L'Imprenditore, amministratore di diverse società edili, era stato condannato in appello per reati tributari e fallimentari, tra cui la bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della difesa. I giudici hanno stabilito che l'accusa di bancarotta fraudolenta per distrazione di fondi non era supportata da prove specifiche, poiché si basava su un rapporto generico riferito a sette diverse aziende. Inoltre, la Cassazione ha ridotto la confisca per equivalente da oltre 76.000 euro a 24.150 euro, limitandola all'effettiva imposta evasa per le sole fatture non prescritte. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna per i reati fallimentari e la mancata concessione delle attenuanti generiche, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio, mentre ha confermato la responsabilità per la dichiarazione fiscale fraudolenta.
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