dal creditore, quest'ultimo non diventa creditore del nuovo acquirente. Di conseguenza, la banca non era tenuta a insinuarsi al passivo del fallimento per esercitare il suo diritto di ipoteca sull'immobile e trattenere le somme ricavate dalla vendita.
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Contratto preliminare: validità e requisiti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un complesso caso immobiliare, chiarendo i requisiti di validità del contratto preliminare. La vicenda riguarda alcuni consorzi che avevano agito contro una società immobiliare per ottenere il trasferimento di proprietà di lotti di terreno. La Corte d'Appello aveva dichiarato nulli gli accordi per indeterminatezza dell'oggetto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che per la validità del preliminare è sufficiente che l'oggetto sia determinabile, anche tramite rinvio a elementi esterni (per relationem), distinguendo nettamente tali requisiti da quelli, più stringenti, necessari per ottenere una sentenza di esecuzione in forma specifica ai sensi dell'art. 2932 c.c. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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