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Confisca per equivalente: il patteggiamento non salva il profitto

Un cittadino ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza per oltre quattromila euro, dichiarando falsamente che il figlio fosse disoccupato. Il Tribunale ha applicato la pena concordata tramite patteggiamento, ma ha omesso di disporre la confisca della somma percepita. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione davanti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente è una misura sanzionatoria obbligatoria anche in caso di patteggiamento per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La sentenza è stata annullata limitatamente alla mancata confisca, rinviando il caso al giudice di merito per l’applicazione della misura.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 32119 Anno 2023
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Pubblicato il 19 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del reddito di cittadinanza e l’obbligo di confisca per equivalente

Un cittadino ha richiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza omettendo informazioni cruciali sulla propria situazione familiare. In particolare, l’uomo ha dichiarato falsamente che il figlio fosse disoccupato e ha nascosto il reddito presunto di quest’ultimo. Grazie a questo inganno, l’ente previdenziale ha erogato oltre quattromila euro non dovuti. Scoperto l’illecito, il beneficiario ha affrontato un processo penale per indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il giudice di primo grado ha applicato la pena concordata tramite patteggiamento (accordo sulla pena), ma ha commesso un grave errore. Il tribunale non ha infatti ordinato la confisca per equivalente della somma percepita illegalmente. La Procura ha quindi presentato ricorso per cassazione per rimediare a questa omissione.

La falsa dichiarazione per ottenere il sussidio pubblico

La vicenda nasce da un controllo incrociato sui dati dichiarati per l’accesso ai sussidi statali. Il richiedente, per assicurarsi il sostegno economico, ha compilato la domanda attestando una situazione non corrispondente al vero. La legge punisce severamente chi dichiara il falso per ottenere aiuti pubblici. Nel caso specifico, il beneficiario ha incassato indebitamente una somma pari a 4.461,38 euro nell’arco di circa un anno. La scoperta della falsità ha fatto scattare immediatamente l’azione penale. Il reato contestato prevede non solo una pena detentiva, ma anche il recupero forzoso delle somme sottratte alla collettività.

Il patteggiamento non cancella le sanzioni patrimoniali

Durante il processo, l’imputato ha scelto la strada del patteggiamento. Questo rito speciale consente di definire il processo rapidamente con uno sconto di pena. Il giudice ha quindi applicato la pena di un anno di reclusione, concedendo il beneficio della sospensione condizionale. Tuttavia, la sentenza non ha previsto alcuna misura patrimoniale per recuperare il denaro pubblico. Il Procuratore della Repubblica ha ritenuto illegittima questa scelta. Secondo l’accusa, lo Stato deve sempre recuperare il profitto del reato, anche se l’imputato sceglie di patteggiare la pena. La questione è così giunta davanti ai giudici della Suprema Corte.

Le motivazioni della Cassazione sulla confisca per equivalente

Le motivazioni della Cassazione sulla confisca per equivalente chiariscono un principio fondamentale del nostro ordinamento. I giudici di legittimità hanno ricordato che la confisca del profitto del reato è sempre obbligatoria per i reati contro la pubblica amministrazione e per l’indebita percezione di erogazioni. Questa misura ha una natura prettamente sanzionatoria. Essa non dipende dalla gravità della colpa del reo, ma mira unicamente a privare l’autore del reato del vantaggio economico ottenuto illegalmente. Pertanto, il giudice del patteggiamento deve disporre la confisca anche se le parti non hanno inserito questo elemento nel loro accordo originario sulla pena.

Le conclusioni sul recupero delle somme indebite

Le conclusioni sul recupero delle somme indebite confermano la linea dura contro le frodi pubbliche. La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il ricorso della Procura. I giudici hanno annullato la sentenza limitatamente alla mancata applicazione della misura patrimoniale. Ora, il caso torna al Tribunale di Fermo. Un nuovo giudice dovrà quantificare con precisione la somma da confiscare e ordinare il sequestro dei beni dell’imputato, fino a coprire l’intero importo indebitamente percepito. Questa decisione ribadisce che il patteggiamento non rappresenta una scappatoia per trattenere i proventi di un reato.

La confisca è obbligatoria anche se si patteggia la pena?
Sì, la confisca del profitto del reato è obbligatoria per legge anche in caso di patteggiamento, poiché si tratta di una misura sanzionatoria volta a privare il reo del guadagno illecito.

Cosa succede se il denaro percepito indebitamente non è più disponibile?
Il giudice dispone la confisca per equivalente, aggredendo altri beni o somme di denaro di proprietà del condannato per un valore corrispondente al profitto del reato.

Si può fare ricorso in Cassazione se il giudice dimentica di disporre la confisca?
Sì, il Procuratore della Repubblica può presentare ricorso per cassazione per denunciare la mancata applicazione della confisca obbligatoria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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